Energia a Milano
Occorre un Piano Integrato di Gestione delle Energie

Da anni media e convegni ci tempestano con dotte analisi e previsioni sui rischi per il nostro pianeta legati all’inquinamento, all’effetto serra e all’esaurimento delle fonti primarie di energia non rinnovabili. Da anni si sa che l’inquinamento (colle conseguenze negative che ne derivano per l’ecosistema terrestre, di cui l’uomo è parte) è strettamente correlato ai consumi di energia e in particolare allo spreco che se ne fa nei paesi sviluppati ma anche all’ambizione (peraltro legittima) di quelli in via di sviluppo, desiderosi di partecipare al modello di vita occidentale.
Da anni si sa che il grosso dei consumi di energia e della produzione di inquinanti è concentrata nelle città, dove ormai si trova a convivere il 70% della popolazione mondiale. Da anni la Commissione Europea si preoccupa del tema ed emette direttive e norme sul contenimento dei consumi di energia e sull’efficienza energetica, che devono poi essere recepite e attuate dagli Stati membri, e che mirano sempre più a responsabilizzare gli Enti Locali (Regioni, Province e Comuni) nel conseguimento di obiettivi quantitativamente e temporalmente definiti.
In questo quadro di riferimento, cosa sta facendo l’Amministrazione Comunale di Milano? Parecchio (o troppo o troppo poco a seconda dei punti di vista e degli interessi) nella mobilità e nel traffico, un’altra delle principali fonti di CO2 e altri gas inquinanti, poco o niente nel settore edile, benché sia ormai accertato che oltre il 50% dei consumi di energia e dell’inquinamento prodotti dalla città, nascano “sotto i tetti”, ossia negli immobili, in particolare col riscaldamento.
Malgrado la firma del Sindaco Moratti, il 29 gennaio del 2008 a Bruxelles, del Patto dei Sindaci europei che li impegnava a raggiungere e superare gli obiettivi fissati dalla Commissione (il famoso 20-20-20 su cui non ritorniamo), da allora, a parte alcuni dotti e ponderosi documenti elaborati da AMAT e qualche intervento spot, nulla di concreto per rispettare gli impegni presi. È stato sì nominato l’Energy Manager del Comune, per soddisfare un obbligo di legge, ma senza assegnargli un ruolo preciso con deleghe, obiettivi, programmi, e le risorse necessarie.
Cosa dovrebbe fare il nostro Comune? Quanto è dettato dalle Norme Europee, dal Patto dei Sindaci e dal Referendum n. 4 dello scorso giugno, approvato dai cittadini a grandissima maggioranza, ma soprattutto dall’interesse proprio e della cittadinanza, per controllare e ridurre le spese per l’energia:
* istituire un SISTEMA INTEGRATO di GESTIONE dell’ENERGIA (SGE), nel rispetto delle relative norme, che permetta di individuare obiettivi e priorità nelle azioni di miglioramento dell’efficienza energetica, in modo metodologicamente corretto, mediante l’analisi COSTI/BENEFICI delle possibili alternative
* censire tutti gli immobili di proprietà comunali, rilevandone il consumo di energia attuale e storico, cosa richiesta entro il 2013 dalla nuova Direttiva Europea
* identificare e riunificare le competenze connesse con l’energia, ora disperse in varie Direzioni ed Enti, organizzando un’apposita struttura di coordinamento e con una esplicita delega assessorile per l’Energia
* individuare, dai dati del censimento, gli interventi necessari in ordine di priorità, impostare le azioni necessarie, monitorarne i risultati e intervenire subito ove gli stessi non fossero in linea con le previsioni
* individuare, nell’ambito del personale comunale, le competenze da formare specificamente, utilizzare e motivare in questo processo e, in carenza di esse, ricorrere a competenze esterne, disposte a impegnarsi a costo zero per il bene della Città
* ricorrere, dato il pessimo stato delle finanze comunali, per far fronte agli investimenti necessari, al Finanziamento Tramite Terzi fornito da ESCo (Energy Saving Company) che dispongono delle tecnologie necessarie e possono finanziare gli interventi garantendo i risultati
* sponsorizzare l’intero processo al massimo livello, con l’impegno formale di Sindaco, Giunta e Direttore Generale, renderlo noto alla cittadinanza, e introdurre le necessarie modifiche nella struttura comunale
* è infatti estremamente importante che il Comune sia un esempio di efficienza nell’uso dell’energia, e che tale esempio sia percepito dalla cittadinanza, in quanto solo così le “buone pratiche” si estenderanno a tutti gli altri immobili privati della città.
* attraverso il PGT e il Regolamento Edilizio, definire regole cogenti per le nuove costruzioni e fattori premianti, ove le “buone pratiche” vengano attuate.
Non sarà facile, date le dimensioni e la complessità della struttura comunale, con dispersione delle funzioni (titolarità degli immobili, gestione degli edifici e degli impianti, rilievo dei consumi e pagamento di bollette e fatture). L’impostazione di una nuova struttura organizzativa, coerente con l’SGE, riporterebbe l’Energy Manager alle corrette funzioni e responsabilità e darebbe al Comune la garanzia di raggiungimento dei risultati attesi.
Ma è l’unica strada seria da percorrere e i cui benefici, anche in risparmio della spesa energetica nel tempo, non potranno mancare.

Aumenta la sensibilità ambientale per evitare gli sprechi
Lo rivela una ricerca Ispo realizzata per Metropolitana Milanese

Ai milanesi piace l’acqua del Comune e sono sensibili alle tematiche ambientali. Quasi sette su 10 (il 69%) sanno che, per un minore impatto ambientale, bisogna utilizzare l’acqua del rubinetto, ma oltre la metà (il 54%) dei cittadini beve ancora quella in bottiglia. Il 72% è consapevole che bisogna stare attenti a non sprecare l’acqua, per cui è meglio fare la doccia piuttosto che il bagno, il 63% chiude il rubinetto mentre ci si lava i denti. Sono alcuni dei dati più significativi dell’indagine condotta dall’Istituto Ispo per Metropolitana milanese sul tema “L’acqua a Milano: percezione e consumi”, presentata questa mattina a Palazzo Marino.

“I cittadini milanesi dimostrano una buona consapevolezza e sensibilità sul tema dell’acqua che ci piace e ci stimola a diffondere sempre più una conoscenza diffusa in materia. Questa Amministrazione intende difendere e consolidare il risultato referendario sulla gestione pubblica dell’acqua, anche adottando una Carta dell’acqua che sancisca il nostro impegno nella difesa di questo bene comune”. Lo ha dichiarato l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca Cristina Tajani.

“Siamo soddisfatti - ha dichiarato il Presidente di MM Lanfranco Senn - del giudizio positivo e della fiducia che gli utenti del Servizio Idrico ci hanno attribuito. Per poter migliorare ulteriormente il nostro ruolo di gestore, avevamo bisogno di valutare il mutamento degli stili di vita e, quindi, le nuove esigenze dei consumatori. Ora gli utenti, ad esempio, hanno molta più consapevolezza di quanto il tema ambientale incida sul futuro e, di conseguenza, sentono l’esigenza di ridurre i consumi anche dell’acqua. Questa indagine - conclude Senn - ci fornisce delle indicazioni molto importanti. Vorrei solo ricordare che a Milano un metro cubo di acqua (1.000 litri) costa 60 centesimi, la tariffa in assoluto più bassa in Italia e una delle minori in Europa. Nemmeno il prezzo di una tazzina di caffè!”.

MM, che gestisce il Servizio Idrico della città di Milano dal giugno 2003, ha voluto approfondire l’opinione che i cittadini hanno dell’acqua pubblica del proprio Comune e ha chiesto a Renato Mannheimer, Presidente dell’Istituto Ispo di condurre questo studio che ha coinvolto tre differenti target:
§ le famiglie, intervistando un campione composto da 800 individui responsabili della gestione della casa e delle bollette per il proprio nucleo familiare;
§ gli amministratori condominiali, intervistandone 81 sull’intero territorio comunale;
§ le aziende ad elevato consumo d’acqua, realizzando un’indagine che ha coinvolto un campione di 300 attività economiche per le quali l’acqua costituisce un elemento centrale nel processo produttivo.

Dallo studio emerge che l’opinione sulla qualità dell’acqua da parte della cittadinanza e di coloro che gestiscono le riunioni condominiali e rappresentano l’anello di congiunzione tra i privati ed il gestore, è decisamente positiva. L’acqua che sgorga dal rubinetto di casa registra da parte di famiglie, aziende ed amministratori il 50% di giudizi molto positivi ed il 30% di abbastanza positivi.
Anche le aziende, la maggior parte delle quali non richiede un’acqua con caratteristiche differenti rispetto a quelle attuali, non segnalano particolari criticità per la qualità.

Tutti i target coinvolti esprimono una valutazione positiva (voto superiore al 7 in una scala da 1 a 10, come a scuola) su MM in qualità di gestore del servizio idrico. In particolare, gli amministratori condominiali, che sono particolarmente “vicini” a Metropolitana milanese, ritengono il gestore competente, moderno e caratterizzato da un accettabile livello di burocratizzazione. La soddisfazione espressa da tali professionisti (giudizio pari a 7,2) indica il clima positivo con cui l’azienda mantiene le relazioni con il proprio pubblico.

Lo studio è stato l’occasione per comprendere quanto la popolazione desideri intervenire sulle caratteristiche dell’acqua di rubinetto per avvicinarla ancor più al proprio gusto. Inoltre, MM ha testato presso le aziende alcune proposte di servizi a valore aggiunto attualmente allo studio, che hanno lo scopo di creare una più stretta collaborazione tra le attività presenti sul territorio ad elevato consumo d’acqua e il gestore stesso. A Milano, quindi, in un contesto in cui è nota la qualità dell’acqua e dove il gestore dialoga con il pubblico, il pubblico risponde in modo positivo dimostrando l’esistenza di sensibilità ambientale (l’88% sa che il consumo domestico d’acqua possiede un impatto ambientale e che quella del rubinetto garantisce il minore impatto possibile; l’86% sa che l’acqua non è un bene inesauribile) e consapevolezza nel confronti del consumo idrico. Tale consapevolezza si traduce spesso in comportamenti virtuosi nell’utilizzo dell’acqua per le attività quotidiane (il 63% dichiara di chiudere il rubinetto mentre si lava i denti e, se anche qualcuno “mentisse”, la maggior parte sa che è da farsi) e nell’aumento, in molti casi, dell’attenzione al consumo e al mancato spreco rispetto a quanto si facesse 5 anni fa.

Anche tra le aziende, 1 su 4 dichiara di fare oggi più attenzione rispetto ad un lustro fa, e il 15% prevede misure volte al risparmio idrico per il prossimo futuro, oppure le ha già in atto. Si tratta quindi di un contesto, quello milanese, in cui esiste un buon rapporto tra i cittadini e l’acqua. 

di Marco Fumagalli
Il Sindaco ha deciso di intervenire. Allo scopo di ridurre i livelli elevati di polveri sottili, per i venerdì 9 e sabato 10 dicembre il Comune adotterà misure straordinarie quali il blocco del traffico e la chiusura delle scuole. Commenti ed osservazioni su questa scelta coraggiosa.
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