Oltre Milano
Le problematiche da risolvere per permetterle di esercitare al meglio le sue funzioni

MILANO - Ho sempre manifestato la mia fiducia nella legge Delrio che ha in sé enormi potenzialità per il buon governo del nostro territorio, pur con i limiti già da molti evidenziati.
Vanno però oggi comunicate ai cittadini le preoccupazioni in ordine ad alcune tematiche cruciali. Prima fra tutte la possibilità di dare a Città Metropolitana gli strumenti per esercitare le sue funzioni fondamentali.

Rapporti con la Regione. È stata approvata a fine settembre la legge regionale sulla Città Metropolitana. Già si sono evidenziati alcuni conflitti.
Sulla funzione di viabilità e mobilità, che dovrebbe essere tra quelle fondamentali della Città Metropolitana, il Governo Metropolitano è già entrato in rotta di collisione con la Regione. Il tema è di quelli cruciali perché investono la viabilità ma anche la tutela del territorio e l’economia locale. Parlo della superstrada Vigevano-Malpensa sulla quale la Regione ha sbattuto la porta in faccia a Città Metropolitana. La realizzazione di questa arteria di 60 km comporterebbe erosione di aree tutelate entro il Parco Sud e il Parco del Ticino, l’esproprio di terreni agricoli preziosi, l’esproprio di cascine. Quasi tutti i sindaci dei Comuni interessati si stanno mobilitando contro questo progetto, e il Governo Metropolitano ha dato ai primi di ottobre parere contrario. Città Metropolitana ha proposto una riqualificazione delle strade provinciali e statali già esistenti per contrastare altre colate di cemento. Inutilmente, perché la Regione persiste nel suo progetto e ha evidentemente potere per farlo. Questo deve indurci a una seria riflessione sulle funzioni che sono il cuore della nuova istituzione.

Elezioni del 2016. Interesseranno alcuni Comuni della Città Metropolitana e Milano. Il sindaco di Milano sarà anche il sindaco metropolitano ma verrà ovviamente eletto solo dai cittadini milanesi. In attesa di poter procedere a elezioni dirette è auspicabile che la questione Città Metropolitana entri a pieno titolo nel dibattito per la definizione del programma e della candidatura della coalizione di centro-sinistra. Il governo di Milano non può prescindere dalla Città Metropolitana su questioni fondamentali come i trasporti, la casa o lo sviluppo economico. E dunque qualunque visione della Milano che vogliamo non può fare a meno della visione metropolitana.
Questo vuol dire un coinvolgimento concreto degli amministratori dei Comuni metropolitani nella costruzione del programma elettorale.

Elezioni dirette. Ecco un altro punto cruciale di ogni riflessione sulla Città Metropolitana. Iniziative, appelli e quant’altro per sollecitare l’elezione diretta ne abbiamo visti non pochi, ultimo in ordine di tempo l’appello che ha come primo firmatario Valerio Onida.
Le condizioni per arrivare a elezioni dirette sono note: legge dello Stato, Zone Omogenee, Municipalità. E proprio su queste ultime occorre fare una riflessione. Si sono svolti dibattiti all’interno della coalizione sul disegno di queste aree, e sono state avanzate proposte che rompessero la logica radiocentrica degli attuali Consigli di Zona (ereditata da una strutturazione della città vecchia di secoli). Abbiamo letto studi e riflessioni per prefigurare il futuro: una visione policentrica e il riequilibrio demografico delle Municipalità rispetto alle Zone. I Municipi invece altro non saranno che una fotocopia delle Zone: identiche nella perimetrazione e identiche nelle funzioni a loro assegnate, salvo riprendere il tema delle funzioni in un prossimo futuro.
Forse si poteva fare di più.

La Città Metropolitana in Europa. In Europa le città sono sempre state il motore dell’economia e della cultura. Già nel Medioevo esistevano reti di città (pensiamo per esempio alla Lega Anseatica con centro a Lubecca, a Danzica e sul mar Baltico, un vero e proprio network di città mercantili).
Le città sono state i luoghi di accumulazione della ricchezza dove presero avvio le grandi trasformazioni demografiche, dove si decidevano gli assetti del contado, dove nascevano le nuove professioni, dove avvenivano le grandi innovazioni tecnologiche.
Poi cominciarono a sorgere le grandi periferie operaie, quindi le conurbazioni e infine le aree metropolitane che non sono “città grandi” bensì aree qualificate dalla complessità delle funzioni e delle relazioni che richiedono modelli di governo specifici.

Una celebre citazione del grande storico americano Lewis Mumford riassume con efficacia il senso delle città nella nostra storia: «Ieri la città era un mondo, oggi il mondo è diventato una città».
Le città sono dunque parte integrante della storia e delle identità europee. La storia dell’Europa coincide con la storia delle sue città.

Secondo uno studio dell’OCSE del 2014, il 68% della popolazione europea vive in un’area metropolitana. Nelle aree metropolitane europee si produce più dei 2/3 del PIL europeo. Questi dati essenziali ci danno un’idea dell’importanza strategica delle aree metropolitane nel nostro continente.
E proprio per una presa di coscienza di questa realtà, la Commissione Europea ha previsto nella Programmazione 2014-2020 di destinare alle Città Metropolitane una percentuale dei fondi, specificamente dedicati a precisi obiettivi tematici.
In precedenza i fondi europei erano gestiti esclusivamente dallo Stato e dalle Regioni, con esiti per l’Italia non proprio confortanti visto che più della metà delle risorse disponibili della Programmazione precedente risulta inutilizzata.

Il futuro dell’Europa è nelle mani dello sviluppo delle aree metropolitane. E per l’Italia vuol dire anche avere risorse disponibili a fronte delle difficoltà finanziarie in cui versano le Città Metropolitane, tra cui Milano che ha ereditato dall’ex Provincia un bilancio deficitario.

Nello Statuto della Città Metropolitana di Milano un intero articolo è dedicato ai rapporti europei e internazionali.
«La nostra CM vuole promuovere ogni forma di collaborazione e di relazione con le aree e Città Metropolitane dell’Unione Europea e internazionali. Con questo ribadisce il suo ruolo di area strategica per l’intero Paese.»
Sulle aree metropolitane si gioca la sfida dello sviluppo economico e sociale, uno sviluppo che dovrebbe essere basato – nelle intenzioni – sulla coesione sociale, sulla sostenibilità e sulla partecipazione responsabile dei cittadini.

La specificità delle Città Metropolitane italiane è che la loro istituzione è avvenuta con grande ritardo rispetto alle altre aree metropolitane europee. E soprattutto che la loro formazione non è l’esito di processi graduali di adeguamento amministrativo sulla base dell’evoluzione storica dei territori, come è avvenuto nelle altre aree metropolitane europee, bensì le nostre Città Metropolitane sono l’esito di una legge che ci è sembrata improvvisamente calata dall’alto: un caso unico in Europa. Di più, tale legge disciplina in modo univoco contesti metropolitani del tutto diversi tra loro, mentre ogni città è un unicum, con la sua storia, la sua struttura e la sua identità.
Per questo il dibattito sulla Città Metropolitana in Italia si è focalizzato non sulle potenzialità di sviluppo e di innovazione, bensì sulla paura della perdita delle identità locali, o piuttosto sull’ennesima riproduzione delle province.

Questa legge scaturisce anche dall’inerzia politica delle istituzioni locali. Sono quasi 40 anni che in Italia si dibatte sull’inadeguatezza della maglia amministrativa italiana, vecchia di secoli, e sull’impossibilità di governare territori che hanno subito dal dopoguerra trasformazioni demografiche, territoriali e funzionali enormi.
Erano i primi anni Settanta quando si cominciò a parlare di governo di area vasta: allora le regioni erano appena state istituite, la parola globalizzazione non era ancora stata inventata, a Milano e nell’hinterland c’era la classe operaia delle grandi fabbriche. Ma già allora era evidente come non fosse possibile governare le grandi trasformazioni demografiche, territoriali e sociali con gli strumenti amministrativi disponibili.

Dopo la legge 142 del 1990, che non ebbe seguito operativo, abbiamo dovuto aspettare il 2001 perché le aree metropolitane entrassero nella politica con la riforma del Titolo V della Costituzione, che istituì le Città Metropolitane. Gli enti locali (Regioni soprattutto) avrebbero dovuto facilitare l’attuazione della Costituzione, e invece si è assistito a un’inerzia durata altri 14 anni.
Ci sono di sicuro responsabilità politiche in questa inadeguatezza ad affrontare il problema del governo delle aree metropolitane: mentre in Europa si metteva mano alle riforme (la Città-Stato di Berlino è del 1995, quella di Amburgo addirittura del 1949, la Grande Lione del 1969), in Italia si preferì creare nuove Province del tutto fuori dalla storia e dalla realtà, come Monza e Brianza.
Questa situazione di stallo non poteva avere altri sbocchi se non l’imposizione di una legge nazionale.

Ed ecco che finalmente la legge Delrio ha sancito l’istituzione di 10 Città Metropolitane, una legge da più parti contestata ma che ha sbloccato un impasse politico che poneva l’Italia ai margini dei processi europei della governance di area vasta.
Uno dei meriti della legge Delrio però è di avere lasciato ampi margini perché ogni Città Metropolitana elaborasse il suo Statuto. E non poteva essere diversamente, visto che è del tutto impossibile applicare un modello unico per Milano, Napoli o Reggio Calabria.

Occorre ora dare forza e sostanza alla nuova istituzione, contrattare funzioni e risorse, coinvolgere i cittadini e costruire la nostra nuova identità metropolitana.

di Paola Colombini
(Movimento Milano Civica - Coordinamento dei Civici Metropolitani)

Riqualificazione immobili comunali
Tremila metri quadri in via Novara che il Comune vuole destinare all'Arte
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MILANO – Un luogo dedicato alle arti creative, in grado di coinvolgere le realtà italiane ma anche gli artisti provenienti dall’estero. Uno spazio aperto agli eventi ma anche alla produzione cinematografica, teatrale e culturale che sia in grado di ampliare e supportare l’offerta di servizi già presente sul territorio. 
È questo, in sintesi, il progetto che l’Amministrazione comunale chiede di sviluppare agli enti pubblici o privati per dare nuova vita allo spazio di via Novara 75. 
“L’idea del Comune – spiega l’assessore alla Casa e Demanio Daniela Benelli è di trasformare questo grande spazio in un luogo dedicato alle arti creative, musica, teatro, cinema, danza, moda, design, pittura. Con l’obiettivo di coinvolgere gli artisti milanesi, ma anche e soprattutto le realtà provenienti dal resto dell’Italia e dall’estero, sul modello di luoghi già così concepiti in Europa, ad esempio la ‘Friche’ di Marsiglia” (nella foto il tetto terrazza della struttura marsigliese). 



L’immobile di via Novara 75 è composto da un capannone di 1.240 metri quadri e un blocco uffici di 370 metri quadri, inseriti in un’area molto vasta di 3.000 metri quadri complessivi. 
La concessione dello spazio sarà a titolo gratuito per una durata minima di 10 anni (fino ad un massimo di 30) e il soggetto cui sarà assegnato l’immobile dovrà sostenere i costi di ristrutturazione e manutenzione. 
Per la prima volta rispetto ad altri immobili già messi a bando, è prevista anche la possibilità di demolire gli edifici esistenti per costruirne di nuovi. In questo caso, il progetto di ricostruzione sarà sottoposto all’approvazione dell’Amministrazione comunale e dovrà rispettare i vincoli volumetrici e il contesto urbano. 
Tra le funzioni che dovranno essere previste nel progetto di riutilizzo, ci sono spazi per eventi, workshop e seminari; servizi per l’ospitalità temporanea degli artisti nazionali e internazionali; aree di lavoro, specializzate anche nelle tecnologie multimediali; punti conviviali e di ristoro. 
I progetti potranno essere presentati fino al 26 maggio. 


“Non si ferma l’azione del Comune – prosegue l’assessore Benelli – per far rinascere spazi che per anni sono rimasti vuoti e inutilizzati destinandoli a progetti aperti alla città. Dai piccoli spazi vuoti che si trovano ai piedi dei caseggiati popolari fino ai grandi stabili come quello di via Novara, sono già oltre 18 mila i metri quadrati che abbiamo assegnato o assegneremo a breve. Un’azione complessa che mira a mettere ordine in un’eredità confusa, disordinata e spesso degradata, creando luoghi di aggregazione e opportunità sociali per i quartieri. Così sono nati, solo per citarne alcuni, la ‘Piazzetta dell’incontro’ in via Alex Visconti, la ‘Casa delle donne’ in via Marsala, il primo ‘Albergo sociale’ in via Mambretti, lo spazio per ‘Creative makers’ in viale Pasubio”. 


http://www.lafriche.org/   

Un evento organizzato da MMC
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MILANO - Nasce dalla necessità di riunire le Competenze (professionals, consulenti, managers, free-lance...), caratterizzate da una sempre più rapida obsolescenza delle loro conoscenze, l'occasione del dibattito-brainstorming organizzato dal Movimento Milano Civica il prossimo 3 aprile. Lo scopo è condividere una "Chiamata alla Responsabilità": la Responsabilità di cambiare, di osare, di sognare, il propellente indispensabile per uscire dalla crisi. Questa Responsabilità impone di continuare a studiare e apprendere in altri campi rispetto alle proprie specifiche competenze: valutare gli aspetti commerciali, legali, normativi e, sempre più, tecnologici.
Occorre diventare sempre più Imprenditori di se stessi sapendo individuare i Partners più congeniali tra le Associazioni professionali, tra le Istituzioni, tra le Università e tra i "Partners Non-Umani", ossia le Tecnologie che ci (de) formano e ci potenziano come delle protesi. Questa Responsabilità richiede tanta Umiltà e Comunità, gli indispensabili elementi di una sana Immunità contro alcuni mali nazionali, quali l'individualismo esasperato, il campanilismo miope, il "quieto vivere" che  limita i sogni ai bisogni e... alla pensione. Questa Responsabilità richiede, anziché la ricerca di una altrui "luce per  uscire dal tunnel della crisi", la volontà  di "creare la luce" da sé, quella dei propri sogni e dei propri progetti che sono l'unica vera energia per potere uscire  dalla crisi.

di Nicola Antonucci

Documento programmatico presentato al comune di Milano
Le indicazioni nate dal convegno organizzato da MMC sull'argomento
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MILANO - Con il fondamentale tema del risparmio energetico, iniziano le proposte politiche del Movimento Milano Civica alla città.

Questo documento, frutto del recente convegno MMC in merito, esemplarmente organizzato dal GdL formato da: Luciano Bavestrelli, Mario de Renzio, Giovanna Mottura, Beppe Merlo, Elisabetta Strada, è particolarmente importante in quanto Milano ha nel suo futuro quattro indilazionabili scadenze:

  • 2014 La nuova architettura istituzionale di Milano, il nuovo modello di “Governance” del territorio e dei suoi servizi per la Città Metropolitana.
  • 2015 EXPO “Nutrire il Pianeta”
  • 2020 La scadenza data dalla Unione Europea per raggiungere l’obiettivo 20-20-20, ovvero: almeno il 20% di energia consumata da prodursi da fonti rinnovabili; almeno il 20% di riduzione del consumo di combustibili fossili; ed almeno il 20%, di riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) nocivi nell’aria.
  • 2030 La scadenza del nuovo probabile obiettivo evolutivo della Comunità Europea che imporrebbe la riduzione del 40%, rispetto al 1990, delle emissioni di gas serra, nonché l’innalzamento al 27%, dell’energia consumata da prodursi da fonti rinnovabili.

Un insieme di sfide, il cui orizzonte spazia dal brevissimo al medio lungo termine, cui la nostra comunità, nel suo insieme, non potrà sottrarsi e che vanno declinate ed affrontate in tema di efficienza energetica dell’edilizia sia pubblica che privata, fonte prevalente di alcune forme di inquinamento ambientale e di consumo di combustibili fossili.
Già oggi, ma ancor più nel futuro, le Città Metropolitane diventeranno l’epicentro dell’innovazione e per diventarlo, dovranno saper risolvere i problemi nei tempi coerenti e compatibili con la dimensione dei bisogni che manifestano i loro cittadini.
L’Europa impone agli Stati Membri l’ambizioso, ma strategico obiettivo di concorrere al perseguimento di una diversa efficienza energetica, di aumentare l’indipendenza dai vincoli di approvvigionamento con l’incremento costante del ricorso ad impianti che utilizzino rinnovabili, finalizzando il tutto per un nuovo scenario europeo in termini di clima e di uso dell’energia.
E’ del tutto evidente che il successo di obiettivi così ambiziosi impone un diverso approccio rispetto al passato, la discontinuità individuale e collettiva ed un nuovo sistema di governance in grado di promuovere e utilizzare una serie di indicatori che salvaguardando il principio della competitività assicurino la sicurezza e una migliore qualità della vita nelle proprie comunità.
Gli obiettivi della UE, devono diventare anche gli obiettivi di Milano per i prossimi anni. Noi di MMC ne siamo più che convinti, vorremmo sommare alla nostra convinzione anche quella di tanti altri, sia nelle istituzioni e sia soprattutto nella vasta comunità civile ricca di “saperi” e di “saper fare”, di cui Milano è ricca.
La più ampia convinzione, che risparmio energetico e diversificazione delle fonti, rende agevole il poter condividere proposte ed iniziative che inducano alla indispensabile discontinuità, sia individuale che collettiva, nel rapportarsi all’uso dell’energia; e che per il perseguimento dell’ambizioso risultato è indiscutibilmente prioritario nonché propedeutico, il più sollecito avvio dell’insieme di iniziative che consentano e favoriscono, il diffondersi a livello di comunità, della consapevolezza che trattasi di un obiettivo per il bene comune.
A che punto siamo a Milano, quanto siamo attrezzati per accettare la sfida? Innanzitutto va detto che non siamo all’anno zero: Nuovo PGT, Nuovo Regolamento Edilizio, Patti Chiari, Convenzioni con A2A per la trasformazione in LED dei corpi illuminanti dell’illuminazione pubblica per il Teleriscaldamento Massivo, il Lifting Energetico su parte del vasto Patrimonio Demaniale Comunale, inserito tra le iniziative per EXPO, sono tutte lodevoli attività che però nel loro insieme non appaiono un progetto compatto di sistema di gestione energetica complessiva, ma paiono piuttosto esempi di azioni singole e distinte una dall’altra.
E’ assolutamente noto e metabolizzato che la vessazione dei Patti di Stabilità, è un ostacolo, ma ciò che soprattutto si evidenzia, è che l’assenza di una Vision Complessiva, impedisca la messa in moto di quelle iniziative di pressione, assai utili per ricercare soluzioni sia a livello di Governo Nazionale, sia a livello di UE, e sia col mondo delle risorse finanziarie.
Innanzitutto riteniamo, anche a valle di questa nostra iniziativa, che l’Amministrazione Comunale, sia nella sfera politica sia in quella amministrativa, debba metabolizzare che gli obiettivi che l’UE assegna all’Italia, per Milano sono ancor più strategici e che l’intera comunità dovrebbe rendersi conto che ambire ad andare oltre il goal assegnato è ambire ad andare oltre quel target.
E’ inevitabilmente il Consiglio Comunale l’ambito istituzionale più idoneo per realizzare le convergenze per assegnare un ruolo strategico e prioritario agli obiettivi 2020 e 2030, e per poterli raggiungere ed eventualmente superare occorre partire da subito.
Per facilitare l’obiettivo di una comunità consapevole, come MMC, sottoponiamo all’intera e allargata comunità alcune proposte che riteniamo ancor più idonee nei processi attuativi della Città Metropolitana.

CHE FARE?

ADOZIONE DI UN SISTEMA DI GESTIONE ENERGETICA che si sviluppi

attraverso:
1) Nomina di un Energy Manager, di adeguate capacità e competenze, da parte della

Direzione Generale, su delega del Sindaco, in diretta dipendenza dalla Direzione Generale, responsabile per la graduale installazione e la gestione, in concorso con le Direzioni interessate, di un Sistema di Gestione dell’ Energia, conforme alla Norma internazionale ISO 50001, quindi non un funzionario che controlli e gestisca le sole bollette dell’energia, ma un manager che dia un’impostazione strategica e una visione coerente e congiunta di interventi univoci e perseguibili da tutta la città, in un’ottica di città metropolitana. Tale univocità d’indirizzo e coordinamento del tema complessivo dell’energia, deve essere perseguita per il raggiungimento degli obiettivi del 2020 e del 2030 . Il sistema di gestione dell’energia deve prendere in considerazione, studiare e adottare le diverse soluzioni previste e in base alle singole esigenze, considerando che risparmio energetico significa anche risparmio economico e pertanto le soluzioni che si avvalleranno devono porsi il doppio obiettivo come priorità.

2) Approccio coordinato tra le varie funzioni. Ragionare per obiettivi e non per funzioni: Individuazione di tutte le funzioni e del personale responsabile, con i relativi compiti, che hanno in qualche modo a che fare con l’Energia, e quindi coinvolte difatto nel Sistema di Gestione dell’Energia, definizione di procedure di coordinamento ed interconnessione, con scambio dei dati necessari per la pianificazione e realizzazione degli interventi di Efficienza Energetica.

3) Istituire il Comitato per il Risparmio Energetico il cui obiettivo primario sia quello di contribuire a diffondere la consapevolezza della strategicità per l’intera Comunità. Relazioni fiduciarie sulla credibilità delle metodologie di approccio, delle soluzioni disponibili, della documentazione delle così dette “Best Practice” che facilitino l’emulazione e soprattutto inducano a fiducia. Last but not least è l’individuazione dei “Big Data” da realizzare e/o integrare da parte dell’Amministrazione, che consentano la mappatura dello stato dell’arte e che facciano da supporto a valutazioni e proposte. Un progetto formativo sull’uso intelligente deIle risorse energetiche quale investimento di civica formazione per i cittadini di domani (Scuole). Il Comitato, sarà una sorta di Agorà per coinvolgre i “saperi & la ricerca”: Università (Politecnico, Bocconi, Bicocca), le Organizzazioni economiche produttive e dell’area metropolitana (Assolombarda, Confcommercio, Confartigianato ecc), le Associazioni che rappresentano le imprese di Facilty Management nonchè le società di Servizi, e l’Amministrazione Comunale nella sua duplice veste, politica ed amministrativa.

4) Gli interventi in campo di gestione energetica significano anche risparmio economico. Va elaborato un piano d’investimenti economici che studi, sviluppi e prenda in serie considerazione finanziamenti tramite terzi, partnership con privati, rapporti con le ESCO, forme alternative di finanziamento quali i leasing per contenimento dei costi degli interventi di riqualificazione energetica e per accelerare le tempistiche di realizzazione. Possibili finanziamenti Europei o finanziamenti diversi, BEI, fondi di garanzia, FTT banche

5) Elaborazione di un piano di formazione per i funzionari comunali comprendente:
a.
l’estensione ed aggiornamento delle conoscenze dell’ Energy Manager, con la frequenza degli appositi corsi di formazione della FIRE, per giungere alla

certificazione di “Esperto in Gestione dell’Energia” conforme alla Norma UNI

 

 

b. Seminari interni di apprendimento dei Sistemi di Gestione dell’Energia, con le modalità e procedure per una corretta ed efficace gestione dell’ energia.

c. Seminari interni sul “Finanziamento Tramite Terzi” ed i rapporti con le ESCO, con approfondimento dei requisiti stringenti per i Capitolati, i progetti, i Contratti e i privati.

d. Seminari di approfondimento delle Analisi “Costi/ Benefici”, che rapportino i risultati ottenibili, o ottenuti, agli investimenti richiesti, per giungere a corrette Valutazione delle Alternative” che consenta di effettuare le scelte decisionali più appropriate e convenienti.

6) Immediata effettuazione dell’Inventario del patrimonio edilizio comunale, comprensiva di dimensioni, tipologia, destinazione degli edifici ed i connessi consumi energetici. È un preciso impegno del “Patto dei Sindaci” e della Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica, in mancanza della quale non è possibile fare scelte decisionali oculate che garantiscano il massimo ritorno degli investimenti, indispensabile date le scarse risorse finanziarie disponibili.

7) Mentre il Comune procede nelle iniziative di miglioramento dell’efficienza energetica già intraprese, a seguito delle azioni raccomandate per una nuova Politica del Comune, sarà possibile predisporre un Piano di azioni razionale ed ottimizzato per perseguire gli obiettivi dati dalla legislazione nazionale ed europea e dal Patto dei Sindaci, ed ottenere le significative riduzioni di costo conseguenti alla riduzione dei consumi di energia.

8) Stilare un Bilancio di Sostenibilità su Energia del Comune ma anche delle società Partecipate

9) Il Sistema di Gestione dell’Energia dovrà essere adottato anche dalle società Partecipate del Comune di Milano e dovrà mantenere una continuità nel tempo anche con gli altri Comuni della Città Metropolitana.

Elisabetta Strada
Presidente Gruppo Consigliare Milano Civica x Pisapia

Nanni Anselmi
Presidente
MMC – Movimento Milano Civica 

CONVEGNO ENERGIA BENE COMUNE DEL MOVIMENTO MILANO CIVICA

MILANO - Si è tenuto oggi a Palazzo Reale il Convegno ENERGIA BENE COMUNE, organizzato dalla Milano Civica x Pisapia insieme al Movimento Milano Civica, alla presenza degli assessori D’Alfonso, Maran e Rozza, oltre al direttore generale Tomarchio e a manager tecnici e professionisti nel settore dell’energia, quali il Dr De Paoli di EnergyLab, Albonico di Agesi, Vidoni di Assilea, Picchiolutto CTI e Pessina di Spes,
Un momento importante di consapevolezza e di discontinuità. Un convegno che evidenzia in modo evidente e corale che il raggiungimento degli obiettivi ambiziosi dell’Unione Europea, 20.20.20 (che potrebbero diventare nel 2030 ancora più ambiziosi) può essere ottenuto solo se il Comune inizia ad impostare un SISTEMA DI GESTIONE ENERGETICA, smettendo di ragionare su singoli progetti ed interventi energetici, ma attraverso una politica energetica complessiva e globale non più per funzioni . Sistema che dovrà influenzare anche tutte le scelte delle partecipate. Come fare sistema?
- Nominando un Energy Manager, alle dirette competenze del DG, con potere decisionale ed economico, in diretta dipendenza dalla DG, che sia in concorso con le Direzioni interessate, in un Sistema di Gestione dell’ Energia, conforme alla Norma internazionale ISO 50001che possa sviluppare una politica di gestione energetica, non solamente un passaggio di bollette,
- Iniziando a ragionare per obiettivi di politica energetica in modo compatto e trasversale e non suddiviso per funzioni e assessorati;
- Individuazione di tutte le funzioni e del personale responsabile, con i relativi compiti
- Istituire il Comitato per il Risparmio Energetico il cui obiettivo primario sia quello di contribuire a diffondere la consapevolezza della strategicità di tale impostazione per l’intera Comunità e la consulenza sulle strategie e interventi migliori da fare. Il Comitato, sarà una sorta di Agorà per coinvolgre i “saperi & la ricerca”
- Gli interventi in campo di gestione energetica significano anche risparmio economico, va elaborato un piano di investimenti economici che studi, sviluppi e prenda in serie considerazione nuove formule di finanziamenti tramite terzi, partnership con privati, rapporti con le ESCO, i leasing , i finanziamenti europei

- Elaborazione di un piano di formazione per i funzionari e i dirigenti comunali

- Predisporre un piano di azione che sia in grado anche di misurare gli interventi e i successi e riduca i tempi di intervento

di Elisabetta Strada capogruppo in consiglio comunale della Lista Civica x Pisapia Sindaco e socia del MMC

Convegno
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MILANO - Si terrà domani a Palazzo Reale il convegno organizzato dal Movimento Milano Civica in cui verranno esposte le proposte per una nuova politica energetica del Comune di Milano volta ad ottenere un reale risparmio. Presenterà i lavori Franco D'Alfonso socio MMC e Assessore al Commmercio. Dopo il saluto di Nanni Anselmi, presidente di MMC, fra i vari relatori parleranno Giuseppe Merlo del direttivo MMC, Giuseppe Tomarchio, city manager del Comune, gli assessori Maria Carmela Rozza e Pierfrancesco Maran, e Elisabetta Strada, consigliera di Milano Civica x Pisapia.

I dubbi del dopo expo
Si scrive “Expo, nutrire il pianeta” e si legge “Expo, tutto fa brodo”.
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MILANO - Domenica scorsa all’inaugurazione di un piccolo spazio pubblico a Baggio ho sentito parlare di Expo e di arredo urbano dalle autorità milanesi presenti. Lasciamo da parte il secondo argomento, l’arredo urbano, perché se ne parla poco e per questo ArcipelagoMilano ci tornerà sopra: un tema essenziale per la nostra città. Veniamo a Expo: Expo è diventata come la Madonna Pellegrina. Per i più giovani ricordo che la Madonna pellegrina fu un grande evento degli anni 1947 – 1948, una manifestazione religiosa voluta in particolare da Papa Pio XII, che nel nome della Madonna voleva suscitare una ripresa della fede cattolica praticata. Gli storici di sinistra la considerano una reazione della Chiesa di fronte al pericolo comunista, allora forse realistico. Oggi ci crede solo Berlusconi ma fa ancora il suo effetto.
La statua della Madonna fu portata instancabilmente in processione per città e paesi della penisola: quello che si fa ora con l’icona “Expo”, sopratutto in Italia ma anche all’estero dove l’effetto è scarso.
L’icona di Expo è a due facce, come molte di quelle religiose: in lei una ritrae la fame nel mondo, l’altra il sogno della ripresa. La prima si sta inesorabilmente scolorendo e soffre di una deriva verso la gastronomia, passando attraverso la razionalizzazione dell’agricoltura tradizionale con un lasciapassare che copre tutto, quello di un’esposizione che offrirà il meglio nel settore delle comunicazioni, della “navigazione” wi-fi personale negli ambienti chiusi, della e-neweconomy, della realtà virtuale.
Ci eravamo illusi, anzi ci avevano illusi, che si sarebbe parlato del difficile rapporto alimentare tra nord e sud del mondo, delle grandi compagnie commerciali che manipolano i prezzi delle utilities affamando Stati per far profitti, della Cina che compra intere regioni in Africa (nei Paesi dai peggiori regimi) per nutrire il “suo” popolo.
Speravamo che Milano diventasse il centro mondiale della politica di contrasto alla fame nel mondo, speravamo che la nostra città, che tra tutte le italiane è la più sensibile ai problemi dell’umanità con le sue ormai innumerevoli associazioni di volontariato, sotto la bandiera della solidarietà e della sobrietà, potesse diventare un punto di snodo per le politiche alimentari. Temo che non sarà così.
L’altra faccia, quella della ripresa (economica) non manca mai di comparire ovunque si radunino più di una decina di persone e, comunque, quasi indipendentemente dagli argomenti in discussione. L’Expo è assurta al ruolo di salvagente nazionale al quale si aggrappano tutti, ormai anche quelli che si erano opposti a Expo con tutte le loro forze, come la Lega. Expo salverà Milano? La Lombardia? La macroregione del Nord? L’Italia? Funzionerà il salvagente? Ne dubito e ho un timore.
Ne dubito perché il nostro Paese non ha bisogno di attività effimere ma di vere e proprie riforme strutturali; ha bisogno di veder realizzarsi il sogno di una classe politica seria e preparata, di imprenditori capaci di investire e innovare pur sapendo che la competitività giocata sui salari non può durare e che il tempo delle svalutazioni competitive non tornerà più, il sogno di un sindacato che guardi la realtà anche senza fare sconti a nessuno ma nemmeno alle sue corporazioni. Questo sogno non si avvererà certo tra qui e la fine del 2015, quando Expo chiuderà i cancelli.
Ho un timore. Sento parlare di migliaia di posti di lavoro indotti da Expo. Le basi di queste valutazioni onestamente mi sfuggono ma non è un problema mio. Quanti posti resteranno alla fine di Expo? Qualcuno vuol dircelo? Ma questo non è un problema solo mio. Anzi vorrei chiedere a chi fa queste previsioni di parlarci d’ora in avanti del dopo Expo e non solo per il destino delle aree. Vorrei che a rispondere non fossero solo gli economisti, quelli che, come dicono in molti, sono bravissimi a spiegarci cosa è successo. Dopo. Come quando entrano in politica.
Io temo i contraccolpi del dopo. Insomma sulla vicenda Expo è ancora legittimo nutrire dubbi e apprensioni. Per ora la barca va? Sì, finché si scrive “Expo, nutrire il pianeta” e si legge “Expo, tutto fa brodo”.

di Luca Beltrami Gadola

Eventi
Il convegno di Milano raccontato dalla consigliera Anna Scavuzzo

 

MILANO - Anche a Milano un convegno molto partecipato, relatori di alto profilo nel panorama accademico nazionale e internazionale, un sincero interesse per la scienza e per l'informazione scientifica: a Palazzo Reale una sala gremita ha ascoltato e dibattuto sui temi che sono all'ordine del giorno del confronto politico - nazionale e locale - ma che troppo poco trovano spazio per essere affrontati con la dovuta attenzione, e che oggi ha dato la parola a divulgatori scientifici, docenti, ricercatori: dalla percezione della scienza alle cellule staminali, dagli organismi geneticamente modificati ai protocolli di sperimentazione. Troppo spesso temi affrontati con leggerezza, scarso rigore scientifico e totale assenza di metodo tanto dalla stampa, quanto dalla politica e dall'opinione pubblica: un problema non banale perché di fatto impedisce un confronto proficuo e di alto livello, che non può prescindere dalla correttezza informativa.
Un impegno a lavorare per migliorare la correttezza dell'informazione scientifica coinvolge tutti: scienziati, divulgatori, giornalisti, politici e cittadini.

Milano si conferma città capace di instaurare dialogo e confronto con personalità di alto livello, consapevole del ruolo che oggi la ricerca può rivestire se adeguatamente supportata e promossa dalle istituzioni.
E' necessario promuovere la cultura scientifica, troppo spesso considerata una summa di tecnicismi incomprensibili ai più, e valorizzare le risorse che rendono la nostra città - e il nostro Paese! - una delle realtà più interessanti a livello di ricerca, sperimentazione, innovazione e sviluppo. Abbiamo il dovere - anche noi amministratori e persone impegnate in politica - di favorire una promozione culturale che permetta una maggior consapevolezza del valore della cultura scientifica.

Un'importante presenza di giovani a testimonianza di un grandissimo interesse per gli argomenti trattati e per i relatori invitati a intervenire: la loro presenza è quasi un monito per noi tutti. Non occupiamoci dei cervelli in fuga quando sono già fuggiti: creiamo le condizioni perché possano mettere il loro impegno, la loro passione e il loro lavoro al servizio della ricerca in Italia. 
 
Grazie a Pro Test Italia e al Movimento Milano Civica.

Anna Scavuzzo - capo gruppo Milano Civica per Pisapia - Consiglio Comunale di Milano
Milano diventa un brand
D'Alfonso:“Grazie a questa operazione il Brand Milano allarga i suoi orizzonti
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MILANO – E’ stata presentata oggi a Palazzo Marino dall’assessore al Commercio, Attività produttive, Turismo e Marketing territoriale Franco D’Alfonso la nuova linea “Milano Design”, la gamma di prodotti realizzati in collaborazione con grandi personalità del mondo della moda e del design italiano, che regaleranno alla città creazioni dall’alto valore estetico.
Il primo a interpretare con il proprio estro creativo e la propria originalità grafica il Brand Milano è Elio Fiorucci, simbolo di 40 anni di stile, design, colore e moda vissuta come sinonimo di felicità, che ha realizzato per la città una T-shirt ispirata a motivi campestri dal sapore fiabesco, fresca e divertente. Questa scelta vuole promuovere i parchi, le aree verdi, i giardini privati e pubblici sino alla cintura agricola milanese, suggerendo una visione di Milano non più legata agli stereotipi della città avvolta nella nebbia e nel grigiore delle industrie.
“Grazie a questa operazione il Brand Milano allarga i suoi orizzonti trovando in Elio Fiorucci e altri designer il proprio dna fatto di creatività, ricerca e innovazione”. Così dichiara l’assessore al Commercio, Attività Produttive, Marketing territoriale e Turismo Franco D’Alfonso, che ha aggiunto: “Un’occasione per  tanti,  turisti e non,  di portare con sé non solo un ricordo della città ma anche e soprattutto il tocco inconfondibile di designer e stilisti  riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo”.
Dal canto suo Elio Fiorucci aggiunge: “ Ho apprezzato che il Comune di Milano diventi promotore, nella città, di una delle attività più riconosciute e amate nel mondo intero: la moda e il design. Il progetto cercherà di promuovere i migliori talenti nel mondo che operano nella nostra città. Milano, che storicamente ha sempre ospitato i creativi donando loro la propria capacità nel realizzare i sogni, non delude ma continua ad essere la sede dei laboratori di tutti i creativi del mondo”.
In perfetta coerenza con lo stile Elio Fiorucci la T-shirt sarà contenuta in una originale scatola di metallo che riproduce l’immagine grafica del Duomo, per una immediata identificazione con la città. Un regalo originale  che, al tempo stesso, è un inconfondibile souvenir per tutti coloro che sceglieranno di acquistarlo o donarlo. Art director dell’intera collezione “Milano Design” sarà lo stesso Elio Fiorucci affiancato dalla designer  Laura Agnoletto.
Tutti gli stilisti che ideeranno un prodotto della nuova linea “Milano Design” rinunceranno alle proprie royalties e potranno indicare all’Amministrazione comunale l’ente o l’associazione cui devolverle.
Parallelamente alla linea “Milano Design”, l’Amministrazione continuerà a sviluppare e incrementare tutta l’attuale gamma “City Line” che ha già prodotto numerosi articoli da tempo disponibili anche  presso l’Official Store in piazza San Babila, spazio che presto verrà rinnovato esteticamente.  La “City Line”,  grazie alla collaborazione a titolo gratuito di un gruppo di professionisti spinti da una forte partecipazione civica, come Biba Aquati, Elisabetta Strada, Carmelo Stancapiano, Edoardo Ugolini e la stessa Laura Agnoletto, sarà arricchita e migliorerà la sua offerta di prodotti.
Tutte le produzioni del Brand Milano sono realizzate e commercializzate da Professional Licensing Group srl, mastro licenziatario cui il Comune di Milano ha affidato la gestione del marchio promozionale della città. 

Convegno sulla corretta informazione scientifica
Informare per fare capire la ragione di scelte indispensabili
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MILANO - L’argomento della sperimentazione medico/ biologica effettuata anche attraverso l’utilizzo di cavie animali è oggi di grande attualità.
Giustamente, in quanto sempre di più da parte dell’opinione pubblica viene posta l’attenzione sulle condizioni in cui questi animali vengono trattati e – a monte – sulla legittimità o meno di tale attività di supporto alla ricerca.
Il convegno non ha lo scopo di promuovere la tesi favorevole o quella contraria in merito, bensì quello di contribuire nell’opera di divulgazione/informazione/comunicazione il più possibile seria e utile ai cittadini per avere gli elementi corretti sui quali basare le proprie opinioni in merito ad un argomento assai delicato e coinvolgente.
Anche in questa occasione, il civismo organizzato vuole proseguire nella sua azione di “facilitatore laico” nei processi di comunicazione politica tra l’Amministrazione Comunale e la comunità milanese.

Nanni Anselmi Presidente Movimento Milano Civica

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