Nutrire il pianeta
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 MILANO - Il 6° International Forum on Food and Nutrition svoltosi a Milano i primi di dicembre, ha evidenziato, con i numeri più che con tante parole,  i tre grandi paradossi di questi tempi:

  • sono in aumento i bambini obesi rispetto ai bambini denutriti;
  • solo il 50% della produzione agricola è destinata alla produzione del cibo per gli uomini, il rimanente 50% è usato per nutrire animali e produrre biocarburante;
  • il cibo sprecato è sufficiente per nutrire le oltre 805 milioni di persone affamate su scala mondiale.                                                

Nel mondo, difatti, su 7,6  miliardi circa di persone ogni anno 

  • 805 milioni soffrono la fame (di cui 36 milioni muoiono)
  • 1,5 miliardo è sovra-alimentato o obeso (10% della popolazione)
  • 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ancora commestibile ( 1/3 del cibo prodotto) è  sprecato.   

Cioè 4 volte la necessità degli 805 milioni di persone.

Quindi il cibo in eccedenza finisce o nelle spazzature o nelle pance di chi mangia troppo (29 milioni all’anno muoiono per cause legate all’obesità: diabete, malattie cardiovascolari ecc.).

1/3 dei cereali prodotti è destinato al bestiame e una quota crescente di terreni agricoli è coltivata a biocarburante. Il prezzo di riso e mais, negli ultimi 10 anni è aumentato del 200%, cosicché gran parte delle persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, non può più permettersi di mangiarli.   

Bisogna ripartire dai piccoli produttori, i protagonisti che danno avvio alla catena del processo di fornitura alimentare senza i quali non avremmo accesso al cibo, che all’ 80%  è coltivato nei paesi in via di sviluppo, per il 60% da donne, che, spesso, si recano al lavoro nei campi coi bambini sulla schiena. Allattano i figli piccoli (“primo cibo a km 0”!), nutrono la famiglia, trasformando il raccolto in prodotti commestibili e cucinano. Sono quindi le vere protagoniste della fornitura alimentare del pianeta e spesso sono discriminate, hanno meno accesso al cibo e soffrono la fame in un’alta percentuale.

E’ un paradosso insopportabile: producono, ma non riescono a consumare.

In alcuni paesi va sradicata la mentalità patriarcale e maschilista che sfrutta la donna e il suo lavoro senza un compenso.   

Andrebbe riconosciuto un prezzo più elevato per le derrate agricole, studiando indennizzi in caso di siccità e inondazioni come protezione. 

Va quindi ribaltato il paradigma: maggiori guadagni e tutele ai contadini e minori guadagni agli altri attori della filiera alimentare, che andrebbe accorciata tramite scambi diretti tra produttori e consumatori, eliminando trasporto e stoccaggio che generano altissimi sprechi soprattutto per il deterioramento dei prodotti freschi. Vengono sfruttate in grande quantità risorse come acqua, energia - refrigerazione e mezzi di trasporto - che immettono anidride carbonica in atmosfera provocando poi il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici responsabili a loro volta di siccità e inondazioni, acuendo notevolmente le problematiche. Perfino in California, quest’anno, si è avuta una siccità senza precedenti, la produzione è calata del 5%, con una perdita di 2,2 bilioni di dollari e la perdita di lavoro per 17 700 persone. La domanda d’acqua per irrigazione è aumentata del 60%. Negli ultimi 25 anni negli Stati Uniti l’urbanizzazione si è incrementata notevolmente e mancano le terre arabili. 

Nel 2050 si prevede che la popolazione mondiale, dagli attuali 7,6 miliardi supererà i 9 miliardi di individui e quindi la richiesta di cibo è in aumento esponenziale. Sarà quindi sempre più necessario evitare gli sprechi e promuovere le produzioni e i consumi a livello locale, dove possibile.

Serve un approccio etico al cibo, che deve tornare al centro ritrovando il suo valore sacro, come dono della natura ma anche frutto del lavoro di tante  persone che permettono a gran parte della popolazione mondiale di nutrirsi quotidianamente,  senza alcuna fatica

Spesso ai contadini, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, non vengono ritirati i  prodotti coltivati non perché non siano buoni, ma perché non si conformano alle norme estetiche previste, soprattutto per via di una pubblicità perfezionista e fuorviante. Ci sono norme europee sulla curvatura del cetriolo, sul diametro delle mele e il colore dei pomodori. Le risorse impiegate per la coltivazione di un prodotto che soddisfa le richieste dei consumatori e quello che non le soddisfa sono le stesse, quindi il cibo prodotto e non ritirato genera spreco.    

Si privilegia cibo ESTETICO ed ESOTICO.

La globalizzazione consente di mangiare qualsiasi alimento in ogni periodo dell’anno, che viaggia in lungo e in largo per raggiungere le nostre tavole con enorme dispendio di risorse, spesso per essere buttato perché si deteriora, se non viene ben conservato. Questo avviene perlopiù nei paesi in via di sviluppo che non hanno il “know how” necessario. Secondo un recente studio, basterebbe insegnar a quei produttori conoscenze e tecniche per arrivare a ridurre questo spreco del 40%. Oltretutto la bellissima frutta e verdura che acquistiamo non sa di nulla. Il sapore si avvicina di più a quello del cellophane con cui è confezionato che al gusto genuino a cui eravamo abituati decenni fa. Forse i nostri palati omologati si stanno avvicinando al “sapore-zero”. 

Siamo più interessati all’aspetto esteriore che ci comunica pulizia, sicurezza igienica e serietà industriale piuttosto che profumo e sapore, che sono ormai diventati un “optional”.

Inoltre supermercati e mercati rionali vogliono comunicare al consumatore un rifornimento e assortimento completo e infinito,  la cui quantità non corrisponde più alla richiesta reale. In prossimità del fine settimana o delle festività gran parte dell’approvvigionamento di alimenti freschi resta spesso invenduto

Oggi in tv e sui social media c’è una spettacolarizzazione, che privilegia cibi rari e raffinati. Gli chef, che sono diventati star in grado di orientare le scelte. Dovrebbero perciò avere un ruolo educativo per informare su consumi consapevoli, spingendo a preferire prodotti semplici e tradizionali, rispettando la stagionalità, per ridurre gli impatti negativi sull’ambiente.  

Gli sprechi sono moralmente odiosi ed ecologicamente stupidi.

Viviamo in anni di recessione e crisi economica, perciò si tratta di una questione  pratica, oltre che etica, di comune buon senso. Dovremmo consumare solo il necessario, pretendendo però dai produttori qualità e sostanze nutrizionali. 

Lo spreco di cibo è un doppio danno criminale che andrebbe sanzionato con multe elevate per chi non lo riutilizza o destina ad enti benefici. Viceversa andrebbe incentivato o detassato chi fosse virtuoso nel riciclarlo: 

1. Riutilizzando quello ancora commestibile per sfamare le persone 

2. Creando mangimi per animali con gli scarti 

3. Quando ormai non fosse più edibile, convogliandolo a digestori o compostatori per creare energia pulita.

Diverse inchieste hanno evidenziato che i due poli principali di spreco sono nei campi e alla fine nelle famiglie. Da un’inchiesta condotta in Germania è risultato che le casalinghe gettano:

 il 16% del cibo perché non gradito

il 19% perché le confezioni sono troppo grandi 

e il 25% ammette di aver comperato troppo.

L’84% elimina per via della scadenza

La data di scadenza “preferibile” è una data fornita dal produttore per indicare al consumatore il termine entro cui il prodotto conserva al meglio le proprie caratteristiche e qualità, come appena uscito dalla produzione. Che non significa che non sia più commestibile. Andrebbe perciò annusato e assaggiato per capire se è ancora buono. 

Cambiando le normative, si eviterebbe molto spreco, dando qualche giorno di vita in più agli alimenti (che ora espongono date con criteri dissimili: il riso basmati può durare da 1 anno a 3 a seconda del produttore e uno yogourt alla fragola da 3 a 6 giorni).

 

Il cibo va considerato anche nei suoi tempi lunghi di produzione e trasformazione per recuperare quel ruolo conviviale e di aggregazione tra le persone, che ha perso. 

L’accesso al “fast food”, cibo già pronto e disponibile ovunque, gli ha tolto valore e fascino. Soprattutto negli Stati Uniti la gente accede direttamente al proprio frigo strapieno, consuma velocemente, in piedi, alimenti pronti pieni di grassi ma privi di sostanze nutrienti, scolandosi pinte di birra o bevande gasate e zuccherate, senza sedersi a tavola con la famiglia. Gli obesi sono spinti a mangiare sempre di più: il  cosiddetto “Junk food” è privo di nutrienti e quindi non sazia.

Per fortuna da noi in Italia abbiamo ancora forti tradizioni che speriamo si mantengano tali, anche se i giovani sono sempre più attratti da cibo e bevande -spazzatura sull’esempio americano, che ben si adatta ai ritmi lavorativi veloci e stressanti delle città.

Il movimento “Slow Food” ha operato una inversione di tendenza ridando dignità ai contadini, importanza alla biodiversità dei prodotti e ai cibi genuini, della tradizione locale creando una cultura alimentare che si è poi diffusa in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti, dove si coltivano sempre più prodotti biologici.     

La biodiversità è un punto importante per dare più opzioni nutritive in termini quantitativi e di assortimento alle generazioni future. Tante specie sono state accantonate a favore di pochi tipi selezionati di sementi o varietà di ortaggi e frutta per la produzione su scala industriale. E questo discorso vale anche per le specie animali. Reintrodurre la varietà consente di contrastare più efficacemente future carenze

In Norvegia, nell’isola di Spitsbergen, nelle Svalbard, a 1200 km. dal Polo Nord, in una zona esente da attività tettonica, a 130 m. sul livello del mare (per evitare danni in caso di scioglimento dei ghiacci), è stata creata una Banca dei semi, che mantiene nel permafrost per ora circa 500 000 varietà di specie rare di semi (ma può contenerne fino a 4 500 000) che si possono conservare per centinaia e anche migliaia di anni. Questo progetto è stato finanziato dal governo norvegese e dalla cooperazione delle nazioni nordiche. La Fondazione “ Bill & Melinda Gates” ha stanziato fondi per assistere le nazioni in via di sviluppo e i loro centri di ricerca agrari per catalogare e inviare i semi. Un Consiglio Consultivo internazionale è stato istituito per fornire indicazioni, di cui fanno parte la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) e la CGIAR (Gruppo Consultivo di Ricerca Agricola Internazionale).   

Lo smaltimento dei rifiuti ha un costo elevato e porta come conseguenza l’aumento dei prezzi. Per fortuna la Lombardia è una regione tra le più   virtuose a livello europeo, con una raccolta differenziata molto efficiente.

Una soluzione proposta da un grande gruppo di distribuzione inglese “TESCO” è di applicare al cliente sconti sui prodotti anziché fare promozioni con due prodotti al costo di uno, per evitare sprechi inutili e soddisfare maggiormente l’acquirente.

In tutta Europa è in atto un esperimento molto interessante: la solidarietà territoriale. In Italia i GAS:  “Gruppi di Acquisto Solidali” sono già 800 tra Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia, Toscana, uniti in DES “Distretti di Economia Solidale”.

Si tratta di Cooperative e Aziende Agricole che si consorziano con dei gruppi di cittadini per la fornitura di prodotti agricoli. I cittadini prefinanziano la produzione e, alla fine, tutti quanti condividono responsabilità, rischio, costi e soprattutto il raccolto.   

Sembra un’ottima formula, in cui sia i produttori che i consumatori acquisiscono pari vantaggi, in quanto i primi non devono investire e rischiare interamente il proprio capitale, coperti da un prefinanziamento che li tutela, con la certezza di vendere i propri prodotti. I secondi partecipano al rischio in modo limitato e hanno la soddisfazione di ricevere alimenti freschi e genuini di provenienza certa e di cui possono controllare le varie fasi di produzione.  Si torna a stringere relazioni umane con i propri simili e si è più informati sui vari aspetti e problematiche inerenti al processo produttivo.

La filiera è corta e quindi anche l’impatto ambientale è minore in termini di inquinamento per i trasporti. Inoltre, ordinando solo le quantità richieste, lo spreco viene decisamente contenuto.

Ci si auspica quindi che aumenti la consapevolezza ecologica e la responsabilità sociale e queste buone pratiche si diffondano sempre più.

Nel frattempo, tutto il cibo in eccesso che viene prodotto, distribuito e in gran parte inutilizzato, andrebbe convogliato il più possibile a Enti benefici che lo ridistribuiscono ai bisognosi.

E’ quello che avviene già in Italia e in molti altri paesi tramite la rete del Banco Alimentare che raggiunge ogni giorno circa 2 milioni di persone e a Milano con il programma “Siticibo” distribuisce alimenti freschi prelevandoli con furgoncini con abbattitore di temperatura consentendo così il loro consumo in giornata, seguendo protocolli ben consolidati.

Inoltre “Last Minute Market”, nato dalla Facoltà di Agraria di Bologna ha creato un network che si sta ampliando sempre di più in tutta Italia che mette in contatto le attività che generano eccedenze con situazioni di necessità, facendo incontrare domanda e offerta con un sistema molto ben strutturato. La raccolta avviene anche per i farmaci e altri oggetti usati, che vengono riciclati.

Questo fenomeno andrebbe esteso a tutta la nazione. Stanno nascendo anche delle “App” per agevolare ed implementare questi scambi, sempre seguendo le normative vigenti.

Sarà necessario in qualche caso forzarle un po’, dove possibile, nel rispetto dell’igiene e della sicurezza alimentare, ma impiegando quel buon senso che per troppi decenni è mancato. I pochi scarti di 50 anni fa sono diventati ormai una valanga di derrate che si riversano ovunque, una vergogna tollerata e integrata nell’indifferenza delle nostre megalopoli. Questo consumo inconsapevole  e colpevole  rischia di lasciare le future generazioni “a bocca asciutta”  in un pianeta sempre più fragile.

Bisogna quindi agire per porre rimedi urgenti. Oltretutto la “green economy” può essere una grande opportunità di lavoro per tutti i giovani che vogliono vivere in un mondo più sostenibile creando relazioni più concrete e meno virtuali, per “reinventare”  un futuro responsabile e condiviso.    

di Emanuela Niada

vedi sull'argomento cibo/spreco l'articolo già pubblicato http://www.movimentomilanocivica.it/index.asp?art=638

Con la creazione del “Gruppo di Lavoro Energia” un aiuto concreto all'Amministrazione
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MILANO - Fino alla fine dello scorso anno era lecito chiedersi quali fossero le iniziative che l’Amministrazione di Milano intendeva prendere per affrontare sistematicamente, e non sporadicamente, i temi interconnessi del risparmio ed efficientamento energetico del patrimonio immobiliare di Milano, sia pubblico che privato, e degli interventi da intraprendere nell’organizzazione dell’amministrazione comunale, per soddisfare le direttive di Bruxelles da un lato e la partecipazione di Milano al Govenant of Majors, con gli impegni relativi, dall’altro.
Infatti, mentre nel settore della mobilità sostenibile, molto è stato fatto o è in corso d'opera da parte della Giunta Pisapia (basti pensare all’Area C, al car sharing, all’estensione di BikeMI oltre il centro della città, all’ampliamento della rete delle metropolitane - anche se rallentato dalle difficoltà di finanziamento delle opere - l’estensione delle piste ciclabili ed infine la sistemazione del pesante contenzioso ereditato dalle Giunte Albertini e Moratti per l’infausto piano parcheggi del “commissario” Albertini), ben poco è stato fatto per il risparmio e l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico (a parte l’insistenza sul teleriscaldamento come soluzione per tutti i mali).
Nonostante sia accertato con dati inconfutabili che il contributo all’inquinamento atmosferico, all’alterazione climatica legata all’effetto serra, ed al consumo irreversibile delle fonti fossili di energia (particolarmente petrolio e gas), dei consumi energetici dell’edilizia, sia superiore a quello prodotto dal traffico (tranne forse per le PM 10 e le PM 2,5).
Il gruppo di “esperti” indipendenti e volontari, di cui mi onoro di essere parte, aveva costituito un “Gruppo di Lavoro Energia” e provato, fin dal lontano novembre 2011, a creare in Comune attenzione a questi temi (organizzando, tra l’altro, un incontro al CAM Garibaldi nel gennaio 2012 con la presenza di diversi consiglieri comunali neo-eletti, tra cui Elisabetta Strada), facendo leva anche sul risparmio realizzabile sulle bollette dei consumi energetici (riscaldamento, condizionamento ed energia elettrica) che ne deriverebbe alle casse comunali; malgrado molti incontri ai diversi livelli dell’Amministrazione, senza successo, sia a causa di altre più urgenti priorità (il famoso “buco” lasciato dalla precedente amministrazione Moratti ed i vincoli della legge di stabilità applicata, su richiesta dell’Europa, agli enti locali dal Governo Centrale), sia a causa delle competenze tecniche richieste da questa tematica, presenti in modo insufficiente nel personale dell’Amministrazione.
Qualcosa è cambiato da quando l’ing. Giuseppe Tomarchio ha assunto, nel giugno 2013, il ruolo di Direttore Generale in Comune. Avendo precedente esperienza sia nel settore pubblico che in quello privato impiantistico, si è subito mosso, da un lato migliorando, tramite l’applicazione del “tariffario” Consip, le tariffe applicate dai fornitori del Comune (soprattutto A2A, pur partecipata dal Comune stesso), dall’altro facendo partire, con A2A, il progetto di una totale trasformazione a LED dei 140.000 punti luce dell’illuminazione di strade e piazze del Comune, da completarsi entro metà agosto 2015 con, in prospettiva, un risparmio del 52% sul consumo di energia elettrica, una riduzione di oltre il 30% della bolletta relativa, minori spese di manutenzione per la maggior durata dei LED, ecc.
Nel frattempo il nostro gruppo ha ottenuto la sponsorizzazione dal Movimento Milano Civica, rappresentato dal suo presidente Nanni Anselmi e dal suo CdA, e dal suo consigliere comunale Elisabetta Strada.
In conseguenza nel 2014 sono successe diverse cose rilevanti:
• Il 15 febbraio si è tenuto, promosso da MMC, il Convegno su: “L’energia bene comune”, con presentazioni di relatori qualificati sui vari temi, con particolare riferimento anche alla contrattualistica per i Servizi Energia che permettono, con la formula “a risultato garantito” ed il finanziamento tramite ESCO, di non violare la legge di stabilità con un aumento dell’indebitamento del Comune ed ottenere la garanzia del risultato (in termini di risparmio atteso e di impatto sulla produzione di CO2), sulle normative da rispettare, sull’Energy Manager (EM) da nominare ed il Sistema di Gestione dell’Energia (SGE) da implementare. In presenza e con interventi del DG Tomarchio e degli assessori Maran e Rozza
• A seguito di tale Convegno Elisabetta Strada ha presentato, nel maggio 2014, una mozione (nm 341 del 29 maggio 2014), firmata da numerosi consiglieri comunali delle diverse aggregazioni politiche, che impegnava il Comune a procedere nell’implementazione delle azioni presentate nel Convegno, in primis la nomina dell’Energy Manager.
• Tale mozione è stata recentemente discussa in Consiglio Comunale ed approvata dal Consiglio Comunale all’unanimità
• Nel frattempo il Comune ha provveduto a nominare (con determina dirigenziale del 5 agosto), l’Energy Manager, nella persona dell’arch. Paolo Simonetti.
• In tale determina vengono precisate le mansioni dell’EM ed assegnate alcune risorse umane, pescate da vari settori dell’Amministrazione, ma non vengono definiti obiettivi specifici e prioritari di riduzione dei consumi energetici e delle economie ottenibili,
• Il giorno 9 ottobre a Palazzo Marino, si è tenuto un incontro, introdotto dal DG Tomarchio, in presenza del consigliere Elisabetta Strada, Beppe Merlo, Mario De Renzio ed il sottoscritto, componenti del Gruppo di Lavoro Energia di MMC, e del prof. Luigi De Paoli di Energy Lab, dove l’arch. Simonetti ha presentato i suoi collaboratori e si è iniziato a parlare in dettaglio delle priorità da affrontare in concreto e come e con che risorse, interne e/o esterne all’amministrazione.
• Il “Gruppo di Lavoro Energia” ha confermato la sua disponibilità, a costo zero per il Comune, e senza alcun interesse personale, ad assistere l’Energy Manager e l’Amministrazione in genere, mettendo a disposizione le sue competenze specifiche nel campo del risparmio e dell’efficientamento energetico degli immobili, per affrontare e risolvere i vari problemi, tra cui la formazione del personale comunale da coinvolgere, la tenuta di seminari specifici sui vari aspetti tecnici ed economico finanziari, l’aiuto nella realizzazione dell’inventario dei consumi energetici degli immobili comunali e quant’altro ritenuto utile da parte dell’amministrazione, facendo ricorso anche ad altre risorse esterne (p.e stage di studenti universitari o altri tipi di collaborazione con Università e/o Centri Studi).
In conclusione sembra che, questa volta, si stia partendo col piede giusto. Spetta ora all’Amministrazione, ed in particolare al suo EM Simonetti, definire l’Agenda dell’impegnativo lavoro da svolgere, e ricorrere agli aiuti disponibili, dove necessario, per la definizione e attuazione in tempi ragionevoli .
Quale sarà il compito del Movimento Milano Civica e del suo Gruppo Energia?
• Il Movimento Milano Civica sarà spronerà l’EM e la sua staff, all’adempimento dei compiti assegnatigli, anche in vista dell’impegno a rispondere adeguatamente alla mozione di cui sopra, nell’attuazione della Nuova Politica Energetica
• il Gruppo “Energia”, se coinvolto, sarà lieto di aiutare l’Amministrazione al conseguimento dei suoi obiettivi.
29 ottobre 2014

di Luciano Bavestrelli

 

vedi articolo http://movimentomilanocivica.it/index.asp?art=616 sul Convegno “L’energia bene comune”

Piazza Castello
Ogni iniziativa dovrà garantire un alto standard qualitativo
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MILANO – Nasce la partnership con la Triennale di Milano per disegnare il futuro della nuova isola pedonale di Milano. Piazza Castello sarà uno spazio di sosta e rigenerazione nel centro della città, che valorizzerà nel biennio il legame con Expo in Città e con il semestre dell’Esposizione, connettendo il centro con uno dei simboli più importanti di Milano e con il parco. 

È con questa premessa che è nata la collaborazione del Comune di Milano con la Triennale per aprire un percorso partecipato di progettazione con l’obiettivo di acquisire idee e proposte per la valorizzazione dell’area davanti al Castello, definendone l’assetto definitivo. 



La Triennale ha invitato una decina di gruppi di architetti e designer a partecipare a questi momenti di confronto che avranno luogo all’Expo Gate, per trasformare l’isola in una nuova occasione urbana, attraverso due fasi: un workshop preliminare di confronto e conoscenza delle caratteristiche dell’area e un workshop finale di presentazione e discussione delle proposte elaborate. Il tutto accompagnato da mostre, video, interviste sull’avanzamento dei lavori e confronti con i cittadini.

Da questi laboratori creativi nasceranno dunque diverse proposte che saranno poi discusse con i residenti e gli utenti della zona. Le consultazioni cominceranno a luglio e termineranno a settembre. 



L’area liberata dalle auto dovrà ospitare strutture poco invasive, favorire la connessione con le nuove isole pedonali, oltre che con il parco e il Castello, e ospitare, solo nel weekend e per brevi periodi, iniziative a carattere commerciale, che dovranno garantire un alto standard qualitativo. 

Inoltre piazza Castello ospiterà elementi di fruizione sempre con attenzione a un impatto limitato, all’estetica e alla possibilità di commercializzare solo prodotti di livello e rappresentativi delle eccellenze italiane.

Sono anche ipotizzabili strutture permanenti che dovranno ospitare attività culturali. Ogni installazione o evento dovrà permettere una vista pulita del monumento nella sua completezza, contenere elementi d’arredo ed essere pensata come un continuum con il parco alle spalle del Castello. 



Infine nei prossimi giorni sarà presentata l’offerta che sarà attivata nei giorni dei Campionati Mondiali con maxischermo e attività per grandi e bambini. 

Mobilità
Una conferma del successo dell'area C "che da tempo è diventata una best practice europea e mondiale”
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MILANO – È Milano con Area C a vincere il prestigioso premio Transport Achievement Award del 2014, assegnato ogni anno dall’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
Il premio sarà consegnato al Comune di Milano dal Vice Ministro alle Infrastrutture e Trasporti Riccardo Nencini domani a Lipsia, alla presenza di Ministri e rappresentanti dei diversi Paesi membri, durante la prima giornata del Forum mondiale dei trasporti (International Transport Forum) che l’Ocse organizza nella città tedesca, dove si confrontano i principali decision makers pubblici e privati.
L’Ocse premia Milano per i risultati concreti sulle politiche dei trasporti che sono state in grado di migliroare la qualità della vita dei propri cittadini. La giuria dell’International Transport Forum ha riconosciuto in particolare a Milano il successo di Area C e, come spiega l’Ocse nelle motivazioni del premio, il significativo risultato di “migliorare il sistema urbano dei trasporti”. In particolare, ciò che ha maggiormente colpito è stato il “coraggio politico di sostituire la precedente pollution charge, non più in grado di raggiungere gli obiettivi per i quali era nata, con una misura più efficace in grado di potenziare gli effetti positivi”.

“Questo premio rappresenta uno dei più grandi riconoscimenti nei confronti di uno dei principali provvedimenti del Comune per migliorare la qualità della vita dei cittadini“, ha dichiarato il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia. “Milano ha proposto un modello che è già diventato una best practice europea e mondiale. In poco tempo abbiamo raggiunto ottimi risultati sia per quanto riguarda la riduzione del traffico sia delle emissioni degli inquinanti. Ma c’è un altro aspetto positivo: i milanesi, i turisti e i city users utilizzano meno l’auto e sempre più il trasporto pubblico locale, che grazie ad Area C è anche più efficiente“.
La motivazione riportata dall’Ocse risiede principalmente nei risultati che Area C ha conseguito: il traffico in centro si è ridotto di circa il 30% (del 7% nel resto della città), si è verificato un calo della domanda di sosta del 10% e un aumento della produttività per quel che riguarda la consegna merci del 10%. Inoltre sono calati gli incidenti del 26% in centro, si sono ridotte le emissioni inquinanti (-10% PM10 e -35% CO2) e sono aumentate sia la velocità dei mezzi di trasporto pubblico (+6,9% autobus e +4,1% tram) sia l’utilizzo di veicoli a basse emissioni dal 9.6% del totale al 16.6%).

Il premio ad Area C, come sostiene anche l’Ocse, nasce anche dall’importante consenso popolare espresso con il referendum di gennaio 2012, quando la congestion charge ottenne quasi l’80% dei consensi. Un risultato decisamente alto, secondo quanto riportato dall’Ocse, rispetto ad altre esperienze simili: a Stoccolma i consensi si fermarono al 51%, mentre a Manchester ed Edinburgo la proposta fu bocciata. A Londra, infine, fu introdotta nel 2003 senza referendum.
Sul podio dopo Milano si è classificata, al secondo posto, l’associazione europea di aeroporti Airport Council International Europe. La medaglia di bronzo ha invece preso la strada di Londra.

Domani sarà possibile seguire la premiazione in streaming all’indirizzo http://2014.internationaltransportforum.org 

di Elisabetta Strada

Trasporti
Per merito di area C riduzione del 34% di black carbon
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MILANO – Tra una settimana, a Lipsia, l’Ocse assegnerà il Transport Achievement Award, prestigioso premio nato per assegnare un riconoscimento a città, politiche o tecnologie in materia di trasporti che abbiano conseguito risultati di successo dimostrabili. Un vero e proprio Oscar dei trasporti, che lo scorso anno prese la via di Osaka.

Milano si è candidata per l’edizione 2014 con il progetto Area C. 
Mercoledì 21 maggio, giornata di apertura del International Transport  Forum, la giuria sceglierà tra quei progetti che abbiano portato a un decisivo miglioramento per la qualità della vita dei cittadini, che siano stati operativi per almeno due anni e che non si siano conclusi da più di cinque anni. 
L’International Transport Forum rappresenta uno dei principali eventi mondiali di discussione e confronto sui temi dei trasporti. Nei tre giorni sono attesi nella città tedesca i principali decision makers pubblici e privati oltre che i ministri dei 54 paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e Sociale. 


Area C ha portato nel 2013 a un calo del traffico di circa il 30%, con una media di 41mila ingressi in meno ogni giorno, rispetto allo stesso periodo del 2011. Ed è anche grazie ad Area C che Milano in pochi anni è scesa di ben 13 posizioni nella classifica sulla congestione del TomTom Traffic Index (dall’11° posto del 2010 al 24° di oggi), realizzando al migliore performance in Europa dal punto di vista della riduzione del traffico. 
Sul fronte della riduzione delle emissioni inquinanti, il Black Carbon, il carbonio elementare contenuto nel PM10 totale da traffico, presenta un calo del 34% tra il 2010 e il 2013.

Le emissioni di PM10 a Milano, dovute sia al traffico stradale sia agli impianti fissi per il riscaldamento degli edifici, sono in continua diminuzione: con riferimento al primo semestre degli anni dal 2010 al 2013, il calo è di circa il 15% in tutta la città e circa il 21% in Area C (sul totale delle emissioni atmosferiche di PM10 dovute al traffico stradale e agli impianti fissi per il riscaldamento degli edifici, il contributo del traffico è stato dell’85% e quello degli impianto fissi del 15%). Considerando solo le emissioni da traffico, in Area C il PM10 ha avuto un calo del 33%. 
Infine, un ultimo importante risultato della riduzione del traffico in città è il calo tra il 2012 e il 2013 del 25% di incidenti con feriti e del 50% di incidenti con morti. 
Le candidature erano aperte a operatori di trasporti, fornitori di sevizi, autorità dei trasporti, fornitori e produttori dei 54 Stati membri dell’International Transport Forum o di Paesi osservatori. 

Casa dei diritti
Assessore Majorino: “Consulenza giuridica e medica gratuita per i cittadini"
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MILANO - In via De Amicis 10 alla Casa dei Diritti apre lo sportello informativo sulla fecondazione eterologa. Realizzato dall’Assessorato alle Politiche sociali del  Comune di Milano in collaborazione con Vox - Osservatorio sui diritti e da S.O.S. Infertilità ONLUS, “Tutta la genitorialità possibile” è il primo spazio informativo in Italia, di orientamento e di consulenza per le coppie, per i cittadini ma anche per gli operatori sanitari, finalizzato a chiarire aspetti medici, legali e operativi della procreazione assistita. 
Si tratta di un progetto sperimentale nato dalla volontà di informare i cittadini dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa, ovvero la norma contenuta nella legge 40 del 2004 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi per le coppie non fertili.

Hanno partecipato alla realizzazione del progetto Marilisa D’Amico, docente di Diritto costituzionale e co - fondatrice dell’Associazione Vox e l’avvocato Massimo Clara della medesima associazione che lo scorso luglio ha presentato alla Corte Costituzionale un atto di intervento proprio sulla legittimità costituzionale della legge 40 aprendo la strada al traguardo raggiunto con la sentenza dello scorso aprile.   
Il progetto di realizzare uno sportello informativo è stato sostenuto dal Comune di Milano che ha messo a disposizione la casa dei Diritti di via De Amicis 10 come sede del nuovo servizio.   



“Con questo sportello – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino – intendiamo innanzitutto mettere a disposizione dei cittadini la consulenza gratuita di persone che conoscono a fondo il tema della fecondazione eterologa sia dal punto di vista giuridico, sia dal punto di vista medico e psicologico. Con la dichiarazione di illegittimità da parte della Corte Costituzionale del divieto alla procreazione assistita si aprono nuove prospettive, aspettative e interrogativi cui cercheremo di dare una risposta”. 



Lo sportello apre martedì 13 maggio e sarà attivo tutti i martedì pomeriggio, dalle 17.00 alle 18.30: lo sportello offrirà consulenza, in un contesto accogliente e poco formale, orientamento alla definizione più chiara della richiesta e all’individuazione delle risorse disponibili sul territorio per il soddisfacimento del proprio bisogno (notizie, informazioni, supporto emotivo, condivisione empatic).   


Lo sportello riceve su appuntamento. Per prenotarsi è possibile inviare una mail apss.casadeidiritti@comune.milano.it oppure telefonando, dalle 8.00 alle 19.00, al numero di telefono 02.884.41641. 


Nel primo mese di avvio saranno presenti in via De Amicis, contemporaneamente, un avvocato, un medico ed un rappresentante dell’Associazionismo familiare tra cui i rappresentanti dell’Associazione Vox: Marilisa D’Amico, costituzionalista e avvocato delle coppie del giudizio costituzionale; Massimo Clara, avvocato delle coppie del giudizio costituzionale; Alessandra Vucetich, ginecologa e componente direttivo di Pro-Fert e Cecos Italia; Rosssella Bartolucci, Presidente Sos Infertilità Onlus. 


La Casa dei Diritti di trova in via De Amicis,10.  L’entrata è invia dei Fabbri, 9.   

Come aggirare il Patto di Stabilità?

MILANO - Negli ultimi decenni il consumo di energia da fonti fossili (gas, petrolio, carbone), è cresciuto in modo massiccio, rendendo probabile che il nostro pianeta, la Terra, esaurisca quelle risorse di combustibili fossili, che hanno richiesto milioni di anni per costituirsi, in qualche decina di anni o poco più, anche se le ultime scoperte ( il cosiddetto “shale gas”) sembrano molto promettenti.
A questo pericolo si aggiunge quello della crescita dell’inquinamento atmosferico, dovuto ai prodotti gassosi della combustione, con le conseguenze negative sulla salute umana e colla tendenza all’aumento della temperatura del pianeta per “effetto serra” con conseguenze molto gravi, nel tempo, per l’equilibrio dell’ecosistema terrestre.
Questa tendenza potrà essere alleviata, da un lato, dallo sviluppo delle energie rinnovabili (eolico, fotovoltaico, biomasse, ecc.), dall’altro dal miglioramento dell’efficienza energetica di tutti i processi dell’attività umana, nell’ambito agricolo, industriale, residenziale e dei trasporti.
I governi mondiali, seppur con forte ritardo e molte polemiche tra paesi ricchi ed emergenti, stanno sviluppando una maggior sensibilità sui temi dell’inquinamento e del risparmio energetico, attraverso accordi internazionali (tipo KYOTO), mentre una particolare attenzione viene dall’Europa, con la Commissione Europea che emette Direttive che coinvolgono le varie nazioni europee, con indirizzi sempre più cogenti nei riguardi delle Amministrazioni Pubbliche (P. A.)
In questo quadro di riferimento il Comune di Milano è coinvolto, ma parte con notevole ritardo sia rispetto ad altre realtà italiane sia e soprattutto, ad altre realtà europee, a causa della scarsa attenzione dedicata al tema dalla passata amministrazione.
La nuova amministrazione ha, peraltro, dimostrato una maggior sensibilità, iniziando un cammino “virtuoso” nell’affrontare il problema dei trasporti ( Area C, ma non solo) e quello delle nuove costruzioni (nuovo PGT, più attento al tema dell’efficienza energetica degli immobili), ma non basta.
Dato infatti che oltre la metà dei consumi di energia e dell’inquinamento, sia diretto che indiretto, che ne deriva, nascono, per così dire, “sotto il tetto”, ossia nel patrimonio edilizio della città e che quest’ultimo è in grandissima maggioranza vecchio di oltre 40 anni (quindi poco efficiente nei consumi energetici per riscaldamento/condizionamento ed illuminazione), è chiaro che il tema della riqualificazione energetica degli edifici esistenti riveste la massima importanza per il benessere della città e dei suoi cittadini, ed è un aspetto importante del BENE COMUNE, da perseguire con impegno e determinazione.
A parte il risparmio nella spesa per le bollette energetiche degli utenti, elemento tutt’altro che trascurabile, in un periodo di difficoltà economiche sia per i privati che per le P.A:
L’amministrazione comunale, ed in primis il sindaco Pisapia, che ha firmato recentemente il Govenant of Mayors (Patto dei Sindaci europei), già firmato ad inizio 2008 da Letizia Moratti, senza poi far seguire alcuno degli adempimenti previsti dal patto stesso, ha anche la responsabilità di dare il buon esempio ai privati, intervenendo sollecitamente sul cosiddetto “efficientamento” del patrimonio edilizio pubblico di Milano, sia demaniale che ALER.
Attivando tra l’altro, numerose imprese e lavoratori nella realizzazione di interventi migliorativi, con un impatto importante sulla crescita e sull’occupazione.
MA c’è un MA:
L’amministrazione comunale di Milano, come del resto quella di tutti gli altri comuni italiane, si dibatte nella “camicia di forza” finanziaria causata dall’indebitamento pregresso, dai tagli al finanziamento degli Enti Locali da parte dello Stato e dalla necessità di rispetto del Patto di Stabilità

Come superare i vincoli?.
Il Leasing in Costruendo costituisce una forma di finanziamento privato di un’opera pubblica, già sperimentato in anni recenti da alcune P.A.
Esso costituisce la soluzione di finanziamento ottimale per gli investimenti di riqualificazione energetica degli immobili esistenti, quando il tempo di recupero dell’investimento iniziale sia piuttosto lungo (anche 15-20 anni) e quindi l’intervento di una ESCo non sia una soluzione praticabile. Molti degli interventi di riqualificazione, miranti alla riduzione dei consumi di energia dovuti a riscaldamento/condizionamento, ricadono infatti in tale categoria (p.e. cambiamento degli infissi, isolamento del tetto, cappotti isolanti) e possono pertanto candidarsi all’utilizzo del Leasing in Costruendo.

Come funziona?
La realizzazione dell’opera avviene per mezzo di un soggetto finanziario che anticipa all’appaltatore (impresa costruttrice) i fondi per realizzare l’opera pubblica e, successivamente al completamento della stessa, viene compensato dal soggetto appaltante (la P.A.), attraverso la corresponsione di canoni periodici (rate di riscatto). Si tratta in sostanza di un’operazione di finanza strutturata in cui il capitale (fonte di finanziamento dell’opera pubblica), è “connesso” al processo di costruzione dell’opera stessa in un unico procedimento ad evidenza pubblica.
La P.A. ha un rapporto operativo diretto con i fornitori dell’opera, dei servizi di assistenza, manutenzione ecc., ma ha un unico “interlocutore” responsabile ed inizierà la corresponsione dei canoni solo ad opera completata ed approvata.

Vantaggi per l'Amministrazione Pubblica:

  • La coerenza del finanziamento con il piano industriale, perché il processo di costruzione dell’opera ed il suo finanziamento sono raggruppati in un unico procedimento ad evidenza pubblica e la società di leasing ha il massimo interesse a garantire il rispetto delle scadenze e degli aspetti industriali (livello di prestazione, qualità ed affidabilità dell’opera, ecc.) garantendo la copertura totale e puntuale dei costi, sostenuti dall’appaltatore, dato che inizierà a ricevere dalla P.A. i canoni periodici solo a costruzione ultimata ed approvata dalla stessa P.A. (ciò comporta anche tempi certi di realizzazione per lo stesso motivo).
  • L’assenza di rischi: dato che l’opera sarà realizzata “chiavi in mano” col rischio di costruzione attribuito a terzi (la società di leasing) la P.A. non sopporta neanche i rischi “in itinere”, ossia i rischi connessi ad inadempimenti in corso d’opera ed i contenziosi che ne derivassero, in quanto il controllo del processo è affidato alla società di leasing, pur avendo la P.A. un rapporto operativo diretto con il fornitore/costruttore; inoltre gli eventuali servizi accessori (assistenza tecnica, manutenzione ordinaria/straordinaria, coperture assicurative, ecc.) necessari per il mantenimento del bene in perfetta efficienza ed il suo buon funzionamento, sono pure a carico della società di leasing, se previsto nel bando di gara, fino al termine del pagamento delle rate di riscatto, differenza questa con lo strumento “project financing”
  • Ila possibilità di utilizzarlo  sia per la realizzazione di nuove opere che per la riqualificazione/ristrutturazione di opere esistenti.
  • e, ”last but not least”, non è soggetto a valutazioni di “sostenibilità” economica e finanziaria, quindi non è in conflitto col “patto di stabilità”, perché i flussi di cassa derivanti dalla gestione dell’opera in leasing, non devono ripagare i costi sostenuti per la sua esecuzione e la gestione dell’opera, successivamente, al termine del pagamento delle rate di riscatto, viene fatta dalla stessa P.A.

Non intendiamo qui entrare nel dettaglio delle norme che regolano il Leasing in Costruendo (disciplinato inizialmente dalla legge finanziaria del 2007, recepito nel codice degli appalti pubblici  decreto legge 163/06 e articolo 160-bis) e nelle raccomandazioni presentate a più riprese da enti vari (tra cui ANCI) per renderne più chiari alcuni aspetti.
Intendiamo però evidenziare alcuni punti fondamentali che una P.A. deve tenere ben presenti per utilizzare lo strumento nel modo più consono e senza rischi:

  • a base di gara dovrebbe essere posto il progetto completo dell’opera, precisando i requisiti tecnico-organizzativi richiesti al concorrente e le caratteristiche progettuali dell’opera stessa, incluse le prestazioni attese che dovranno essere garantite, ad opera completata
  • il concorrente potrà essere una ATI ( Associazione Temporanea d?Imprese), costituita dalla società di leasing e dal fornitore/costruttore, che dovrà pertanto assicurare il massimo di competenza, know-how specifico, affidabilità e risorse.

Nella preparazione del bando di gara sarà opportuno che la P.A., data la dissimmetria esistente tra le sue competenze specifiche sulle regole che garantiscano la qualità, il rispetto della legislazione esistente in tema di sicurezza e rispetto dell’ambiente, e le prestazioni dell’opera in gioco, e quelle del partecipante al bando (ATI o altro che sia), ricorra all’assistenza di un esperto indipendente o a chi, nelle P.A., ha già usufruito in modo soddisfacente dello strumento, ad evitare che la formulazione del contratto sia troppo sbilanciata a sfavore della P.A.(forse il caso parcheggi avrà insegnato qualcosa).
Nella fase di esecuzione dell’opera e per quanto riguarda il pagamento al fornitore/costruttore, devono applicarsi in toto le regole sugli appalti pubblici, in modo che il pagamento possa avvenire , da parte della società di leasing, solo se autorizzato di volta in volta dal soggetto appaltante (la P.A.).

di Luciano Bavestrelli 


Riferimenti:
Leasing in costruendo, queste le regole” di P. Maroni, G. Esposito e L. Castaldo.


HYPERLINK "http://www.assilea.it" www.assilea.it per un vademecum sul leasing pubblico ed i bandi di gara e la documentazione disponibile relativa a gare aventi per oggetto la locazione finanziaria..
Arcipelago Milano,n° 42- Anno IV: L. Bavestrelli: “Risparmio energetico e finanza pubblica”



 

Parco Groane
324mila metri quadri concessi dal Comune
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MILANO – Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità con 38 voti a favore la delibera di Giunta che concede all’Ente Parco delle Groane il comodato d’uso per 30 anni di un’area di 324 mila mq tra i Comuni di Senago e di Garbagnate Milanese, dove una volta aveva sede il vecchio Ospedale Santa Corona, storico luogo di cura per malati di tubercolosi.
I terreni, già compresi all’interno del parco, permetteranno la realizzazione di un nuovo percorso botanico e ciclopedonale che si aggiungerà al sistema di oltre 40 chilometri di piste ciclabili già esistenti. L’area di proprietà comunale, caratterizzata da boschi di elevato valore naturalistico e paesaggistico, rappresenta nel suo insieme ogni tipo di peculiarità vegetazionali e ambientali del territorio delle Groane.
“Il Comune, nell’ottica della città metropolitana e della condivisione dei luoghi di grande valore paesaggistico e naturalistico, ha concesso con entusiasmo quest’area strategica all’interno del Parco per consentire la nascita di un bellissimo progetto di riqualificazione e valorizzazione a disposizione dei cittadini”, ha dichiarato l’assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris.
“Siamo soddisfatti che, dopo tanti anni, il Comune di Milano abbia accolto la nostra richiesta – ha commentato Luca Frezzini, presidente dell’Ente Gestore del Parco delle Groane –: in questo modo potremo completare il progetto dell’orto botanico e della pista ciclabile, già molto apprezzato dai cittadini lombardi”.
Il nuovo percorso botanico e ciclopedonale, che sarà realizzato grazie ai finanziamenti regionali, si svilupperà per oltre 2 chilometri, sarà realizzato con materiali a bassissimo impatto ambientale e ripercorrerà le piste forestali già a suo tempo esistenti per la manutenzione del bosco. Lungo il percorso saranno posizionati 30 cartelli illustrativi di altrettante specie vegetali, con i nomi, le caratteristiche, le curiosità, gli elementi visivi e tattili da osservare e toccare, oltre a 6 bacheche sulle peculiarità degli ambienti che si osservano lungo il percorso, dal bosco di latifoglie a quello di conifere, dalla brughiera alla zona umida, dai prati fioriti alla vegetazione ripariale.

Il progetto, il cui costo di 297.000 euro sarà finanziato con fondi della Regione Lombardia e dell’Ente Gestore del Parco, sarà aperto al pubblico per l’intero anno. Consentirà la visita a scolaresche nell’ambito di programmi di educazione ambientale e a tutti i cittadini che, attraverso la conoscenza dell’ambiente, potranno sensibilizzarsi verso le tematiche della tutela e della conservazione del patrimonio naturale, un bene importante per l’intera comunità del territorio.

Convegno al Circolo De Amicis
Lineee programmatiche per la mobilità e la sostenibilità ambientale
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MILANO - Uno dei compiti principali che avrà di fronte la giunta di Ambrosoli sarà quello di migliorare la mobilità e rendere più sostenibile l'ambiente nella regione lombarda. Giovedì 14 ne discuteranno al Circolo De Amicis 2 dei candidati della lista Con AMBROSOLI Presidente - PATTO CIVICO, Andrea Boitani, docente in Economia Politica e esperto di Trasporti e il medico Marco Fumagalli del Movimento Milano Civica

Bene Comune: Intervento al convegno
Portato ad esempio per la politica ambientale adottata

Capannori: è un Comune in provincia di Lucca, di 46.000 abitanti. Dal 2004 al 2009 s'è svolto il primo mandato del sindaco Giorgio Del Ghingaro; l'attuale è il secondo mandato (riconfermato nel 2009). Capannori s'è contraddistinto anzitutto per la politica ambientale adottata.

Nel 2005, l'Amministrazione Comunale ha introdotto la raccolta differenziata porta a porta, eliminando i cassonetti filo strada. Una vera e propria rivoluzione culturale, sociale e ambientale.

  • Culturale perché è passato il messaggio che i cittadini sono protagonisti del cambiamento, delle scelte amministrative e politiche, e che possono fare la differenza.
  • Sociale perché s'è costruito un nuovo senso d'identità territoriale, creandosi una comunità coesa che rispetta e valorizza il bene comune.
  • Ambientale perché la modifica del sistema di raccolta di rifiuti ha permesso l'abbattimento dei costi di conferimento in discarica, consentendo di fare investimenti di forte impatto ambientale come l'acquisto di mezzi ecologici, api a metano o elettrici.

Nel 2007, Capannori è il primo Comune d'Italia ad aderire alla strategia internazionale Rifiuti Zero entro il 2020. L'obiettivo quindi diventa ridurre il rifiuto indifferenziato a monte. Per riuscirci, Capannori ha dato vita a una filiera di interventi, che hanno portato ad avere, ad oggi un rifiuto non riciclabile pari soltanto al 18% del totale della raccolta.

Anche questi ulteriori traguardi sono stati possibili grazie ai cittadini. L'amministrazione, avendo capito il ruolo fondamentale delle persone e dell'impegno civico, ha proseguito la sua politica realizzando altre esperienze di democrazia partecipata, che hanno continuato a produrre il più grande e importante risultato per Capannori: la comunità ha consapevolezza dei beni comuni, del loro valore, e tutela il bene pubblico come risorsa per il benessere dell'intera collettività.

 

Un altro esempio degli incredibili risultati che si possono ottenere dalla partecipazione riguarda l'uso delle risorse di Bilancio:

Cinque serie di interventi per migliorare le scuole del territorio, dagli asili fino alle scuole medie: è in questo modo che i cittadini di Capannori hanno deciso di investire i 400 mila euro messi a disposizione dall'amministrazione comunale nell'ambito del bilancio socio-partecipativo. La scelta è stata presa mediante votazioni svoltasi dal 12 al 17 dicembre 2011 durante le quali la popolazione, compresi gli stranieri e i ragazzi da 16 anni in su, ha potuto esprimere la preferenza, su 21 progetti presentati, con un voto elettronico o ai seggi allestiti in Comune e sul territorio. Le opere pubbliche saranno realizzate dal Comune nel 2012.

Comune di CAPANNORI

Sindaco Giorgio Del Ghingaro: 53 anni, tributarista, sindaco di Capannori dal 2004. Ricopre anche il ruolo di Presidente di Federsanità Anci Toscana e di Responsabile Welfare e Sanità Anci Toscana.

Maria Panattoni, portavoce del sindaco: 32 anni, giornalista, laureata in Scienze Politiche all’Università di Pisa, in possesso di un Master di II livello in Comunicazione Pubblica e Politica ed esperta di tecniche di Pnl e Coaching.

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Comunicati stampa
25/03/2015 23:31 - LAVORO AGILE. UNA GIORNATA SPECIALE IN 300 UFFICI DA MILANO A CATANIA
25/03/2015 23:30 - SALUTE. FARMACIE COMUNALI APERTE PER ESAMI GRATUITI AI MILANESI
25/03/2015 23:30 - AMBIENTE. IL COMUNE ADERISCE ALL’INIZIATIVA “EARTH HOUR”
23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
23/03/2015 21:29 - MILANO. PISAPIA: "GRAZIE A CHI MI HA ESPRESSO STIMA E APPREZZAMENTO"
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