i lavori di cantiere M4 in Zona 6 - l’Associazione Museolab6 chiede un incontro
Preoccupazione per i lavori che interesseranno l'area Parco Solari

MILANO - Pubblichiamo la lettera aperta all'assessore Maran con richiesta di un incontro in occasione della prevista apertura dei cantieri della M4 in zona Solari, apertura che desta giusta preoccupazione negli abitanti del quartiere:

 

Lettera  aperta  per  Assessore  ai trasporti del Comune di  Milano  Pier Francesco Maran

epc  Gabriele Rabaiotti  Presidente del  Consiglio Zona  6

 

Egregio Assessore,

 

A seguito della presentazione del progetto della Metropolitana 4,  l’Associazione Museolab6 (un laboratorio urbano nato da un gruppo di cittadini per promuovere la tutela del patrimonio culturale e sociale della Zona 6 con il coinvolgimento dei Cittadini) ha iniziato un percorso di approfondimento e di confronto con le Associazioni  e le Organizzazioni attive nei nostri quartieri.

 

Al fine di stabilire un proficuo canale di collaborazione le chiediamo un sollecito incontro.

 

La Zona 6, ricca di storia, cultura, servizi, attività economiche, fattori aggregativi e di solidarietà, sa anche esprimere forti valori di apertura, capacità di idee e di partecipazione dei suoi Cittadini: le attività  sociali e culturali, di tutela dei beni comuni della città che ci proponiamo, vanno tutte nella direzione di valorizzare i nostri quartieri come luogo di persone, socialità, lavoro, in una concezione attiva della cittadinanza.

Contribuiremo come Cittadini responsabili anche in questa occasione, convinti che la Metropolitana 4 sarà, quando realizzata, un  fattore di svolta per la mobilità del trasporto pubblico e per la qualità di questa parte di città .

Con queste finalità esprimiamo riflessioni, crediamo fondate, sulla vicenda attuativa dei lavori della Metropolitana 4, con uno spirito di sinergia con l'Amministrazione, il Consiglio di Zona e tutte le altre realtà che saranno in campo.

 

Il cuore della riflessione sta nella coerenza tra i lavori di cantiere programmati e le articolate modalità per ridurre gli impatti ambientali, la perdita di valori di qualità della città, la compromissione delle risorse verdi, le ripercussioni su attività commerciali e sul lavoro, sulla vita quotidiana dei cittadini, sulle accessibilità critiche che si determineranno per abitazioni , scuole e servizi.

Tutti sacrifici ragionevoli, per tempi adeguati, in vista di una meta di vantaggio complessivo percepita dai Cittadini come buona e certa.  

 

Pur dando per acquisita la completa copertura finanziaria della M4, per quel poco che ci è stato illustrato, i primi lavori di cantiere consisterebbero nelle opere funzionali preparatorie all'intervento (sottoservizi, bonifiche, reperti archeologici, rimozione eventuali ordigni bellici.....) e funzionali all'efficienza organizzativa ed economica del Soggetto Concessionario alla costruzione, Impregilo, che nella finanza di progetto copre la quota privata programmata per la realizzazione dell'intervento (meno del 30%).

Questa circostanza motiverebbe la "grande voce", in capitolo di questo soggetto, nelle misure gestionali proposte per il cantiere in Zona 6. Ad esempio iniziare a "posteggiare" e rimontare in via Dezza e nel parco Solari la "talpa" di scavo che termina i lavori della M5 Lilla .

 

Se  i tempi e i flussi di finanziamento non fossero quelli auspicati,  come spesso avviene nei casi delle grandi  opere, i  disagi  e i maggior costi che potrebbero ripercuotersi ai danni della cittadinanza non motiverebbero una visione positiva  dell'intervento.

Ma riteniamo che il bene comune (città e cittadini) siano, come sempre, la priorità di una Amministrazione,  pur attenta, in una situazione di scarsezza di risorse economiche, ad efficienza e costi.  Riteniamo che si troveranno soluzioni migliori di quelle per ora adombrate.  Punto di attenzione  anche  la coerenza con  altri interventi,  previsti  in zona Solari Tortona, per  sicurezza e accessibilità alle scuole, percorsi ciclabili, zone  a velocità limitata  .

 

Con queste finalità è prioritario valutare nel particolare le aree di cantiere, gli scavi a "cielo aperto", i depositi di materiali, le recinzioni, con criteri e misure che cerchino di minimizzare le interferenze e gli impatti sulla vita dei cittadini e delle attività commerciali/economiche in termini di accessibilità, perdita anzitempo di valori di qualità degli spazi pubblici e delle aree di parchi e giardini.

Riteniamo, ad esempio, che per opere provvisionali all'intervento di lungo periodo si debba  limitare la chiusura della circolazione della direttrice via Lorenteggio-via Foppa: si limiterebbe in tal modo l'impatto (enorme a meno di modifiche) sull’accessibilità ad abitazioni, servizi, attività commerciali, funzionalità del trasporto pubblico (autobus 50).

Un pezzo di città consolidata, con il suo patrimonio di beni comuni, è un’area delicata: il Parco Solari costruito negli anni 30 su un ex scalo bestiame ferroviario di servizio al Macello pubblico di Milano, non può tornare alle sue origini in quanto cantiere ospitante una Talpa di costruzione!

Questa è una parte storica della città, con un Parco che è un grande valore per chi abita e lavora nel quartiere Solari Tortona, densamente popolato nella direttrice Lorenteggio, con criticità di risanamento dell'edilizia pubblica degradata, gravitante su via Segneri e la Stazione di San Cristoforo.

Un tessuto urbano e sociale dove occorre muoversi con interventi di cantiere ridotti e misurati, e con una cura progettuale adeguata alle  esigenze .

 

Ci appare essenziale  avere informazioni  precise sui tempi di completamento della linea 4 e degli  impegni puntuali al riguardo di ognuno degli  spazi interessati dalle stazioni: modalità  di cantiere,  opere di arredo urbano definitive.

E' un lavoro che verrà dettagliato in corso d'opera, ma ci sarà pure un programma  generale di quello che è necessario prima di quello che seguirà, di quali siano i tempi  esecutivi  per ciascun intervento  lungo  il tracciato.

A causa dei disagi indotti  non sarà ammissibile,  nella "carne viva della  città", vincolare ogni singolo intervento ai tempi  di completamento  della  intera  entrata in funzione della  linea 4 (peraltro ignoti).

 

Richiamiamo la sua attenzione sul tema della informazione, della condivisione di scelte con i Cittadini e le categorie economiche, che non si può affrontare con un semplice piano di Comunicazione di misure gestionali.

In  Zona 6, a parte la presentazione generica dell'intervento, senza il dettaglio delle opere, nessuno sa niente di preciso. Serpeggiano disinformazione, malcontento, conflitti. Tutto ciò si determina, come noto, quando i processi di partecipazione non sono affrontati per tempo e con adeguate importanza e modalità.

 

Egregio Assessore le chiediamo urgentemente un incontro.

 

Una volta acquisita la completa copertura finanziaria della M4, sia per la parte pubblica che per quella privata, è urgente disporre di informazioni dettagliate alle scale adeguate degli interventi di cantiere ipotizzati.  Con informazioni  sommarie è pericoloso  muoversi per conseguire ruoli collaborativi nei  processi decisionali e di partecipazione .

 

Al fine di collaborare agli impegni  dell'Amministrazione e alla minimizzazione delle pertinenze e delle interferenze delle opere di cantiere le proponiamo, sin da ora, una rappresentanza delle associazioni locali, insieme a quelle del commercio, nei tavoli di lavoro che con modalità di  "conferenza di servizio" opereranno nella definizione degli interventi.

 

E infine, ma è la cosa più importante, le chiediamo di attivare processi strutturati di effettivo coinvolgimento dei Cittadini. Le associazioni firmatarie saranno attive, per quello che potranno, insieme con l' Amministrazione e il Consiglio di zona, nella legittima tutela di interessi, non di parte, ma "comuni" alla nostra comunità.

In attesa di un cortese pronto riscontro, le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

 

 

Anelisa Ricci

Presidente Associazione Museolab6 Milano Sud Ovest  

Cell3351936705

www.museolab6.com

 

 

31-ottobre-2013

 

immagine

MILANO  - Questa mattina a Palazzo Marino, in una sala Alessi gremita, si è parlato a voce alta del progetto di riapertura dei Navigli di Milano. L’idea nata nel 2007-08 in seno al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano, grazie a Roberto Biscardini, Andrea Cassone e Antonello Boatti, ha coinvolto studenti e docenti anche di altri Atenei (Pavia e Bocconi) in un primo studio di fattibilità della riapertura completa di Martesana, Cerchia interna, Naviglio di via Vallone, Conca di Viarenna, fino alla Darsena.
L’idea ambiziosa e innovativa era già stata oggetto di un referendum nel 2011, in cui il 51% degli aventi diritto al voto si era espresso favorevolmente all’iniziativa.

Tuttavia, si favoleggiava a voce bassa di questa idea, fino a due giorni fa, il 13 giugno, quando è' stata firmata la Convenzione tra il Comune di Milano e il DAStU del Politecnico per continuare lo studio di fattibilità. Si potrà in tal modo approfondire il primo studio da cui è già emersa la piena fattibilità dell’iniziativa sotto tutti i punti di vista: architettonico, ambientale, viabilistico, ingegneristico. 
Si tratta di riaprire ben 8 km di naviglio da Cassina de’Pom alla Darsena.
Quello d’interessante che è emerso dall’incontro di stamane, oltre ai dati tecnici, alle problematiche che si potrebbero finalmente risolvere (le esondazioni del Seveso, sinergie per il teleriscaldamento, recupero di energia elettrica dalle 5 conche esistenti a da 2 nuove) e alle difficoltà che nessuno nasconde, è stata la nuova prospettiva di vita urbana che Milano rivendica. Se fino a qualche decennio fa le persone tendevano ad uscire dai centri urbani per riqualificare il proprio stile di vita, ora si assiste al recupero della realtà urbana. Non più l’uomo che lascia la città, ma la città che si adatta alle esigenze delle persone.

Il progetto di copertura dei Navigli iniziato 130 anni fa (1884) e attuato dal 1929 aveva avuto soprattutto motivazioni igieniche dal momento che i Navigli smaltivano i rifiuti fognari a cielo aperto. Ad esso si era unita la cementificazione richiesta dal boom economico che necessitava di grandi arterie per le automobili che ogni famiglia poteva finalmente permettersi di acquistare (da qui la copertura anche del fiume Olona). Negli anni ’60 del 900 Milano rinunciava definitivamente a essere una grande città d’acqua, con tutte le conseguenze simboliche e strutturali che ciò comportava, dice Franco Iseppi, Presidente del TCI, che legge questo progetto come un “ritorno al futuro”.
Ora si assiste a una controtendenza dettata da una trasformazione culturale, che pone l’accento non più sui numeri, ma sulla qualità, non sull’apparire, ma sull’essere, non sulle cose, ma sulle persone. Una tendenza trasversale, permeante che traspare in ogni grande progetto che coinvolge il territorio, in una riqualificazione rispettosa di umana convivenza. Un grande sogno.
“Non si può amministrare senza sognare” ha proprio detto il Vice Sindaco Ada Lucia De Cesaris che non ha negato l’ansia e la preoccupazione dell’Amministrazione per questo progetto straordinario, i cui sostenitori continuano ad aumentare e che comporterà un piano di rielaborazione del territorio. Ma se sogno deve essere, deve essere il sogno di tutti, ha aggiunto, perché quando si tratta della vita delle persone, non si può passare sulla loro teste attuando un progetto che trasformerà il vissuto, le abitudini, i ricordi. Le opere devono essere condivise. Inoltre, in questo momento di difficoltà economica, ha rassicurato la De Cesaris, pur sostenendo questo progetto, se per reperire i fondi necessari, il Comune dovesse tagliare assistenza o scuola, credo che i Navigli potranno aspettare.

I costi non sono enormi: oscillano tra i 120-150 milioni di euro (meno di 3 Km di Metropolitana). Le ricadute positive abbracciano una molteplicità di aspetti: Expo 2015, incremento del turismo, creazione di nuovi posti di lavoro, sia per la realizzazione dei nuovi canali (non si scoperchierebbero quelli esistenti, ma se ne costruirebbero di nuovi), sia per l’indotto turistico che ne deriverebbe (servizio navigazione battelli, manutenzione sponde, controllo acque) fino ad arrivare all’ideazione di un mercato ortofrutticolo in Darsena, con prodotti che arrivando sull’acqua dalle campagne lombarde sarebbero quasi a Km. Zero.
E’ necessario trovare i fondi per realizzare il progetto. Se ciascuno dei 450000 cittadini che hanno partecipato al Referendum di 2 anni fa desse 5 euro, ci sarebbero già i fondi per iniziare il progetto, ha detto Biscardini – Presidente dell’Associazione “Riaprire i Navigli”.

I milanesi si sono sempre dimostrati grandi innovatori e progettisti, sanno volare alto ed essere lungimiranti, ecco perché questa grande opera, che incarna in sé grandi attese di riqualificazione sociale e territoriale, potrebbe trovare realizzazione, nonostante i tempi difficili che stiamo vivendo,se Milano decidesse di raccogliere la sfida.

di Cinzia Corti

Consiglio regionale
Ruolo di primo piano per il Patto Civico


MILANO - Martedì 28 maggio è stata battezzata in Consiglio Regionale la prima legge sulla regolamentazione dei piani di governo del territorio ( PGT). Il Patto Civico ha avuto un ruolo di primo piano, inserendo due importanti emendamenti all’interno del testo.

1. Proroga dei termini di approvazione : 31 dicembre 2013 per i Comuni che hanno adottato il PGT e il 30 giugno 2014 per i Comuni che hanno approvato

2. Inasprimento delle sanzioni per i Comuni inadempienti: la mancata approvazione entro il 30 giugno 2014 comporta, previa diffida ad adempiere entro 60 giorni, la nomina di un commissario ad acta, munito dei poteri necessari a completare la procedura di approvazione.
Il provvedimento ha lo scopo di dare definitivo impulso ai Comuni che non hanno ancora provveduto alla approvazione definitiva del PGT, evitando cosi di far incorrere i territori in ulteriori penalizzazioni .

Questo importante obiettivo è stato raggiunto con l’ accordo della quasi totalità delle componenti politiche ( maggioranza e opposizione, escluso il M5S). Auspichiamo ora che a questa legge segua immediatamente quella sulla revisione del consumo di suolo.

Qui di seguito il testo dell'intervento in aula di Lucia Castellano

 

Lucia Castellano  - Presidente Gruppo Patto Civico


Governare il territorio è un atto che dobbiamo non solo alle future generazioni, ma anche a una regione come la Lombardia, martoriata negli ultimi decenni da un consumo del suolo che non ha seguito i criteri di razionalità ed efficienza.
Anzi, spesso vengono evocati proprio quei chilometri di capannoni vuoti, lungo le strade della regione, come esempio vero e proprio di una dissennata incapacità di pianificazione territoriale, troppo parcellizzata e troppo legata al circolo vizioso degli oneri vissuti come forma di finanziamento.
La legge 12 è del 2005 e da allora, colpevolmente, la Regione ha concesso molte proroghe a quei comuni che non si adeguavano alla normativa. Molti tardavano con motivazioni plausibili, ma molti sfruttavano l’assenza di sanzioni reali e la speranza, sempre avveratasi, di una proroga a cui attaccarsi.
Proroghe che si sono succedute nel tempo senza arrivare ad alcun risultato, penalizzando così non solo i cittadini dei Comuni inadempienti, ma anche, paradossalmente, i Comuni virtuosi, che a breve vedranno scadere i PGT approvati in tempo.
Per cui, affrontando questa ennesima dilazione, apparivano più che comprensibili le perplessità avanzate dalle associazioni ambientaliste, come Legambiente, che denunciavano come le proroghe ripetute non facevano altro che avallare un malcostume. Ma del resto non si potevano non ascoltare anche le voci di chi, come Anci o Ance, invitavano ad uscire da un blocco che appariva eccessivo dato il momento e la congiuntura economica.
Pertanto, questo pdl non vuole essere un'ennesima proroga senza riscontro, ma la definizione di un percorso preciso che i Comuni inadempienti saranno obbligati a seguire, pena l'applicazione di sanzioni e il commissariamento.
L'aver diviso in due tappe il percorso indica la forte volontà di monitorarne gli esiti. Per cui non parliamo di un semplice slittamento di termini, ma di sanzioni e monitoraggio per costringere chi è più lento a mettersi in riga. Chi non ottempererà a questo percorso, infine, verrà obbligato a farlo da un commissario ad acta.
Questo pdl intende quindi obbligare all'adempimento i Comuni, senza penalizzare i cittadini, a cui sono consentiti, nelle more dell'approvazione dei PGT, alcuni interventi sugli edifici. Questo è voluto proprio a tutela dei privati che hanno bisogno di adeguamenti senza venire puniti ingiustamente a causa delle inadempienze dei propri amministratori.
Come tutte le proroghe, quindi, non è il migliore dei provvedimenti che un legislatore ami assumere, ma di certo, in questa formulazione, appare sensato, equilibrato e, soprattutto, definitivo.
Siamo infatti contenti che in commissione sia stata prodotta una proposta di legge unitaria e che lo stesso presidente Sala abbia più volte rimarcato che “questa è l'ultima proroga”, sottolineando, “la responsabilità politica del Consiglio in caso di inadempimenti ulteriori.”
“Non possiamo perdere la faccia”, infatti, affermo citando il presidente della commissione.
Speriamo che anche l'esecutivo senta in modo altrettanto netto il peso di questa responsabilità e voglia predisporre, come assicurato dall'assessore Beccalossi, tutte le iniziative idonee ad aiutare i Comuni ad adempiere agli obblighi e, se del caso, a predisporre in modo veloce ed efficace il commissariamento.

E' evidente che questo provvedimento si inserisce nella più complessa riforma – che auspichiamo con forza anche con un ordine del giorno -, della legge 12 su cui, come Consiglio, ci aspettiamo di lavorare a breve. Questo è solo un primo atto: il tema del consumo di suolo sarà affrontato infatti in modo capillare in quella sede.

Oltre al nostro voto, quindi, noi garantiamo anche controllo e intransigenza.
In sintesi, questa opposizione monitorerà che:
a) sia rispettato il percorso e si arrivi senza indugi all'approvazione dei PGT entro i termini previsti.
b) sia prodotta presto una riforma della legge 12 che impedisca il consumo di suolo, ristrutturando quello che già c'è e lasciando intatte le aree agricole, scese drammaticamente in Lombardia sotto una soglia di guardia.

Queste due azioni appaiono irrinunciabili, connesse l'una all'altra e fanno parte di un'unica impostazione politica del tema. Quella di legiferare con rigore, con proposte che non penalizzino i singoli cittadini ma sanzionino gli amministratori colpevolmente inadempienti.

Expo
Bisogna imparare a lavorare insieme, per sopravvivere
immagine

MILANO - In tempi di confusione, nazionale e internazionale, la parola Expo evoca aspettative e prospettive, ma anche e sempre infrastrutture e appalti. Mai come a questo giro i vincoli economici, sociali e ambientali hanno un peso così rilevante. E forse anche benefico, perché dietro questi vincoli si celano sempre di più domande che potremmo definire «epocali». O millenarie. Dove al centro si trovano sviluppo e lavoro, con tutto il portato che queste due semplici e spesso male utilizzate parole trascinano con sé. Che cosa si intende oggi per sviluppo? E quali lavori si possono ipotizzare in prospettiva? Quanto territorio si potrà ancora consumare nel mondo? E, tra le altre cose, considerando la parte sempre più rilevante di popolazione non attiva, come si concilia una riduzione indifferenziata di prospettive di lavoro e di retribuzione con i diritti acquisiti di questa parte crescente delle società? L'Expo, che vuol dire banalmente «mettere in mostra», è un'occasione, non l'unica, per cercare di fare una sintesi di quello che abbiamo oggi, di cosa ci interessa essere domani e magari cosa pensiamo per dopodomani. Sono ragionamenti che un tema affascinante e intelligente come «Nutrire il Pianeta», anche a soli due anni dall'apertura, può affrontare. Dove nel discorso entrano i poveri ma anche i ricchi, i diritti ma anche i doveri, il nuovo ma anche e molto le radici. Perché si tratta di conoscenze e di culture e di come renderle attraenti per la divulgazione. Non di infrastrutture, banali o meno. Poco più di un anno fa il sociologo Richard Sennett, alla presenza dell'oggi scomparso Guido Martinotti, presentò il suo ultimo libro: «Insieme». Il libro inizia dall'Expo di Parigi del 1900 dove, accanto alla mostra «con le ultime novità tecniche» (water e sciacquoni, fucili a ripetizione e telai meccanici) esisteva una mostra parallela che faceva il punto sui problemi umani nati da quel trionfo della tecnica. Gli organizzatori lo avevano chiamato Musée Sociale, mentre gli espositori gli davano un nome diverso: La Question Social. Sennett, con la solita forza divulgativa, sottolinea la necessità di saper condividere le competenze e le esperienze. O meglio, rileva la capacità di collaborare come elemento catalizzatore di una società. Il tema è ovviamente centrale per Milano ed Expo: come le risorse della città, dalle Università alle associazioni, dai grandi gruppi che stanno ridisegnando la città ai pervasivi motori del volontariato possono lavorare insieme. Con le istituzioni, ma anche con i cittadini. Questo esercizio è fondamentale per la nostra città, in una logica che provi a dare risposte anche nel dopo Expo, cercando di sciogliere nodi che possono diventare anche grandi opportunità. Che davvero si impari a mischiare il basso con l'alto, l'accademia con l'esperienza, la scienza con l'umanesimo. E, molto più banalmente, che si impari a lavorare insieme. Oggi è forse l'unico modo per sopravvivere; tutto quello che sta succedendo di questi tempi ci dimostra che è praticamente indispensabile. Per vivere, appunto.

di Nicola Zanardi

Patto per l'Expo
Il segretario Pd: "Da premier aiuterò Milano"

MILANO - È un patto per Expo, quello che hanno idealmente siglato. Un patto «sociale, politico e istituzionale con un forte segnale di discontinuità rispetto al passato», lo ha definito Giuliano Pisapia. Tutti insieme per assicurare un «impegno comune » per il 2015: il sindacocommissario, il candidato alla presidenza della Regione Umberto Ambrosoli e il candidato premier Pier Luigi Bersani. Tutti insieme ad assicurare che, se la foto scattata ieri dopo il voto si trasformerà in quella della vittoria, l’Esposizione rappresenterà davvero l’occasione per creare «lavoro e sviluppo» e per contribuire a uscire dalla crisi.
Una svolta necessaria. Basata su quattro proposte del sindacocommissario straordinario, diventate altrettante promesse del segretario del Pd: «Se toccherà a me, le cose chieste dal sindaco Pisapia mi impegno a farle. Dobbiamo portare a casa il risultato», ha scandito il leader democratico. Dall’eterna richiesta di una deroga al patto di stabilità che possa alleggerire il peso degli investimenti degli enti locali, alla possibilità per il commissario di (ri)avere in mano i poteri cancellati con i grandi eventi per accelerare i cantieri; da un sottosegretario dedicato all’Expo a una “Legge speciale” sull’esempio di quello che fu fatto per le Olimpiadi di Torino del 2006; fino a una «grande campagna di promozione » in Italia e all’estero.
Per il centrosinistra è tutto in quella foto di gruppo, il rilancio di Expo. «Noi tre andiamo d’accordo », ha sorriso Bersani evocando i continui litigi in casa centrodestra. «Tremonti non ci ha mai creduto, la Moratti e Formigoni litigavano e Expo è arrivata vicina a un rischio estremo. Se il percorso è ripreso è grazie alla nuova giunta », ha detto il segretario del Pd. Adesso, però, — è il messaggio — bisogna superare gli ostacoli che ancora rimangono sul cammino. E serve una «coalizione forte e coesa» a tutti i livelli: dal Pirellone a Palazzo Chigi. «Da parte del governo Berlusconi e, purtroppo, anche del governo Monti — ha attaccato Pisapia — non c’è stato nessun atto concreto per superare le difficoltà». Il riferimento è soprattutto a quella deroga ai rigidi vincoli del patto «promessa a parole» ma mai diventata realtà. Ma anche a una mancanza di collegamento tra Milano e Roma che solo un sottosegretario creato all’interno della presidenza del Consiglio (un ruolo che sembrerebbe destinato all’attuale direttore generale Davide Corritore) potrebbe garantire. Punti su cui Bersani si dice d’accordo: «Expo è un grande fatto italiano el’Italia ha un bisogno disperato di trovare leve credibili per andare avanti, per ridare fiducia e lavoro ». Anche Ambrosoli ha assicurato «una nuova responsabilità e impegno» dopo «i passi falsi del duo Moratti-Formigoni e di un governo nazionale che non ha saputo cogliere l’opportunità». Aggiungendo tre idee: «recuperare il ruolo dei Comuni», fare «massa critica con le altre regioni», portare a termine le infrastrutturegià in cantiere. Dagli avversari non sono mancati i contrattacchi. L’ex ministro del Tesoro Tremonti ha rivendicato: «L’Expo è stato approvato, organizzato e finanziato con il governo Berlusconi ». Formigoni instilla veleno: «Pisapia ha mai detto a Bersani di essersi dimesso da commissario straordinario per paura delle proprie responsabilità?».

di Alessia Gallioni



 

Darsena
Bocciato il ricorso dei privati. Il Tar dà lo sfratto al 'Bobino'
immagine

MILANO- Sono i titoli di coda alla fine di una telenovela durata otto anni. Una storia infinita, quella del maxiparcheggio — mai partito — sotto le acque della Darsena. Che, adesso, vede l’epilogo anche della lunga battaglia legale tra la società che avrebbe dovuto realizzare 713 box sotterranei e il Comune. L’ultimo verdetto è arrivato dal Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso presentato da Progetto Darsena spa e condannato i costruttori «al risarcimento dei danni e delle spese processuali — ha fatto sapere Palazzo Marino — per una cifra complessiva di circa 80mila euro».

La chiusura del contenzioso segna soprattutto un nuovo inizio: quello del progetto che, grazie a Expo e al piano delle “vie d’acqua”, riqualificherà l’antico porto. E, anche in questo caso, a eliminare l’ultimo ostacolo per il futuro cantiere è una sentenza del Tar che ha avallato la possibilità per l’amministrazione di rientrare in possesso dei 1.538 metri quadrati di proprietà del demanio regionale e affittati al locale “Bobino”. Per il Comune è il via libera atteso, tanto che è già stata preparata l’ordinanza per il «rilascio dell’area». Non c’è tempo da perdere: entro la fine del mese deve essere pubblicato il bando di gara per il restyling, con il cantiere che deve partire a marzo del prossimo anno. Expo non può più attendere.

Sono due storie che correvano parallele, quelle
legate alla Darsena. Nel primo caso, quello del parcheggio, la querelle era partita alla fine del 2009 quando, dopo cinque anni di impasse, scavi archeologici, liti e ruspe bloccate con tanto di degrado nell’antico bacino, Letizia Moratti decise di revocare la concessione per il parcheggio — una «ferita della città», la definì — siglata da Gabriele Albertini nel 2004. Gli avvocati entrarono allora in gioco, con i costruttori che si ribellarono alla scelta. Lo scorso ottobre, il Tar ha dato ragione al Comune, ma Progetto Darsena spa si è appellato al Consiglio di Stato per annullare la sentenza.

Più recente il caso del locale affacciato su viale D’Annunzio. In questo caso, i gestori contestavano il mancato rinnovo del contratto scaduto a giugno. I giudici amministrativi, però, hanno respinto il ricorso: quegli spazi devono essere liberati. La prossima primavera, l’area tra piazzale Cantore e piazza XXIV Maggio deve iniziare a essere trasformata in vista del 2015.

Elezioni Regione Lombardia
immagine

MILANO - Il Movimento Milano Civica, sostenitore della candidatura di Umberto Ambrosoli alla Presidenza della Regione Lombardia, partecipa all'evento organizzato in data 4 dicembre alle ore 21,00 presso il Castello di Abbiategrasso. In rappresentanza di MMC interverrà Ilaria Li Vigni, membro del comitato direttivo. Si parlerà della Grande Milano, città metropolitana, e delle tematiche relative a Expo 2015 e all'area Parco Sud e Ticino.
Sarà un importante occasione di incontro e confronto delle liste civiche di Milano e del sud-ovest milanese e soprattutto si avrà la possibilità di conoscere l'opinione di Umberto Ambrosoli su un tema così importante per la nostra Regione.

Piano del Governo del Territorio
Revocato un anno fa è stato modificato dalla Giunta Pisapia
immagine

MILANO – Il 21 novembre 2011 il Consiglio comunale revocò il Piano di Governo del Territorio. Iniziarono allora i lavori di modifica del Piano stesso. Oggi, esattamente un anno dopo, il Pgt è stato pubblicato sul BURL (Bollettino Ufficiale Regione Lombardia). Sempre da oggi, il Pgt è pubblicato sul sito www.comune.milano.it (banner Pgt nella pagina principale del portale del Comune).

“Abbiamo rispettato i tempi promessi - ha dichiarato l’assessore all’Urbanistica ed Edilizia privata Ada Lucia De Cesaris -: a un anno esatto dalla sua revoca, il Piano di Governo del Territorio modificato è stato pubblicato e ha acquisito efficacia. Da oggi ci sono regole nuove e certe, che permetteranno alla città di svilupparsi con il giusto equilibro, tra le necessità dell'abitare dei cittadini, le esigenze degli operatori e la qualità della città pubblica. Abbiamo ridotto le volumetrie edificabili e ci siamo presi l’impegno di ridurre ulteriormente il consumo di suolo, incentivando gli interventi sulle aree degradate e dismesse e riconvertendo e rinnovando il patrimonio esistente e non utilizzato".

Ora inizia la fase dell’attuazione, che comporta un ulteriore impegno per la riorganizzazione della macchina comunale e la semplificazione e l'accelerazione delle procedure. Un impegno che deve però essere affiancato dalla collaborazione e dalla partecipazione di tutti, anche degli operatori che, attraverso l'opportunità di rispondere alla reali esigenze dell'abitare, nella realizzazione della residenza sociale possono trovare la leva per una ripresa del settore.

Entro il 2013 sarà approvato anche il nuovo Regolamento Edilizio. “A quel punto, con il piano dei sottoservizi – ha aggiunto l'assessore De Cesaris - Milano avrà tutti gli strumenti a disposizione per governare veramente lo sviluppo del territorio e rendere la nostra città più bella e più facile per muoversi e abitarvi“.

Emergenza maltempo
Il potenziamento del canale scolmatore potrebbe risolvere almeno in parte il problema

MILANO - Ogni anno, soprattutto nelle stagioni primaverili e autunnali, i cittadini milanesi fanno i conti con un annoso problema: le esondazioni del fiume Seveso. La tematica, fino a pochi anni fa, è stata indubbiamente sottovalutata, come in gran parte d’Italia e i risultati si sono visti: abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini dei clamorosi disastri ambientali che hanno interessato la Liguria e la Toscana proprio in questo periodo, esattamente un anno fa.
Il nostro Seveso, stante anche la configurazione geografica di Milano, non pone problemi drammatici, ma di guai ne ha combinati tanti e le sue piene sono sempre state repentine e con esiti problematici. Il Seveso nasce sul Monte Sasso, in prossimità della frontiera svizzera, è lungo 52 chilometri e scorre coperto dal confine comunale fra Bresso e Milano alla confluenza con il Naviglio Martesana a Milano, per quasi nove chilometri.

Quando, nel 1954, il comune di Milano individuò come indispensabile la costruzione di un canale scolmatore delle piene del Seveso, per proteggere l’Ospedale Maggiore e i quartieri settentrionali, e ne indicò la portata in trenta metri cubi al secondo, si era ancora agli inizi dell’urbanizzazione cittadina. L’opera fu ultimata nel 1980, ma intanto i quartieri si sviluppavano, lo spazio libero per l’alveo fluviale diminuiva e le problematiche esondazioni erano sempre più frequenti. Gli straripamenti investono il vicino hinterland milanese, in particolare Paderno Dugnano e Bresso, ma soprattutto la parte nord della città, da Niguarda a piazza dei Carbonari, coinvolgendo strade di grande comunicazione come la Comasina e viale Zara: si tratta in generale di eventi contenuti e con danni limitati (salvo alla circolazione), ma frequenti (ben 62 volte tra il 1975 e il 2000).

Il 19 settembre 2010, si è verificata una grave esondazione, con una approssimativa stima di 70 milioni di euro di danni, chiusura di tre stazioni della linea metropolitana M3 per dieci giorni, sospensione di alcune linee di tram e ingenti danni nei cantieri della nuova metropolitana in costruzione. Dopo il fatto, vi sono state violente polemiche: in particolare è stato contestato il mancato completamento del raddoppio della portata dello scolmatore, progettato nel 1982 e di cui è stato approntato solo un primo lotto nel 2003 e per il quale erano disponibili le risorse finanziarie. Quest’opera pubblica è oggetto di valutazioni contrastanti: da una parte non viene giudicata sufficiente a scongiurare le esondazioni a Milano, dall’altra è imputata di trasferire inquinamento idrico direttamente nel Ticino e di conseguenza nel Po.
Inoltre, resta da comprendere di quanti metri cubi d’acqua andrebbe aumentato il canale, così da neutralizzare realmente le possibilità di esondazioni Visto che per realizzare vasche o scolmatore nuovo saranno necessari almeno tre anni di lavoro, la nuova giunta comunale sta cercando di risolvere il problema anche in altro modo, ovvero adottando delle azioni di sensibilizzazione della popolazione. Una proposta è quella di organizzare delle “sentinelle volontarie anti-piena” che, da settembre, verranno allertate, in caso di emergenza, per sistemare paratie e sacchi nelle zone di esondazione.

Ad avviso di chi scrive, il progetto di sensibilizzazione della cittadinanza alle tematiche ambientali quotidiane milanesi è davvero importante: solo in questo caso, infatti, si attua quell’opera di coinvolgimento individuale che davvero può risolvere molti problemi. Ovviamente non è l’unica soluzione al problema. Occorre, come ovvio, una maggiore attenzione e sensibilizzazione alla pulitura dell’alveo fluviale, soprattutto in zone di confluenza e una conseguente diminuzione graduale dell’inquinamento delle acque.

In particolare, considerando che il Seveso, nei suoi primi trenta chilometri di corso, attraversa le zone più industrializzate della Brianza e gli scarichi abusivi sono tanto frequenti, quanto non sempre individuabili e individuati dalle forze dell’ordine e dalla magistratura. Per quanto riguarda il potenziamento del canale scolmatore, ci si rimette all’opinione degli esperti, ma forse – in una zona ad altissima densità abitativa come i quartieri a Nord di Milano e i Comuni limitrofi- è l’unica soluzione attualmente praticabile per evitare i continui inconvenienti che le esondazioni provocano.

di Ilaria Li Vigni (membro del direttivo di MMC)

Incontro pubblico
Città Metropolitana-Expo 2015-Parco Agricolo Sud Milano"
immagine

L’area della Grande Milano e i comuni che la compongono  diventerà una metropoli integrata, il Governo Monti ha fissato l’1 gennaio 2014 come data per l’istituzione della Città metropolitana.

 Le reti idriche, le infrastrutture per le reti dei trasporti, bus- ferrovie-tram-metrò, le infrastrutture per le reti digitali, le reti dell’energia, le politiche per la qualità dell’aria, richiedono interventi su un’area vasta, oltre i confini daziari dei singoli comuni.

 I Comuni e le Municipalità del decentramento di Milano continueranno a fornire ai cittadini i servizi di prossimità ma i problemi e le necessità di area vasta richiedono scelte di quella dimensione.

Con la Città metropolitana sarà possibile realizzare politiche coerenti per un Sistema Territoriale Qualitativo per le centinaia di comuni di quest’area. Il Governo metropolitano potrà garantire la qualità dei servizi, della amministrazione, delle infrastrutture, dell’ambiente, della cultura  e della ricerca.

 Questa è la condizione per essere competitivi dentro i processi dell’economia globalizzata.

Come sarà questa Grande Milano? Chi deciderà? Cosa farà? I cittadini della Grande Milano avranno le stesse tariffe per  trasporti, Banda Larga, rifiuti, energia? I comuni di cintura diverranno una grande periferia di Milano o una componente significativa di una rete policentrica? I cittadini delle comunità della Grande Milano possono non essere solo spettatori in attesa delle risposte ma protagonisti di un processo condiviso. Solo così l’area milanese sarà all’altezza della sua storia e potrà contribuire alla generazione di una politica pubblica di qualità perché capace di rispondere agli interessi generali, al Bene Comune. 

 

perché i cittadini siano protagonisti di un processo condiviso occorre che siano informati

 

                                             La Coalizione Civica Buccinasco

                                          

                                                  organizza un incontro pubblico

 

                                     il 19 ottobre a Buccinasco 20,45 in Sala Consiliare

 

 parteciperanno, associazioni, liste civiche e cittadini dei comuni di Milano e del Sud-Ovest

 

              "La Grande Milano, opportunità e problemi.

                Città Metropolitana-Expo 2015-Parco Agricolo Sud Milano"

 

Questi gli esperti che hanno messo a disposizione tempo, competenza e passione civica

 

Ilaria Livigni- Direttivo Movimento Milano Civica-

 “ Cos’è la Città Metropolitana? I tempi, le procedure, gli indirizzi nomativi”

 

Prof. Tommaso Maggiore- Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali

Università degli Studi di Milano

“Cos’è il Parco Agricolo Sud? Che relazione può avere con l’EXPO 2015?”

 

Carlo Conti- Movimento Milano Civica

“Una "Grande Milano" attenta al Bene Comune, suggerimenti e soluzioni”

 

I cittadini di Buccinasco e dei comuni del Sud-Ovest Milanese sono invitati a partecipare con la loro passione e le loro idee.

 

Introduzione di Fiorello Cortiana, coordinamento di Filippo Errante- consiglieri comunali Coalizione Civica Buccinasco

Ebook_antonucci
Comunicati stampa
25/03/2015 23:31 - LAVORO AGILE. UNA GIORNATA SPECIALE IN 300 UFFICI DA MILANO A CATANIA
25/03/2015 23:30 - SALUTE. FARMACIE COMUNALI APERTE PER ESAMI GRATUITI AI MILANESI
25/03/2015 23:30 - AMBIENTE. IL COMUNE ADERISCE ALL’INIZIATIVA “EARTH HOUR”
23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
23/03/2015 21:29 - MILANO. PISAPIA: "GRAZIE A CHI MI HA ESPRESSO STIMA E APPREZZAMENTO"
Mostra tutti i comunicati
I nostri link
Tag cloud
Cerca negli articoli
Mailing list
Rss
Movimento Milano Civica
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact