Ex Stecca degli Artigiani
Il sindaco «Frutto del confronto tra associazioni, imprenditori e cittadini»
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MILANO - E’ stato inaugurato il nuovo Incubatore per l’arte di via De Castillia, nel cuore del quartiere Isola. Nella struttura, circondata da una piccola area verde, si svolgeranno attività sociali, culturali, di imprenditorialità artigianale, con un occhio al tema della sostenibilità ambientale e del volontariato. «Ci sono fatti che parlano da soli - ha commentato il sindaco, Giuliano Pisapia - tutto questo e’ stato possibile grazie al confronto con le associazioni, gli imprenditori, i singoli cittadini». Anche l’assessore comunale alla Cultura, Stefano Boeri, ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le istituzioni e la cittadinanza attiva. L’assessore all’Urbanistica, Ada Lucia De Cesaris ha parlato dell’inizio di «un lungo percorso», evidenziando l’obiettivo di aprire il più possibile la struttura alla città e alla vita di quartiere.
Isola, nuovo spazio per le associazioni

LA GESTIONE - L’edificio che ospita l’Incubatore per l’arte è affidato in comodato d’uso all’associazione Ada Stecca, che si occuperà della gestione. Dalla hall d’ingresso, al piano terra, si aprono gli spazi per i laboratori, compresa la Ciclofficina. Un ascensore porta al piano superiore, con un open space dove si potranno tenere riunioni, incontri, e allestire le esposizioni di quanto prodotto durante tutte le attività. Gli spazi, ha spiegato Boeri, sono già stati in gran parte assegnati. Molte attività saranno dedicati ai bambini e si terranno anche corsi di italiano per stranieri. Durante la mattinata il sindaco ha anche inaugurato i nuovi giardini pubblici di via De Castillia, che si estendono per circa 2mila metri quadrati fino a via Confalonieri. Il parco comprende una nuova area giochi per i più piccoli.

Per comprendere l'importanza dell'intervento della giunta Pisapia per giungere a questa vitale apertura vi riportiamo un articolo del 26/4/2011 - un mese prima dell'insediamento di Giuliano - apparso su Zona Isola

 

INCUBATORE CHIUSO, POLEMICHE APERTE

26/04/2011

Non apre il nuovo edificio realizzato in Via de Castilla e diventano pubbliche le polemiche tra il Comune di Milano e alcune associazioni del quartiere Isola.

Le pagine milanesi del Corriere della Sera dedicano un articolo all'edificio battezzato la "Nuova Stecca" o "Incubatore dell'Arte". Si tratta della costruzione che molti residenti del quartiere Isola avranno notato, ormai completata da qualche settimana, lungo via de Castilla, proprio accanto alla sede della Fondazione Catella.

L'edificio è di proprietà del Comune di Milano ed è stato finanziato attraverso gli standard/oneri di urbanizzazione derivanti dal mega progetto immobiliare Porta Nuova. Con qualche acrobazia burocratica il Comune avrebbe affidato per un certo numero di anni la gestione dell'edificio allo sviluppatore immobiliare Hines con l'impegno di ospitare alcune associazioni che fino a qualche anno fa avevano sede in un edificio industriale dismesso, poi abbattuto per far posto ai cantieri (la cosiddetta Stecca degli Artigiani).

Riportiamo di seguito il testo del pezzo del Corriere. Zonaisola ha già dedicato qualche articolo all'Incubatore dell'Arte.

MILANO - Sono relegati nella Scarpiera, e il nome non mente. È una capanna di assi, ondulati e lamiere da orto. Sede precaria e provvisoria. Da quattro anni. La nuova Stecca degli artigiani è stata costruita di fronte alla vecchia, in via De Castillia, vicino alla stazione Garibaldi. Ormai è finita. Ma le associazioni dell'Isola, gli artisti e i volontari non hanno ancora ottenuto dal Comune il permesso d'entrare: «Abbiamo spedito quattro lettere in sei mesi. Risposte: zero». Nell'accordo firmato nel 2007 si legge: «Le associazioni si trasferiranno nell'Incubatore delle arti dal 2009 al 2012». Siamo in ritardo di due anni, mancano 12 mesi alla scadenza. Ma i traslochi non sono mai iniziati: «Abbiamo chiesto più volte di essere convocati per verificare la validità dell'intesa - racconta Paolo Artoni, attivista del circolo di Legambiente -. Il nostro timore è che Palazzo Marino venga meno ai patti».

Le ruspe attaccarono la Stecca vecchia il 25 aprile 2007. La ex Tecnomasio Brown Boveri, fabbrica di motori per locomotive, doveva cadere e far spazio al nascente piano di riqualificazione Garibaldi-Repubblica. L'edificio storico venne demolito. La polvere, con i giorni, coprì le polemiche. Le associazioni «sfrattate» si riunirono nell'Associazione delle associazioni della Stecca degli artigiani (Ada) e trovarono un accordo con l'operatore Hines e Palazzo Marino. In sintesi: «Avrete una nuova casa in comodato d'uso gratuito all'interno del quartiere». L'Incubatore delle arti è stato progettato dall'architetto Stefano Boeri davanti al ristorante Ratanà, tra i grattacieli dell'Isola. Eccolo. Due piani di laboratori, spazi flessibili, un'ampia parete di vetro. Una casa trasparente, almeno nelle intenzioni.

Ci sono centinaia di volontari e cittadini che aspettano le chiavi. L'Associazione agricoltura biologica e il Coro di Micene, Critical Garden e la ciclo officina +BC, il Gruppo d'acquisto solidale e i Fabbricanti di gioie, gli Architetti senza frontiere, la scuola del fumetto. Spiegano da Palazzo Marino: «I ritardi? Bisogna completare la bonifica dei terreni, allacciare l'edificio alla fognatura ed eseguire i collaudi». Replicano dall'Ada: «Le scadenze del contratto sono state abbondantemente superate, non ci bastano le rassicurazioni, vogliamo certezze». Negli ultimi due anni il Comune ha proposto ad artigiani e volontari un secondo trasferimento «temporaneo» in un edificio di via Pepe, sempre all'Isola, ma la trattativa s'è arenata su una serie di dubbi. Chi paga il doppio trasloco? E perché volete spostarci? Quando sarà aperta la Stecca? «Difenderemo il nostro spazio fino all'ultimo», avvisano da Legambiente. Anche dai fantasmi.

Uno, in particolare, aleggia sull'Incubatore: «I tecnici del Comune hanno fatto visitare la struttura alla comunità di San Patrignano ed altre realtà del terzo settore - attaccano dall'Ada -. Non ci stiamo. La Stecca è nostra». La Stecca è arredata, linda. Vuota. Il cartello delle 14 associazioni di quartiere ha già presentato il business plan all'immobiliare Hines e al Comune: «Il progetto sociale "copre" 35 mila euro di spese l'anno, per cinque anni». Il gestore dell'Incubatore deve essere «validato» da Palazzo Marino.

Armando Stella

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Da Blog City Civic Monitor
i rischi per la M5 da possibili esondazioni del fiume
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MILANO - Con una come al solito acuta e approfondita analisi nel suo blog Claudio Conti esamina la distribuzione delle zone di esondazione del Seveso e, mostrandoci come in queste siano presenti numerose stazioni della M 5, si chiede cosa potrebbe accadere a questo essenziale mezzo di trasporto in caso di piogge eccezionali (che ormai in verità di eccezionale hanno poco, flagellandoci per lunghi periodi anche 2 volta all'anno!). Per saperne di più vi invitiamo a cliccare a lato alla voce Blog City Civic Monitor.

Dalla città alla meta-città
Riprendiamo da Arcipelago Milano un interessante articolo che ci da una visuale diversa sull'importanza - o meno- della città metropolitana

MILANO - 1) Lo dico per onor di firma, anche se so che non si potranno cambiare le cose: il termine di città-metropolitana è l’ennesimo fuorviante ossimoro prodotto dal burocratese. La forma metropolitana è un tipo d’insediamento nuovo e diverso da quello urbano o cittadino.

Come Norman Gras ha scritto una volta, “la grande città, la città eccezionale … si è sviluppata lentamente verso la metropoli economica” (Gras, 1922, p. 181), ma la metropoli economica è appunto un nuovo spazio fisico, non facilmente determinabile e senza particolari segni ai confini: nella città si entra, mentre nella metropoli si arriva. E spesso non riusciamo bene a cogliere la caratteristica della nuova forma urbana. Nel migliore dei casi, quando se ne parla, la s’immagina come un’area del tutto autonoma dalla città, commettendo un grave errore, sottolineato con forza da Deyan Sudjic che critica vivacemente questa immagine errata. “Immaginate – scrive Sudjic – il campo di forza attorno a un cavo dell’alta tensione, scoppiettante di energia e lì lì per scaricare un lampo a 20.000 volts in uno qualsiasi dei punti della sua lunghezza, e avrete un’idea della natura della città contemporanea”. (Sudjic, 1993: p.334). Il richiamo di Sudjic all’energia elettrica offre un felice accostamento per un raccordo con il tema delle nuove tecnologie.
Infatti, di pari passo con la diffusione della motorizzazione privata, lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione ha dato una spinta decisiva alla formazione della nuova città. Da un lato cambiando l’organizzazione del lavoro che si deistituzionalizza e distribuisce nello spazio, secondo un modello, ormai largamente noto, che va sotto il nome di economia post-fordista. Dall’altro per i cambiamenti indotti dalle “macchine per l’abitare”: in parte si è trattato di un processo simile a ciò che è avvenuto in fabbrica, con l’avvento di macchine “time and labour saving“, cioè strumenti che servono a far risparmiare lavoro e tempo, soprattutto alle donne.
Ora però questo tempo viene impiegato da beni “time consuming“, tutte quelle macchine che servono a consumare il tempo liberato e di cui noi ci riempiamo progressivamente la casa. Primo tra tutte il più grande mangiatore di tempo che è la televisione, ma anche l’alta fedeltà, le macchine fotografiche e il calcolatore e così via. Le abitazioni diventano più comode, ma contemporaneamente richiedono più spazio e a parità di reddito lo spazio maggiore si trova più lontano dai centri tradizionali. Così una nuova città, indistinta, confusa, temuta e poco conosciuta, cresce attorno al nucleo tradizionale delle città industriali, s’intrufola negli interstizi lasciati liberi dalla deindustrializzazione, li penetra (Zwischenstadt, la “città nel mezzo”, che io chiamo la “città-oltre”) e li modifica, esattamente come circa mille anni orsono la città medievale è sorta attorno ai castelli feudali in disuso, li ha inglobati e vi si è sostituita dando vita alle città che rappresentano il modello urbano europeo originale, che oggi deve fronteggiare la nuova città diffusa, disordinata e disarmonica ma “scoppiettante di energia”.
Va da sé che questo scoppiettio è costoso, tra l’altro, proprio in termini di consumo energetico. E, ancora una volta, la nuova struttura sociale non è irrilevante per la morfologia fisica: se si guarda l’area di Milano si può vedere che l’area metropolitana non è affatto una “più grande Milano”, ma una nuova struttura urbana in forte interazione funzionale con la tradizionale città comunale.
2) Pertanto dire “città metropolitana” è analiticamente sbagliato e indica il fatto che chi ha elaborato questo termine non era al corrente della vasta letteratura che a partire dagli anni ’20 del secolo scorso. Il “mentecatto burocrate”, come lo chiama De Finetti, uccide l’elaborazione teorica, anche quella internazionalmente consolidata.
Possiamo naturalmente liberarci del problema con una scrollatina di spalle: al fondo si tratta solo di parole, basta intendersi. Ma le parole hanno un peso che va di là dalle nostre intenzioni, e nell’ArcipelagoMilano di settimana scorsa sollevavo proprio il problema dell’uso smodato delle parole con argomentazioni che non sto a riprender qui, ma che sono molto calzanti per questo tema. In particolare si dovrebbe stare particolarmente attenti per una procedura che anno dopo anno ha accumulato una quasi inaudita mole d’insuccessi (costosi). Alla radice degli insuccessi sta la profonda e colpevole ignoranza dimostrata dalla cultura pubblica italiana in un periodo cruciale delle trasformazioni insediative nel nostro paese.
Negli anni in cui la trasformazione metropolitana si mangiava il territorio di mezzo paese e le città venivano dissolte nelle “terre sconfinate” del periurbano, la cultura pubblica di questo paese si baloccava con l’idea balzana di un ritorno alla campagna. Mentre le grandi trasformazioni urbane investivano la società italiana con diverse successive ondate, nel grande ciclo di espansione capitalistica del secondo dopoguerra, fino alla crisi globale del primo decennio del XXI secolo – i cicli intermedi hanno introdotto pause e distorsioni, ma l’espansione urbana non si è mai arrestata – la cultura pubblica del paese ha interpretato le trasformazioni in corso usando vecchi modelli di origine tardo-romantica sostanzialmente riferibili alla coppia toennesiana di Gemeinschaft (comunità) vs Gesellschaft (società), elaborata per i fenomeni di trasformazione sociale e territoriale di un secolo prima.
3) Considerazioni anche più negative si dovrebbero fare per il termine “provincia metropolitana”.

Nel testo Dimensione metropolitana che ho curato per il CSS, Ettore Rotelli fa un illuminante racconto dei fallimenti della legislazione, ordinaria e costituzionale, sulle aree metropolitane, in un percorso abbastanza lungo che può essere a posteriori datato al Convegno di Limbiate del 1957. Il risultato di ulteriori inani agitazioni è che il fenomeno urbano più nuovo viene incasellato in uno schema amministrativo tanto vecchio da essere anche in via di eliminazione: non sapendo più che pesci pigliare facciamo coincidere la metropoli con la provincia. Mi è stato obiettato che le province possono essere rivedute; ma l’area metropolitana di Milano, che in tutte le elaborazioni dalla metà degli anni ’50 in poi (Kingsley Davis) ricomprende zone come il verbano-cusio-ossola e il novarese, secondo il criterio della provincia-metropoli continuano a far parte di una diversa regione. Che cale al “burocrate istituzionale” il fatto che persino per il dialetto queste aree siano entro la koiné milanese? Le regioni non si toccano e mai la provincia metropolitana ne potrà inglobare, delle porzioni, anche se il loro tubi di scappamento scaricano ogni giorno a Milano.
4) Oggi poi, dopo mezzo secolo d’insuccessi è inevitabile che persino l’oggetto che si vuole pianificare si sia ulteriormente modificato.

Parlare oggi di “area metropolitana” (città o provincia metropolitana) rimanda a un concetto, quello delle DUS (Daily Urban Systems) o FUR (Functional Urban Regions) che viene anch’esso messo in discussione dell’evoluzione, soprattutto dei sistemi di regolazione dei flussi. Non sono le città che fanno le reti, sono le reti che fanno le città, mentre i grandi insediamenti commerciali, che una volta erano alle periferie delle città oggi diventano poli di nuovi insediamenti urbani. L’aspetto più rilevante della realtà urbana contemporanea riguarda i cambiamenti nella morfologia fisica e sociale delle città intervenuti nel corso del XX secolo. Risulta ormai evidente che, in ogni parte del mondo, la città tradizionale e la “metropoli di prima generazione” (i), che hanno caratterizzato la vita urbana nella porzione centrale del secolo scorso, hanno ceduto il passo a un tipo del tutto diverso di morfologia urbana, che sta producendo una serie di quelle che i rapporti ufficiali delle Nazioni Unite chiamano Grandi Regioni Urbane (MUR. Mega Urban Regions) in cui forme diverse d’insediamenti umani si mescolano inestricabilmente, fino a costituire un’entità urbana nuova, ma non ancora ben definita, di cui sono state date numerose definizioni o etichettature che non sto a riprendere per non confondere inutilmente il discorso.
Per ragioni analitiche che accenno qui sotto, ho suggerito di chiamare questa nuova entità la meta-città (ii). Nel triplice senso che questa entità è andata al di là (meta) – e persino ben al di là – della classica morfologia fisica della “metropoli di prima generazione” che ha dominato il XX secolo con il suo core e suoi rings (polo e fasce concentriche); al di là (meta) del controllo amministrativo tradizionale di enti locali sul territorio e al di là (meta) del tradizionale riferimento sociologico agli abitanti, con lo sviluppo delle “metropoli di seconda (e terza) generazione” sempre più dipendenti dalle popolazioni transeunti. (Vedi il mio “Lo que el viento se llevò. Espacios publicos en la metropolis de tercera generaciòn” in Monica Degen, Marisol Garcia (eds) La metaciudad: Barcelona, Transformaciòn de una metròpolis, Anthropos, Editorial, Barcelona 2008; pp. 29-44).
Questo mutamento ha dato luogo a notevoli fraintendimenti, non solo da parte della pubblicistica popolare, sempre pronta a impadronirsi anche del minimo sospetto di un’apocalisse, ma anche della letteratura scientifica che dagli anni ottanta del XX secolo in poi non ha perso occasione per decretare la fine della città (iii). A parte la stridente contraddizione d’ipotesi sulla fine della città nel periodo di massima urbanizzazione della storia dell’umanità, è chiaro che la città non è finita, ma si è trasformata in una nuova forma urbana che oggi sempre più passa dal modello definito dalle varie Central Place Theories del XX secolo a modelli tendenzialmente lineari di Zwischenstadt. Il fenomeno può essere rappresentato con molti esempi ma è particolarmente evidente nel corridoio emiliano dove fino al 1999 si poteva ancora parlare di un arcipelago di aree metropolitane distinte, ma già nel 2001 si era trasformato in corridoio continuo, come è avvenuto in molte altre situazioni, rendendo ancora più problematico il lego della costruzione di una unità governabile (non di governo) partendo dai tasselli delle istituzioni esistenti. Che dire per esempio di un’area metropolitana milanese senza Monza, oppure di Firenze senza Prato? Si rafforza sempre più il dubbio che le componenti elementari del Lego istituzionale non siano più quelle giuste.
5) E ancora, dopo mezzo secolo di insuccessi, è perfettamente legittimo il sospetto che si stiano pestando nel mortaio degli oggetti sbagliati, per esempio pietre invece che mandorle, o aria fritta invece di concetti rigorosi, e che forse occorra ripensare radicalmente questo concetto.

In particolare io mi sono convinto di due fatti, che mi sembra difficile contestare, e che se accertati hanno conseguenze rilevanti sul piano operativo. Intendiamoci bene, io non sono un planner né un esperto di questioni istituzionali e amministrative, non faccio parte di alcuna commissione incaricata di disegnare questa o quell’area metropolitana. Da tempo però mi occupo del fenomeno metropolitano partendo dallo studio del nuovo fenomeno insediativo, della comprensione delle dinamiche sociali (lato sensu) che lo caratterizzano e delle sue tendenze evolutive. Avendo decisamente affermato ormai più di un quarto di secolo addietro che l’identificazione di una “area naturale” (spiegherò più sotto come si debba intendersi questo antico termine) come il nuovo insediamento con un bacino elettorale non avrebbe portato a nulla, penso oggi che le ragioni teoriche su cui si basava questa esatta previsione ne escono rafforzate e possono aver la pretesa di suggerire qualche riflessione a chi invece il compito di disegnare un modello di governo per le nuove forme insediative ce l’ha.(segue)

di Guido Martinotti

(i) Per questa terminologia vedi il mio Metropoli, Il Mulino, Bologna 1993, Cap.III, passim.
(ii) Uso il termine con un significato analitico diverso da quello che gli viene dato da F. Ascher cui devo tuttavia riconoscere una primogenitura del termine che mi era sfuggita. Ringrazio Jean Paul Hubert del DRAST per la segnalazione. Una buona approssimazione del concetto che userò qui è il termine di Zwischenstadt la città tra le città (vedi Thomas Sieverts, Cities Without Cities. An Interpretation of the Zwischenstadt, Routledge, London, 2003 (Vieweg, 1997). La commissione europea ha ricostruito questa città tra le città calcolando le aree del pianeta che si trovano in prossimità di centri urbani.
(iii) Per una rassegna delle teorie della de-urbanizzazione vedi il mio già citato Metropoli (1993), Cap.II. Più di recente il tema è stato ripreso anche da un autore solitamente bene informato ed equilibrato come Leonardo Benevolo, La fine della città, Laterza, Roma 2011.
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Dal blog "Civic City Monitor" di Claudio Conti
Da un'attenta analisi del territorio possono arrivare suggerimenti e soluzioni
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MILANO - "Finalmente l’area milanese può diventare, come moltissime città europee, una grande metropoli integrata, di cui faranno parte anche gli abitanti di San Donato, Cinisello Balsamo, Trezzano sul Naviglio, eccetera. I Comuni continueranno a fornire ai cittadini i servizi di prossimità, mentre le decisioni per l’area vasta (trasporti, infrastrutture, ambiente, grandi investimenti, politiche per lo sviluppo e l’occupazione) spetteranno al governo metropolitano.Non è più possibile pensare alle reti ferroviarie, ai metrò, all’inquinamento riferendosi solo a Milano. Con la Città metropolitana sarà possibile realizzare politiche condivise per 134 Comuni. Il governo ha posto l’1 gennaio 2014 come data di nascita della Città metropolitana".
Queste sono le parole dell'assessore Benelli da cui partono le considerazioni di Claudio Conti, un autorevole socio del nostro Movimento Milano Civica autore del blog Civic City Monitor - che vi consigliamo di seguire e di cui è possibile trovare il link nella colonna di destra - che in 3 approfonditi post compie un viaggio nella "Grande Milano" cercando di definirne il concetto e di avviare un dibattito " sui concetti cardine ai quali deve essere ancorata ogni politica per Milano; tra questi vi sono quelli di territorio, bene comune e qualità del vivere."
Dopo aver approfondito in linea tecno-scientifica nel primo post del 20 settembre questi concetti, nel secondo, del 24, passa ad una approfondita analisi del territorio per poter stabilire" l’accessibilità del bene comune sul territorio e di conseguenza l'incidenza o meno sul diritto di molti cittadini di poter accudire adeguatamente alle esigenze ed alla cura della propria persona".
Conti rileva come la forma di Milano sia a “cipolla”, una successione di strati netti e ben identificabili, che serrano dappresso una piccola area dotata di grandi privilegi e auspica che le nuove porzioni di territorio che verranno ad integrare quella oggi definita amministrativamente come "Milano" non costituiscano semplicemente una cornice, uno strato ulteriore, "diverso" ed esterno, dove l'accesso ai servizi e la conseguente qualità del vivere si attestino su livelli ancora più bassi.
Nel terzo e, per ora, ultimo post pubblicato oggi, Conti porta a termine le sue riflessioni sul tema. E col supporto di interessantissimi ed esautivi grafici e mappe - che d'altra parte è solito utilizzare essendo questi elementi fondamentali per rendere chiaro il suo pensiero - dopo essersi posto l'interrogativo se sia opportuno, o meno, cercare di invertire il calo tendenziale dei residenti a Milano, arriva ad auspicare un' evoluzione – indubbiamente lenta e non facile – verso una configurazione policentrica, che potrebbe essere resa possibile se la Grande Milano diventasse una “comunità di comunità”.
Tutto ciò non prescindendo dal concetto di "cultura" e ritenendo necessario che comunque non ci sia una cultura egemone - milanese - ma data "la fase storica di forte e verosimilmente irreversibile integrazione demografica (immigrazione), è necessaria l’apertura a culture nuove e “diverse”.

di Marina Cavallo

Riqualificazione
La nascita negli ultimi 30 anni di poli attrattivi pubblici e privati

MILANO - Lo strumento per riqualificare le periferie milanesi non può che essere il collocarvi funzioni attrattive a livello cittadino. La ex zona 16 denominata Barona – Ronchetto, oggi costituente la parte sud della zona 6, è passata da periferia dormitorio a piccola down-town proprio dopo l’inserimento in questi ultimi 30 anni di poli attrattivi pubblici e privati.
La ex zona 16 compresa tra il Naviglio Grande e la Cintura Ferroviaria a nord e il Naviglio Pavese a est, è sempre stata caratterizzata, per la sua situazione di zona interclusa, da uno sviluppo edilizio contenuto rispetto alle altre periferie Milanesi. Solo con i PRG del ’53 e soprattutto dell’80 il Comune ha proposto una decisa espansione sul verde agricolo basata sulla realizzazione di estesi quartieri prevalentemente composti da Edilizia Residenziale Pubblica.
Tenuto conto della situazione di zona interclusa, il PRG dell’80 aveva però indicato, per sostenere queste nuove espansioni, infrastrutture viarie per facilitare i collegamenti allora quasi inesistenti con le zone adiacenti, la 17 a nord e la 15 a est.
Particolarmente importante era l’identificazione di una quarta circonvallazione chiamata Viabilità Comprensoriale, che dalla ex zona 15 si collegava alla ex zona 17, attraverso i viali Famagosta, Faenza e la via Parenzo con un ponte su piazza Negrelli, alla via Primaticcio. Successivamente questa soluzione fu abbandonata, lasciando sottoutilizzate grandi strade costruite per ricevere quella funzione (Faenza a sud e Primaticcio a nord) e affidando il collegamento fra la ex zona 16 e la ex zona 17 al ponte Don Milani tra la via Santa Rita a sud e la via Brunelleschi a nord.
Collegamento sempre previsto dal PRG dell’80 ma come viabilità Urbana Secondaria, infatti ambedue queste strade sono di sezione variabile e non adatte al traffico passante per l’affaccio su di esse di numerosi servizi e che sono oggi punto critico della viabilità attuale. Perché questo ponte resta oggi l’unico reale collegamento tra Milano ovest e Milano sud-ovest.
Il PRG dell’80 prevedeva anche un altro collegamento classificato invece come Viabilità Primaria, da piazza delle Milizie a Famagosta attraverso le vie Malaga e Santander, oggi opera incompiuta, travisata e utilizzata per funzioni improprie.
Esaminando queste previsioni dobbiamo riconoscere che le infrastrutture indicate dal PRG dell’80 per connettere la ex zona 16 a Milano erano, se fossero state realizzate, ragionevoli e proporzionate alle espansioni previste. Ma, realizzate le espansioni residenziali, e dopo la chiusura della Richard Ginori e della vetreria Vedani uniche grandi industrie presenti nella ex zona 16, questa zona ha finito per assumere l’aspetto della periferia dormitorio.
In compenso a partire dagli anni ’90 si sono sviluppati nella ex zona 16 interessanti episodi di insediamento di servizi cittadini di prima fascia e di interesse tale da creare poli attrattivi con una utenza estesa a tutta la città. Nello stesso tempo il commercio, con il moderato insediamento della Grande Distribuzione, non ha provocato la scomparsa dei negozi di vicinanza, che contribuiscono, specialmente sulle vie Pestalozzi, Binda, Biella, Santa Rita e attorno alla piazza Miani, a creare una situazione di attrattività e vivibilità.
Le nuove funzioni che hanno contribuito a trasformare la ex zona 16 in un polo attrattivo a livello cittadino, (che possiamo identificare come una piccola Down-Town), sono state:
1) L’Ospedale San Paolo, iniziato a costruire negli anni ’60, è entrato in funzione negli anni ’80 e da quel momento ha avuto continue espansioni di reparti specializzati nelle adiacenti vie De Finetti, Barona e Famagosta che lo hanno trasformato in un vero e proprio Polo Ospedaliero, completato dall’inserimento di corsi universitari della facoltà di Medicina. Questo Polo Ospedaliero è ormai usufruito largamente dall’intera zona sud di Milano ma anche dai limitrofi comuni di Corsico, Rozzano, Assago, Buccinasco, diventando grazie a uno svincolo sulla A7 l’ospedale pubblico più vicino alla rete Autostradale.
2) L’Università IULM, nata attraverso un accordo Comune – Ligresti su un ex area industriale dismessa, si sta estendendo sulle restanti e adiacenti aree industriali trasformandosi in un vero e proprio “Campus” con laboratori, residenze per studenti / insegnanti e manifestazioni culturali aperte alla città. Questa Università manca oggi di un accesso viario dignitoso a causa del non completamento della via Santander – Malaga, asse previsto dal PRG dell’80 e realizzato a tratti.
3) L’ex Centro Italo Africano della Cariplo, nata come scuola per scienze Bancarie per il Terzo Mondo è ora Residence per studenti.
4) La Palestra di via Ovada, specializzata per la ginnastica, per le sue qualità progettuali è stata scelta dalla Nazionale Italiana come sede per la preparazione ai Campionati Mondiali e Olimpici di questa specialità.
5) La vasta ex zona industriale dismessa della Richard Ginori si è trasformata in una succursale della via Savona per moda, fotografia e terziario, trasformazione che ha reso il sito decisamente più attrattivo anche se le dotazioni dei servizi urbani per queste nuove funzioni, grazie alla scorretta procedura utilizzata (manutenzione straordinaria invece che PII) sono insufficienti.
6) Decisamente importante il rapporto con l’hinterland, fortemente influenzato dalla realizzazione del Centro Terziario, Commerciale e Sportivo di Milano Fiori ad Assago che, anche se recentemente raggiunto dalla MM2, è accessibile da Milano solo attraversando la ex zona 16, portando così nuovi flussi di traffico passante e l’insediamento di funzioni di vicinanza.
7) Infine nella ex zona 16 è presente uno dei Centri di Interscambio più funzionali di Milano, quello di “Famagosta” situato all’incrocio tra l’entrata in Milano della A7 e la MM2 con stazione dei Bus provenienti dall’hinterland-sud, e dotato di Parcheggio multipiano e futuro centro terziario-commerciale.
La positiva trasformazione della ex zona 16 da periferia dormitorio a piccola down-town, grazie a questi servizi attrattivi, ha però portato come elemento negativo un pesante aumento di flussi di traffico diffuso in tutta la giornata verso le Attrattività insediate e passante per gli accessi dei Milanesi verso la A7 e Milano Fiori. Effetti dovuti alla sua permanente condizione di zona interclusa a causa della mancata realizzazione delle infrastrutture viarie previste dal PRG dell’80.
Ma verso questa legittima esigenza di nuove infrastrutture di collegamento della ex zona 16 con Milano, la risposta dell’Amministrazione è stata deludente, prima non realizzando le infrastrutture previste dal PRG dell’80 e poi addirittura ridimensionandole nel Piano Urbano del Traffico del 2003 quando erano già evidenti i segni della trasformazione. Dando quindi la sensazione di non avere affatto recepito la positiva trasformazione di questa periferia interclusa da Periferia Dormitorio a piccola Down-Town.

di Gianni Zenoni




 

Bene Comune

BENE COMUNE: UNA IDEA PORTATA DAL VENTO

Ricordate il viaggio di Paolo Rumiz con Nerina, la Topolino del 1953, lungo l’intera dorsale appenninica sino
alle propaggini finali in Calabria? Sulla scia di una tradizione letteraria che ha tra di noi precedenti illustri (si
pensi ad esempio al Viaggio in Italia di Guido Piovene), ci aiutò a scoprire bellezze straordinarie e
testimonianze sconosciute o dimenticate di quell’amalgama intricato che è in definitiva il nostro Paese.
Quella di Rumiz resta tuttavia un grande saggio di giornalismo; ma allo stesso tempo una esperienza privata
e difficilmente ripetibile da un normale cittadino. E’ possibile allora consentire ad un pubblico allargato
esperienze analoghe, contribuendo allo stesso tempo al rilancio economico del nostro Paese?

A volte una idea apparentemente semplice può consentire il “colpo d’ala” che conduce non solo ad
aggiungere valore al bene comune; ma anche a promuovere un vero e proprio cambio culturale. Prendete
ad esempio il Progetto VENTO del Politecnico di Milano (gruppo di ricerca: Paolo Pileri - responsabile
scientifico, Alessandro Giacomel, Diana Giudici, Luca Tomasini). L’acronimo riassume in sé l’idea di base: in
bicicletta da Venezia a Torino lungo il Po (magari passando per l’EXPO 2015 …).

Si tratta di 679 km che attraversano paesaggi straordinari, a tratti struggenti e in larga misura ignoti ai più.
Di questi allo stato attuale 102 km si possono già percorrere in sicurezza con la bicicletta; 284 Km sono
accessibili solo intervenendo sulle “regole d’uso”: si tratta per lo più di strade lungo gli argini del grande
fiume, che sono di norma interdette al traffico, solitamente riservato ai mezzi agricoli o a quelli della polizia
fluviale. Altri 148 km richiederebbero pochi e semplici interventi per essere dichiarati “pedalabili” in
sicurezza (tratti promiscui o con pavimentazione leggermente sconnessa ecc.). Restano infine 145 km che
necessitano opere di manutenzione o restauro più impegnative. Il gruppo di ricerca del Politecnico stima in
80 milioni di Euro la somma necessaria per rendere agibile per intero questo nuovo, straordinario percorso
, che in tal modo diventerebbe una delle più lunghe piste ciclabili europee, e certamente la più estesa in
Italia. L’onere per provincia varierebbe da un minimo di 2 milioni (Lodi, Ferrara) ad un massimo di 15 per
Alessandria.

Quali i motivi di rilevanza del progetto? Lascio la parola agli ideatori:

VENTO non è un progetto locale, ma un progetto del Paese: sono 679 km di ciclabile, ma sono anche 679
km di green economy, di green jobs e potenziale crescita dell'economia. I 40.000 km di ciclabili tedesche
producono 80 miliardi di indotto all'anno, stabilmente. Centinaia di migliaia potrebbero essere i nuovi
flussi di turisti lungo VENTO, che diverrebbero il motore per tante economie diffuse e per far ripartire la
crescita...vere green economy: aziende agricole (14.000 sono quelle attraversate dal progetto), attività
ricettive (300 per ora), attività commerciali (2.000) e tanti cittadini (oltre 1,5 milioni).VENTO è paesaggio,
sviluppo, beni culturali, ambiente, agricoltura, fiume, natura, città, piccoli comuni, cibo, tipicità, sole, vento,
salute, lavoro, futuro … è un'infrastruttura che si porta dietro innovazione e benefici. Il corso del fiume Po
è un catalogo di paesaggi italiani e raccoglie la storia di tante storie d'Italia. Acqua agricoltura e natura
ripariale si ripropongono in mille forme diverse. Lanche boscate e non boscate, canali, colture cerealicole,
filari di pioppi, saliceti e pioppete. Lungo VENTO accarezziamo i paesaggi collinari del Monferrato a ovest e
le meraviglie del delta del Po a est. Per non parlare di Venezia con la sua laguna, di Torino con i canali e di
Milano con i suoi Navigli. Ma accanto alle grandi città ne abbiamo tante altre ugualmente straordinarie
come Pavia, Cremona, Ferrara, Piacenza, Chioggia, Valenza, Chivasso, Casale Monferrato. Qua e là il
paesaggio è punteggiato da piccoli e grandi gioielli dell'architettura e della storia del nostro paese come la
Stellata a Ferrara, o una villa palladiana o una antica stazione delle idrovore. E poi ci sono i ponti, le opere
idrauliche e le attrezzature per la pesca.




VENTO vuole dire a tutti noi che un piano infrastrutturale nazionale che si candida a sostenere lo sviluppo
del Paese in questa particolare congiuntura, deve farsi portatore di una nuova cultura, di una svolta. Non
possono esserci solo i soliti ingredienti nel nostro futuro: autostrade, strade, trafori, ferrovie veloci,
piattaforme logistiche. Le grandi ciclovie Europee sono opere per rilanciare lo sviluppo di un paese. Per
questo occorre cambiare scala di progettazione e di gestione e stare più in alto. Non sono forse queste le
grandi opere di cui un paese ha bisogno?

Mi sembra difficile dissentire. Perciò non mi resta che estendere agli ideatori del progetto l’augurio caro a
noi velisti: buon vento!



Milano, 25 Giugno 2012 Claudio Conti





Urbanistica.
Incontri tra esperti e cittadiniI sulle trasformazioni urbane

Milano, 17 giugno 2012 - A un anno dall’insediamento della nuova Amministrazione e a poche settimane dall’approvazione del Pgt, Milano si propone come luogo di dibattito sulla qualità e sulle trasformazioni urbane. Martedì 19 giugno, all’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele, prende il via il ciclo di incontri a ingresso libero “Dialoghi su Milano” promossi dall’assessorato all’Urbanistica del Comune. Esperti, architetti, urbanisti, rappresentanti delle istituzioni, esperti, cittadini si confronteranno sul tema delle città contemporanee come laboratorio di innovazione e sviluppo sociale, politico, economico.

Due gli incontri in programma.
Il primo, intitolato “Il disegno della città”, si terrà il 19 giugno alle 16.30, con gli interventi di architetti di rilevanza nazionale e internazionale: Vittorio Gregotti, Federico Oliva, Giacomo Borella, Carlo Gasparini, Ilaria Valente, Cino Zucchi e le conclusioni dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano Ada Lucia De Cesaris.

Mercoledì 4 luglio, sempre alle 16.30, è in programma l’incontro “La città delle relazioni”, con la partecipazione di quattro donne assessori all’Urbanistica di grandi città italiane: Ada Lucia De Cesaris (Milano), Ilda Curti (Torino), Patrizia Gabellini (Bologna), Maria Chiara Pasquali (Bolzano). Previsti gli interventi di tre esperti e docenti universitari di grande fama: Gabriele Pasqui, Salvatore Veca, Francesca Zajczyk.

A questi primi due appuntamenti seguirà un autunno un secondo ciclo di incontri.

“A valle dell’approvazione del Pgt – ha dichiarato l’assessore all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris – vogliamo rilanciare da Milano un dibattito pubblico sul futuro delle città, sul loro disegno urbanistico e sulla qualità dell’abitare. È significativo che il confronto tra esperti e cittadini si tenga all’Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele: i ‘Dialoghi su Milano’ valorizzano ulteriormente il ruolo storico di questa sede del Comune come luogo di confronto sulle trasformazioni urbane e sui progetti architettonici della città e dell’area metropolitana”. 

Segnalazione
Allegata a Corriere della Sera
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Si segnala l'uscita in edicola sabato 2 giugno dellla Guida Rossa MILANO del Touring Club, allegata al Corriere della Sera. Aggiornata, riveduta e corretta sotto la direzione di Paola Colombini l'interesse di MMC é aumentato dal fatto che è completata da un "testo autoriale", 'Trasformazioni urbane nella città contemporanea', di Jacopo Muzio che fa parte del direttivo Del Movimento Milano Civica.

PGT
Approvata la delibera in Consiglio Comunale

Milano, 22 maggio 2012 – Il Consiglio comunale ha approvato la delibera del Piano di Governo del Territorio con 27 voti a favore e uno contrario.
Il Consiglio comunale ha dedicato al Pgt 16 sedute, il doppio rispetto al precedente Consiglio comunale (8 sedute, di cui 3 chiuse subito per mancanza del numero legale). Sono state oltre 55 le ore di dibattito (29 ore per il Consiglio precedente). Nei mesi scorsi sono state 16 le sedute della Commissione Urbanistica dedicate al Pgt (2 durante la precedente consiliatura).

“La Giunta Pisapia – ha dichiarato l’assessore all’Urbanistica e all’Edilizia privata Ada Lucia De Cesaris - si era presa un impegno con la città e lo ha rispettato. Ha valutato le osservazioni dei cittadini, analizzandole una per una. In meno di un anno le abbiamo riesaminate e abbiamo approvato nuovamente il Piano di Governo del Territorio. Il volto di Milano cambierà: ci sarà più verde, meno cemento e una mobilità a misura d’uomo. Il Pgt integra le periferie cittadine e ne recupera la dignità civile. Con il Pgt questa Amministrazione, per la prima volta, dopo tanti anni, presta concretamente attenzione al bisogno di casa per le fasce medie e più deboli”.

Caratteristica fondante del Piano di Governo del territorio approvato oggi è la partecipazione dei cittadini e il confronto con gli operatori.
Il Pgt ha accolto integralmente o parzialmente circa il 44% delle osservazioni ricevute da cittadini, associazioni e imprese; mentre il Pgt dell’Amministrazione precedente ne aveva accolte solo il 7%.

Da agosto 2011 a marzo 2012 l’assessore Ada Lucia De Cesaris ha partecipato a decine di incontri con la città: assemblee pubbliche, comitati di zona, associazioni cittadine, operatori e categorie professionali, imprese, sindacati. “Nel Piano – ha concluso l’assessore - è stato ristabilito il giusto equilibrio tra interventi e cura della città pubblica. Ora la grande sfida è il recupero dell'esistente, la definizione di un disegno di raccordo tra città storica e nuovi interventi, la riqualificazione delle periferie”.

Una protesta dai cittadini
Perché le regole devono valere soltanto per i comuni cittadini?
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Si, perché il 27 gennaio 2010 La regione Lombardia ha dichiarato “di notevole interesse pubblico” e posto sotto tutela paesaggistica una serie di viali e di piazze “di forte effetto scenico, che rappresentano elementi di forte caratterizzazione della Milano ottocentesca.., per il loro notevole valore sia storico-urbanistico, che paesaggistico. Obiettivo: salvaguardarle e valorizzarle sia nella struttura complessiva che negli specifici elementi urbanistici e architettonici che li contraddistinguono”.
Bene! Come residenti in una delle aree poste sotto tutela, Piazzale Giulio Cesare, abbiamo salutato con piacere le nuove normative, anche se molto rigide. Certo, ci siamo detti, non ci consentono neanche di aprire un piccolo lucernario nelle nostre mansarde, peccato! Ma non importa, se questo serve a salvaguardare una delle più belle piazze di Milano, per il suo disegno architettonico, per l’equilibrio degli edifici sapientemente disegnati in simmetria, per l’elegante spazio aperto che valorizza la splendida fontana delle quattro stagioni, capolavoro di Lorenzo Gerla, che campeggia nel centro. Un gioco di perfette coerenze. Ne vale la pena!
Poveri illusi che eravamo!
Il vincolo, emesso quando la muraglia di case del nuovo complesso residenziale Citylife stava prendendo ormai forma, alterando in modo abnorme l’armonioso equilibrio della piazza, non ha impedito a questi signori, nella loro protervia, di andare oltre, concependo un progetto che si appropria della piazza, un bene pubblico, per farne l’entrata al loro quartiere. Non più una piazza, ma un viale con filari di alberi ad alto fusto in cui la fontana sarà affondata in una specie di recinto di granito, tutto angoli e spigoli, in completo disaccordo con l’attuale andamento curvilineo delle aiuole, disegnate così perché fossero in armonia con la disposizione ad anfiteatro delle architetture circostanti. Prospettive cancellate e concezione originaria radicalmente stravolta.
Il vincolo recita: “Conservazione dell’originario impianto urbanistico e del disegno storico delle piazze, mantenimento dei parterre centrali, della visuale prospettica, dei rapporti percettivi edifici-spazio pubblico….” insomma, degli elementi di unicità di una piazza simbolo della sapiente progettazione urbanistica dei nostri antenati.
Ma allora, come è possibile che un organismo come la Soprintendenza, che dovrebbe tutelare tutti i gioielli della nostra Milano e del nostro Paese, un organismo che sottopone a un calvario di permessi qualsiasi richiesta di modifica presentata da comuni cittadini, si sia inchinata ai grandi interessi immobiliari dando parere positivo a un progetto che è un vergognoso sopruso, uno schiaffo alla normativa vigente!

Dopo anni di abbandono speravamo in un progetto che restituisse la piazza alla città. Sia alla precedente amministrazione che a quella attuale avevamo presentato un progetto che, applicando alla lettera le prescrizioni del vincolo, rende l’area circostante alla fontana uno spazio più vivibile e fruibile per tutti, pur nel rispetto della storia e dell’estetica. Un progetto a costo zero.
La risposta dell’attuale assessore all’urbanistica di fronte alle nostre proteste? Fate causa alla Soprintendenza! Ma il vento non doveva cambiare? Noi ci avevamo creduto!
Chiediamo che non venga cancellato un altro pezzo di Milano degno di essere tramandato alle future generazioni, chiediamo di non abbassare la testa di fronte all’ennesimo sopruso in dispregio agli interessi collettivi e alle leggi vigenti.

Flavia Cavaler
Emanuela Fasoli
Luisa Rigobon

IMU
Castellano: "Bene emendamento del Governo"



Milano, 29 marzo 2012 – “Apprendiamo con molto favore l’annuncio del Presidente dell’Anci, Graziano Delrio, su un emendamento del Governo che consentirebbe di esentare dall’Imu gli stabili di edilizia popolare. Sarebbe per Milano una risposta importante, in un momento in cui la crisi taglia le risorse ma l’emergenza abitativa impone interventi massicci per la manutenzione degli stabili e il rapido ripristino degli alloggi sfitti. Ringraziamo l’Anci che si sta facendo portavoce presso il Governo di queste istanze e siamo al suo fianco nel ribadire l’importanza di salvaguardare l'edilizia popolare dalle pressioni fiscali per non paralizzare completamente gli interventi necessari”. 
Lo dichiara l’assessore alla Casa e Demanio Lucia Castellano a seguito delle dichiarazioni di Graziano Delrio, Presidente Anci, in merito ad un emendamento del Governo che consentirebbe di stanziare le risorse necessarie a garantire l'esenzione dall’Imu dell’edilizia popolare o con funzioni pubbliche, che vale nel complesso 370 milioni di euro. 


Green economy e turismo
Fai e Wwf lanciano un progetto pilota sul Ticino che fonde l’economia con un patrimonio ambientale unico

Un nuovo modello di sviluppo? Si può. Coniugando salvaguardia del territorio e rilancio economico. Il Parco del Ticino guarda alla green economy e pensa al suo futuro, ancor più ora che la terza pista di Malpensa pesa meno sulla sua testa. L’opera, probabilmente, non si farà e il parco tira un mezzo sospiro di sollievo, meditando con più forza su come realizzare una crescita che sia sobria e sostenibile, a basso impatto ambientale.

Diverse le strade rilanciate ieri nel convegno «Terre del Parco del Ticino, un nuovo modello di sviluppo territoriale», promosso da Fai e Wwf, e che si è tenuto non a caso al Maga, museo d’arte di Gallarate, cittadina dentro al parco in passato sede di una grande industria manifatturiera. Il turismo verde, prima di tutto, ambientale, culturale, consapevole, e il sostegno all’agricoltura (che nel parco è una realtà importante) di qualità e a chilometro zero. Oltre alla riconversione delle industrie per lo sviluppo di nuove risorse energetiche attraverso la tecnologia. «Il potenziale è enorme — spiega Maurizio Rivolta del Wwf — . Un piano energetico del parco e dei suoi comuni per mettere pannelli fotovoltaici sugli edifici pubblici e privati, con incentivi e facilitazioni, porterebbe ad un risparmio energetico ed economico considerevole».

Il Parco del Ticino, si è detto, potrebbe diventare un esempio pilota per l’Italia. E si è parlato anche del caso dell’area di Lille, ex zona
mineraria con 98 città e 1,2 milioni di abitanti, che ha creato un nuovo modello di sviluppo con il turismo naturalistico. Se è vero che il territorio del parco è un pout pourri di natura e antropizzazione spinta — nei 91mila ettari lombardi (6.561 sono piemontesi) che coinvolgono le province di Varese, Milano e Pavia ci sono 47 comuni, vivono 480mila persone e sono attive mille aziende agricole — , è anche vero che il patrimonio ambientale e biologico del parco con 20mila ettari di foreste planiziali è ricco di ambienti «che non hanno eguali in Italia ed Europa, rappresentano delle unicità» ha spiegato Giuseppe Bogliani, docente di Zoologia ed Etologia all’università di Pavia. Paesaggi e biodiversità da preservare, e da far godere a turisti consapevoli. Riserva della Biosfera Unesco, il parco sembra essere apprezzato, e conosciuto, più dai turisti che dai milanesi: 800mila presenze certificate l’anno, ha ricordato Milena Bertani, per nove anni presidente dell’area verde, per la metà stranieri, di cui il 25 per cento americani.

«Abbiamo voluto il convegno per creare consapevolezza nelle persone che non si rendono conto del valore di questo parco e dei suoi problemi — ha detto Giulia Maria Crespi, fondatrice e presidente onorario del Fai — . Bisogna arrivare a una nuova via di sviluppo». I problemi, infatti, sono sempre in agguato: come la modifica dei confini, chiesta da alcuni sindaci. All’incontro con molti relatori, tra cui gli assessori alla Cultura Boeri e all’Urbanistica De Cesaris, ha partecipato anche il ministro del Turismo Piero Gnudi che ha parlato della «valenza turistica importantissima dei parchi» e della bellezza, poco conosciuta, del parco del Ticino in particolare. «Iniziative come queste possono portare a quel turismo diffuso di cui abbiamo bisogno per far diventare il turismo la prima industria del paese».

di Anna Cirillo

Spazi abbondonati
Benelli: “Il riuso temporaneo come occasione per riqualificare molti spazi di Milano”

Recuperare edifici e aree abbandonate o di prossima trasformazione con progetti legati al mondo della cultura e dell’associazionismo. Questi gli obiettivi del protocollo d’intesa che il Comune di Milano ha sottoscritto con il Diap Politecnico e l’associazione Temporiuso.net, per valorizzare il patrimonio edilizio in stato di abbandono, di disuso o in attesa di trasformazione della città, creando opportunità di impresa e di occupazione per associazioni culturali, artigiani, turismo low cost, attività in fase di start up.

“Esistono ancora molti spazi abbandonati e in stato di degrado anche in zone centrali della città. Con questa iniziativa, che non comporta spese per l’Amministrazione comunale, vogliamo mettere in rete queste aree, offrendole al mondo dell’associazionismo, dell’artigianato e delle arti: è un’opportunità, in modo particolare per le realtà giovanili, per ottenere una sede dove realizzare progetti e sviluppare la creatività”, ha dichiarato l’assessore all’Area metropolitana, Decentramento e Municipalità, Servizi civici del Comune di Milano Daniela Benelli.

Il protocollo d’intesa, approvato oggi con una delibera di Giunta, prevede la mappatura degli spazi abbandonati o inutilizzati e l’avvio di progetti pilota di uso temporaneo a partire dalle richieste di associazioni e comitati, anche grazie al supporto degli abitanti e dei nove Consigli di Zona. Passo successivo sono le “Giornate del riuso temporaneo”: un tavolo cittadino di tre giorni dove Amministrazione comunale, privati, associazioni culturali, cittadini, esperti di arte si confronteranno sui progetti e la disponibilità di spazi sul territorio. Dopo questa fase si passerà ai bandi per il riuso temporaneo, cui seguiranno i primi progetti pilota di riuso da sviluppare con i Consigli di Zona. Una volta avviato si intende trasformare il progetto in una consuetudine del Comune, semplificando così le procedure di assegnazione degli spazi vuoti. Tutto il progetto sarà consultabile online.

Per rendere concrete le possibilità di realizzazione di progetti sperimentali, l’Amministrazione valuterà nuove modalità di concessione degli spazi di proprietà comunale.
“Auspichiamo che questo importante progetto del Comune per il recupero degli spazi abbandonati o in disuso possa diventare un esempio virtuoso, una buona pratica, che anche i privati possano seguire e realizzare, come avviene già da tempo in altri Paesi europei. Inoltre, ci tengo a sottolineare che rimettere in uso edifici e spazi abbandonati è molto importante anche perché garantisce presidio sociale e sicurezza per l’ambiente e i cittadini”, ha detto l’assessore all’Urbanistica ed Edilizia privata Ada Lucia De Cesaris.

“Abbiamo ricevuto un’eredità pesante – ha spiegato l’assessore alla Casa e Demanio Lucia Castellano – e questa iniziativa testimonia la corale volontà di questa Amministrazione di limitare le occasioni di degrado e illegalità, rappresentate da stabili vuoti e abbandonati”.

“Grazie anche a questo protocollo – ha detto l’assessore alla Cultura Stefano Boeri – nei prossimi mesi cominceremo ad affidare temporaneamente spazi e edifici non usati per le giovani imprese creative di Milano. Un modo per anticipare il futuro di luoghi, anche celebri, che oggi sono vuoti e che presto saranno parte integrante del MET, il museo esteso sul territorio, che costituisce il grande progetto di rigenerazione culturale della nostra città”. 

La Darsena
Valorizzazione della Darsena in una visione omnicomprensiva di tutto il territorio dei Navigli.

Prima di affrontare la tematica sottesa a questo titolo, presentiamo un po’ di storia della Darsena, luogo-simbolo della nostra città di Milano, tanto nominata quanto poco valorizzata negli ultimi anni, sia da un punto di vista turistico sia da un punto di vista ambientale.
La Darsena ha rappresentato il punto di approdo delle chiatte che portavano a Milano merci, marmi e materiali vari, anche derrate alimentari provenienti dalla campagna ed è il nodo di confluenza delle acque della città.
Il primo bacino venne allora chiamato “Laghetto di Sant’Eustorgio”: in esso confluivano le acque del fiume Olona, del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese.
Ora la Darsena si presenta come un bacino di circa 750 m, dopo i lavori di ampliamento nel 1920. Diventò il decimo dei porti fluviali italiani per capacità di tonnellaggio.
Il movimento fluviale ebbe termine definitivamente nel 1965 sul Naviglio Pavese e nel 1979 sul Naviglio Grande, anno in cui arrivò in Darsena l’ultimo barcone.
Da allora, il sistema dei Navigli Grande e Pavese e quindi il bacino che li unisce sono stati caratterizzati da un lento e graduale invecchiamento senza che fossero proposti interventi di recupero e conservazione di quello che ha rappresentato per i cittadini di Milano un luogo in cui identificarsi.
Un progetto presentato dalla precedente Giunta Comunale prevedeva l’inserimento di un parcheggio a rotazione di 713 posti auto, che modificherebbe per sempre l’unicità di questo luogo e di questo monumento idraulico aumentando l’afflusso di auto private nel quartiere a scapito della vivibilità e con conseguenti danni all’ambiente .
Per questi motivi il Comitato “Pro Darsena” si è sempre opposto alla realizzazione di questo progetto per un diverso futuro del quartiere legato alla rivalutazione delle attività artistiche e artigianali e alla valorizzazione del suo patrimonio storico – culturale.
Domenica 5 febbraio, al teatro Dal Verme a Milano, vi è stato un interessante incontro-kermesse cui hanno partecipato amministratori locali e milanesi del mondo della cultura e dello spettacolo per presentare i progetti di rinnovamento in occasione di Expo 2015 che vedono la valorizzazione della Darsena in una visione omnicomprensiva di tutto il territorio dei Navigli.
Infatti, è prevista la realizzazione di una pista ciclabile di 125 km che unirà Milano al Parco del Ticino, in un’ottica di continuità ecologica ed ambientale fra la città e le aree limitrofe.
Inoltre saranno bonificati gli argini dei canali con passeggiate pedonali e piantumazioni, così da ricostruire l’habitat ecologico anche di varie specie animali e vegetali, contribuendo anche ad una crescita agricola “a misura d’uomo” dei paesi che affacciano sui Navigli.
Infine, direttamente per quanto concerne la Darsena, sospeso il precedente progetto di creazione dei posti-auto, saranno restaurate le “mura spagnole” che la costituiscono, al fine di valorizzare il territorio sia da un punto di vista storico sia ambientale.
Un’adeguata valorizzazione della Darsena, ad avviso di chi scrive, non può essere disgiunta da un progetto ad ampio raggio di valorizzazione dei Navigli nel loro complesso, trattandosi di bacini idrici strettamente connessi.
Ben vengano le piste ciclabili, il riassestamento delle sponde e le macro-aree ecologiche; occorre, però, al fine di rendere omogeneo il territorio, anche recuperare le grandi aree ex-industriali dismesse, in particolare nella prima porzione del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese: tali aree sono di notevoli dimensioni, in condizioni spesso fatiscenti e degradate e non curate a sufficienza per formare aree di c.d. “archeologia industriale”.
Un piano di recupero e valorizzazione di questi grandi spazi porterebbe certamente ad una migliore gestione del territorio prospiciente i corsi d’acqua, con molteplici vantaggi in tema di vivibilità ambientale.


di Ilaria Li Vigni

Piscina Caimi, pronto il progetto di ristrutturazione
La volontà é di creare uno spazio non solo ricreativo ma multi-culturale
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Milano, 22 gennaio 2012 – Si terrà oggi, lunedì 23 gennaio, alle 20.30, al Teatro Franco Parenti, in via Pier Lombardo 14, l’incontro per la presentazione del progetto di ristrutturazione della piscina Caimi. L’assessora allo Sport e Tempo libero Chiara Bisconti, il responsabile dell’Ufficio Relazioni con la città Paolo Limonta, il Consiglio di Zona 4 e la Fondazione Pier Lombardo incontreranno tutte le cittadine e i cittadini per descrivere e raccontare il futuro della Caimi, appena prima dell’avvio dei lavori.

Il progetto della piscina prevede non solo la ristrutturazione della vasca, nel rispetto della struttura architettonica, e la riapertura alla balneazione, ma anche la sua integrazione con i progetti culturali del Teatro Franco Parenti. Ne nascerà dunque un luogo che non sarà più soltanto un impianto sportivo, ma uno spazio da vivere nella sua interezza.

“Dopo alcuni mesi di confronto con il Consiglio di Zona, Comitati, cittadine e cittadini, e dopo aver ascoltato i pareri e le esigenze di tutti, finalmente siamo pronti a presentare un bellissimo progetto, che sarà in grado di ridare vita a uno spazio troppo a lungo dimenticato”, ha affermato l’assessora allo Sport e Tempo libero Chiara Bisconti.
“Nata come centro ricreativo, la nuova piscina Caimi incarnerà perfettamente la nostra visione: far rivivere uno stesso luogo attraverso una pluralità di attività, che ne recuperino l’identità e il valore originario. L’incontro è ovviamente aperto a tutti e speriamo davvero che domani sera partecipino in tanti, perché siamo orgogliosi ed entusiasti di poter raccontare questo progetto condiviso”.
 

Nuovo Piano per il governo del Territorio
Lunedì gli assessori prenderanno in esame le modiche che approderanno poi al vaglio della commissione Urbanistica. Azzerate le volumetrie che erano previste per il Parco Sud
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Oltre 5mila osservazioni esaminate una per una, per decidere quali accogliere del tutto o in parte e quali respingere: un lavoro che ora confluisce nella delibera che disegna il nuovo Piano di governo del territorio, il Pgt, profondamente modificato rispetto a quello approvato durante il mandato del sindaco Moratti. Modifiche nette: il nuovo strumento urbanistico dimezza i metri cubi di cemento di nuove costruzioni, grazie alla sensibile riduzione degli indici di edificabilità e, soprattutto, alla cancellazione della possibilità di utilizzare il Parco Sud come virtuale terreno di scambio per nuove volumetrie.

Il Pgt della Moratti: grattacieli nei parchi e 24 quartieri

Una rivoluzione, insomma, che ora dovrà affrontare l´iter di approvazione: lunedì arriverà in giunta il documento di modifica del Pgt, per poi passare in commissione Urbanistica e - a metà febbraio, se saranno rispettate le previsioni - in Consiglio comunale per la discussione definitiva, che si prospetta già accesa e che dovrebbe portare all´approvazione definitiva entro fine anno.

Un primo dato: le osservazioni di enti, associazioni e cittadini accolte nella precedente versione del piano arrivavano all´8 per cento delle 4.765 totali (diventate poi 5.400 in virtù di una diversa catalogazione di alcune). Il gruppo di lavoro messo assieme dall´assessore all´Urbanistica Ada Lucia de Cesaris, invece, ne ha recepite oltre il 40 per cento, tra osservazioni generali e riferite a specifici ambiti di trasformazione del territorio.

È proprio attraverso l´accoglimento di molte di queste osservazioni che si arriva al secondo dato, concretissimo: la superficie massima consentita di nuove costruzioni nei nuovi quartieri è più che dimezzata, rispetto alle vecchie previsioni, passando da quasi 5 milioni e 800mila metri quadri a 2 milioni e 800mila: di questi, oltre 2 milioni e 400mila metri quadri "scompaiono" proprio grazie all´eliminazione del concetto di perequazione con il Parco Sud tanto caro all´ex assessore Carlo Masseroli.

Diminuiscono anche gli "Atu", gli ambiti di trasformazione urbana, ovvero quelle aree dismesse o sottoutilizzate all´interno della città che già esiste, altre zone (come gli ex scali ferroviari) seguono un diverso destino con l´accordo di programma con Fs e, ancora, altri ambiti (Expo, Cascina Merlata) vengono "sottratti" e inseriti in un regime transitorio a parte. Risultato: calano anche sensibilmente - nel piano che presenterà De Cesaris - i nuovi abitanti teorici degli "Atu" e di quattro ambiti di trasformazione periurbana: da quasi 100mila a poco meno di 31mila.

Ogni ipotesi di modifica, comunque, dovrà passare dal Consiglio comunale. Commenta il papà del vecchio Pgt, Masseroli: «Bisogna fare in fretta, l´assenza di regole attuali è la situazione peggiore. Ma chiedo: quale sarà il metodo di lavoro? Le modifiche potrebbero essere così radicali da obbligare a ripartire da zero. E, se stiamo alle promesse di questa giunta, le osservazioni andranno discusse tutte in aula».

Dà fiducia al lavoro dell´assessore e degli urbanisti del Pim Legambiente Lombardia. Il presidente Damiano Di Simine si aspetta che «le modifiche derivanti dall´esame delle osservazioni apportino rilevanti miglioramenti al Pgt: ora la palla passa alle forze politiche, chiamate ad esprimersi in tempi ragionevoli».

di Oriana Liso

Dalla pagina FB di Giuliano Pisapia
Expo2015, tornano le Vie d'Acqua. Bandi riqualificazione entro l’estate. Fine dei lavori entro il 2014


MILANO 12/01/2012

Il Sindaco Giuliano Pisapia e l’Amministratore Delegato di Expo 2015 Spa Giuseppe Sala hanno presentato oggi a Palazzo Marino l’atteso piano di riqualificazione della Darsena di Milano e dell’area contigua. Si tratta del punto di partenza del più generale progetto delle Vie d’Acqua, il complesso di interventi di valorizzazione paesaggistica e ambientale degli spazi aperti nella cintura Ovest della città, dei Navigli e della rete irrigua che Expo 2015 lascerà in eredità a Milano e alla Lombardia.

Il piano di riqualificazione è stato illustrato dagli architetti Sandro Rossi e Edoardo Guazzoni, vincitori del concorso di idee bandito dal Comune di Milano. Un progetto che è stato rivisto negli ultimi mesi per assicurarne la compatibilità con il quadro degli interventi della Via d’Acqua.

Expo 2015 entra concretamente nella vita della città. Dopo anni di incuria, la Darsena viene restituita ai milanesi grazie ad Expo 2015 e alla determinazione del Comune di fare dell’Esposizione Universale uno strumento concreto per Milano, un’eredità positiva per tutti.

TEMPISTICHE E INVESTIMENTI

Sarà la Società Expo 2015 ad attuarlo, con un investimento previsto di circa 17 milioni di euro. I bandi per la riqualificazione della Darsena verranno lanciati entro giugno 2012, mentre l’avvio dei lavori è previsto per l’inizio 2013. I lavori stessi si concluderanno entro dicembre 2014, in tal modo tutto sarà pronto per l’appuntamento con l’Esposizione Universale.

Dopo l’avvio delle gare per i lavori sulla piastra del sito espositivo, dopo la stipula del protocollo sulla sicurezza e sulla legalità nei cantieri, partono dunque le gare per la Darsena. Il prossimo passo sarà la riqualificazione dei Navigli.

LA DARSENA DI DOMANI: COME SARÀ

Gli interventi per i lavori di riqualificazione della Darsena e zone adiacenti per il 2015.



La Nuova via d’acqua
Collegherà il canale che circonda il sito di Expo 2015 al centro della città, immettendosi nel corso del Naviglio Grande.

Approdo occidentale
Nuova pavimentazione per l’ingresso e il Belvedere alla Darsena da Piazza Generale Cantore. Interventi conservativi di porzioni di mura spagnole e un ponte tra le due sponde, completati da aree a giardino.

Sponda settentrionale
L’intervento è volto principalmente a restituire spazi alla passeggiata lungo il lato che costeggia il Viale Gabriele d’Annunzio, con un ampliamento della banchina destinata a piccole manifestazioni e spettacoli.

Sponda meridionale
Sistemazione della sponda e ampliamento con nuovo pontile sospeso. Nuove alberature spondali e un ponte mobile alla confluenza del Naviglio Grande. Manutenzioni alla fontana della Conca di Viarenna.

Piazza XXIV Maggio
Un nuovo specchio d’acqua, con la riapertura parziale del Ticinello sotto la porta neoclassica del Cagnola. Restituzione della piazza al passeggio e alle biciclette, con una nuova viabilità e spazi verdi.

Come rendere leggibili per cui comprensibili le realtà sociali della città

 


Con questa assonanza abbastanza sgradevole intendo (provvisoriamente) denotare l’insieme dei primi risultati che sto ottenendo attraverso un progetto a cui sto lavorando mirante a rendere visibili sul territorio le principali grandezze sociali, economiche e culturali che caratterizzano la nostra città, in modo che questa essenziale informazione divenga pubblica in quanto facilmente leggibile e perciò comprensibile.
In questa sede intendo occuparmi, sia pure sommariamente, di due aspetti essenziali: quello dei redditi e quello della struttura demografica. La fonte è costituita da alcune serie di dati distribuite a cura del Settore Statistica e S.I.T. del Comune (si veda anche Progetto AMeRIcA); l’elaborazione in alcuni casi è stata abbastanza complessa, richiedendo anche la costruzione di un piccolo applicativo (software) ad hoc.
Inizio con la distribuzione dei redditi imponibili (individuali e familiari) per zona. I dati – indicizzati per comodità di lettura (max=100) – sono le medie relative al periodo 2000-2004: non freschissimi, se si vuole; ma comunque capaci di tracciare un quadro attendibile, in quanto è estremamente improbabile che una anomalia strutturale tanto vistosa come quella posta in evidenza nella figura possa essersi modificata negli ultimi anni.

Se mi si passa l’espressione, Milano sotto questo riguardo si presenta come un uovo, nel cui tuorlo (la zona 1) si osservano redditi imponibili medi pari ad oltre il doppio di tutti gli altri delle zone restanti. Quanto a queste ultime, le differenze non sono eccessive (i minimi si hanno nelle zone 9, 5, 2 e 6 nell’ordine). In altri termini, non vi è traccia – dal punto di vista dei redditi - di una transizione più o meno regolare dal centro verso la periferia: tutto il territorio circostante la zona centrale si prospetta come una sorta di albume relativamente indifferenziato. Quando poi si passa ad esaminare il ritmo di crescita dei redditi nel periodo preso in esame, quelli di zona 1 risultano essersi accresciuti ad un ritmo del 4,9% composto annuo (per le famiglie): un multiplo rispetto alle altre zone (2, 6 e 9 presentano addirittura variazioni negative). Come dire: almeno relativamente al periodo 2000-2004 la contrapposizione posta in evidenza, lungi dall’essersi attenuata, si è invece accentuata.

Vengo ora al secondo aspetto, che in questo caso riguarda la distribuzione sul territorio dei nuclei familiari. Gli statistici del Comune hanno elaborato una interessante proiezione della struttura demografica al 2027 (base=2008). Da essa si ricava che l’aumento demografico atteso (in termini di n. di nuclei familiari) dovrebbe riguardare essenzialmente le zone 2, 9 ed 1 nell’ordine, restando le altre sotto questo aspetto relativamente inalterate:

Mi riferisco ora al 2008 ed alla distribuzione dei nuclei famigliari per zona ed età del capofamiglia. Il quadro che si ottiene è sconcertante, per quanto entro certi limiti prevedibile:

Il numero di famiglie il cui capofamiglia è in età superiore a 65 rappresenta ovunque oltre un terzo del totale; il secondo gruppo più numeroso è costituito da quelle ove tale ruolo è ricoperto da persona (maschio o femmina) tra 36 e 45 anni. Il fenomeno è relativamente meno accentuato in zona 1, 2 e 9; tuttavia anche in questo caso manca del tutto l’idea di una transizione “regolare” da una fascia all’altra; la massiccia concentrazione di famiglie guidate da persone anziane (prima distorsione) e le discontinuità nei profili (seconda distorsione) costituiscono una ulteriore, importante anomalia oltre a quella, già ricordata, della distribuzione dei redditi.

Come è destinato ad evolversi questo quadro secondo le ipotesi ed i calcoli degli esperti del Comune? Nella direzione della scomparsa della seconda distorsione: ci si attende, in altri termini, che le frequenze delle famiglie per fascia di età del capofamiglia si distribuiscano nel modo consueto, vale a dire come una piramide. Viceversa non sembra attenuarsi significativamente la prima distorsione: se è vero infatti che ci si attende un calo di 3 punti % nei nuclei anziani di zona 2, notiamo un aumento nelle zone 5 e 6:

Conclusione: già queste esplorazioni preliminari suggeriscono l’idea – non già di una città diseguale, perché questa sarebbe una osservazione semplicistica e vagamente demagogica – bensì di una società più diseguale o sbilanciata di quando sarebbe corretto aspettarsi. Un aspetto quest’ultimo sul quale mi riprometto di fare intervenire ulteriormente l’Osservatorio del Territorio, perché tutti sappiamo come le situazioni di disequilibrio possano alla lunga risultare di difficile governo.


di Claudio Conti

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