Mostre
La nuova vita dello spazio di via San Sisto inizia con la mostra del bravo fotoreporter
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MILANO – Prende il via con una splendida mostra fotografica, “Spasibo” di Davide  Monteleone,la nuova vita dello Studio Museo Francesco Messina
Uno spazio che nasce nel 1974 con la donazione da parte dell’artista Francesco Messina di sculture e disegni al Comune di Milano in cambio della possibilità  di trasformare in studio la chiesa sconsacrata di San Sisto e l’adiacente casa parrocchiale. 


Il progetto dell’Amministrazione è quello di dare vita negli spazi del Museo Messina a un centro d’arte con una “doppia anima”: quella dello studio museo dello scultore e quella di un nuovo spazio espositivo. 



Il Museo ha anche ora un nuovo logo, realizzato da Mario Piazza, che vuole dare forma “tipografica” al nuovo corso di questo spazio che aprirà un dialogo tra antico e contemporaneo. 

In estate, inoltre, il Museo verrà abitato da nuove attività: oltre agli incontri dedicati allo scultore (a cura del TCI) verranno organizzati due cicli di lezioni di storia dell'arte in inglese per i giovani delle suole medie, ma anche per semplici appassionati. 

“Lo Studio Museo Francesco Messina è uno spazio fortemente identitario, per la storia e la vita che ha ospitato”,- dichiara l’assessore Del Corno -. E’ un luogo della memoria e del presente, un ponte fra la città medievale e l’oggi. La sua ubicazione urbana fra il Duomo e la Darsena, poi, ne fa un punto  d’incontro imprescindibile per i milanesi e per i turisti. Ciò che lo rende speciale è la differenza con i non-luoghi dell’arte dove le opere transitano, mentre noi vogliamo che qui abitino e vivano”, conclude l’Assessore. 



La mostra Spasibo di Davide Monteleone, in programma dal 24 maggio al 21 giugno negli spazi dello Studio Museo, rivela il potenziale del luogo, ed è il primo passo di questa rinascita, quarant’anni dopo la fondazione del museo. Spasibo è un reportage realizzato durante un soggiorno in Cecenia dal dicembre 2012 all’aprile 2013 che descrive la complessità della situazione Cecena e il rischio dell’annientamento dell’identità di questo popolo, nonostante l’apparente tranquillità e prosperità seguite all’ottenimento dell’autonomia della regione. Con questo lavoro Davide ha vinto la quarta edizione del prestigioso premio di fotogiornalismo Carmignac Gestion Photojournalism Award, il cui tema era proprio la Cecenia.

Le 38 fotografie, tutte in bianco e nero, sono già state presentate alla Chapelle des Beaux-Arts di Parigi nel novembre 2013.

SCHEDA MOSTRA 
SPASIBO di Davide Monteleone 
24 maggio - 21 giugno 2014 
Studio Museo Francesco  Messina 
Via San Sisto 4/A – Milano 


Aperta al pubblico da martedì a sabato, dalle ore 10 alle 19   
Apertura straordinaria domenica 25 maggio dalle 10 alle 19 


Ingresso gratuito 

Iniziative
Un'iniziativa nata dalla collaborazione tra Brand Milano, Triennale e Scuole Civiche
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MILANO – Sette luoghi, sette palcoscenici, sette giorni di spettacolo per raccontare a cittadini, turisti o semplicemente a chi viene e va l’identità di Milano, dal 26 maggio al 1 giugno. Questo l’obiettivo di “Il teatro scende in piazza – Identità Milano” una ricco programma che racconterà tra danza, musica, azioni sceniche la città e la sua storia.

Un programma di spettacoli gratuiti realizzati da Milano Teatro Scuola Paolo Grassi nell’ambito del progetto Brand Milano volto alla valorizzazione dell’immagine della città che il Comune di Milano sta portato avanti grazie al Comitato Brand Milano (costituito da esperti, professionisti, studiosi) con la  collaborazione della Triennale di Milano. 


Le performances di “Il teatro scende in piazza – Identità Milano” si svolgeranno nei sette luoghi della città che ospitano le torri sceniche progettate dall’architetto Michele De Lucchi per la mostra Identità Milano (in Triennale fino al 2 giugno): Arco della Pace, Via Ampère, Piazza Duca D’Aosta, Piazza Gae Aulenti, Piazza San Fedele, Piazzale Teatro Arcimboldi e Parco Solari. 
Le sette torri si trasformeranno per sette giorni in altrettanti palcoscenici dove un gruppo di giovani artisti – attori, danzatori, registi, autori, musicisti, filmmaker – hanno accettato la sfida di reinterpretare i temi identitari di Milano emersi dalla mostra. 

”Un ciclo di spettacoli diffusi nella città che rappresentano la naturale prosecuzione della mostra allestita alla Triennale, in cui si racconta la città e la sua evoluzione grazie ai suoi tratti distintivi. Tratti che non possono prescindere dalla creatività artistica, produttiva, culturale sintetizzati nella sua capacita del fare e fare bene. Grazie alla collaborazione con la Triennale e Fondazione Scuole Civiche si rinnova quel connubio di cultura, ricerca, industria, lavoro creativo e straordinaria capacità di realizzare l’utile e il bello”. Così l’assessore al Commercio, Attiva produttive, Marketing territoriale e Turismo Franco D’Alfonso. 
"Questa iniziativa è il segno di una Milano che sta cambiando, anche grazie al sostegno di questa Amministrazione: una città che, dopo anni di chiusura, si sta esprimendo con entusiasmo nelle sue tante anime che costruiscono la sua identità, a partire dall'arte e dalla cultura. E' il riscatto di una Milano europea e moderna che, anche con Expo, conquisterà il mondo", ha detto la vicesindaco Ada Lucia De Cesaris. 

 “Comporre un racconto teatrale su Milano e le sue molteplici identità” dice Massimo Navone, direttore artistico del progetto performativo “è senza dubbio un’impresa impossibile, paradossale, puramente fantastica, ed è anche la ragione per cui un manipolo di trenta teatranti, la maggior parte con meno di trent’anni, non può resistere alla tentazione di provarci”. 
 

“Il teatro scende in piazza – Identità Milano” è un racconto a più voci, che mescola le storie, i volti, le passioni: dal Futurismo al canto di Alda Merini per Milano, dalle barricate delle Cinque Giornate alla Milano dei bombardamenti, dall’omaggio a Munari e Fontana alla Milano cinematografica di Visconti ed Antonioni, dal carteggio di Paolo Grassi e Giorgio Strehler alle giullarate di Dario Fo e Franca Rame, passando per la visione della Milano di oggi di giovani autori e danzatori. 

“Seguendo il metodo di lavoro fin qui adottato attorno all’ascolto anche gli eventi di spettacolo puntano sulla  partecipazione dei cittadini, per ampliare la percezione del tema e quindi del ruolo sociale nel processo di racconto della città”, dice Stefano Rolando, Presidente del Comitato Brand Milano. 


Un’intera settimana di spettacoli gratuiti, in cui si avvicenderanno ventitre pièces realizzate ad hoc da Milano Teatro Scuola Paolo Grassi con la Direzione Artistica di Massimo Navone e il coordinamento drammaturgico e registico di Giulia Valsecchi, Gabriele Gerets Albanese, Riccardo Mallus, Luca Rodella e Marina Spada, in collaborazione con Milano Scuola di Cinema e Televisione. 
Il cast delle performance è formato da giovani professionisti, attori e danzatori, affiancati da figure ben note al teatro milanese, come Giovanna Bozzolo, Paolo Cosenza, Claudio Lobbia e Luciano Mastellari. 



Per promuovere ulteriormente l’incrocio di diversi sguardi sulla città, Comune di Milano, Triennale Milano e Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, hanno ideato un contest che premierà il miglior video dedicato agli eventi performativi della settimana. In palio, la partecipazione gratuita a un corso della Summer School 2014 di Milano Teatro Scuola Paolo Grassi. 

vedi il programma completo su www.triennale.org

Expo in città
Da venerdì 23 a domenica 25 maggio
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MILANO – Nell’ambito delle iniziative legate a “Expo in Citta”, da venerdì 23 a domenica 25 maggio cento musicisti provenienti da tutto il territorio nazionale daranno vita al festival itinerante “100 Violoncelli”, una non-stop musicale capitanata da Giovanni Sollima, una grande festa del violoncello, con musica scritta, stampata e suonata in giornata, che invaderà gli spazi del Teatro dell’Arte e della Triennale di Milano.

Da quest’anno la vita culturale di Milano e il palinsesto di Expo in Città sono arricchiti dai ‘100 Violoncelli’ di Giovanni Sollima, un progetto nato a Roma grazie all’intuizione di Enrico Melozzi nell’ambito delle iniziative del Teatro Valle che arriva a Milano grazie all’apporto fondamentale della Triennale e del CRT – ha commentato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. In tre settimane di programma, Expo in Città propone e offre a Milano musicisti straordinari come Ludovico Einaudi, Giovanni Sollima, Lang Lang ed Esa Pekka Salonen: una grande festa di note per una città che si conferma capitale della musica dal vivo. Dopo l’invasione dei pianoforti, quindi, quella dei violoncelli e, infine, quella della grande orchestra della Filarmonica della Scala, lunedì 26 in piazza del Duomo”.

Il festival inaugurerà festosamente il 23 maggio con un “concerto all’improvviso” in Stazione Centrale, luogo d’incontro dei 100 musicisti in arrivo a Milano. Seguirà un serrato programma di prove e di concerti improvvisati in tutti gli angoli della Triennale di Milano, di “blitz” in città, vere e proprie incursioni in luoghi-simbolo del centro storico, in cui sarà una fortuna rimanere impigliati; e di sera si suona in teatro.

A chiusura della tre giorni di kermesse grande finale domenica 25 maggio alle ore 16 con il concerto conclusivo, che vedrà esibirsi l’orchestra dei 100 violoncelli insieme a grandi ospiti.

Il programma è arricchito da due iniziative collaterali:

- Sabato 24 e domenica 25 maggio, dalle 17.00, si svolgerà in Triennale “L’apprendista liutaio”, un laboratorio creativo dedicato ai bambini, in cui far incontrare musica, artigianato, design e forma. Grazie al Museo del Violino di Cremona | sezione didattica, che ha ideato il progetto, i bambini saranno guidati in un’esperienza unica: giocando con legno, colla, pece, colori, si progetterà e si proverà a costruire assieme un violoncello.
Saranno inoltre messi a disposizione materiali di bottega - forme interne, ricci, manici, un violoncello aperto - con i quali saranno illustrate le caratteristiche dello strumento.

- Sabato 24 maggio alle ore 23 e domenica 25 alle ore 10, la seconda edizione del concorso di composizione “In Clausura”, nato grazie alla collaborazione attiva della Casa Musicale Sonzogno, sarà l’altro importante appuntamento che attraverserà il Festival. Il bando di concorso rivolto a giovani compositori giungerà a conclusione proprio nell’arco del Festival: gli 8 semifinalisti saranno ammessi alla prova di “Clausura in teatro”, per una durata di 12 ore circa, per comporre un brano su un tema musicale scelto e proposto dalla commissione. Il giorno conclusivo, il 25 maggio, i 100 violoncelli diretti da Giovanni Sollima, alla presenza della giuria e del pubblico in sala e in diretta su RadioTre, eseguiranno in versione breve gli 8 brani semifinalisti e si eleggerà il brano vincitore, che sarà eseguito nella sua versione integrale. Il brano vincitore sarà pubblicato dalla Casa Musicale Sonzogno ed eseguito in uno dei prossimi concerti dell’ensemble dei Violoncellisti della Scala.

“100 violoncelli”, nella sua nuova formula di festival itinerante, è un’iniziativa della Società del Violoncello sostenuta dal CRT Milano con cui si apre una collaborazione verso Expo 2015, per un’edizione che vedrà protagonista la Scuola di Liuteria di Cremona e una chiamata di violoncelli che raccoglierà musicisti da tutto il mondo in rappresentanza di tutti i Padiglioni.

Programma 100 VIOLONCELLI

VENERDI’ 23 MAGGIO 2014

- ore 12.00 | 13.00 - Arrivo in Stazione Centrale e concerto inaugurale all’aperto - ore 15.00 | 19.00 – Triennale di Milano – prove aperte dei 100 violoncelli
- ore 16.40 – Giardini “Falcone e Borsellino” di Via Benedetto Marcello - in collaborazione con l’associazione Libera, partecipazione all’annuale commemorazione della strage di Capaci, con l’esecuzione del Secondo Movimento della Settima Sinfonia di Ludwig Van Beethoven da parte di una delegazione di dodici violoncellisti guidata da Giovanni Sollima
- ore 20.30 – Teatro dell’Arte – “Il ventre di Palermo. Sulle tracce di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” – video/teatro di Felice Cappa e Franco Scaldati
- ore 20.30 – Teatro dell’Arte – concerto Giovanni Sollima e artisti a sorpresa

SABATO 24 MAGGIO 2014

- ore 10.00 | 14.00 – Teatro dell’Arte - prove aperte dei 100 violoncelli
- ore 15.00 | 18.00 – blitz al Castello Sforzesco, Via Dante, Piazza Mercanti, Piazza del Duomo, Galleria Vittorio Emanuele, Piazza della Scala, Largo Cairoli, Piazza Cadorna
- dalle ore 17.00 - “L’Apprendista Liutaio”, laboratorio per bambini a cura del Museo del Violino di Cremona | sezione didattica
- ore 19.30 – presentazione nuovo cd di Giovanni Sollima “Aquilarco-Live in NY”
- ore 21.00 – Teatro dell’Arte – concerto dei 100 violoncelli
- ore 23.00 – Teatro dell’Arte – apertura Concorso di Composizione “In Clausura”

DOMENICA 25 MAGGIO 2014

- ore 10.00 | 13.00 - Teatro dell’Arte – Concorso di Composizione “In Clausura”
- ore 16.00 – Teatro dell’Arte – concerto finale dei 100 violoncelli
- dalle ore 17.00 - “L’Apprendista Liutaio”, laboratorio per bambini

Info e aggiornamenti sul programma: www.crtmilano.it e www.100cellos.it


Informazioni , biglietti, prevendita
Triennale di Milano – Viale Alemagna 6
orario
martedì > venerdì 14.30-19.30
sabato 10.30_18.30 domenica 10.30_15.00
Telefono 02.72434258
e-mail: biglietteria.teatro@triennale.org

Petizioni
Roberto Escobar rinnova l'appello a salvare lo storico cinema milanese
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MILANO - Come la sventurata Ermengarda del suo eponimo, il Cinema Manzoni non è in buona salute.
Sono uno dei primi firmatari della petizione promossa da un gruppo di cittadini per salvarlo dalla trasformazione in spazio commerciale.
Con un ulteriore grido di dolore, la cittadinanza attiva e sensibile alle istanze culturali segnala al Comune, con ben più di un migliaio di firme, l’urgenza di fermare un infausto progetto di riconversione – chiamiamolo pudicamente così – analogo a quello che ha riguardato altre grandi e storiche sale cinematografiche del centro città (Capitol, Astra, Corso, Excelsior) all’insegna della massimizzazione del profitto indotta prevalentemente dalla moda – sempre che sia vero....
Anche in questo caso la proprietà (Prelios, ovvero Pirelli RE) intende ristrutturare lo spazio in pieno contrasto con la destinazione cinematografica della sala, rinnegando la storia di questo “bene comune”, il primo cinema milanese dotato del cinerama. Spetta all’Amministrazione Comunale fermare questa ennesima devastazione del patrimonio artistico e culturale e riportare nel centro di Milano il servizio ai cittadini che una grande sala cinematografica può offrire con una programmazione accurata e virtuosa.
Il 5 maggio 2013 il collettivo Macao aveva celebrato il proprio primo compleanno, esattamente un anno dopo l’occupazione della Torre Galfa, invadendo pacificamente e simbolicamente questo spazio abbandonato, ma neppure questo segnale forte è riuscito a trovare ascolto, forse perché si preferì sottolinearne l’aspetto di illegalità anziché intenderlo come vigoroso stimolo alla riflessione.
E’ sorprendente la diversità tra l’orientamento attuale dell’Amministrazione Comunale e quello seguito nell’immediato secondo dopoguerra: quando il teatro ottocentesco di piazza San Fedele fu distrutto dai bombardamenti del 1943 la città reagì con la costruzione di un nuovo spazio, appunto il Manzoni (aperto nel 1950), mentre ora si rinuncia improvvidamente a questo stesso luogo e alla sua destinazione culturale!
Le considerazioni sull’opportunità di preservare una architettura d’avanguardia per la fine degli anni Quaranta sono di competenza della Sovrintendenza, che però si ritrova inerme con il venir meno del vincolo monumentale in seguito a un ricorso della proprietà. Tuttavia, restano valide le considerazioni sul ruolo di servizio ai cittadini che un “bene pubblico” è chiamato a svolgere. Dunque, sollecito l’attenzione del Comune e invito a sottoscrivere la petizione all’indirizzo http://www.cinemamanzonibenecomune.com/

di Roberto Escobar (Docente di Filosofia Politica e Analisi del linguaggio politico all'Università degli Studi di Milano, collabora con L'Espresso come critico cinematografico)

Cinema
Grazie all'anonimo sponsor/mecenate
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MILANO - Contrordine, il festival “Cannes e dintorni” ci sarà anche quest’anno. Mercoledì sera un imprenditore, che ha voluto rimanere anonimo, ha contattato Stefano Losurdo (uno dei promotori che 18 anni fa, assieme a Lionello Cerri e Daniela Benelli, decise di creare la rassegna dedicata ai film del Festival di Cannes) e si è offerto di coprire la cifra necessaria per la sua attuazione, cioè i circa 40mila euro che si sommerebbero agli altri 40 o 50mila ricavati dalla vendita dei biglietti per le proiezioni nelle varie sale. Si è mosso dopo la notizia sulla cancellazione della rassegna pubblicata nei giorni scorsi. «Si è presentato da me — spiega Losurdo — e si è detto stupito: possibile che per 40mila euro una cosa così importante debba sparire? Ha detto di voler dare un segnale alla città, contro l’imbarbarimento, il menefreghismo, la poca attenzione che si dà alla cultura. E mi ha già spedito una bozza di contratto di sponsorizzazione». La manifestazione, alla sua ventesima edizione, potrebbe svolgersi dal 12 al 18 giugno, a ridosso del festival francese. Anche se bisognerà fare in tutta fretta traduzione e sottotitolazione dei film stranieri, e programmare le uscite nelle diverse sale cittadine.

Teatro
Dal 2 al 4 maggio alla Fabbrica del Vapore
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MILANO  – È stata presentata oggi a Palazzo Marino la seconda edizione “IT Festival”, il Festival del Teatro Indipendente milanese, in programma dal 2 al 4 maggio presso la Fabbrica del Vapore,  in via Procaccini 4.
Sono 115 le compagnie che hanno risposto alla chiamata pubblica di Associazione IT, proponendo di mettere in scena su 8 diversi palcoscenici i loro lavori, con il coinvolgimento di oltre 500 artisti. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, darà vita a una vera e propria maratona teatrale.
“IT festival è un occasione importante di incontro fertile e creativo, ma anche di socializzazione libera e spontanea, che propone al pubblico una conoscenza diretta degli artisti e del loro lavoro anche al di fuori dalla scena - ha dichiarato l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Una tre giorni di festa in uno spazio che sarà sempre più dedicato ai giovani e all’espressione del loro talento in tutti i campi”.
"Si tratta indubbiamente di un evento molto significativo per la città, capace di avvicinare i giovani milanesi al mondo del teatro indipendente. Non è un caso, poi, che IT si svolga alla Fabbrica del Vapore, spazio dove la produzione creativa e le arti performative costruiranno sempre più sinergie con la città, al fine di creare anche uno spazio per l'aggregazione giovanile", ha detto Alessandro Capelli, delegato alle Politiche Giovanili.
La maratona di teatro abiterà infatti diversi spazi della Fabbrica del Vapore, grande laboratorio di idee ed esperienze creative della città: Sala Colonne, Il Fischio, Dagad Studio, Via Farini, Care of, Studio Azzurro, Maschere Nere, Macchinazioni teatrali sono i luoghi nei quali saranno allestiti gli otto palcoscenici.
Numerose le iniziative collaterali che accompagnano gli spettacoli:
-        IT YOUNG; tra le 15.30 e le 18 di sabato 3 e domenica 4 maggio, il festival dedica una parte importante della propria programmazione agli spettatori di domani (0-14 anni). I bambini sono invitati a partecipare a IT e ad esprimere il loro giudizio tramite un disegno o un pensiero. Il migliore farà vincere alla propria scuola ingresso gratuito a uno spettacolo.
-        IT’S LATE: a mezzanotte, al termine della maratona, ci si ritrova per un incontro di meno di un’ora tra gli artisti e gli spettatori. Alcune di queste riflessioni saranno espresso in BLOG IT, spazio virtuale in cui un gruppo di giovani critici è chiamato ad osservare e commentare gli spettacoli di IT.
-        TALK IT: operatori del settore e non sono invitati a discutere e a confrontarsi sull’esperienza di IT: un incontro informale che si svolgerà tra le 10 e le 14 di sabato e domenica. Domenica pomeriggio dalle 15 alle 17 si elaboreranno le conclusioni dei lavori.
-        MENTOR IT: ciascun gruppo che presenta il suo lavoro a IT  ha scelto di far seguire il proprio lavoro da un ‘mentore’, una persona che ha ne ha seguito le fasi di costruzione. Hanno aderito al progetto, tra gli altri, Serena Sinigaglia, Edoardo Erba, Alina Marazzi, Isabella Ragonese, Danio Manfredini, César Brie, Piero Colaprico, Leo Muscato.


Per tutte le info: 
www.itfestival.it 
info@itfestival.it 
Gli spettacoli della maratona si svolgono dalle 18 a mezzanotte. 
Ingressi € 5 al giorno. (per preacquistare i biglietti https://www.mioticket.it/itfestival/)

Cultura e istituzioni
Un invito al sindaco Pisapia a "fare chiarezza" sulle problematiche del nostro "tempio della lirica"
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MILANO - La stampa locale, nazionale e internazionale registra in questi giorni il “caso Pereira”, stigmatizzando l’operato del futuro sovrintendente del Teatro alla Scala, che vende e acquista da se stesso i diritti di allestimento di sette opere: licenziato con tre anni di anticipo dal Festival di Salisburgo, Pereira cerca di salvarne i conti in rosso acquistando come Scala, senza essere legittimato a prendere impegni e firmare contratti prima della sua nomina a sovrintendente, cioè prima del 30 settembre, alla scadenza del mandato di Stéphane Lissner.

Che gli spettacoli proposti da Pereira al CdA e ai Sindacati – e subito divulgati dalla stampa –fossero quelli di Salisburgo non è sfuggito neppure all’appassionato più distratto, invece il Sindaco dice di averlo “appreso dalla stampa”. La musica non è il suo mestiere e forse gli va stretto il ruolo di Presidente della Fondazione Teatro alla Scala che gli è imposto per legge. Però, Pisapia ha una solidissima esperienza come avvocato e all’ultimo CdA avrebbe potuto comportarsi come tale e decidere di chiudere subito il rapporto di consulenza con Pereira, senza aspettare di “vedere le carte”, anzi recandosi a quello stesso CdA conoscendole già. Possibile che nessuno abbia informato il Sindaco in anticipo? Possibile che con la sua esperienza non abbia avvertito qualche puzza di bruciato? Insomma, in questa vicenda il Sindaco non ha dimostrato verso la Scala un’attenzione adeguata: poteva ammettere subito che la scelta di Pereira come futuro sovrintendente è stata improvvida ed evitare il putiferio scatenatosi nei giorni successivi; oppure poteva confermare subito la propria fiducia nel sovrintendente designato e chiudere la questione sul nascere. Pisapia ha scelto di prendere tempo, di aspettare le reazioni del Ministero e l’evoluzione degli equilibri politici intorno alla vicenda: speriamo sia una tattica vincente, in mancanza di un’autentica strategia.

Ora si invocano l’incombenza di Expo e l’urgenza di definire una programmazione all’altezza della fama di cui gode (godeva?) il Teatro e che soddisfi le aspettative del pubblico internazionale del 2015 come scorciatoia per eludere il problema più urgente, quello dell’identità del Teatro che si concretizza nella sua programmazione.

La Scala funziona grazie a una macchina organizzativa ben collaudata da tutti i punti di vista ed è in grado di proporre ottimi spettacoli anche in situazioni di urgenza: le masse artistiche – orchestra, coro, maestranze di palcoscenico – sono capaci di prestazioni d’eccezione in particolare con direttori di alto livello (come dimostra l’opera attualmente in scena, Les Troyens, diretta da Antonio Pappano); i Laboratori Ansaldo sono in grado di realizzare scenografie e costumi in tempi contenuti; la direzione artistica gode di un buon numero di collaboratori affidabili per la scelta dei cast. Dunque, l’urgenza di programmare per Expo è uno specchietto per le allodole rispetto alla questione Pereira: la Scala è in grado di muoversi con le proprie forze, senza importare spettacoli già visti nella vicina Salisburgo (se del caso, piacerebbe fossero confermate le due opere più recenti: Die Soldaten di Zimmermann, un capolavoro del Novecento mai allestito a Milano, e Finale di partita, il primo e nuovo impegno teatrale dell’anziano e ottimo György Kurtág).

Sono tanti i problemi aperti per il Presidente del Teatro alla Scala, in primis la questione dell’autonomia con una sorta di “statuto speciale”, diverso da quello di ogni altra Fondazione, rivendicato per la storia e l’importanza internazionale del nostro “tempio della lirica”. Però, alle considerazioni di “buon governo” devono accompagnarsi riflessioni artistiche. La Scala è in primo luogo il teatro di Milano, dunque dell’opera italiana della quale dovrebbe fornire allestimenti indiscutibili e indimenticabili: da questo punto di vista le ultime stagioni sono state carenti e in particolare le produzioni di opere di Verdi nell’anno del bicentenario sono state troppo modeste. Anche per questo motivo, sarebbe benvenuta la presenza di un sovrintendente italiano, affiancato da un direttore artistico italiano: due personalità che siano libere dai condizionamenti dei circuiti delle agenzie internazionali.

Propongo qui di seguito un documento redatto e condiviso con professionisti del settore e personalità della scena culturale milanese, inviato al Sindaco poco dopo l’annuncio delle dimissioni di Lissner nell’ottobre 2013, e tuttora valido.


«Egregio signor Sindaco,
l’annunciato cambio della guardia alla Scala dovrebbe offrire alla città l’occasione per una riflessione sulle prospettive di quello che continua a essere il più importante simbolo culturale di Milano.
Sin dalla difficile crisi del 2005 – innescata da scelte dei soci non condivise (per sua successiva ammissione) dal Sindaco di allora – resta aperta la questione del legame tra il Teatro e la città, mediato dal ruolo e dalle funzioni, statutarie e di moral suasion, attribuiti al Sindaco pro tempore. Da questo punto di vista, si può osservare come tale legame si sia di fatto molto attenuato, tradendo lo spirito della riforma in Fondazione, che non ha mai prefigurato una netta abdicazione del potere pubblico, e tanto meno dell’amministrazione civica, garante, tra l’altro, di un rilevante finanziamento riconosciuto con l’attribuzione per legge del ruolo di Presidente al Sindaco, il quale, dunque, deve riassumere la capacità di guida e di indirizzo del Teatro nei confronti della cittadinanza.
Senza mettere, ovviamente, in discussione l’apertura al contributo dei privati, che in fondo ha funzionato effettivamente solo a Milano, e senza rivendicare alcuna prevalenza dei soggetti pubblici, è doveroso che la città svolga il ruolo che le spetta, non solo per la veste di Socio Fondatore ma, soprattutto, per l’importanza che la Scala assume per la proiezione internazionale della città e la sua capacità attrattiva, per il rafforzamento dello spirito civico e per la definizione di nuove politiche culturali, coerenti con le esigenze di profondo rinnovamento imposte dalla crisi economica.
Assume perciò valore prioritario, nella fase di individuazione del nuovo Sovrintendente, la definizione della vocazione che la Scala si attribuisce, riconducibile all’esigenza di garantire qualità e identità, tanto più alla luce del ruolo che il Teatro potrà svolgere nei mesi dell’Expo. Il Teatro deve riaffermare la propria eccellenza attraverso la riacquisizione di un’immagine, oggi appannata, intorno a figure artistiche stabili e qualificate, auspicabilmente espressione del patrimonio di eccellenza nazionale e milanese, insieme con una programmazione artistica che rilanci l’opera e la musica italiane, che il mondo identifica con questo Teatro.
Sarebbe quindi opportuno, in questa fase di riflessione e per le successive decisioni, che l’Amministrazione si dotasse di strumenti decisionali adeguati, quali dettagliate ricerche sulle performances dei principali competitor a livello internazionale, per verificare i margini di miglioramento possibili sul fronte della gestione economico-finanziaria e per avviare in piena consapevolezza il conseguente, ineludibile confronto sindacale.
Da questo punto di vista, la dra

mmatica situazione economica, che sta imponend

sacrifici durissimi e di lunga durata a tutti i cittadini, rende non procrastinabile una riflessione sulle funzioni sociali che questo grande soggetto culturale, abbondantemente finanziato con risorse pubbliche, deve svolgere, con l’obiettivo di aumentare la domanda, diversificare la composizione sociale degli spettatori e coinvolgere con continuità i giovani.
Infine, è importante sensibilizzare in tale dibattito tutta la città, le istituzioni milanesi dello spettacolo dal vivo e, in particolare, il sistema delle imprese, che dovrebbero essere richiamate non tanto a una generica generosità nei confronti della Scala, ma alla definizione di una politica precisa di rilancio dell’immagine complessiva di Milano e della sua attrattività che passi, o addirittura parta, dalla nuova proiezione internazionale del marchio Scala che il mondo dovrà associare all’eccellenza artistica e gestionale e a una precisa e caratterizzante identità culturale italiana.

Sulla base di queste premesse si chiede al Sindaco, quale Presidente della Fondazione, di fare chiarezza riguardo a:
- mission del Teatro, come istituzione di “pubblico servizio” e secondo la sua vocazione di “tempio dell’opera italiana”;
- aumento del numero di recite alla luce delle possibilità offerte dal nuovo palcoscenico;
- maggiore accessibilità, per favorire la presenza e la formazione culturale di un pubblico ampio e socialmente diversificato;
- trasparenza nelle modalità e nei criteri di selezione del nuovo Sovrintendente, al quale si devono affiancare un Direttore artistico e un Direttore musicale con impegno teatrale esclusivo in Scala;
- severa spending review sulle politiche retributive di alto livello con l’obiettivo di garantire sostenibilità e pareggio di bilancio;
- valorizzazione dei Laboratori Ansaldo;
- Scala ed Expo: sviluppare le capacità progettuali e gestionali del Teatro con una “regia” che abbia i suoi tempi di programmazione e coinvolga tutte le istituzioni.
È quindi auspicabile che il Sindaco assuma le decisioni conseguenti in tempi contenuti, al fine di evitare il protrarsi di una situazione di precarietà con il pericolo di generare conflitti di interessi.»

I “conflitti di interessi” ai quali si faceva riferimento in questo documento riguardavano la Scala e l’Opéra di Parigi, ora riguardano Salisburgo, dunque… siamo ancora allo stesso punto oppure siamo passati dalla padella nella brace?

di Anna Maria Morazzoni  (Musicologa, ha insegnato nei Conservatori e attualmente è docente all’Università di Milano-Bicocca. Membro del comitato direttivo di Movimento Milano Civica).




 

Cinema
Stop alla rassegna dopo vent’anni
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MILANO - Ciak, si taglia. Cannes si allontana da Milano, che spegne i riflettori sulle proposte del festival cinematografico più importante d’Europa, annullando l’edizione 2014 di “Cannes e dintorni”. Motivo? Il solito, ormai un ritornello: non ci sono soldi. Anche se questa volta, dice Stefano Losurdo, che è segretario dell’Agis lombarda ed è stato tra gli ideatori di “Cannes e dintorni”, non si tratta di «puntare il dito su questo o quell’individuo o istituzione: i tempi sono di crisi, e la cultura purtroppo paga». Principale sponsor pubblico era la Provincia, la cui situazione però non lasciava sperare nulla di buono per quest’anno. Così, gli organizzatori hanno anticipato i tempi e hanno scritto all’assessore provinciale alla cultura Umberto Novo Maerna. «Il mese scorso - dice Maerna - ho ricevuto una lettera in cui l’Agis annunciava che non ci sarà quest’anno “Cannes e dintorni”. Punto. Nessuno mi ha chiesto se pensavo di rinnovare la sovvenzione. Certo, noi comunque dobbiamo ancora approvare il bilancio...».

Così chiude una manifestazione che da quasi vent’anni portava a Milano (e poi a Roma) una selezione di pellicole della prestigiosa passerella francese, trenta o quaranta titoli che arrivavano nelle sale milanesi nel giro di meno di un mese dal festival, permettendo a cinefili e appassionati di vedere opere interessanti in anteprima e anche film che non sarebbero mai passati in Italia.
Una finestra privilegiata sul cinema, una rassegna che era stata pensata nel 1995 da Losurdo assieme a Lionello Cerri e Daniela Benelli, allora assessore alla cultura in Provincia, per compensare la carenza di uscite cinematografiche nei mesi estivi: «Le sale non proponevano più nulla fino a settembre, invece noi portavamo a giugno i film presentati a Cannes in maggio, una bella mossa, piacque subito al pubblico», ricorda Losurdo. E che comportava anche molto lavoro (chiedere i diritti per i film da proiettare, farli tradurre e sottotitolare, organizzare vendite di biglietti e proiezioni nelle varie sale milanesi) e molte spese. Che venivano coperte da diversi sponsor, pubblici, come la Provincia di Milano, e privati, «oltre al notevole contributo che veniva dai biglietti», continua Losurdo. «L’anno scorso ne abbiamo venduti 12 mila e hanno coperto la metà abbondante dei costi».
Nel corso degli anni, però, le sovvenzioni si erano ridotte, e ormai si era lontani dalla somma di 90mila euro, «indispensabile per far funzionare la cosa ». «Peccato», è il commento unanime di Cerri e Benelli, anche perché non era stato facile convincere all’epoca gli organizzatori di Cannes, e riuscirci era stata una bella vittoria. «Purtroppo, se si smonta un meccanismo così, poi è difficile rimetterlo insieme».

di Mariella Tanzarella

Incontri
Del Corno: “La ragione del suo successo la capacità di coniugare il rigore scientifico e storico con il taglio divulgativo e narrativo”
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MILANO– Dal 7 maggio al 19 giugno nella Basilica di Santa Maria delle Grazie tornano le Lezioni di Storia, il ciclo di appuntamenti che da cinque anni coinvolge il pubblico nella scoperta e riscoperta dei grandi avvenimenti che hanno fatto la storia d'Italia e del mondo. 

"La ragione del successo di questa iniziativa, diventata ormai un appuntamento tradizionale per Milano, è la capacità di coniugare il rigore dell'approfondimento scientifico e storico con il taglio divulgativo e narrativo – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Ogni anno poi c'è un argomento diverso che lega la serie di conferenze, un fil rouge che le unisce  lungo il percorso di approfondimento e riflessione.  Una serie di appuntamenti che ‘semina’ nei partecipanti una curiosità autentica e la voglia di approfondire i temi trattati". 

L’iniziativa, promossa dal Comune di Milano, ideata e progettata dagli Editori Laterza in collaborazione con la Fondazione Corriere della Sera e i Padri Domenicani del Centro culturale “Alle Grazie”, realizzata con il contributo di BPM Banca Popolare di Milano e il sostegno di Pierri Philanthrophy Advisory, si svilupperà in nove lezioni, che si terranno il mercoledì sera alle ore 21.00. Due eccezioni per gli ultimi incontri: nelle settimane di giugno (dal 9 al 22) gli appuntamenti saranno anche di giovedì mentre la lezione del 12 giungo inizierà alle ore 20.00 anziché alle 21.00. 

Il nuovo ciclo, dal titolo “Scene di vita quotidiana”, nasce dall'intenzione di provare a scoprire chi erano, cosa pensavano e come vedevano il mondo gli uomini e le donne delle diverse epoche, come conducevano le loro vite private e come su di esse hanno influito i grandi e piccoli accadimenti. L’ambizione di questo nuovo ciclo è quella di rendere percettibili i mutamenti che nel corso del tempo hanno caratterizzato gli aspetti della vita quotidiana. 

Sulla scia del ciclo “La storia nell'arte”, che tanto successo ha riscosso nell'edizione del 2013, è stato dunque deciso di riproporre il binomio arte-storia anche quest'anno: ogni incontro sarà infatti ‘introdotto’ da un’opera d’arte, scelta dal relatore, fuori da ogni approccio specialistico e sempre inserendo l’opera d’arte nei suoi mille contesti: quello culturale ma anche quello politico, quello economico, quello sociale e quello simbolico. 

Protagonisti delle lezioni saranno nuovamente 9 opere e 9 storici chiamati ad interpretarle. Andrea Giardina inaugurerà il nuovo ciclo il 7 maggio, a seguire: Maria Giuseppina Muzzarelli, Carlo Ossola, Alessandro Barbero, Chiara FrugoniMassimo MontanariAmedeo Feniello ed Emilio Gentile. Concluderà il ciclo, il 19 giugno, Isabella Bossi Fedrigotti

A partire dall’opera scelta i relatori ci racconteranno gli usi e i costumi di un tempo, dalle cruenti  abitudini della Roma antica alle ore canoniche della vita ecclesiale, dai rituali del vivere in famiglia alle cerimonie. E poi festeggiamenti, abitudini culinarie, modi di vestire… La natività della Vergine di Pietro Lorenzetti consentirà di parlare della quotidianità domestica nel medioevo e della “vita in camera da letto”; La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello sarà lo spunto per parlare dell'arte del combattere; una miniatura del Trattato dei Sette Vizi Capitali di Cocarelli ci racconterà la nascita della figura del mercante. Ogni appuntamento sarà contraddistinto da una parola chiave, un verbo evocativo di una quotidianità lontana e attuale al tempo stesso: “Giocare” (o “Morire”), “Abbigliarsi”, “Andar pregando”, “Combattere”, “Nascere”, “Mangiare”, “Scambiare”, “Festeggiare”, “Vivere in famiglia”. 

L’ingresso è sempre libero fino ad esaurimento posti. 


PROGRAMMA



·        mercoledì 7 maggio 2014 ore 21.00 – ANDREA GIARDINA 
Giocare e (morire). Gladiatori e pubblico nella Roma antica’ a partire da Pollice verso di J.L. Gérôme        

·        mercoledì 14 maggio 2014  ore 21.00 – MARIA GIUSEPPINA   
          MUZZARELLI 
Abbigliarsi. Le stoffe, i vestiti, il mercato’ a partire da “Matricola della società dei Drappieri”, miniatura di Maestro Anonimo

·        mercoledì 21 maggio  2014 ore 21.00 – CARLO OSSOLA   
Andar pregando. Il cammino della fede’ a partire da La Madonna dei pellegrini di Caravaggio

·        mercoledì 28 maggio 2014 ore 21.00 – ALESSANDRO BARBERO 
Combattere. I cavalieri, i fanti, la gente comune ’ a partire dal La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello

·         mercoledì 4 giugno 2014 ore 21.00 – CHIARA FRUGONI 
Nascere. La vita in camera da letto’ a partire da La natività della Vergine di Pietro Lorenzetti

·        mercoledì 11 giugno 2014 ore 21.00 –  MASSIMO MONTANARI 
Mangiare. La terra, il mercato, la cucina, la tavola’ a partire da Il mangiatore di fagioli di Annibale Carracci

·        giovedì 12 giugno 2014 ore 20.00 – AMEDEO FENIELLO 
Scambiare. Il big bang dell’Occidente’ a partire da L’attività di una banca medievale come allegoria dell’avarizia, miniatura dal Tratto Sui Sette Vizi Capitali di Cocarelli

·        mercoledì 18 giugno 2014 ore 21.00 – EMILIO GENTILE   
Festeggiare. L'Italia Unita’ a partire da Solenne inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II a Roma, nella mattinata di domenica 4 giugno’, disegno di A. Beltrame, copertina de La Domenica del Corriere        

        giovedì19 giugno 2014 ore 21.00 – ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI 

Vivere in famiglia. Ieri e oggi’ a partire da una foto personale dell’autrice

Commemorazioni
Presentato a Milano il libro di Bruno Pellegrino sulla vita del fondatore dell'Umanitaria
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MILANO - Anche se Milanese solo di adozione, si trasferì a Milano solo per trascorrervi una serena vecchiaia, Prospero Moisè Loria ha fatto per Milano, per la Milano bella e giusta quella delle Arti e dei Mestieri, molto più di tanti Milanesi doc, anche contemporanei e anche di immensa ricchezza. Infatti: "È il 1892, nel suo testamento Prospero Moisè Loria lascia al Comune di Milano, più di 10 milioni di lire oro, cifra astronomica, per l'epoca, pari a 61 miliardi di lire o 31 milioni di euro di oggi. Una cifra enorme che servirà a finanziare la più importante e la più innovativa istituzione di solidarietà del riformismo italiano di tutto il Novecento: la “Società Umanitaria”Lunedì 7 aprile in occasione del bicentenaria della sua nascita, nella sala ARCI di via Solari 40, è stato presentato il libro "Il Filantropo" dello storico Bruno Pellegrino, dedicato alla vita di quel Prospero Moisè Loria, ebreo mantovano, che arrivato a Milano nel 1884, lanciando l’idea di costituire la Società Umanitaria, diceva: “si potrebbe applicare alla Beneficenza tutti i criteri che possono derivare dal grande e fecondo principio d’associazione, all’intento di coordinare tutto ciò che esiste di filantropico (…) tutti quei provvedimenti che valessero ad assicurare vitto, alloggio e lavoro alle classi bisognose, affinché i poveri abbiano a popolare le officine e i campi, che col lavoro moralizzano e producono. La Società Umanitaria si prenda a cuore l’incremento del lavoro utile, adattandolo alle vocazioni e capacità dei singoli lavoratori, facendolo insomma diventare, da penoso, come spesso è oggi, piacevole e attraente”. Lungimirante, innovatore, generosissimo Loria gettò le basi per l’emancipazione delle classi povere attraverso il lavoro e lo studio, considerando la semplice elemosina umiliante e inutile ai fini del riscatto sociale. Applicò il concetto ebraico di tzedakà (chi ha la fortuna di possedere molto denaro ha il dovere, la "missione" di fare del bene) e fu molto più di un filantropo, un vero innovatore sociale. A rievocare il suo messaggio e la sua figura, nell’incontro del 7 aprile, sono intervenuti tra gli altri, il Rabbino Capo Rav Alfonso Arbib, Bruno Pellegrino, autore del libro, Piero Amos Nannini, presidente della Società Umanitaria, l'urbanista Giorgio Romano e l'assessore Giovanni Cappelli.

di Marina Cavallo

La presa di posizione dell'architetto Jacopo Gardella
I motivi per disapprovare una costruzione inutile e quasi "sacrilega"
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MILANO - Recentemente in una casa privata durante una riunione di professori universitari, professionisti, artisti e letterati, si è fatta una inchiesta per sondare il parere degli invitati sul nuovo ascensore progettato per salire sulla copertura del Duomo: hanno vinto a grande maggioranza i favorevoli al progetto. Anche sui quotidiani dei giorni scorsi si è parlato di un referendum che ha confermato una consistente maggioranza di milanesi favorevoli al progetto.
Solo Giulia Maria Crespi si oppone all’opinione pubblica ed esprime indignazione contro una idea che giudica sacrilega. La sua coraggiosa posizione non è di bigotto conservatorismo, ma di rispetto per il significato culturale di un monumento, e di tutela del suo valore storico. Un monumento non è un pretesto per distrazioni da luna-park; né una occasione, poco ortodossa in verità, di divertimento, né uno strumento per offrire una scampagnata ad un turismo di massa che in grande maggioranza è ignorante, incolto, disinteressato all’arte e ai suoi valori.
Un monumento è la testimonianza di un lavoro faticoso, impegnativo, intenso; ha bisogno di una lettura attenta, appassionata, competente; è una sorgente di ispirazione, di apprendimento, di conoscenze. La sua osservazione necessita di impegno; il suo apprezzamento esige sforzi; la sua lettura comporta concentrazione; la sua analisi richiede una attenzione meticolosa e prolungata.
Per comprendere una architettura monumentale è necessario giragli intorno, osservarla da lontano, analizzarla da vicino, penetrarvi all’interno, studiarla nei suoi infiniti dettagli. Quanti dei chiassosi turisti che saliranno sulle terrazze del Duomo avranno la curiosità di visitarne l’interno? Quanti avranno interesse a osservarne le sculture e le tombe allineate lungo le navate? Quanti saranno invogliati a entrare nel celebre Museo del Duomo recentemente rinnovato?
Ha ragione l’architetto Stefano Boeri quando evoca l’emozione provata da chi si avventura nell’universo di marmo che anima la sommità del Duomo; quando parla di un percorso inusuale, suggestivo, inaspettato che conduce alle terrazze circondate da guglie e da statue; quando invita ad assimilare la bellezza dell’architettura procedendo per tappe successive, salendo per passaggi graduali.
Per persone giovani e sane salire a piedi sulle terrazze del Duomo non è un impegno estenuante e faticoso. Scolaresche di studenti in buona salute e di animo sportivo non si spaventerebbero di fronte a una salita non di difficoltà proibitiva da superare come se fosse una esercitazione ginnica eseguita fuori dalla palestra.
La meccanizzazione generalizzata, la comodità offerta a chi non vuole far fatica e non è spinto dalla molla della curiosità e dalla voglia di scoprire, l’impiantistica sempre più sofisticata sono una piaga della nostra civiltà ormai invasa e dominata dalla tecnica; e sono anche una ragione della aridità e della diseducazione della attuale maggioranza di turisti. E per questa maggioranza tutt’altro che silenziosa, per questa folla rumorosa e distratta si dovrebbe affrontare la notevole spesa di una installazione non solo non necessaria ma anche invadente ed offensiva della maestosa mole del Duomo?
Occorre onestamente riconoscere che i progetti dell’ascensore presentati non sono né scadenti né criticabili; anzi si presentano arditi e accattivanti; offensiva è la loro collocazione a ridosso del transetto; lesiva è la loro prossimità alla grandiosa abside di marmo e vetro. Anche la proposta di allontanare dall’edificio religioso la torre dell’ascensore e di addossarla ai palazzi circostanti non evita il danno inferto alla immagine della Cattedrale perché impone una passerella di congiungimento con la sommità delle navate, e introduce una invadente protesi aerea nel panorama della piazza.
Gli ascensori attuali, definiti a ragione trabiccoli invecchiati, possono facilmente – o meglio devono tassativamente – diventare elevatori veloci e capaci; non è difficile rinnovare radicalmente sia i motori, sia la cabina, sia gli impianti di comando. La salita degli invalidi – una categoria sempre più spesso utilizzata per giustificare qualsiasi scempio, dall’accostamento di un ascensore al Duomo alla rimozione della Pietà Rondanini – sarà facilitata mediante l’applicazione di orari e di prezzi esclusivamente riservati a loro e ai loro accompagnatori.
Come avviene da tempo in tutti i musei delle città d’arte, anche a Milano i gruppi numerosi e le comitive affollate si sottometteranno a una disciplinata e tempestiva prenotazione che assegni orari prefissati e tempi esatti di salita, al fine di evitare snervanti attese in lunghe code.
La vista a volo di uccello della città non risulta migliore dalle terrazze del Duomo piuttosto che da uno dei tanti edifici di notevole altezza già esistenti, quali la Torre del Parco o i molti grattacieli costruiti di recente. Chi ha interesse a contemplare la pianura lombarda o la vetta delle Grigne trova pronti e disponibili innumerevoli e più agevoli punti di vista. Il Duomo è un edificio religioso, non una terrazza belvedere.
Sorprende, anzi indigna, oltre alla ipocrisia anche la spudoratezza delle Autorità interpellate: tutte si affrettano a premettere che l’ascensore è un accessorio sicuramente indispensabile ma solo per il periodo della EXPO 2015; e si affrettano ad aggiungere che subito dopo verrà smantellato e fatto scomparire. È possibile affermare impunemente una tale enormità? Una volta costruito, con notevole impegno finanziario, e con pesante installazione di cantiere, chi avrà il coraggio di buttare giù un’opera appena inaugurata e puntualmente collaudata? Chi sarà capace di far capire alla popolazione la incongruenza del nuovo impianto, la sua incompatibilità con la immagine del Duomo, e quindi la sua necessità di essere abbattuto, sebbene ancora nuovo?
Tutti coloro che sostengono la provvisorietà dell’ascensore sono persone disposte a dire il falso, e quindi poco oneste; o incapaci di riflettere e quindi poco intelligenti.
Da parte di chi vuole la costruzione dell’ascensore è irritante e sconveniente l’invito a vedere nell’impianto un aggiornamento urbanistico della città; una dimostrazione di efficienza metropolitana; una operazione necessaria per preparare Milano all’evento della imminente EXPO. Milano ha bisogno di più urgenti e più impellenti opere urbane: mancano servizi di trasporto pubblico degni di una capitale europea; mancano reti ciclabili diffuse e capillari; mancano selciati praticabili che sostituiscano gli attuali ovunque dissestati e incompleti.
Prima di spendere soldi per l’ascensore il Sindaco dovrebbe riflettere sulle ben più urgenti priorità che servono alla cittadinanza; e non rifugiarsi nella proposta di un referendum cittadino, sperando di farsi dire dalla popolazione ciò che spetta a lui fare. È stato scelto per governare la città; che la governi. La popolazione ha già fatto il suo dovere eleggendolo; ora tocca a lui adempiere al suo mandato senza incertezze, senza titubanze, senza perplessità. Così come all’Arcivescovo di Milano compete il dovere di opporsi e di vietare l’insulto alla sua Cattedrale, senza ritirarsi, senza tacere, senza scomparire. La costruzione dell’ascensore è un colossale errore; una Amministrazione Comunale seria e una Curia responsabile non possono che bocciarlo. Si facciano sentire, al più presto.

di Jacopo Gardella

La cultura chiude i battenti, dopo il cinema Manzoni....
Un altro duro colpo all'offerta culturale di Milano
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MILANO - «Una passione fotografica» è la mostra inaugurata ieri (ingr. 4 euro, info www.formafoto.it) a Forma. Raccoglie gli ottanta autori che qui hanno esposto dal 2004. Sono gli otto anni di vita (e qualcosina in più) della sede di piazza Tito Lucrezio Caro. La novità? L'ha raccontata ieri Roberto Koch, presidente di Forma. «La mostra chiuderà il 12 gennaio e noi, pochi giorni dopo, saremo costretti a fare le valigie. Da due anni sollecitiamo sia l'Atm, proprietaria dell'immobile, rilevato e ristrutturato da noi, sia il Comune: affinché si passi da un affitto pagato a costo di mille sacrifici a un comodato d'uso. Tutti hanno preferito girarsi dall'altra parte». L'assessore alla Cultura Filippo Del Corno, dal canto suo, ribatte: «Ci dispiace che Forma abbia disdetto il contratto d'affitto con Atm. Ma è la scelta di un soggetto privato: noi con Forma abbiamo condiviso anche un progetto per novembre, all'interno di Bookcity».
Resta la brutta sorpresa della chiusura. Arrendersi mai, dicono quelli di Forma, guardandosi intorno, nello spazio «nel quale abbiamo realizzato una grande rivalutazione patrimoniale, dandogli nuova vita». Arrendersi mai: l'ultimo colpo messo a segno dalla Fondazione è che diventerà «depositaria e gestionaria dell'intero archivio di Gianni Berengo Gardin», per il quale la chiusura di Forma «è tra le cose più vergognose capitate a Milano negli ultimi anni». Forma in versione Lucrezio Caro chiude, «ma cambia»: avrà più sedi e sarà itinerante. «I nostri archivi, da Berengo Gardin ai prossimi, saranno ospitati da Open Care (Frigoriferi Milanesi), in via Piranesi, le lezioni proseguiranno negli spazi della Naba», aggiunge il presidente di una fondazione impegnata in una serie di mostre targate Forma. Non solo a Milano, ma a Roma e nelle capitali europee.

di Peppe Aquaro

Poesie per Lampedusa
Il carcere di Opera piange per Lampedusa
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MILANO - Siamo onorati di pubblicare queste cinque poesie su Lampedusa, scritte dai partecipanti al Laboratorio di scrittura della Casa di reclusione di Milano-Opera. Sono bellissime, commoventi e dar loro visibilità è un modo per ringraziare almeno in parte gli autori: Dino Duchini, Meta Erjugen, Alfredo Visconti, Giuseppe Catalano, Giuseppe Carnovale

Ce le ha fatte conoscere Margherita Lazzati che lavora nel laboratorio di scrittura di quel carcere e che è autrice anche della immagine Mare di sangue dedicata anch'essa a Lampedusa. 

 

 

 

 

 

 

 

Mar Mediterraneo

Nel buio della notte
l'immensità del mare
padre e madre
generatore di vita... Tu,
io madre... so che nulla
ho da temere per te.
Perché ora che
sento una vita crescere
in grembo so che
ci proteggerai.

Le urla... mare
Le lacrime... mare
Il terrore... mare
Dammi aria... mare
per mio figlio...
Non lasciarlo morire
già lo sto lasciando
alla vita!

Non vuoi... mare
Ci trascini giù... mare
Mio figlio nato... vivo
Subito morto...
Lo stringo
L'abbraccio
Gli do il mio respiro
Nulla... Nulla più vivo
Sgomenta
ti guardo prendermi
con la tua forza!

Perché... mare... perché?
Perché hai tradito
la tua stessa essenza?

Milano-Opera, 12/10/2013

Dino Duchini



Sono lì accanto a voi...

Sono lì accanto a voi
come uno di voi
sopra una di quelle navi
feriti che zoppicano nel mare
trascinati dal vento delle maledizioni.
Chiudo gli occhi e vedo la spiaggia
come un dipinto che si allontana
dal mio futuro, quella spiaggia
su cui ho sognato di camminare.
Ce la farò!
Ma sono stanco, ho fame, non so nuotare.
Guardo in alto, voglio vivere, “Aiutami, Dio”
urla la mia anima sotto un'onda
che spegne il mio sguardo.
Non sento più freddo né dolore.
Era bello avere paura, era bello il mondo
che non ho potuto vivere, peccato morire
ma ho tentato in tutti i modi di vivere.
La vita è una bella storia... sì, era bella...
non solo la mia storia, la storia dei tanti.
Perché non sono solo qui, vedo luci
che mi circondano, cadono lentamente
nel profondo blu, come i ricordi
di questo secolo.
Volete sapere chi sono? Ve lo dico.
Provengo da una terra che mi ha allontanato...
dalla mia famiglia, e il mio cuore è rimasto lì.
Adesso sono battezzato in questo mare di pace.
Mi chiamano luce delle stelle di Lampedusa.

Meta Erjugen, in memoria di quelle anime che splendono nel blu



Lampedusa

Lampedusa
specchio di mare
e nell'immenso mare
corpi d'infanti e adulti morenti
che assistono impotenti
allo spegnersi del loro sole
quel sole che ci accompagna
quel sole che donava loro forza
quel sole nelle luci
della barca capovolta.

Alfredo Visconti



Non puoi piangere...

Non puoi piangere
se le lacrime hanno lo stesso sapore del mare
se nelle mani protese galleggiano raggi d'acqua

Sali... aggrappato ai sottili
fili taglienti degli aquiloni

Sali... nell'anima graffiata e scivolosa
e persa
l'eco del vuoto ti accompagnar

Sali... sbatti i piedi freddi e... sali

La morte alita sui tuoi sensi
smuove le urla soffocate
dalle onde

Giuseppe Catalano

 

Lampedusa, 3-10-2013

Sulle acque del mare
per sempre gridavano addio,
le voci e le anime galleggiano
sulla pelle dell'acqua,
lì in quel cuore di mare.
I soccorritori setacciano
le acque per raccogliere
la carne dei dispersi
che sale a galla.
E lo sciabordio non tace!
Sale il dolore a preghiera
e i nostri occhi guardano in alto
a cicatrizzare il cielo.
È difficile per coloro che
non hanno mai conosciuto
la persecuzione credere
che la vita valga la morte.
Ricordi di stranieri in luoghi
stranieri, stranieri gli uni
dagli altri, che pensavano
uguali pensieri.
Vivere è ancora porsi domande,
non c'è più nulla da capire,
c'è tutto da fare
e prendere coraggio
per il futuro
ricordando il passato.

Giuseppe (Pino) Carnovale

Non solo politica, una recensione su uno spettacolo speciale al teatro Strehler
L’attore e regista firma con “Orchidee” uno dei suoi lavori più maturi e emozionanti
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MILANO - L’ha titolato Orchidee, racconta Pippo Delbono dal palcoscenico, perchè un giorno ha sentito una signora che ad un’amica diceva: “In casa tengo sempre due orchidee, una vera e una finta: sono talmente simili che non le riconosci. Ma chi viene e le tocca, vorrei toccasse la vera”. Ecco: il senso del suo nuovo spettacolo sta tutto in questa frase, perché in Orchidee -dopo il debutto lo scorso giugno al festival “Vie” di Modena, ora al Piccolo Teatro Strehler di Milano - finzione e verità si confondono, la vita non fa che debordare nel racconto della vita stessa... ma alla fine la vita è più vita.
È uno spettacolo bello, Orchidee, e straordinariamente tenero, che racchiude più di altri “Pippo Delbono”: il talento più folle, inelegante, esagerato del teatro italiano che sembra qui finalmente arrivato a una maturazione, a una misura del suo poliedrico itinerario drammaturgico tra teatro, cinema, libri, giunto perfino a un rigore formale e una limpidezza dietro lo stile di apparente trascuratezza. Non ha scritto una storia di finzione ma, sulla scena vuota a parte il grande schermo sul fondo, ha raccolto pezzi della sua vita e pezzi di filmati e di teatro di Shakespeare, Cechov, Weiss in una rottura di piani che avvicina vertiginosa-mente la finzione alla realtà (come le due orchidee dell’aneddoto iniziale, appunto), il teatro alla vita, il palcoscenico alla platea. Non a caso Pippo stesso non fa che andare su e giù dalla scena: recita Amleto stando tra gli spettatori e racconta di sé in palcoscenico, si esibisce in un ostentatamente finto balletto come un tenero orso e ci confessa la gioia del profumo del ciliegio che invadeva la casa natia fino a che qualcuno non lo tagliò. È il circo della vita: storie, sogni, incubi, esperienze vere e “finte”, vissute e ascoltate. È il ragazzo down che si trasforma in una ballerina di varietà, Giulietta e Romeo, una ragazza siciliana che racconta la fuga verso l’utopia del villaggio “Cristiana”, Cechov, il mal d’africa, l’omosessualità, una donna che vende falsi d’autore e i Deep Purple, Enzo Avitabile, Nerone diMascagni... È la morte della mamma filmata in una sequenza che sarebbe sbagliato scambiare per un atto di sola spudoratezza, perché Pippo che la filma è lo stesso che le stringe la mano in una scena di concreta dolcezza, sfaldando ancora una volta i piani, i ruoli, ma non la verità di quell’addio, tanto che quando la mamma lo saluta, “Non ti ho abbandonato, ti ho solo preceduto”, lascia anche a noi il vuoto in cui è passata la vita.
Orchidee -coprodotto da Emilia Romagna Teatro, Arena del Sole, Teatro di Roma, Théâtre du Rond Point-Parigi - è un lavoro importante per la ricchezza di rimandi che apre, degna degli Shakespeare e dei Cechov che cita, per l’onestà e la limpidezza con cui si interroga sul senso della rappresentazione della vita e della vita stessa, per la compagnia di attori tutti in una bella prova di tecnica e di presenza (Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella: bravissimi nella scena alla “Pina Bausch” in cui in processione scendono tra il pubblico muovendo solo, a tempo, le braccia), per l’amore, il dolore, la morte, l’amicizia, il potere, la solitudine di cui parla. Ci sarà chi piange, chi ride, chi si annoia, chi si irrita di fronte a Pippo e compagni, ma al fondo questa è la vita. E questo è anche il teatro che si carica addosso la sua verità.

di Anna Bandettini

 

Piccolo Teatro Strehler
dall’8 al 17 ottobre 2013
Orchidee
uno spettacolo di  Pippo Delbono
con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella
immagini Pippo Delbono
musiche Enzo Avitabile
luci Robert John Resteghini
direzione tecnica Fabio Sajiz, suono Corrado Mazzone, luci e video Orlando Bolognesi,
elaborazione costumi Elena Giampaoli, capo macchinista Gianluca Bolla,
responsabile produzione Alessandra Vinanti, organizzazione Silvia Cassanelli, amministratore di compagnia Raffaella Ciuffreda
produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Nuova Scena- Arena del Sole- Teatro Stabile di Bologna, Théâtre du Rond Point- Parigi, Maison de la Culture d’Amiens- Centre de Création et de Production
si ringrazia Cinémathèque suisse
 

Salvo diversa indicazione, gli orari degli spettacoli al Piccolo sono: martedì e sabato, 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì 20.30;
domenica 16



OSPITALITÀ - SERIE STAGIONE

Platea:
Intero € 33,00
Ridotto card Gio/Anz € 21,00
Balconata:
Intero € 26,00
Ridotto card Gio/Anz € 18,00

Giovedì 26 settembre: anteprima de "La notte dei ricercatori"
Ogni euro investito nella ricerca ha un ritorno di 29 euro: l'Italia è quella che investe di meno
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MILANO - Il confronto, che si svolgerà Giovedì sera al Museo di Storia Naturale, si colloca, a tutti gli effetti, come anticipazione/presentazione, all’interno del ricco programma de ‘La Notte dei Ricercatori’, che inizierà nel tardo pomeriggio di Venerdì presso i Giardini Indro Montanelli. 
L’iniziativa, promossa dall’Assessorato alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca del Comune di Milano guidato da Cristina Tajani, si colloca nello stesso filone dell’incontro organizzato l’8 Giugno a Palazzo Reale, con il contributo anche del Movimento Milano Civica e del Gruppo Consiliare della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco. La finalità è quella di favorire la diffusione di una cultura scientifica e nello stesso tempo difendere le ragioni della ricerca, a partire da quella biomedica.
Al dibattito, moderato da Roberto Satolli, Giornalista scientifico, Direttore di Zadig, parteciperanno: Tito Boeri, Pro Rettore Università Bocconi; Silvio Garattini, Direttore IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’; Francesca Pasinelli, Direttore Generale di Telethon, e Gianluca Vago, Rettore Università degli Studi di Milano.
L’idea del dibattito nasce da un articolo del Prorettore della Bocconi Tito Boeri, pubblicato da ‘la Repubblica’ ai primi di Settembre, in cui tra varie considerazioni sulle incertezza del Governo, si diceva: “Nel frattempo le energie più vitali del Paese non vengono affatto salvaguardate. Anzi se ne vanno. L'ultimo episodio è quello di Wise srl, premiata lo scorso anno ad Aarhus come la migliore start up europea nelle innovazioni di grande sviluppo. Nata da uno spin-off della Statale di Milano, cercava mezzo milione di euro (un ottavo dello stipendio di base, tra l'altro più che dimezzato, di Kakà) di finanziamenti per proseguire le ricerche sull'uso di nanotecnologie nella cura di un'ampia gamma di patologie. Le banche italiane, prodighe nel concedere finanziamenti ben più consistenti a palazzinari inquisiti e finanzieri falliti, non l'hanno ritenuta meritoria di credito. Il Fondo Italiano di Investimento e il Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti non devono averla ritenuta un'italianità strategica”.
E più avanti: “Un Paese poi in cui non si tiene in alcun conto la ricerca scientifica. L'ultimo esempio lo abbiamo avuto con il voto di Camera e Senato di qualche settimana fa che impone vincoli irrazionali alla sperimentazione biomedica sugli animali, portandoci fuori dall'Europa e dalla comunità scientifica internazionale. Quel che è più indicativo è il fatto che il Parlamento abbia deciso senza neanche sentire la necessità di consultare chi fa ricerca biomedica in Italia: nessuna audizione, nessun parere richiesto”.
Il mondo scientifico, nazionale e internazionale, è pressoché unanime nel sostenere, all’interno di regole ben precise, la necessità di utilizzare gli animali nella sperimentazione di farmaci e nella ricerca per capire gli effetti delle nuove droghe sintetiche, al fine di ridurre i rischi per gli umani. Negli anni ’50 la mancata sperimentazione di un farmaco (thalidomide) su femmine gravide di animali portò, a seguito della sua commercializzazione, alla nascita nel mondo di oltre 20.000 bambini con gravi malformazioni, quasi sempre bilaterali, degli arti, soprattutto delle braccia. Le successive sperimentazioni su femmine di cavie, topi, conigli e altri animali dimostrarono che quella tragedia si sarebbe potuta evitare se si fosse effettuata quel tipo di sperimentazione animale. Da allora, inoltre, tale sperimentazione è diventata obbligatoria. Tantissime patologie (ad esempio: diversi tipi di tumore, poliomielite, tbc, febbre gialla e diabete oltre a molte malattie cardiovascolari) spesso considerate un tempo incurabili sono oggi curabili e in qualche caso scomparse grazie a farmaci sperimentati sugli animali.
Di tutto questo il Parlamento se ne è dimenticato. I discorsi pubblici di chi ha responsabilità di governo e di rappresentanza, tuttavia, si concludono quasi sempre con l’affermazione perentoria che la ricerca non è un costo, ma un investimento. Come, peraltro, conferma un recentissimo studio della Commissione europea che stima, ad esempio, che un euro investito nella ricerca bio-medica abbia un ritorno di 29 euro. Eppure l’Italia resta in fondo alle classifiche per gli investimenti nella ricerca.
Agli autorevoli partecipanti al dibattito il compito di indicare se è possibile e come invertire questa pericolosa deriva. Magari, proprio partendo da Milano.

di Sergio Vicario

Qui http://www.nottedeiricercatori.it/ potrete trovare le informazioni sugli eventi e in particolare qui

http://meetmetonight.polimi.it/ le attività proposte a Milano.

Dove va la Cultura a Milano?
Ancora un appello dal comitato
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MILANO - Dal Dicembre 2011 un Comitato di cittadini - più di 1300 -  ha chiesto alle Istituzioni milanesi di mediare con la proprietà Prelios perché il Cinema Manzoni potesse diventare un luogo di cultura interdisciplinare, facendo proposte, cercando contatti con la moda, creando un interessante link con il Politecnico di Milano, pronto a coinvolgere gli studenti in una progettazione. 
Ricevuti dall’Assessore all’Urbanistica, ora vicesindaco, dai suoi funzionari, dal Consiglio di Zona 1, abbiamo chiesto di aiutare il Comitato, valorizzando le nostre idee.
Al Comune abbiamo chiesto di svolgere quel ruolo di “facilitatore” che gli appartiene, facendoci incontrare con il mondo della moda, che, come si vede, i mezzi li ha, quando vuole.
Nulla è accaduto.
Prelios ha finto un interesse, partecipando ad un incontro al Politecnico, e poi si è volatilizzata.
Ci conforta vedere che quando arrivano i soldi tutti i problemi si risolvono, non c’è più alcun problema di sicurezza, le balaustre così pericolose da non consentire di riutilizzare la sala, sono accettabili, Fendi interviene, si trovano le soluzioni, la proprietà Prelios si addolcisce e i cittadini possono solo dire “Ve l’avevamo detto che il Manzoni è uno spazio bellissimo, da usare per la cultura, ma anche per tante altre manifestazioni”.
E’ confortante sapere che le nostre intelligenze di cittadini ed operatori del mondo dello spettacolo, di architetti e docenti universitari, hanno la vista lunga. Meno confortante verificare che ancora una volta la voce, l’unica che conta, è quella del denaro.
Cosa ci sarà scritto nel progetto depositato alla Sovrintendenza dagli architetti di Prelios?
Ci piacerebbe saperlo.

Comitato Cinema Manzoni Benecomune



 

Eventi
Dal 5 al 9 giugno: 180 eventi in 70 luoghi diversi della città
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MILANO - Dal 5 al 9 di giungo si terrà il secondo Festival della Letteratura di Milano, ideato e diretto da Milton Fernandez. L’edizione 2012 aveva visto novanta eventi di notevole qualità, quaranta luoghi diversi della città, quattrocento volontari, circa quattromila presenze nell’arco di cinque giorni. Quest’anno è tutto raddoppiato; gli eventi sono 180, a un ritmo da togliere il respiro, in 70 luoghi diversi: piazze, teatri, librerie, centri culturali, e altri luoghi ancora, compreso il carcere di San Vittore.

L’idea del Festival era nata in occasione di una cena di autofinanziamento della campagna elettorale di Giuliano Pisapia che, preso in mano Indignatevi di Stephen Hessel, aveva commentato: “Condivido, ma io preferisco un altro termine: partecipate”. E Fernandez, in pochi mesi, senza soldi, senza sponsorizzazioni, senza il supporto delle istituzioni, creò un Festival la cui essenza vitale era proprio la partecipazione: e di tutta Milano.

La prima novità, dunque, è che il motore di questo Festival della Letteratura milanese è un “nuovo milanese”: nato in Uruguay, laureato in Arte drammatica all’Accademia Nazionale di Montevideo, diplomandosi successivamente alla scuola del Piccolo Teatro di Milano. La seconda novità è che non è il Festival delle case editrici, dei grandi nomi, degli artisti strapagati. Chi partecipa lo fa a sue spese (viaggio e soggiorno compreso), per pura voglia di esserci, di raccontare, di rappresentare, di capire. La terza novità, la più intensa, la più rivoluzionaria è che questo Festival integra, collega, si guarda intorno e fa suo tutto quello che è cultura.

L’universo femminile, per cominciare, in Sfumature di donna (5 giugno, ore 19.30), uno sguardo su due aspetti importanti della vita delle donne: la violenza domestica e il coraggio di fronte alle tragedie, narrati in due romanzi, in un reading di poesie e in un vernissage fotografico. Il mondo dei “diversamente abili” è presente ne Il pianista che ascolta con le dita di Paola Magi, un viaggio nel paese delle disabilità sensoriali fatto attraverso gli occhi di un docente di storia dell’arte (6 giugno, ore 17) e nel sorprendente Non posso stare ferma di Marilena Rubaltelli (6 giugno, ore 18.30).

Per il tema dell’integrazione, ripreso a più voci e in più luoghi, segnaliamo I ventidue canti di Doyel di Shanti Ghelardoni, racconti fantastici sull’adozione e sull’integrazione culturale (5 giugno, ore 19.30) e L’opposta riva – Verso una meta, reading poetico da L’opposta riva di Fabiano Alborghetti (6 giugno, ore 18.30). Imperdibile L’alfabeto della Negritudine, nelle voci di Léopold Senghor, Aimé Césaire, Guy Tirolien e altri. Partecipano Cheikh Tidiane Gaye, Pap Khouma, Karim Metref, Aliuo Diop (6 giugno, ore 21.30).

Emozionante, nel Festival, la presenza dei detenuti del carcere di San Vittore cui è possibile accedere con accredito nell’incontro Noi, le donne, con Annamaria Trevale, Sabrina Minetti, Pervinca Paccini, Rossana Maria, Laura Girotto sulla capacità di fare comunità, lo spirito d’iniziativa delle donne (7 giugno, ore 10.30), e in quello su Il silenzio sulle donne con l’autore Antonio Steffenoni, che affronterà un dialogo con i detenuti sui temi del suo libro (8 giugno, ore 10). Si parlerà di una sperimentazione in carcere anche nell’incontro sull’Antologia poetica in via di definizione, con testi scritti dai detenuti partecipanti al Laboratorio di Poesia nel Carcere di Bollate (6 giugno, ore 18).

Ci saranno laboratori artistici per bambini dai 6 ai 12 anni, laboratori di scrittura creativa, di scrittura condivisa. Si parlerà di canzoni; si alternerà la lettura a pezzi musicali; si racconterà la vita in modi diversi. Magari celebrando la bicicletta in nuovo progetto editoriale che parla di cycle! e non solo (9 giugno, ore 19.30).

Proprio nell’ultima giornata un evento, civilmente necessario, sull’Articolo 32. In Italia il diritto alla cura è sovente disatteso: migranti, stranieri, poveri non hanno accesso alle cure di cui hanno bisogno per scarsa conoscenza dei propri diritti, difficoltà linguistiche, incapacità a muoversi all’interno del sistema sanitario. Emergency parlerà dei suoi interventi nell’ambito delle carceri, dell’area dell’immigrazione, dei non abbienti e di quello che lo Stato deve ancora fare.

Sono poche segnalazioni in una ridda fittissima di eventi a cui, quest’anno, hanno collaborato anche il Settore Biblioteche del Comune di Milano, la Società Umanitaria, i circoli Arci.

“Per quanto mi riguarda, – scrive Milton Fernandez – e nonostante le difficoltà (la fatica, i rimorsi), vado orgoglioso di questa nostra capacità di resistere alle avversità. Di non farci prendere per fame, come forse in molti si sono auspicati. Di continuare a essere caparbi e creativi, in attesa che cambi il vento.”

di Giuliana Nuvoli

 

Il programma al link:

http://www.festivaletteraturamilano.it/wp-content/uploads/2013/05/LetMiFestProgramma.pdf

Moda e formazione al Fashion Camp
Tajani:  “Un  appuntamento  utile  a individuare le nuove professioni della
 creatività Made in Italy”

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MILANO   -   Saranno  gli  innovativi  spazi urbani della
 Fabbrica del Vapore di via Procaccini a ospitare, dal 7 al 9 giugno, Fahion
Camp  2013,  la  due  giorni  dedicata al confronto tra il mainstream della
 moda,  della bellezza,  gli  stilisti  indipendenti,  i  fashion  blogger, 
start-upper,  digital  influencer  e chiunque sperimenti nuove tecnologie e
approcci  innovativi  nei  confronti  del  fashion  system.  Nuove figure e
professionalità  che veicolano  l’eccellenza  e l’avanguardia creativa del
Made  in  Italy.  La  manifestazione  è  realizzata  da Fashion Camp con il
 patrocinio  del  Comune  di  Milano, assessorato alle Politiche del Lavoro,
 Sviluppo economico, Università e Ricerca.
“Il  programma  di  incontri e workshop offerti da questa nuova edizione di
 Fashion  Camp  rappresenta  un evento che si sviluppa in rete per approdare
sul  territorio,  ideale  trait-d’union  tra  il mainstream della moda, gli
stilisti indipendenti, i fashion blogger, chi sperimenta nuove tecnologie e
 quanti  si  pongono in maniera innovativa nei confronti del fashion system. 


Una   visione   della  moda  aperta,  condivisa,  altamente  tecnologica  e
 fortemente  democratica. Fashion Camp prende forma dal bisogno endemico del settore  di  individuare e definire dove si posiziona oggi il segmento moda
 sul  versante  nazionale  e  internazionale,  con  l’intento  di  elaborare
 possibili  scenari e nuovi modelli futuri. Una visione del fashion in cui i
  brand  tornano a dialogare con i propri utenti, dove blogger e appassionat i
diventano   portavoce   di   tendenze   e   opinioni   individuando   nuove 
professionalità  utili  allo sviluppo del settore”, ha spiegato l’assessore
alle Politiche del Lavoro, Università e Ricerca Cristina Tajani. 

“Il  mercato chiede a gran voce professionalità legate al digitale. Se le 
nuove  generazioni  sapranno  declinare le nuove tecnologie con la sapienza 
antica  di mestieri e tradizioni tutte italiane sarà una grande opportunità
per  tutto  il comparto moda. Il Fashion Camp indaga da quattro anni le più
 interessanti  realtà  innovative del settore e anche quest'anno non sarà da
 meno”,   dichiara  Arianna  Chieli,  ideatrice  dell’evento.  “Racconteremo
 l’evoluzione  di uno scenario. Moda e tecnologia insieme producono cultura,
 lavoro  e  reddito,  dando  nuova  linfa  a  un  settore  che resta uno dei
 capisaldi del Made in Italy”.

 

Nel  ricco  programma  offerto  da  questa  nuova edizione, 50 conference e
workshop   gratuiti   aperti  al  pubblico  per  fornire  l’opportunità  d i
condividere  idee,  progetti,  nuove  realtà  e  nuovi  concept  formativi.
Blogging,  giornalismo  e  digital  PR,  fashion blogging come professione, 
personal  stylist  a portata di smartphone, assistenti virtuali a guida del
consumatore  nei retails, guardaroba virtuale in 3D, riciclo e riuso per il
tessile,  social  network,  social  commerce  e  social  gossip interamente
 dedicati  ai  fashion  lovers,  apps per amanti dei cosmetici e start-up su 
modelli  di  crowdsourcing,  solo  per  citare  alcuni  dei temi affrontati
durante la due giorni di manifestazione.

 Spazio anche alle fashion addict milanesi che nell’insolito Temporary Shop,
 vetrina  mercato dedicata all’autoproduzione e alla filiera corta, potranno
vedere  e  acquistare  abbigliamento  e  accessori realizzati in collezioni
originali,  dai  pezzi  unici  e  a  tiratura  limitata  provenienti da una
selezionata  rappresentanza di talenti creativi, simbolo dell’artigianalità
targata Made in Italy.
L’ingresso  a Fashion Camp 2013 è libero e completamente gratuito. Tutte le
informazioni  e  il  programma  completo degli incontri e dei workshop sono
consultabili  direttamente all’indirizzo
 HYPERLINK "http://www.fashioncamp.it/programma" "_blank" http://www.fashioncamp.it/programma


Dossier
Pubblicato dal Senato lo studio sulle piattaforme online per la democrazia partecipata.

ROMA - "I media civici in Ambito Parlamentare. Strumenti disponibili e possibili scenari d'uso" è una guida completa alla democrazia liquida per i lavori parlamentari con una efficace analisi dei rischi e delle opportunità offerte dal web alla nuova richiesta di partecipazione dal basso
Democrazia è una cosa seria. E oggi che social media, blog e apps hanno catturato l'interesse di oltre 2 miliardi di netizen (cittadini di internet), il "governo del popolo" si può esercitare in forme innovative, anche via web. Con cautela, però. Questo è il messaggio che viene dallo studio in questione realizzato dal Servizio informatico del Senato della Repubblica e da qualche ora pubblicato su Internet. Uno studio frutto di una efficace analisi dei sistemi e delle piattaforme online usate per la democrazia elettronica ampiamente intesa, e cioè per informarsi, confrontarsi e decidere: le tre principali caratteristiche dell'esercizio di ogni democrazia che voglia definirsi tale.
Ma andiamo con ordine. Intanto lo studio è stato realizzato per il Parlamento, il luogo per eccellenza dell'esercizio della democrazia rappresentativa, che non prevede forme di partecipazione diretta dei cittadini. Il lavoro, di cui è coautore la Fondazione ahref, si chiarisce nelle premesse, "non propone alcuna modifica di questo impianto, non vuole e non ha alcun titolo per farlo", ma attraverso lo studio dei "Media Civici", vuole individuare nuove modalità di potenziamento della attività parlamentare, "con particolare riferimento alle opportunità di coinvolgimento del più largo numero di cittadini, ed alla rimozione dei tradizionali vincoli di tempo e di spazio che hanno limitato fino ad oggi questa possibilità."

In questa analisi il censimento e la classificazione delle tecnologie disponibili - ad esempio Liquid feedback, la piattaforma usata dal Partito Pirata o Airesis, la social platform che verrà usata dai Cinquestelle per votare online - sono solo il preludio alla sperimentazione di nuovi servizi nella consapevolezza che qualsiasi strumento di questo tipo richiede che ai cittadini siano date adeguate garanzie sulla affidabilità, sicurezza e trasparenza del loro funzionamento, cosa che "soggetti privati", non possono fornire. Anche perché il rischio che con l'uso di tali strumenti si sviluppino aggregazioni chiuse e ideologiche di minoranze che non comunicano tra loro è alto.

Lo studio si sviluppa su tre direttrici: a) il censimento e l'analisi dei principali strumenti tecnologici classificabili come "Media Civici"; b) l'analisi e l'approfondimento degli utilizzi possibili dei Media Civici nelle attività dei singoli parlamentari e dei relativi Gruppi, delle Commissioni, e negli istituti referendari; c) il confronto diretto con alcuni attori significativi per competenza ed esperienza diretta delle piattaforme tecnologiche e del loro effettivo utilizzo per evidenziarne caratteristiche tecniche e organizzative.

Come dice Mauro Fioroni del Servizio informatico del Senato, l'obiettivo è "produrre know how istituzionale al servizio di un uso certificato e democratico delle piattaforme online sia per la consultazione che, eventualmente, per la deliberazione democratica".

Il paper, che offre una tassonomia illustrata delle principali piattaforme per la democrazia online, si chiude con un ampio glossario finale e poiché i "social" più utilizzati sono già strumento di diffusione delle informazioni e delle attività parlamentari - dall'uso che ne fece Di Pietro ministro fino ai tweet del piddino Francesco Sarubbo e alle foto di Casini - aggiunge una specifica appendice sul loro "efficace utilizzo in ambito parlamentare".

Uno sforzo consistente, quindi che allude appena alle precondizioni dell'esercizio democratico online: l'accessibilità degli strumenti, il nostro è un paese digitaldiviso, dove la banda larga non copre tutto il territorio nazionale; l'usabilità degli strumenti: il divario fra chi usa e non usa la rete è un fatto di cultura, genere e disponibilità economiche; universalità: i siti web della PA non rispettano spesso le regole dell'accessibilità per i diversamente abili, eccetera. Esplicita invece la preoccupazione verso un'idea salvifica della tecnopolitica che può offuscare le grandi opportunità che la tecnologia offre al rinnovamento delle modalità di svolgimento delle attività parlamentari e all'idea stessa di democrazia.

Ma l'importanza vera di questo lavoro è il riconoscimento che le forme delle democrazia coincidono, e da sempre, con le forme della comunicazione, e che, se questa oggi viaggia in Internet, anche le forme della rappresentanza e della democrazia vanno aggiornate.

di Arturo di Corintola

Omaggio a Dante
Martedì 23 aprile nell'Aula Magna dell'Università Statale di Milano
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MILANO - È giunta alla quarta edizione Dante a Teatro curata come sempre da Giuliana Nuvoli, del Dipartimento di Studi letterari filologici e linguistici dell' Università degli Studi di Milano. Quest'anno il filo conduttore della lettura/rappresentazione sarà l'Inferno e il Paradiso, il primo rappresentato dalla solitudine, dall'assenza di amore, dall'avidità, dall'odio, mentre il secondo dal suo esatto contrario: la gioia della comunione, il piacere della condivisione, l'amorevolezza, il perdono. E si parla di rappresentazione perché oltre alle parole di Dante, vi saranno racconti, musiche, danze che raccontano storie simili a quella dantesca.

Anche quest’anno, per la seconda volta, l’edizione ha avuto il patrocinio del Comune di Milano, in un’ottica di collaborazione e interscambio culturale con le Istituzioni del territorio che l’Università degli Studi auspica diventi sempre più intensa. Perché la cultura – quella vera, quella alta, quella diffusa, quella creativa – è strumento primario di benessereStimola l’intelligenza, satura i desideri, anima le passioni, crea mondi sempre nuovi in cui spostarsi. 

E Dante, nel dar vita a tutto questo,è assolutamente maestro.

 

Nel pdf allegato potete trovare il programma della rappresentazione:

Inizio
10 successivi >>
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Comunicati stampa
25/03/2015 23:31 - LAVORO AGILE. UNA GIORNATA SPECIALE IN 300 UFFICI DA MILANO A CATANIA
25/03/2015 23:30 - SALUTE. FARMACIE COMUNALI APERTE PER ESAMI GRATUITI AI MILANESI
25/03/2015 23:30 - AMBIENTE. IL COMUNE ADERISCE ALL’INIZIATIVA “EARTH HOUR”
23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
23/03/2015 21:29 - MILANO. PISAPIA: "GRAZIE A CHI MI HA ESPRESSO STIMA E APPREZZAMENTO"
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