Milano Ristorazione
il punto della situazione

Il caso dell'ex direttore generale di Milano Ristorazione, Mauro Bianchi, condannato a risarcire la società che lui stesso aveva portato in tribunale è paradigmatico di un nuovo corso nella gestione della cosa pubblica.

Mauro Bianchi, direttore generale dal 2001, godeva di una consistente retribuzione, la quale, una volta subentrato il presidente Roberto Predolin, fu giudicata eccessiva.
A Bianchi fu chiesto di adeguare il suo compenso almeno a quello dei dirigenti del Comune, cosa resa possibile da un'interruzione del rapporto di lavoro alla quale far seguire un nuovo contratto.
Fin qui nulla da eccepire. Bianchi, però, ritenne di avere diritto alla liquidazione, una cifra notevole, 460.000 €, che, con i contributi, sarebbe pesata per più del doppio sulle casse di Milano Ristorazione e, dunque del Comune.
La pretesa, venuta alla luce dopo qualche tempo, fu ritenuta una giusta causa per un licenziamento solo ad inizio 2011, trascorso un anno dal rinnovo.
Bianchi, però, si ritenne defraudato non solo del ruolo, ma anche dei mancati compensi di 2 dei 3 anni del contratto siglato nel 2010, così decise di far causa alla sua ex società chiedendo il corrispettivo dovuto, 430.000 €.
Intanto è tempo di elezioni, viene eletto Pisapia, rinnovato il Cda di Milano Ristorazione.

La nuova presidente, Gabriella Iacono, si ritrova, così, a dover difendere la società da questa causa che non solo riteneva ingiusta, ma un peso gravoso per un bilancio già difficile da far quadrare.
A questo punto la svolta, che è, appunto, sintomatica di un nuovo atteggiamento, infatti, la nuova dirigenza non solo cerca in tutti i modi di dimostrare che il licenziamento fosse legittimo, per evitare l'esborso di un altro milione di euro circa, contributi compresi, ma si impegna al fine di recuperare la cifra a suo tempo sborsata a titolo di liquidazione.

Il giudice, valutate le prove, ha respinto la tesi del ricorrente, condannandolo a restituire la somma percepita, ritenendo giusto il licenziamento ed evitando a Milano Ristorazione il versamento dell'indennità richiesta, in termini tennistici un cappotto.
Non entriamo nel merito della causa, anche perché il diritto all'appello non permetterà di mettere la parola fine per lungo tempo, tuttavia è la lezione che se ne trae che si vuole sottolineare, infatti, proprio Milano Ristorazione, una società che per anni è stata sotto la lente d'ingrandimento più per motivi legati a prebende e nepotismo, che per un giudizio sereno sulle attività svolte, ha reagito, ponendosi un solo obiettivo il bene pubblico.

Oggi, grazie alla determinazione della nuova dirigenza, si registra un risparmio consistente per una società partecipata del Comune, dunque un vantaggio concreto per la collettività, ma, soprattutto, si stabilisce un criterio, un ammonimento: nessuno in futuro potrà ricoprire un ruolo pubblico pensando di esagerare nel tornaconto personale, ci sarà sempre qualcuno che vigilerà a beneficio di tutti i cittadini.

Bilancio
Sgravi per le abitazioni popolari, i negozi e gli artigiani e le seconde case locate, aumenti per gli immobili di lusso.

Milano, 27 giugno 2012 – Sono state approvate questa notte alle 4,00 dopo 12 ore di confronto, dal Consiglio Comunale con 17  voti favorevoli, 4 contrari e nessun astenuto  le nuove aliquote IMU e il relativo regolamento. 

Il Consiglio Comune ha modificato la proposta di delibera di Giunta  commisurando le aliquote IMU in base alla classificazione e al prestigio degli immobili: si è voluto in questo modo tutelare le fasce più deboli della popolazione e le attività commerciali. E’ stato individuato così uno sgravio di 28,5 milioni di euro sull’intero gettito precedentemente previsto: in particolare 15 milioni di riduzione a favore dei negozi e laboratori, 2,5 milioni di euro per le abitazioni popolari, 13 per gli immobili dati in affitto e 400 mila euro per le imprese start-up. Sono invece aumentati di 2,5 milioni di euro le imposte  a carico degli immobili di lusso.

Per la prima casa classificata in categoria A4, A5 ( abitazioni popolari e ultra popolari) l’aliquota sarà pari allo 0,36%. Le abitazioni A2, A3, A6, A7  l’aliquota rimane  ferma a 0,4%.  Mentre per  le abitazioni A1, A8, A9 (abitazioni signorili, palazzi di pregio artistico, ville e castelli) salirà di 0,6%. 

Rimane inalterata l’imposta a 1,06% per le seconde case non locate, mentre quelle comprese nelle categorie da A1 a A9 locate con contratto registrato è prevista una aliquota agevolata di 0,96%.  

Per gli immobili strumentali posseduti o locati  a società start up (registrati dal 30 giugno 2010) l’aliquota IMU è fissata a 0,76%. Riviste anche le aliquote riferite agli immobili strumentali utilizzati a fini commerciali e classificati come C1 che passano da 1.06% a 0,87% così anche per la categoria C3 (laboratori per arti e mestieri) posseduti o utilizzati da artigiani.  Modifiche anche per gli immobili non adibiti ad uso abitativo, commerciale  nè a scopo di lucro che rientrano nella categoria B (collegi, case di cura, ospedali, biblioteche, circoli ecc..) per i quali  l’aliquota è fissata a 0,88%. Per i fabbricati rurali strumentali, l’aliquota è dello 0,2% (la minima prevista dalla normativa) considerata la particolare natura di tali immobili.

in ricordo
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Il 12 giugno è morta Elinor Ostrom, insignita nel 2009 del premio Nobel per l'Economia per il suo lavoro sui beni comuni. La ricordiamo pubblicando un estratto dell'introduzione al volume "La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica", a cura di E. Ostrom e di C. Hess, pubblicato da Bruno Mondadori nel 2009.

Con la parola “conoscenza” (knowledge) si intendono in questo libro tutte le idee, le informazioni e i dati comprensibili, in qualsiasi forma essi vengano espressi o ottenuti. Il nostro approccio è in linea con quello di Davenport e Prusak (1998, p. 6), i quali scrivono che «la conoscenza deriva dalle informazioni come le informazioni derivano dai dati». Machlup (1983, p. 641) ha introdotto questa distinzione fra dati, informazioni e conoscenza, in cui i primi sono frammenti di informazione allo stato grezzo, le informazioni sono costituite dall’organizzazione contestualizzata dei dati, e la conoscenza è l’assimilazione delle informazioni e la comprensione del modo in cui esse vanno utilizzate. In questo libro impieghiamo il termine “conoscenza” per riferirci a tutte le forme di sapere conseguito attraverso l’esperienza o lo studio,8 sia esso espresso in forma di cultura locale, scientifica, erudita o in qualsiasi altra. Il concetto include anche le opere creative come per esempio la musica, le arti visive e il teatro. Alcuni ritengono che la conoscenza sia “dialettica”, nel senso che possiede una doppia “faccia”: in quanto merce e in quanto elemento fondante della società (Reichman e Franklin 1999; Braman 1989). Questa doppia funzionalità – come esigenza umana e come bene economico – è indizio immediato della natura complessa di questa risorsa. Acquisire e scoprire conoscenza è al contempo un processo sociale e un processo profondamente personale (Polanyi 1958). Ancora: la conoscenza è cumulativa. Nel caso delle idee l’effetto cumulativo genera vantaggi per tutti nella misura in cui l’accesso a tale patrimonio sia aperto a tutti, ma sia quello dell’accesso sia quello della conservazione erano problemi seri già molto prima dell’avvento delle tecnologie digitali. Una quantità infinita di conoscenza attende di essere disvelata. La scoperta delle conoscenze future è un tesoro collettivo di cui dobbiamo rispondere di fronte alle generazioni che ci seguiranno. Ecco perché la sfida di quella attuale è tenere aperti i sentieri della scoperta. Assicurare l’accesso alla conoscenza diventa più facile se se ne analizza la natura e si mette bene a fuoco la sua peculiarità di bene comune. Questo approccio è in contrasto con la corrente letteratura economica, nella quale la conoscenza è stata spesso indicata come tipico esempio di bene pubblico “puro”: un bene disponibile per tutti e il cui uso da parte di una persona non limita le possibilità d’uso da parte degli altri. Nella trattazione classica dei beni pubblici, Paul A. Samuelson (1954, pp. 387- 389) ha classificato tutti i beni che possono essere utilizzati dagli esseri umani come puramente privati o puramente pubblici. Samuelson e altri, tra cui Musgrave (1959), hanno posto tutta l’enfasi sull’esclusione: i beni dal cui uso gli individui potevano essere esclusi andavano considerati privati. Nell’affrontare questi problemi, gli economisti si concentrarono dapprima sull’impossibilità dell’esclusione, per poi orientarsi verso una classificazione basata sull’alto costo dell’esclusione. Da quel momento i beni sono stati trat-tati come se esistesse una sola dimensione. Solo quando gli studiosi hanno sviluppato una duplice classificazione dei beni (V. Ostrom ed E. Ostrom 1977), è stato pienamente riconosciuta l’esistenza di un loro secondo attributo. Il nuovo approccio ha introdotto infatti il concetto di sottraibilità (a volte definita anche rivalità) – per cui l’uso del bene da parte di una persona sottrae qualcosa dalla disponibilità dello stesso per gli altri – come fattore determinante di pari importanza per la natura di un bene. Ciò ha condotto a una classificazione bidimensionale dei beni. La conoscenza, nella sua forma intangibile, è rientrata allora nella categoria di bene pubblico, dal momento che, una volta compiuta una scoperta, è difficile impedire ad altre persone di venirne a conoscenza. L’utilizzo della conoscenza (come per esempio la teoria della relatività di Einstein) da parte di una persona non sottrae nulla alla capacità di fruizione da parte di un’altra persona. Questo esempio, naturalmente, si riferisce alle idee, ai pensieri e al sapere derivanti dalla lettura di un libro: non al libro in quanto oggetto, che sarebbe classificato come bene privato. In questo volume impieghiamo le espressioni beni comuni della conoscenza e beni comuni dell’informazione in maniera intercambiabile. Alcuni capitoli si concentrano in particolare sulla comunicazione scientifica e accademica, ma le questioni discusse hanno un’importanza cruciale che si estende ben al di là della “torre d’avorio”. Ciascun capitolo si dedica a un particolare aspetto della conoscenza in forma digitale, principalmente perché le tecnologie che consentono una distribuzione globale e interattiva dell’informazione hanno trasformato radicalmente la struttura della conoscenza come risorsa. Uno dei fattori critici relativi alla conoscenza digitale è la continua e radicale trasformazione (“ipercambiamento” o hyperchange) delle tecnologie e delle reti sociali che coinvolge ogni aspetto della gestione e del governo delle conoscenze, compresi i modi in cui esse sono generate, immagazzinate e conservate. I sempre più numerosi studi sui vari approcci ai beni comuni della conoscenza mostrano la complessità e la natura interdisciplinare di queste risorse. Alcuni beni comuni della conoscenza risiedono al livello locale, altri al livello globale o in una posizione intermedia e tutti sono suscettibili di una molteplicità di utilizzi diversi e sono oggetto di interessi in competizione. Le aziende hanno premuto per misure più rigide a tutela di brevetti e copyright, mentre molti ricercatori, studiosi e professionisti si impegnano per assicurare il libero accesso alle informazioni. Le università si trovano su entrambi i fronti del dibattito sui beni comuni: da una parte, sono detentrici di un crescente numero di brevetti e fanno sempre più affidamento sulle sovvenzioni alla ricerca da parte delle aziende; dall’altra, incoraggiano il libero accesso alla conoscenza e la creazione di archivi digitali per i risultati delle ricerche svolte nei loro dipartimenti. Gran parte dei problemi e dilemmi che affrontiamo in questo libro sono sorti in seguito all’invenzione delle nuove tecnologie digitali. L’introduzione di nuove tecnologie può rivelarsi decisiva per la robustezza o la vulnerabilità di un bene comune. Le nuove tecnologie possono consentire l’appropriazione di quelli che prima erano beni pubblici gratuiti e liberi: così è avvenuto, per esempio, nel caso di numerosi “beni comuni globali” come i fondali marini, l’atmosfera, lo spettro elettromagnetico e lo spazio. Questa capacità di appropriarsi di ciò che prima non consentiva appropriazione determina una meta-morfosi sostanziale nella natura stessa della risorsa: da bene pubblico non sottraibile e non esclusivo, essa è convertita in una risorsa comune che deve essere gestita, monitorata e protetta, per garantirne la sostenibilità e la preservazione."

Coworking

Milano, 24 giugno 2012 - Coworking a Milano. Lunedì 25 giugno l'assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca Cristina Tajani organizza una giornata dedicata al Coworking presso l'Urban Center (Galleria Vittorio Emanuele 12). Coworking vuol dire lavorare insieme ed è una forma di condivisione dello spazio di lavoro che facilita l'aggregazione di professionisti provenienti da settori diversi, consentendo loro di ridurre i costi di gestione individuali e, al tempo stesso, di scambiare know-how e competenze pur mantenendo un'attività indipendente. Su questa modalità nuova di condivisione degli spazi, e di conseguenza dei progetti lavorativi, il Comune intende promuovere altri incontri, momenti di ascolto e confronto per dibattere con tutte le realtà che si occupano di coworking a Milano.

"Secondo una ricerca promossa da Deskmag - piattaforma di informazione digitale dedicata al mondo del coworking - su scala globale il numero degli spazi di lavoro condivisi raddoppia ogni anno, passando dalle poche decine del 2006 a oltre duemila nell'anno corrente. Una tendenza generata dalla necessità di soddisfare le esigenze di un numero crescente di lavoratori indipendenti o atipici, delle piccole imprese in fase di start-up e, non in ultimo, dalla crisi economica. Per la prima volta - ha dichiarato l'assessore alle
Politiche per il Lavoro Cristina Tajani - il Comune di Milano incontra i coworker che operano sul territorio per confrontarsi con loro sulle modalità attraverso cui l'ente pubblico può sostenere e incentivare la condivisione di spazi di lavoro. Non si tratta solo di condividere spazi fisici, ma di favorire il network tra professionisti premiante rispetto all'offerta di prodotti e servizi, spesso innovativi, che questi giovani offrono sul mercato. Una piccola rivoluzione culturale insomma, destinata a modificare le architetture organizzative, le modalità di sviluppo dell'imprenditoria, la fruizione delle tecnologie e persino la geografia del lavoro: la mobilità, il tessuto urbano e quello rurale.” Il workshop si terrà presso Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele, dalle 9 alle 18 e si articolerà in due fasi: interventi di presentazione di progetti in atto durante la mattinata, mentre il pomeriggio verrà dedicato al dibattito e alla elaborazione di proposte. Ai lavori parteciperanno rappresentanti di significative esperienze europee di coworking. Esiste una Facebook Milanocoworking oppure è possibile visitare il sito http://www.lavoroeformazioneincomune.it/.

L’incontro sul coworking precede di poche ore “Fondata sul lavoro, confronti a Milano” un fitto programma con l’alto Patronato del Presidente della Repubblica che dal 26 al 29 giugno pone l’attenzione sul lavoro. A confrontarsi e discutere sull’argomento saranno circa 100 relatori, rappresentanti del Governo, delle istituzioni, della magistratura e del mondo imprenditoriale, tra i quali Luigi Angeletti, Segretario generale UIL, Raffaele Bonanni, Segretario generale CISL, Susanna Camusso, Segretario generale della CGIL, Giovanni Castellucci, A.D. Autostrade per l’Italia, Elsa Fornero, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Raffaele Guariniello, Magistrato, Piero Martello, Presidente del Tribunale del Lavoro di Milano, Massimo
Mascini, Direttore di Diario del Lavoro, Alberto Meomartini, Presidente di Assolombarda, Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale di Milano, Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio, Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria, Cristina Tajani, assessore alle Politiche sul lavoro e Sviluppo del Comune di Milano.

Manifestazione di 3 giorni dedicata al tema del lavoro
Presentato il programma ufficiale da Pisapia, Tajani e Mascini

Milano, 21 giugno 2012 – Milano come “hub”, incubatore di pensiero, per un contributo concreto nell’individuazione di  punti deboli  e di punti di forza di una nuova politica del lavoro nazionale: è con questo obiettivo che prende il via nel capoluogo lombardo “Fondata sul Lavoro: confronti a Milano”, la prima manifestazione italiana dedicata interamente al tema del lavoro articolata in 25 eventi e che vedrà il coinvolgimento di quasi 100 relatori tra esponenti del Governo, del sindacato, dell'impresa, della magistratura, oltre a economisti, scrittori, giornalisti.

Fondata sul Lavoro sarà inaugurata a Palazzo Reale il 26 giugno alle 15 alla presenza del Sindaco Giuliano Pisapia e dell’assessore alle Politiche per il Lavoro Cristina Tajani e si protrarrà fino al 29 giugno.

A presentarne oggi il programma ufficiale, nella Sala dell’Orologio di Palazzo Marino, il Sindaco Giuliano Pisapia e l’assessore Cristina Tajani, con il direttore del Diario del Lavoro Massimo Mascini.

Promossa dal Comune di Milano e organizzata da Massimo Mascini, Oliviero La Stella e Nunzia Penelope per Il Diario del Lavoro, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, l’iniziativa, il cui titolo richiama direttamente l’articolo primo della Costituzione Italiana,  vuole essere un’occasione per affrontare uno dei grandi temi della nostra epoca da differenti prospettive.

Il programma di incontri si articola in tre giornate principali caratterizzate ciascuna da una differente tematica affrontata dai relatori: 

Lavoro e legalità, il 27 giugno;
Lavoro e precarietà, il 28 giugno,
Lavoro e sviluppo nella giornata conclusiva del 29 giugno

Non solo economia però: “Fondata sul Lavoro” sarà anche cultura con un fitto calendario di iniziative collaterali che si svolgeranno in tutta la città coinvolgendo giovani e cittadini. Spettacoli, presentazioni di libri, mostre d’arte sul tema del lavoro faranno da cornice ai dibattiti durante tutta la manifestazione: lo spettacolo teatrale di Laura Curino “Homo Faber. Storie di vita e di lavoro” al Piccolo Teatro Grassi, l’incontro “Letteratura Precaria” alla Feltrinelli, il dibattito “Il Patrimonio Rosa” al Mondadori Multicenter di piazza Duomo, sono solo alcuni degli appuntamenti che animeranno Milano.

In questo contesto si inserisce anche l’esposizione “Arte e Solidarietà - Amnistia. Que trata de Spagna, 40 anni dopo” che dal 27 giugno al 10 luglio vedrà in mostra 35 opere di artisti spagnoli. Un appuntamento con i grandi artisti del ‘900 promosso dalle organizzazioni dei lavoratori di Spagna e Italia a Milano per ricordare le Comisiones Obreras clandestine che combattevano nella Spagna franchista per la dignità dei lavoratori. In segno di solidarietà Cgil, Cisl e Uil, nel 1972 proprio a Milano, organizzarono una mostra-mercato di opere realizzate da quegli stessi artisti europei che ora saranno esposti al Museo del Risorgimento. All’inaugurazione dell’allestimento, il 26 giugno alle ore 17, parteciperanno Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il Lavoro, Joan Carles Gallego, segretario generale CCOO Catalogna, Carlos Vallejo Calderón, segretario di Formazione, Cultura e Internazionale CCOO Barcellona, Onorio Rosati, segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano.

IL PROGRAMMA

Prima giornata: lavoro e legalità

I costi economici dell’illegalità, il pericolo delle infiltrazioni criminali negli appalti: stando ai dati più recenti Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, fatturano oltre 100 miliardi all’anno. Questi i contenuti al centro della prima giornata di incontri divisa in due sessioni: la mattina il dibattito verterà sul peso economico dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo della produzione e della vastità del fenomeno del lavoro nero con interventi, tra gli altri, del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, del Presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro e dell’Amministratore Delegato di Expo Giuseppe Sala, e del vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello. A seguire il Procuratore di Torino Raffaele Guariniello affronterà il tema degli incidenti sul lavoro, descrivendo come si è arrivati alle sentenze sulla Thyssen Krupp e sull’Eternit, i cui processi, in primo grado, si sono conclusi con condanne che hanno segnato la storia del diritto. Nella sessione pomeridiana il tema delle “morti bianche” sarà oggetto di un ulteriore approfondimento. Numeri da capogiro quelli sugli incidenti sul lavoro: si stima (fonte Inail e Istat) che ogni 24 ore siano causati 3 morti e 2.600 feriti, di cui 27 invalidi a vita. I costi per la collettività sono imponenti: 43 miliardi annui, oltre ai 6 miliardi che l’Inail liquida come indennità alle vittime. Esperti del settore, esponenti del Ministero del Lavoro, amministratori locali ed economisti faranno il punto su questo, con un focus specifico anche sui “capannoni killer’’ del recente terremoto in Emilia Romagna e le conseguenti vittime sul lavoro.

Il panel di incontri si concluderà con un’analisi sull’evasione fiscale e sulle conseguenze impattanti su tutta l’economia e la società. A confrontarsi sul tema, tra gli altri, il direttore dell’accertamento all’Agenzia delle Entrate, Luigi Magistro, l’imprenditore Alessandro Riello e l’assessore al Bilancio del Comune di Milano Bruno Tabacci.  

Seconda giornata: Lavoro e precarietà

L’assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca, Cristina Tajani introdurrà la seconda giornata di dibattito dedicata alla precarietà. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ha raggiunto oltre il 30%, mentre sono oltre 2 milioni i giovani che, persa ogni speranza, non lavorano e non studiano.  Si discuterà del ruolo degli immigrati, del lavoro delle donne, dei limiti della giustizia civile e del lavoro, dell’effettivo peso dell’articolo 18, della difficoltà di reimpiegare gli over 50.
Un intervento di Brunello Cucinelli, imprenditore di successo aprirà la seconda parte del dibattito, concentrata sulle “opportunità”: dai nuovi business della cultura, dell’agricoltura e della green economy, agli accordi innovativi che evitano la delocalizzazione delle imprese. Al dibattito interverrà, tra gli altri, anche l’assessore alla Cultura Stefano Boeri.

Due economisti, Innocenzo Cipolletta, presidente di Ubs Italia e Alessandro Rosina, docente di demografia dell’Università Cattolica di Milano, spiegheranno poi l’importanza per lo sviluppo del Paese, dell’attrazione delle migliori risorse dall’estero e delle politiche necessarie a scoraggiare la “fuga dei cervelli” che negli anni è stimato abbia sottratto all’Italia, oltre 4 miliardi di euro. 

La seconda sessione sarà rivolta infine all’analisi della crisi in Europa e in Italia con gli interventi del ministro del Lavoro Elsa Fornero,  dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, del presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. Un appuntamento che cade a ridosso dell’approvazione della riforma del lavoro varata dal Governo Monti.

Terza giornata: Lavoro e sviluppo.

L’ultimo giorno di incontri è volto a offrire un contributo alla crescita e allo sviluppo attraverso le testimonianze e i consigli di tre economisti e di un nutrito numero di imprenditori tra cui Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Pierluigi Stefanini, presidente di Unipol, Alberto Bombassei, presidente Brembo, Alessandra Perrazzelli, presidente di Valore D, Sergio Chiamparino, presidente della Compagnia di SanPaolo. Ognuno di loro rappresenta un possibile volano di sviluppo: infrastrutture, ricerca e internazionalizzazione, finanza e banche, carriere al femminile. Il titolo di questa ultima sessione è ‘’Le vie del futuro non sono finite: idee per crescere’’: un esplicito invito a guardare oltre la crisi,  con speranza, se non con fiducia.

L’anteprima

Il 25 giugno alle 21 al Teatro dell’Elfo Puccini si terrà un’anteprima, organizzata da Il Diario del Lavoro, dedicata al ventennale di Mani Pulite e delle stragi in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: una serata speciale titolata “Tangentopoli, Falcone, Borsellino: vent’anni dopo. Il senso degli italiani per la legalità”, a cui parteciperanno Piercamillo Davigo, consigliere della Corte di Cassazione, Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano, Antonio Di Pietro, presidente Idv, Roberto Scarpinato, procuratore generale di Caltanissetta, Nando Dalla Chiesa, docente di Sociologia dell’Università di Milano.

IL DIARIO DEL LAVORO

Il Diario del Lavoro nasce nel 2001 raccogliendo l’eredità di Lavoro Informazione, la rivista fondata da Gino Giugni nel 1982. Il Diario del Lavoro è uno dei primi giornali online d’Italia dedicato interamente al tema del lavoro: uno strumento per l’informazione, la discussione e l’approfondimento di tutte le tematiche che riguardano le relazioni industriali e che ad esse si connettono. Il Diario del Lavoro coinvolge attraverso gli abbonamenti (unica forma di finanziamento), organizzazioni imprenditoriali, sindacali, imprese, istituzioni, associazioni culturali, facoltà e dipartimenti universitari, studi professionali. La redazione fornisce quotidianamente tutte le notizie riguardanti il mondo del lavoro e offre ai suoi lettori una serie di rubriche e di approfondimenti sul tema, avvalendosi del contributo di studiosi e tecnici di alto livello. Sul sito ( HYPERLINK "http://www.ildiariodellavoro.it"www.ildiariodellavoro.it ) si trova anche un’ampia documentazione con testi dei principali accordi sindacali, testi legislativi e resoconti parlamentari.
Il comitato di direzione è composto dai giuslavoristi Tiziano Treu, Aris Accornero e Carlo Dell’Aringa, il direttore responsabile è Massimo Mascini. Il Diario del Lavoro edita anche alcune pubblicazioni cartacee: in particolare l’Annuario del Lavoro,  che ogni anno raccoglie e commenta gli eventi principali dei dodici mesi in materia di economia, lavoro, politica, e una serie di instant book che affrontano i temi di maggiore attualità. Tra le ultime pubblicazioni: “Call center: inferno o paradiso. Il caso Vodafone’’; “Il sindacato di domani’’; “Il sindacato a fil di rete. Dal volantone all’era del 2.0’’.


UFFICIO STAMPA - COMMUNITY
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Se ne parla in un convegno domani all’Urban Center. Dal 18 al 29 giugno Milano accende i riflettori sul tema dell’occupazione

Milano, 17 giugno 2012 - Il lavoro è in cima alle preoccupazioni degli italiani, anche in Tribunale. Lo confermano le cifre. A Milano nel 2011 i contenziosi in materia di diritto del lavoro sono aumentati del 40% rispetto al 2010. è uno dei dati che saranno annunciati domani al convegno all’Urban Center organizzato dall’assessorato Politiche per il Lavoro del Comune di Milano, cui parteciperà il Presidente del Tribunale del Lavoro Piero Martello con l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca del Comune di Milano Cristina Tajani.

Le cause di questo incremento di attività a carico del Tribunale del Lavoro di Milano vanno ricercate, tra l’altro, nella grave crisi occupazionale che ha colpito anche l’area di Milano e nella diffusione del precariato. Inoltre, c’è stato un incremento delle cause di lavoro del pubblico impiego, non più destinate al Tar. Sono 23 i giudici che compongono il Tribunale del Lavoro di Milano, fra i più grandi in Italia, e garantiscono tempi medi di sei mesi e mezzo per la risoluzione del contenzioso. Un risultato record, non solo nel nostro Paese ma anche in Europa, che colloca il Tribunale del Milano fra le eccellenze italiane.

Questo in dettaglio il programma del convegno di domani. “Lavoro e giustizia. Il diritto e i diritti del lavoro”, dalle 18.00 alle 20.00, Urban Center, Galleria Vittorio Emanuele 12.
Introduce e coordina:
Magistrato Piero Martello (Presidente del Tribunale del lavoro di Milano)
Intervengono:
Marilisa D’Amico (Presidente Commissione Affari istituzionali del Comune di Milano);
Mario Napoli (docente di Diritto del Lavoro Università Cattolica di Milano);
Milena Mottalini (Vicepresidente Regionale AGI Avvocati Giuslavoristi italiani);
Antonio Lareno (Segretario della Camera del Lavoro di Milano);
Emiliano Bonomi (C.L.O.- Cooperativa Lavoratori Ortomercato);
Cristina Tajani (assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca del Comune di Milano).

Il convegno di domani è il primo di una serie di appuntamenti dedicati al lavoro. Da domani al 29 giugno si accendono i riflettori su legalità, precarietà, occupazione. Le prossime date sono:
- 21 giugno, dalle 17.00 alle 20.00, presso l’Aula Magna dell’assessorato al Lavoro, in viale D’Annunzio 15: “Lavoro e ricerca. Nuovi studi per un lavoro che cambia“;
- 25 giugno, dalle 9.00 alle 18.00, presso l’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele 12: “Coworking a Milano. Primo incontro dedicato alle nuove comunità di professionisti e imprese“.

Inoltre, dal 26 al 29 giugno, l’attenzione si allarga e la città sarà sede di “Fondata sul lavoro, confronti a Milano”: un fitto programma con l’alto Patronato del Presidente della Repubblica. A confrontarsi e discutere sull’argomento saranno circa 100 relatori, tra economisti, sindacalisti, imprenditori, magistrati, esponenti del Governo, delle Istituzioni, del mondo accademico. Il lavoro in ogni suo aspetto sarà l’oggetto anche di un fitto programma di eventi culturali che si terranno a latere della manifestazione in tutta la città, come mostre d’arte, presentazioni di libri e uno spettacolo originale di Laura Curino al Teatro Piccolo.
 

Bilancio
Le novità di un Bilancio più trasparente

Milano, 28 maggio 2012 – Sono stati comunicati oggi nel corso della Commissione Bilancio i dati relativi al Bilancio 2012/2014. A una prima lettura emerge una previsione di spesa per il 2012 pari 215 milioni di euro superiore al consuntivo del 2011. Tale differenza è dovuta a un incremento dei servizi e a un Bilancio più trasparente. Va considerato che il consuntivo non sempre rispecchia il Bilancio di previsione: nel 2011 il consuntivo si chiuse con un risparmio di oltre 100 milioni rispetto al preventivo del medesimo anno.

Ecco le principali le novità di spesa e i nuovi servizi:

- Per ben 44 milioni dovuti a una diversa imputazione contabile a seguito dell'adozione dei nuovi principi contabili da parte del Comune di Milano. Ciò significa che alcune voci precedentemente contabilizzate tra le cosi dette “partite di giro” trovano piena rappresentazione nel bilancio Tale cifra evidentemente non rappresenta una maggiore spesa rispetto agli anni precedenti.

- Per 26 milioni da maggiori spese finanziate con entrate a destinazione vincolata e quindi trovano uguale rappresentazione anche in uscita. Ciò significa che tali spese si realizzeranno solo in presenza delle entrate corrispondenti.

- Per 10 milioni fanno riferimento alla costituzione obbligatoria (per legge) del fondo di riserva che a consuntivo 2011 risultava non speso.

Ad incrementare la spesa, rispetto all’anno 2011, si aggiungono ulteriori voci quali:

56 milioni per il Trasporto pubblico locale

5 milioni per la raccolta e smaltimento rifiuti

4 milioni per le politiche sociali

16 milioni di maggiori interessi sul debito

2,7 milioni manutenzione ordinaria verde pubblico

4 milioni manutenzione ordinaria illuminazione pubblica e semafori

16 milioni per illuminazione pubblica, energia elettrica servizi comunali

Tra le spese presenti alla voce Gabinetto Sindaco si annoverano: 2 milioni per contributi abbattimento costi Cosap per iniziative culturali e di valenza sociale. Inoltre sono comprese in questa voce circa 2 milioni di euro per spese di altre Direzioni e attività, tra cui Expo e cooperazione internazionale, non computate in precedenza in questa voce.

Il ruolo della Sea

Investire su Milano, sulla città, due miliardi di euro circa nei prossimi tre anni. E’ questo l’ambizioso programma della Giunta Pisapia, un programma che verrà presentato nei prossimi giorni. Qualcosa è stato anticipato, anche se i contorni sono ancora vaghi: bisogna sostituire i treni della linea rossa della metropolitana, alcuni dei quali hanno raggiunto la venerabile età di 50 anni e rischiano di fermarsi da un momento all’altro, bisogna costruire nuove case per chi non può pagare affitti elevati, il cosiddetto housing sociale, bisogna mettere mano a una seria manutenzione di tante piccole o meno piccole cose in città, trascurate da anni. E poi c’è la volontà di lasciare un segno importante in città, una grande opera per la cultura. Insomma, bisogna ridare vita ed energia a una metropoli troppo a lungo trascurata nel recente passato. Sempre nel prossimo triennio, inoltre, l’ambizioso programma della Giunta intende rimettere in sesto la spesa corrente in modo strutturale, tale cioè che il bilancio torni a essere in equilibrio tra uscite ed entrate correnti senza interventi straordinari.
Il problema è trovare i soldi per fare tutto ciò, visto che due miliardi sono davvero tanti e che non c’è la possibilità di attingere alla casse del Comune, a loro volta ridotte all’osso. E’ a questo punto che entra in gioco la Sea, la società che controlla i due aeroporti di Malpensa e Linate (con una consistente partecipazione di minoranza anche nello scalo bergamasco di Orio al Serio) e che a sua volta è controllata, con poco più del 50%, dal Comune di Milano.
“Per finanziare il programma triennale della Giunta non ci sono molte strade se non quella di scambiare patrimonio contro patrimonio, cioè vendere quote delle società partecipate e immobili e investire il ricavato in nuovo patrimonio per la città. Non mi sembra che ci siano altre idee” ha spiegato l’assessore al Commercio e al Turismo Franco D’Alfonso in occasione di un incontro con i sindacati e il vertice di Sea, cui hanno partecipato il presidente della società Giuseppe Bonomi, Onorio Rosati, segretario generale della Camera del lavoro di Milano, Franco Brioschi della Filt-Cgil e Anna Gervasoni, direttore del Centro di ricerca su trasporti e infrastrutture della Liuc di Castellanza. “Nessuna decisione è stata ancora presa - ha precisato D’Alfonso – ma se dovessimo cedere la Sea, in tutto o in parte, lo faremmo in modo da ottenere il maggior incasso per il Comune e imponendo a chi compra il rispetto di regole ben precise”.
Se il presidente di Sea, Bonomi, ha spiegato che per lo sviluppo degli aeroporti occorre avere la certezza almeno a medio termine delle linee strategiche della politica, dell’azionista e di tutto il territorio su cui insiste lo scalo, ricordando che il piano strategico per Malpensa è completamente da rivedere alla luce delle profonde trasformazioni del mercato italiano e internazionale, Rosato ha ribadito la contrarietà dei sindacati alla cessione di Sea, anche perché manca una visione di prospettiva: “Vendere è una scelta senza futuro, l’amministrazione deve tornare sui suoi passi”. Ma soprattutto occorre aprire un ampio dibattito su questa dismissione, che coinvolga anche i cittadini. Non solo quelli di Milano.
Val la pena di ricordare, infatti, che Malpensa non è a Milano, neppure in provincia di Milano: quello che colpisce è l’assordante (come l’ha definito qualcuno) silenzio della Regione. Allora ben venga la proposta della Giunta di dar vita a un Osservatorio che raggruppi i sindaci dei paesi attorno a Malpensa, gli enti provinciali e quelli regionali. La Lombardia ma magari anche il Piemonte: non può essere il Comune di Milano l’unico attore di una questione che va ben oltre i confini della città. Una strategia di dismissione, che è funzionale alle esigenze di cassa e di sviluppo della città, potrebbe essere elaborata con l’apporto di tutti gli stakeholder, cioè di tutti i soggetti che hanno un interesse nei confronti di Sea. 

di Cristina Jucker

Dibattito organizzato da MMC
Positiva l'apertura al dialogo fra Giunta e lavoratori sulla dismissione SEA

La Giunta Pisapia, messo in sicurezza il Bilancio 2011, che rischiava di portare il Comune di Milano fuori dal patto di stabilità con il conseguente taglio aggiuntivo di fondi statali, si è trovata all’inizio del 2012 con una previsione di Uscite superiori alle Entrate di circa 600 mln di euro. Ma, al tempo stesso, deve avviare una politica di investimenti tesa alla realizzazione del programma di governo arancione e alla sua idea di città: questo il tema della serata moderata da Fabio Massa (Affari italiani).

Primo intervento quello di Franco D’Alfonso (Assessore al Commercio), che ha ricordato il “buco” da 380 mln di euro lasciato in eredità dalla precedente gestione, indicando come sia necessario trovare i soldi da investire in mobilità, casa e cultura: punti irrinunciabili per questa amministrazione e i cittadini di Milano. Tra le possibili dismissioni per ottenere introiti quella (parziale) di Serravalle, Sea, farmacie.

Onorio Rosati (Segretario Camera del Lavoro di Milano) ha affrontato subito il problema SEA. Necessario, dal suo punto di vista, che il Comune mantenga la governance di un’azienda già nelle mani, per circa il 30% a F2i, e nella quale i dipendenti hanno mostrato senso di responsabilità e di dedizione al lavoro, in particolare in questi ultimi anni, quando le condizioni si sono fatte difficili. Ha altresì ribadito che essi si aspettano che questa giunta presti vera attenzione alle loro richieste. Carmela Rozza (Capogruppo PD al Consiglio Comunale) ha ricordato come non vi sia mai niente di scontato, ma come sia necessario essere realistici: guardare quali siano le priorità; valutare correttamente dove è possibile attingere fondi; esaminare dove si può intervenire senza penalizzare gli investimenti che sono essenziali per il futuro della città. 

Un passaggio auspicabile sarebbe rappresentato dalla rinuncia del Governo italiano all’IMU: questo permetterebbe anche di migliorare il welfare locale (da ottimizzare, comunque, partendo dai fondi a oggi attribuiti). Cristina Tajani (Assessore alle Politiche per il lavoro e Sviluppo economico) ha ribadito la volontà di investire e di mettere in atto, a differenza di quanto sinora mostrato dal Governo Monti, una politica che non badi solo a coprire il disavanzo, ma a creare sviluppo attraverso riforme strutturali. Come Assessore al lavoro non si è mai sottratta al dialogo con le parti sociali e ritiene che sia, anzi, l’unica strada percorribile, per uscire dalle situazioni difficili.

Quest’anno il Bilancio preventivo verrà presentato nel mese di giugno: una dilazione che dovrebbe permettere alla Giunta di trovare soluzioni soddisfacenti. Una di queste, che si augura si possa realizzare, è lo scambio quote con la Provincia fra Sea e Serravalle. Nicola Antonucci (Consulente finanziario Movimento Milano Civica) ricorda, in modo telegrafico, che c’è un solo modo per arrivare alla soluzione dei problemi: parlare. E invita, in questo senso, a fare domande.

Prendono la parola alcuni lavoratori SEA che chiedono di non deludere le loro aspettative, rifiutando l’accusa di prestare servizi di qualità inferiore ai loro omologhi europei. Le risposte del tavolo sono di apertura al dialogo. Rosati invita a fare confronti puntuali con i servizi degli altri aeroporti europei; di verificare la presenza di pubblico e di privato nella gestione dei medesimi e auspica che il 29,75 non sia destinato a superare il 50%. D’Alfonso dichiara che, se verranno trovate altre soluzioni, è disponibile a mutare posizione: propone, anzi, di fare un altro incontro con i dipendenti SEA, per confrontare puntualmente le reciproche ragioni. Il dialogo e l’ascolto reciproco restano sempre la strada migliore da percorrere.

di Giuliana Nuvoli 
 

Un intervento di Franco d'Alfonso

Nel dibattito sulle scelte di bilancio e piano triennale degli investimenti ha grande rilievo come ovvio il ragionamento su municipalizzate e partecipate . Nella necessaria sintesi giornalistica tutto pare risolversi a “vendo questo – compro - sciopero - non si tocca” , inducendo la falsa impressione che la Giunta Pisapia non abbia una sua “strategia complessiva”. Non è ovviamente così ed il non aver ancora reso pubblico un documento è dovuto al fatto che l’opposizione usa qualsiasi elemento come pretesto per discussioni dai toni inaccettabili al solo scopo di ritardare i tempi di lavoro della Giunta: per questo e solo per questo la Giunta è spesso costretta ad arrivare in aula solo a dibattito chiuso e con documenti senza alternative, dal momento che il dibattito consiliare è costantemente reso sterile ed inutile dalle esibizioni di alcuni consiglieri di opposizione che hanno scambiato l’aula per un palcoscenico da cabaret .
La città è invece molto interessata ad un dibattito non strumentale ed è per questo motivo che ritengo sia utile far conoscere attraverso il MMC, che ha la sua ragion stessa d’essere nel dialogo e nella critica tra amministrazione e cittadini, il mio punto di vista in materia, che non è ovviamente il punto di vista comune della Giunta, che scaturirà invece da un confronto in corso e che sarà come sempre una sintesi fra opinioni apparentemente anche molto diverse ma che convergono sul punto essenziale costituito dalla necessità di far sì che il Comune torni ad investire cifre significative, dell’ordine dei miliardi di euro, sulla città e nella città, ritornando al contempo ad avere un bilancio in ordine, dopo quasi dieci anni di dissennata, sciagurata, colpevole malagestione della cosa pubblica.
Chiariamo innanzitutto che le società partecipate si definiscono strategiche per il Comune di Milano in ragione di:
 
a) la loro strumentalità rispetto alla linea di investimento decisa dalla Giunta .
b) il loro legame privilegiato e maggioritario, rispetto all’attività propria, con il territorio della Città metropolitana
c) il presidio di servizi per il cittadino percepiti come essenziali dalla popolazione milanese
 
E’ essenziale ricordare che definire strategica o meno una società per il Comune di Milano non significa effettuare una scelta indistintamente valida per l’intero settore pubblico: come intuitivamente si comprende, alcune aziende industriali o edili quali quelle per la produzione/stoccaggio del gas o la costruzione di infrastrutture autostradali sono pacificamente definite non strategiche per un singolo Comune, mentre lo sono per Regione o Stato centrale. Potrebbe essere di un qualche interesse discutere la definizione di strategicità  per la holding autostradale della Provincia di Milano in via di scioglimento, ma questo è un altro discorso….
Con questa logica sono a mio avviso da definire “strategiche” e quindi meritevoli della discussione di un piano specifico per ciascuna di esse che riguardi l’azione del Comune, la scelta del management e l’elaborazione di un piano strategico approvato e condiviso dal Comune e dal management, ATM, AMSA, Società di gestione del patrimonio immobiliare, oltre ovviamente EXPO Spa.
Esistono poi una serie di società operanti nel settore dei servizi comunali che sono strumentali per l’erogazione del servizio, ma non hanno i requisiti per essere definite strategiche per il Comune perché operano in settori dove esiste una consolidata concorrenzialità, hanno un debole vincolo con il territorio, non sono presenza significativa nel settore di competenza. Questo non significa che non siano importanti o meritevoli della stessa attenzione che si dà, o si dovrebbe dare, a un settore della pubblica amministrazione che eroga servizi ai cittadini, più semplicemente si ritiene che la presenza o meno di una società di proprietà o partecipata dal Comune sia una e non l’unica opzione possibile. Senza che la scelta verso una o l’altra opzione influenzi la scelta politica di orientamento di fondo dell’Amministrazione. Le principali società  di questo tipo sono Milano Ristorazione, Milano Sport, Sogemi Spa, Amat.
Il terzo ed ultimo gruppo di società riguarda le società “non strategiche” e che non erogano un servizio essenziale per i cittadini, operando comunque in un regime fortemente concorrenziale e avendo un legame con la città di Milano più basato sulla “quota di mercato” detenuta, spesso in funzione della posizione di ex monopolista . Queste società sono da ritenersi delle mere partecipazioni azionarie e societarie e la loro gestione deve essere essenzialmente di tipo patrimoniale, cioè con un occhio privilegiato ai rendimenti che possono assicurare in funzione del capitale investito dal socio Comune. Si tratta essenzialmente di : Sea, A2A (al netto di Amsa), Milano Serravalle, Farmacie comunali, oltre alla società che “custodisce” le aree Expo, la Arexpo Spa.
Società strategiche: partiamo da Atm, per la quale non occorre spendere troppe parole, come il recente intervento su Area C ha confermato.
La necessità di investire sui trasporti urbani imporrà una massiccia concentrazione di investimenti per l’intera durata del mandato amministrativo: 300 milioni di euro solo per i treni della metropolitana, almeno altrettanti per portare il sistema dei trasporti urbani di Milano ai livelli voluti dal programma della Giunta.
Nell’ottica di realizzare un sistema di trasporti integrato dell’area metropolitana va certamente esplorata la possibilità di un’integrazione anche societaria con Trenord, pur considerando le grandi difficoltà di mettere a punto un sistema di gestione che integri la cultura delle Ferrovie Nord Milano e soprattutto di Trenitalia con quella dei “tranvieri” milanesi. D’altro canto fra le molte argomentazioni che potrebbero spingere verso l’integrazione c’è, ad esempio, la gestione del Passante ferroviario, oggi ampiamente sottoutilizzato, che è l’unica possibilità significativa di incremento del servizio offerto in città per i prossimi tre anni .
L’Amsa è stata inserita a mo’ di “osso buon peso” al momento della fusione Aem- Asm Brescia per un valore di 400 milioni di euro circa al solo scopo di equilibrare le quote di Milano. Nel corso di questi anni non è avvenuta alcuna sinergia, integrazione, sviluppo comune delle due aziende, l’Amsa continua a realizzare praticamente il 100% del proprio fatturato con il contratto di servizio con il Comune di Milano .
Lo scorporo di Amsa dall’attuale A2A è esclusivamente un problema di valutazione finanziaria, essendo in corso ancor meno progetti comuni e trasversali rispetto a prima della fusione.
La raccolta e il trattamento dei rifiuti urbani è un elemento cruciale della politica del Comune di Milano e  - per legge e per buona politica – l’intero ciclo deve compiersi all’interno dell’area metropolitana. In generale la politica ambientale e pulizia urbana è un elemento più che sensibile della politica cittadina .
Teleriscaldamento e sfruttamento di fonti energetiche dal territorio, energia geotermica e pompe di calore in primis, sono attività di ricerca e sviluppo strategiche per la città, mentre non lo sono necessariamente per una società operante sul mercato della produzione energetica e la distribuzione come A2A , che deve competere su una dimensione territoriale e di mercato nazionale, per la quale l’insediamento territoriale milanese è troppo limitato per essere considerato asse portante della strategia aziendale.
Nell’immaginario collettivo la MM è ancora la  società di ingegneria che ha costruito le metropolitane di Milano, mentre il “core business” odierno è la gestione delle acque . Basterebbe la gestione dell’acqua pubblica per definire la strategicità di questa società, ma il vero “tesoro” della MM è la competenza accumulata in materia di gestione del sottosuolo urbano .
La città sotterranea e la gestione delle reti fisiche, a seguito dell’alienazione mai abbastanza deprecata delle reti a fibre ottiche, che segue quella delle reti elettriche e telefoniche effettuate con le privatizzazioni degli anni Novanta , può essere effettuata solo da MM . Si ricordi l’importanza di tale conoscenza per l’installazione delle reti wi fi , per la realizzazione delle opere pubbliche in tempi utili, per le manutenzioni che aumentano di peso e importanza ogni anno.
E’ ipotizzabile poi la costituzione di una Immobiliare Città di Milano che incorpori il patrimonio immobiliare di proprietà del Comune di Milano ( valore presumibile 3- 3,5 miliardi di euro), con capacità di indebitamento per almeno 600 milioni di euro da raccogliere attraverso obbligazioni a reddito fisso. Questa provvista potrà essere impiegata per un ulteriore piano di investimenti riguardanti casa e infrastrutture di servizio urbano.
L’Immobiliare Spa potrà ovviamente gestire il patrimonio, attraverso vendite, acquisizioni e manutenzioni , in maniera certamente più agile rispetto al Demanio comunale, così come potrà affidare il proprio patrimonio in gestione a terzi ( il contratto Aler in essere, per esempio, seguirebbe i conferimenti immobiliari alla società).
La costituzione della società sancirebbe il fatto che il Comune di Milano ritiene che le aree e gli alloggi, le case, costituiscono il patrimonio sociale inalienabile della città. Il patrimonio immobiliare può essere affittato o dato in concessione per molti anni ma, sul modello della City of London, la proprietà deve restare nelle mani della comunità cittadina  e rientrare nel suo pieno possesso al termine di un periodo anche molto lungo di concessione.
Definire la Sea Spa ”non strategica” per il Comune di Milano è affermazione che solleva un vivace contraddittorio, soprattutto con i sindacati che, in molti documenti, sono assolutamente abbarbicati a un’ idea di interesse pubblico imprescindibile, anche se in realtà l’unica argomentazione seria è la “numerosità” dei lavoratori addetti .
La natura dei sistemi aeroportuali  impone una gestione strategica su largo raggio territoriale, dal momento che il bacino di utenza in nessun posto al mondo è limitato a una città seppure grande e importante. La mancata programmazione ha portato alla presenza in Italia del maggior numero di aeroporti commerciali per km quadrato del mondo, non accompagnata da analogo primato in materia di efficienza, redditività e funzionalità.
La presenza in Lombardia di almeno quattro aeroporti di dimensioni rilevanti imporrebbe un coordinamento societario che il socio Milano non può garantire .
Il livello di regolamentazione pubblica, dal quale dipende quasi per intero il destino di un aeroporto,  è addirittura quello nazionale.
Non si vede quindi ragione per definire la proprietà di Sea “strategica” per il Comune di Milano, così come non se ne vede, o se ne vedono poche, perché Regione Lombardia e Stato italiano non debbano ritenere invece l’aeroporto di Malpensa e il sistema aeroportuale lombardo “strategico” ed abbiano subordinato al salvataggio di qualche posto di lavoro (meno del 50 %  peraltro!) dell’Alitalia a Roma ogni intervento, nonostante il famoso “asse del Nord” al Governo.
La congiuntura del 2012, ultimo anno nel quale è possibile utilizzare la sopravvenienza attiva da alienazione per investimenti e anche per spese correnti, facoltà quest’ultima di cui Milano non intende avvalersi in alcun modo, è un’ulteriore spinta a considerare tra le alternative la cessione della società. Il valore della quota di proprietà comunale è 900 milioni circa, la redditività prevedibile per i prossimi anni è piuttosto bassa e la distribuzione dei dividendi dovrà essere sospesa per almeno due o tre anni per sostenere gli indispensabili investimenti della società, non essendo pensabile ripetere le scellerate politiche di impoverimento e sfiancamento attuate con un tiraggio forzato dei dividendi dalla Moratti e da Albertini.
Per quanto riguarda A2A la non strategicità per il socio Comune di Milano di una società che opera principalmente nel settore della produzione e distribuzione di energia è evidente. Il mercato della produzione di energia e del gas non è nemmeno più misurato su scala europea ma planetaria; la sofferenza di questo settore sarà lunga, con una caduta dei consumi che arriverà a sfiorare il 9 % , con i contratti di approvvigionamento strutturati per supportare una domanda in crescita con modalità “take or pay” e a prezzi molto alti rispetto alla situazione attuale. Le dimensioni di A2A sono ancora troppo piccole per essere un player credibile, come la vicenda Edison ha ampiamente dimostrato, ma sono anche inadeguate a una gestione territoriale, per la quale pure sono nate e si sono ben sviluppate le aziende energetiche originali .
La gestione di A2A in questi anni è stata catastrofica: il valore dell’azienda si è dimezzato in meno di due anni ( contro una media del settore di meno 10-15% al massimo), l’indebitamento derivante da investimenti avventati ( Edison e Montenegro) e da una politica di dividendi dissennata e mirata a salvare i bilanci dei soci comunali è probabilmente oltre la soglia della sostenibilità ordinaria. Anche il progetto industriale di integrazione non è mai partito nei fatti.
La cessione di quote della società è oggi impossibile, dal momento che genererebbe sopravvenienze passive e non aiuterebbe nemmeno il bilancio comunale 2012 di Milano. Occorre perciò che l’azionista Comune di Milano svolga il suo compito che è quello di scegliere un management all’altezza cui dare un’indicazione strategica precisa.
E’ noto che, anche all’interno della Giunta, alcuni hanno individuato nel progetto multiutility del Nord la via da seguire, attraverso una megafusione con Iren, Hala e perfino Acea di Roma. Personalmente dissento totalmente e profondamente da questa impostazione per vari motivi. Intanto non  vedo alcun disegno industriale e strategico nell’aggregazione tra fatturati, aziende e personale: la somma di molti piccoli problemi fa un problema più grosso, non uno ridotto. E se la fusione tra due aziende sulla carta omogenee come quelle che hanno dato vita ad A2A non ha per nulla funzionato,  perché dovrebbe funzionare una scelta analoga che veda tre, quattro, cinque ulteriori realtà da aggregare ?
Ritengo che sia di gran lunga preferibile recuperare gli anni persi, dedicarsi alla ristrutturazione e rilancio dell’azienda che esiste, magari anche attraverso l’ingresso di un partner finanziario che permetta la riduzione dell’indebitamento aziendale e l’avvio degli investimenti necessari perché A2A recuperi la capacità di stare in piedi, oggi gravemente compromessa dalla gestione degli ultimi anni. La scelta del management e l’indicazione precisa di un target di risanamento, oltre ovviamente allo scorporo di Amsa, è l’obiettivo realistico che può porsi oggi  la Giunta come rappresentante dell’azionista Comune di Milano.
Se si concorda con questo quadro la discussione sulla possibilità o meno di alienare altro patrimonio societario, oltre a quello dato per scontato di Serravalle e Farmacie comunali, allo scopo di sostenere il piano di investimenti triennale (attenzione, investimenti, non spesa corrente!!), ritorna su binari non ideologici e preconcetti e sarà di qualche utilità per chi si troverà a prendere le decisioni finali e renderne poi conto ai cittadini .

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