La 'ndrangheta" in Regione
MMC chiede le dimissioni della Giunta Formigoni e lo scioglimento del Consiglio Regionale.
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MILANO - L'arresto di Domenico Zambetti, Assessore alla Casa nella Giunta della Regione Lombardia, con l’accusa di aver comprato voti e preferenze versando 200.000 euro a esponenti della ‘ndrangheta, è il definitivo colpo alla credibilità della Giunta Formigoni e dell’intero Consiglio regionale.
Ai tanti Assessori e Consiglieri già inquisiti per tangenti e favoreggiamento alla prostituzione, come nel caso della consigliera Nicole Minetti, si aggiunge ora la notizia del rapporto diretto di un Assessore con la più pericolosa delle organizzazioni mafiose italiane.
Tutto ciò proprio mentre la Giunta ha la responsabilità di sovrintendere a ricchissimi appalti (Expo 2015, Pedemontana, nuovi ospedali ecc.) che come è risaputo sono l’obiettivo principale, assieme al commercio di droga, delle organizzazioni mafiose.
Il Movimento Milano Civica, che pone il rispetto della legalità e la difesa del Bene comune al primo posto della sua iniziativa politica, chiede le dimissioni della Giunta Formigoni e lo scioglimento del Consiglio Regionale.
Allo stesso tempo, chiede che il malaffare della politica non diventi un pretesto per azzerare le autonomie locali. Il malgoverno lo si deve e lo si può combattere anche con più controllo e partecipazione da parte dei cittadini. La democrazia non è un lusso.

Il comitato direttivo di MMC: Nanni Anselmi - presidente, Cristina Jucker - vicepresidente, Marilena Arancio, Stefano Dalla, Donatella Fiocchi, Marco Fumagalli, Alessandro Generali, Ilaria Li Vigni, Giovanna Mottura, Jacopo Muzio,Titti Sperandeo

A proposito di Bene Comune
Con Franco D'Alfonso la "voce" di MMC in Comune
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MILANO - Ieri sera, a quasi 1 anno di distanza dalla sua nascita, si è riunito in assemblea il Movimento Milano Civica. Non era la prima volta, ma era un'occasione particolarmente sentita - si sarebbe dovuto parlare del Convegno sul Bene Comune previsto per fine ottobre - che sta particolarmente a cuore a noi tutti e soprattutto al nostro caro presidente, Nanni Anselmi, che nella convocazione ci aveva spronati: 
"Fino ad ora abbiamo chiesto ai soci partecipazione, dialogo e comunicazione.
Ora è venuto il tempo della mobilitazione ! 
Vi aspettiamo pertanto tutti "senza se e senza ma".

E il suo invito non è andato deluso: nonostante lo sciopero selvaggio dei mezzi che stava paralizzando la città, eravamo più di 50 stipati nella sala Cinema dell'Umanitaria.
Ma, a parte l'introduzione di Nanni e l'intervento di Claudio Conti, l'ordine del giorno è stato "piacevolmente" stravolto dalla presenza, per i più di noi inaspettata, di praticamente tutti i nostri "rappresentanti" in Comune (unica assente "giustificata" la consigliera Elisabetta Strada).
C' erano Franco D'Alfonso, Assessore al Commercio, Attività produttive, Turismo, Marketing territoriale (nonché promotore della lista Milano Civica x Pisapia), Lucia Castellano, assessore alla Casa, al Demanio e ai Lavori Pubblici, e Anna Scavuzzo, capogruppo in Consiglio di Milano Civica x Pisapia, che ci hanno reso partecipi dei programmi della giunta, delle cose raggiunte e delle altre per cui stanno lottando. 

Ma a parte la soddisfazione per i risultati se pur notevoli, come Area C, piano regolatore, ridimensionamento dei parcheggi, mappatura degli spazi di edilizia pubblica abbandonati, la cosa che traspariva maggiormente dalle loro parole e che li rendeva particolarmente fieri, era la consapevolezza che, pur se nuovi, a parte d'Alfonso, della politica, la loro voglia di far bene e di onorare il compito assegnatogli nella maniera migliore, li aveva spinti in poco più di un anno a "imparare" il mestiere e a poter operare meglio di tanti esperti politicanti e soprattutto, e per questo si sono dichiarati riconoscenti al nostro Movimento che li sostiene, potendo agire svincolati dalle logiche e dagli obblighi che imbrigliano gli appartenenti ai partiti tradizionali. E poi, la cosa che più ci ha colpito, è che in tutte le loro parole traspariva un'onestà, una correttezza, un rispetto nei confronti dei bisogni del cittadino che ci hanno fatto intravvedere una luce in questi tempi più che bui. Sono riusciti a rasserenarci e a farci sperare che il raggiungimento del Bene Comune sia possibile, non rimanga solo una chimera. 

E quando siamo usciti nella fetta di cielo tra il Tribunale e L'Umanitaria brillava una splendida e propiziatoria luna piena.

di Marina Cavallo
Sicurezza sul Lavoro
Per una corretta valutazione degli incidenti sul lavoro

MILANO - Nel 2010 è stato costituito presso il Tribunale di Milano il primo Osservatorio sulla Sicurezza del Lavoro (OSL), sulla base di un protocollo di intesa tra il Tribunale, l’INAIL Lombardia e il CPT (comitato paritetico territoriale dell’edilizia – sicurezza in edilizia). Si tratta del primo Osservatorio tra magistrati, tecnici, medici, imprenditori e lavoratori per studiare e analizzare i problemi interpretativi, applicativi, operativi nella materia della sicurezza del lavoro dopo la riforma del testo unico sulla sicurezza (D.Lgs. 106/09, in riforma del D.Lgs. 81/08). Materia che, come gli addetti ai lavori sanno, si presenta sempre più complessa e frastagliata.
La gravità delle condizioni attuali della sicurezza del lavoro viene spesso misurata in termini quantitativi – attraverso i numeri dei morti e degli infortuni – dimenticando che non si tratta di un fenomeno da attribuire alla mera fatalità, ma di veri e propri crimini di pace, episodi delittuosi prodotti dall’incrocio tra temi sociali (immigrazione, lavoro nero, sfruttamento minorile, caporalato), economici (costi onerosi per le imprese, crisi occupazionale) e politici (scelte gravanti spesso su petizioni efficaci sul piano comunicativo ma operativamente difficoltose).
La normativa vigente e la prassi attuale hanno posto all’attenzione degli addetti ai lavori alcuni grandi temi di riflessione. In primo luogo emerge ancora l’esigenza di un coordinamento e di una coerenza dell’intervento pubblico che spesso appare frammentario e disordinato: necessita un’intensa attività di aggiornamento sia sul piano preventivo sia sul piano repressivo (individuazione dei responsabili della sicurezza, singole prescrizioni, eventuale sospensione dell’attività).
In secondo luogo la legislazione in materia di sicurezza ripropone l’esigenza di formazione e informazione degli operatori prima ancora che di tutti i lavoratori: questo deve spingere soprattutto gli enti preposti a offrire una struttura formativa capace di analizzare e studiare sia le nuove norme sia i casi che man mano la pratica presenta, specie in questi momenti di particolare crisi economica.
Il testo unico ha rifondato alcuni istituti fondamentali della responsabilità penale e ha incrementato i poteri del giudice penale fino ad abbracciare veri e propri poteri di valutazione di scelte microeconomiche. Si pensi ad esempio a tutta la complessa materia inerente la Responsabilità Amministrativa degli Enti ai sensi del D.Lgs. 231 del 2001 che comporta la valutazione dei modelli organizzativi e gestionali in materia di responsabilità amministrativa da reato a seguito di lesioni gravi, gravissime o mortali; la responsabilità dell’organo di vigilanza; lo sdoppiamento tra organi apicali e datori di lavoro.
Si pensi infine alla sicurezza nell’ambito della pubblica amministrazione, che è sempre stata trascurata dall’intervento normativo, ma che si sta ponendo in questi anni in tutta la sua drammaticità.
Pertanto appare davvero importante l’Osservatorio, quale sede di studio permanente che possa far incontrare operatori, tecnici, amministrativi, giuristi, medici, datori di lavoro, imprenditori, pubblici amministratori per studiare i temi della sicurezza. L’OSL si occupa di formazione e informazione, di elaborare e raccogliere le migliori esperienze applicative da portare all’attenzione dei datori di lavoro, delle imprese, dei responsabili della sicurezza, dei magistrati, dei lavoratori, delle parti sociali ed Enti.
Tale Osservatorio, operativo ormai da oltre due anni, dovrà quindi assumere indubbiamente questa funzione di aggiornamento e studio, non dimenticando i problemi concreti del mondo del lavoro che, soprattutto in una realtà complessa quale Milano, si pongono in tutta la loro drammaticità.

di Ilaria Li Vigni membro del Direttivo di MMC

Ogni giorno una tessera in più: a quando le dimissioni di Formigoni?
Siede in due Cda su nomina della Regione

MILANO - È un piccolo insignificante appalto, «infilato» a pagina 20 di una delibera della giunta della Regione Lombardia del 18 gennaio scorso. Si dice che il servizio di «supporto al monitoraggio» per il programma dell'«Obiettivo Cooperazione Territoriale Europea Spazio Alpino» è stato appaltato alla Soges di Torino per 25.960 euro in 4 anni. L'oggetto della commessa non è chiarissimo né importante. È più interessante chi se l'aggiudica.
La Soges è un'azienda torinese di consulenza direzionale. Non ci sarebbe nulla da aggiungere se non fosse che è gestita (e posseduta al 50%) da uno dei più cari amici di Roberto Formigoni, Alberto Perego, 64 anni, convivente, compagno di capodanni, barche e viaggi, come ha raccontato Pierangelo Daccò. E se non fosse che quel mini appalto non è l'unico con la Regione. Ce ne sono altri, di ben altra entità.
Non è un giudizio sulla regolarità delle assegnazioni o sulla competenza della Soges, è un fatto: si finisce sempre lì quando si osserva da vicino l'attività degli amici del Celeste. Si finisce, cioè, in quella fitta foresta di affari e incarichi all'ombra della Regione.
Perego non è uno qualsiasi, lo sanno bene all'Istituto nazionale di genetica molecolare o alla società Sviluppo Fiera, entrambe partecipate dalla Regione che ha spedito l'amico di Formigoni in consiglio di amministrazione. Da vent'anni Perego vive con il governatore nella casa milanese di via Villani assieme a una manciata di Memores Domini, laici ciellini riuniti in un'associazione riconosciuta dalla Santa Sede nel 1988. Castità, povertà, obbedienza, dedizione totale a Dio vivendo nel mondo.
Alla mattina presto pregano, per lavare i piatti fanno a turno, poi ognuno prende la strada dell'ufficio. Gli affari spesso li riuniscono e, come i moschettieri, sembrano dettati dal «tutti per uno, uno per tutti». «Sono tutti miei amici», dice a verbale Daccò, il mediatore amico di Formigoni che assieme al collega Antonio Simone, anch'egli storico amico del governatore, gestiva le relazioni (e i fondi neri) di alcune strutture sanitarie private (Maugeri, San Raffaele) con gli uffici della Regione.
Tutti amici, tutti in vacanza, paga Daccò. E con Formigoni non mancava mai Perego, nemmeno nel famoso Capodanno 2010/2011 a Saint Martin, quello del volo privato da 100 mila euro. Anzi erano intestati a lui, dice Daccò, i contratti fittizi (36.000 euro al mese) che giustificavano l'uso esclusivo di una barca, l'«Ojala», per quattro mesi nell'estate 2007. Daccò sostiene che per alcuni voli Formigoni abbia rimborsato i biglietti tramite Perego. Ma poi Formigoni avrà saldato il debito con Perego?
Si sa invece che il commercialista-memores ha «pagato» nel 2011 con una condanna in primo grado a 4 mesi (pena sospesa) la falsa testimonianza per aver negato ai pm la paternità (documentata) di un conto svizzero nell'inchiesta Oil for Food. A&A, Amici e Affari. La cerchia è quella ristretta, non sono conoscenti, sono amici di famiglia o addirittura condividono lo stesso tetto. Certo, un conto sono Daccò e Simone, entrambi in carcere e indagati, altra cosa Perego. Li unisce l'amicizia, li divide la legge. A Perego non viene contestato alcunché. La sua Soges, in comproprietà tramite Prime Area Group con un imprenditore di Verbania, è un attore di livello nella consulenza direzionale. Fattura circa 13 milioni, ha organismi internazionali tra i principali clienti, succursale in Romania, rapporti bancari consolidati con Unicredit e Credito Artigiano, un reticolo di controllate più o meno attive nel merchant banking, pubblicità, fiduciarie. Insomma consulenza a 360 gradi.
Con Ernst & Young nel 2009 si aggiudica un appalto a procedura aperta della Giunta regionale lombarda: 1,8 milioni per «servizi di supporto per la programmazione comunitaria». Il criterio era quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa ma ne arrivò solo una, quella di E&Y-Soges.
Sempre la giunta della regione Lombardia aggiudicò a fine 2010 un altro appalto da 900.000 euro a E&Y-Soges per la programmazione comunitaria. Unica offerta, anche in questo caso, in una procedura negoziata senza gara con il criterio dell'offerta più vantaggiosa. E 900 mila euro era il valore totale stimato dell'appalto, tale quale il valore finale, cioè l'unica offerta che per forza era la più vantaggiosa.
Tra il Perego imprenditore e il Perego memores-amico c'è anche il Perego manager. L'Istituto nazionale di genetica molecolare (Ingm) è una fondazione no-profit di ricerca di nuove terapie e strumenti diagnostici per tumori e malattie autoimmuni. I membri del cda sono nominati dal Policlinico di Milano, dai ministero della Salute e degli Esteri, e dalla Regione Lombardia. L'amico di Formigoni da chi sarà stato indicato? Perego ha assunto la carica di amministratore delegato e «sta lavorando con buona volontà» dicono dall'interno. L'ente no-profit, nato grazie a una donazione da 20 milioni della famiglia Invernizzi, remunera la «buona volontà» di Perego con 130.000 euro annui. A&A, Amici e Affari. Daccò, Simone. Oppure Perego. E l'assessore alla Cultura (poi dimessosi), Massimo Buscemi, che incidentalmente era sposato con la figlia di Daccò? Qualche volta ci scappa anche il parente da inserire. Cose che capitano. Come l'assessore regionale alla Famiglia Giulio Boscagli, anche lui incidentalmente cognato di Formigoni.

Castità, obbedienza, povertà. Ma alla fine anche i memores tengono famiglia.
 

Mario Gerevini
Simona Ravizza

Pirellone bis, naufraghi in regione
Formigoni è davvero alla frutta!?!?
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L'Isola dei famosi sbarca in Lombardia. O meglio nella nuova sede della Regione.

Il presidente Roberto Formigoni ha concesso l'uso dell'eliporto costruito in cima al Pirellone bis per la finale del programma in onda il 5 aprile su RaiDue.

L'accordo prevede che i concorrenti superstiti atterrino sul tetto di Palazzo Lombardia, mentre nello spazio coperto del complesso di via Pola-Rosellini-Taramelli, costato 571,4 milioni di euro, si terranno le prove di sopravvivenza.

«FORMIGONI ALLA FRUTTA». La notizia ha suscitato la reazione del Pd in consiglio regionale: «Si potrebbe fare del sarcasmo e dire che Formigoni non vede l'ora di andare all'Isola dei famosi, tanto le camice genere hawaiano già le ha» hanno commentano con sarcasmo, aggiungendo: «non ci pare che alcuna istituzione, in giro per l'Italia, si presti a cose di questo genere, soprattutto se pensiamo ai problemi di quella lombarda, a noi questa notizia fa tristezza. Formigoni è davvero alla frutta. E per giunta esotica».

Nelle edizione passate i naufraghi atterravano a Linate e si sfidavano in un set allestito vicino all'Idroscalo.

Passi avanti nella lotta alla criminalità
Creata una Commissione consiliare permanente

Nuovo passo avanti del Comune di Milano nell’attività di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata. Dopo il Consulta antimafia istituita dal Sindaco e composta da cinque esperti, è stata creata anche la Commissione consiliare permanente in materia di contrasto alla criminalità organizzata, composta da diciotto consiglieri, con la consulenza di dirigenti e funzionari, professionisti, associazioni di volontariato e di categoria.
Il nuovo organismo dovrà indirizzare l’Amministrazione comunale nella predisposizione di idonei e incisivi strumenti per contribuire alla prevenzione e al contrasto del radicamento delle associazioni di tipo mafioso. Nei confronti della cittadinanza, inoltre, la Commissione lavorerà per promuovere la cultura della legalità democratica e dell’antimafia “come elemento fondamentale per la crescita sociale, civile, economica di Milano e del Paese”.
In particolare, la Commissione contribuirà alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, indicherà “regole, indirizzi, buone prassi” in relazione, tra l’altro, alle convenzioni attuative dei piani territoriali e urbanistici e alle concessioni d’uso di beni immobili, rivolgendo attenzione anche ai lavori in area Expo.
La Commissione, infine, sosterrà con iniziative concrete quanti – tra le Forze dell’Ordine, la magistratura, il giornalismo, il volontariato e l’associazionismo – combattono quotidianamente contro il potere criminale mafioso, promuoverà percorsi di formazione per amministratori pubblici e favorirà iniziative di educazione alla legalità, soprattutto nelle zone di Milano maggiormente colpite dal fenomeno mafioso. L’impegno istituzionale della Giunta e del Consiglio comunale è indubbio e deve essere valutato con estremo favore in questi primi mesi di gestione politica.
Tuttavia non dobbiamo e non possiamo fermarci a questo. La criminalità organizzata, come tutte le recenti e più raffinate indagini giuridico – sociologiche ci dicono, è fenomeno ramificato e diffuso a tutti livelli sociali e professionali e, soprattutto in questi ultimi tempi, si nasconde spesso sotto parvenze formali di legalità, cercando di compiere “nell’ombra” i propri affari. Si pensi, a solo titolo di esempio, la riconosciuta diffusione della criminalità organizzata nel mondo degli appalti pubblici e privati e nel mondo delle amministrazioni locali, come le recenti indagini giudiziarie hanno messo prepotentemente in luce.
Proprio per questa invasività del fenomeno occorre, ad avviso di chi scrive, che la tutela non si fermi a livello istituzionale, ma si radichi nel territorio, a qualsiasi livello della comunità sociale. Il fatto che siano state create tali commissioni comunali ad hoc è un buon inizio, ma non dobbiamo dimenticarci che l’educazione alla legalità e la conseguente lotta alla criminalità si compie nelle scuole con incontri formativi e informativi, nelle associazioni di categoria con l’adozione di prassi professionali virtuose, nei servizi sociali con la prevenzione e la tutela soggettiva di persone “a rischio”, insomma tra la società civile.
Solo con tale capillare azione preventiva e repressiva contro la criminalità organizzata si potrà davvero combattere il fenomeno “ad armi pari”, adeguandosi ai mutamenti strutturali della stessa e contribuendo davvero a una crescita civile della nostra Città.

di Ilaria Li Vigni








 

Fatti e misfatti
La corruzione nella "capitale morale" ha raggiunto livelli inquietanti

Leggendo tristemente la cronaca di questi ultimi mesi si ha la dolorosa impressione che la quantità dei reati di corruzione e il numero dei corrotti e dei concussi sia un inarrestabile crescendo. Una sensazione condivisa probabilmente anche dal Presidente della Repubblica tanto da indurlo a richiamarci a comportamenti di maggior onestà, ormai quasi quotidianamente.
Quando la corruzione raggiunge i livelli che ha raggiunto anche nella cosiddetta “capitale morale” – definizione di Milano oggetto ormai di aperto scherno – la questione non tocca solo la magistratura giudicante ma incide profondamente nel processo di disgregazione della società. Ormai rischiamo di essere travolti tutti dalla sindrome del corrotto della porta accanto e sedersi a tavola senza conoscere tutti i convitati e i rispettivi antenati, le loro mogli o compagne, i figli può riservare delle amare sorprese: anche così il sospetto è dietro l’angolo. Come si fa a convivere col sospetto e col sospetto come guida della propria vita?
Da quando siamo diventati così? E soprattutto così si può andare avanti? Se dovessi elencare quali siano a mio giudizio i maggiori danni, a prescindere da quelli economici che possiamo addebitare alla corruzione, ne indicherei, oltre ai danni sociali cui ho accennato, quelli provocati alla “governance” delle aziende, pubbliche in particolare. La corruzione mina alla base qualunque autorevolezza nella direzione di enti o aziende e legittima in cascata comportamenti anche solo scorretti o parassitari. Il male è diffuso e non passeggero e non penso che per guarirne basti affidarsi solo a un avvicendamento generazionale.
Come venirne fuori non so ma certo non trasformandoci in semplici delatori o rinchiudendoci in noi, intenti solo a mantenere personalmente rigore morale. Lottare, dunque, e sono sicuro che tutti sappiamo come, e tanti già lo fanno ma forse ancora pochi. Non credo invece che sia utile l’atteggiamento fatalista, quello che ad esempio si ha nei confronti della classe politica, dei partiti e della politica in genere, anche se dalla politica arrivano i peggiori esempi. Ciò che però infastidisce di più nei discorsi che lorsignori fanno quando si tratta di corruzione, sono la chiamata di correo di craxiana memoria o l’invito, tratto dal Vangelo ma in un’accezione poco cristiana, di pensare alla trave nel proprio occhio e non all’altrui pagliuzza.
Per questa ragione anche se capisco la foga del dibattito, quando il sindaco Pisapia l’altro ieri in Consiglio comunale, di fronte alle contestazioni dei membri dell’opposizione sulla vicenda SEA, li ha invitati a guardare ai loro colleghi della maggioranza in Regione e alle relative vicende giudiziarie, ho avuto un attimo di perplessità: anche lui caduto nella trappola della provocazione dialettica? Questo modo di fare, che rozzamente potremo definire relativista, legittima la reazione antirelativista di tipo manicheo che pervade la parte più intransigente e fondamentalista della Chiesa Cattolica e di chi a lei fa riferimento – magari solo a scopo elettorale – la parte più reazionaria della quale faremmo volentieri a meno.
La morale pubblica è un valore in sé, anche per i laici non relativizzabile e che non si misura sui comportamenti dei propri avversari. Finché continueremo a farlo non sarà un buon servizio alla nostra società.
 
Luca Beltrami Gadola
 
 
 

 
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Se non sbaglio, la probabilità che un membro dell’Ufficio di Presidenza della Regione Lombardia attiri su di sé l’interesse – per così dire - della magistratura è attualmente pari a 0.8: quasi una certezza. Al club dei consiglieri regionali indagati si è appena aggiunto Romano La Russa, fratello dell’ineffabile Ignazio, sicché l’analoga probabilità per quest’ultima collettività è uguale a 0.125. Senz’altro inferiore alla precedente; ma pur sempre interessante: se estesa all’intera popolazione residente in Italia avremmo circa 6 milioni 950 mila soggetti incalzati dai magistrati, un numero semplicemente mostruoso e ingestibile. Fortunatamente non è così, perché il campione formato da questi “rappresentanti” della sovranità popolare non è un campione tecnicamente rappresentativo degli italiani. La statistica parla in questi casi di campione “distorto” (biased), e mai un termine tecnico si è caricato “involontariamente” di un così allusivo e forte significato.


Tranquillizzatevi, non è mia intenzione aprire qui una discussione sul tema, ahimè inflazionato, della corruzione. Il mio è come dire? Piuttosto un interesse antropologico – culturale. Cercate di richiamare alla memoria qualcuna delle innumeri comparsate che questi personaggi hanno fatto ai vari talk-show televisivi, attraverso interviste sulla stampa o alla radio, o infine nel corso dei dibattiti all’interno delle istituzioni nelle quali operano (Parlamento, Consigli ecc.): quale è il tratto che li accomuna? Accanto ad una singolare capacità di navigare per rotte per così dire improprie, l’elemento condiviso è dato da una vera e propria barbarie culturale. Sì, intendo proprio dire barbarie: poneteli di fronte ad una questione, o ad un tema che richieda qualcosa di più che un sapere d’accatto, ed essi balbetteranno qualche sproposito: memorabile la galleria tra Ginevra e il Gran Sasso evocata dall’ex ministro Gelmini (per l’Educazione) ; ma come potremmo dimenticare il “plularismo” dell’ineffabile Trota, al secolo Renzo Bossi? (E con ciò mi rendo conto di fare torto a decine di consimili campioni).
Gli ultimi decenni hanno visto un attacco programmatico alla cultura, attraverso l’impoverimento dell’istruzione pubblica, e l’umiliazione della professione e del ruolo degli insegnanti, sempre più indifesi nei confronti delle politiche governative da un lato e, dall’altro, nei confronti delle famiglie dei propri allievi, queste ultime interessate non sempre e non tanto alla crescita intellettuale e civile dei propri figli, quanto spesso ad evitare che la scuola interferisca con il tempo libero e gli svaghi familiari (viaggi, vacanze ecc.). Risultato: una vasta barbarie indotta, che si riflette non solo nell’uso mediocre e limitato della lingua; ma anche in una generalizzata povertà di elaborazione del pensiero, con prevedibili conseguenze per quanto riguarda la capacità stessa di argomentare.


Fortunatamente ciò non è bastato ad interrompere il processo di accumulazione del sapere nel nostro Paese; perché questo è un compito superiore anche ai poteri dei dittatori più feroci, come anche la storia recente insegna. Accanto a coloro che in silenzio si sono impegnati ad evitare che la fiamma della cultura si spegnesse, altri personaggi, che chiamerei “opportunisti della cultura” hanno invaso la scena: individui in possesso di una cultura, o di un sapere tecnico- scientifico circoscritto, su questa base hanno costruito un notevole potere personale (non solo politico), finendo con lo svolgere ruoli egemonici dai tratti non di rado grotteschi. Il ricordo corre, tra l’altro, all’amministrazione Moratti ed alla serie di mostre e manifestazioni, non esattamente memorabili, ospitate dal Palazzo Reale, dal Padiglione di Arte Contemporanea, dal Palazzo della Ragione ecc.
L’ex ministro (per la cultura) Bondi ha a suo tempo nominato, quale direttore dei lavori per il restauro degli Uffizi a Firenze, un tale Riccardo Miccichè, noto in precedenza semplicemente per avere partecipato ad una certa società Modu's Atelier, che ha come oggetto l'attività di parrucchiere per uomo, donna e bambino. Si dirà (ed è stato effettivamente detto): costui ha capacità amministrative, e quindi è persona idonea al compito di risanare e amministrare gli Uffizi.


Già: ma la cultura non si risana, né tantomeno si amministra. Si crea, si alimenta, si condivide e si diffonde. La cultura non è soltanto una parte del bene comune; vorrei dire: ne costituisce il nucleo essenziale. In passato coloro che ci governavano, ed avevano ottime ragioni per incoraggiare ed alimentare fattivamente la barbarie di cui ho detto, sembravano aver fatto proprio un principio perverso, che posso così riassumere: “sono gli innumerevoli monumenti - dei quali l’Itala è ricca – il nucleo duro del bene comune nazionale; non la cultura, che è solo appannaggio di pochi …”. Già: ma cosa è un monumento in un contesto di dilagante barbarie? Un mero oggetto del quale i cittadini non sanno darsi conto, e proprio per questo tendono a considerarlo come una semplice componente del paesaggio – a volte scomodo intralcio a progetti urbanistici o edilizi. Questo spiega perché disastri come i crolli a Pompei non commuovano nessuno.


Oggi si fa un gran parlare di bene comune. Temo che ogni analisi e dibattito che non parta dalla necessità di uscire dallo stato di letargica barbarie che ci affligge, riconoscendo alla cultura il ruolo di “primo motore” che le spetta, rischi di trasformarsi in una conversazione salottiera, o in un dibattito cugino di quello promosso dalle “ Ipotesi sull'origine degli stagni di Hampstead con alcune osservazioni sulla teoria dei girini” … Autore: l’immortale Samuel Pickwick uscito dalla penna di Charles Dickens.

di Claudio Conti

Case popolari
Guida e Castellano consegnano alle famiglie le chiavi di 21 alloggi

Le chiavi di 21 nuovi appartamenti sono state consegnate ad altrettante famiglie dalla vicesindaco Maria Grazia Guida e dall’assessore alla Casa e Demanio Lucia Castellano, in via Pichi-Magolfa, zona Navigli.
All’inaugurazione dello stabile di edilizia popolare, che si è svolta alla presenza del Consiglio di Zona 6, dei consiglieri della Commissione Casa e Demanio e dei sindacati inquilini, hanno partecipato anche il Presidente di Aler Loris Zaffra e il Direttore generale Domenico Ippolito.

“La consegna di questi appartamenti - ha dichiarato il Sindaco Giuliano Pisapia – mi rende orgoglioso perché dimostra concretamente il nostro impegno per dare un reale aiuto alle famiglie, soprattutto a nuclei con figli, in questo difficile momento di crisi economica. Sviluppare e sostenere l’edilizia residenziale pubblica è per noi una priorità, e certamente proseguiremo su questa strada, per rispondere ai tanti bisogni presenti nella nostra città. Via Magolfa si trova in una zona storica e bellissima di Milano, a due passi dalla Darsena, un altro luogo che presto sarà riqualificato. Da oggi 21 famiglie hanno un nuovo alloggio che, sono convinto, farà loro ritrovare un po’ di serenità. Grazie a tutti coloro che hanno lavorato per rendere possibile la consegna di questi appartamenti“.

“La nostra Amministrazione – ha evidenziato la vicesindaco Maria Grazia Guida – è impegnata sul fronte del diritto alla casa con una particolare attenzione alle giovani generazioni. Per questo dare una possibilità abitativa a queste famiglie è un’operazione di grande valore sociale. Altrettanto importante è la collocazione di questi alloggi in una zona di pregio della città, a dimostrazione che l’edilizia residenziale pubblica non va confinata in periferia, ma deve attraversare tutti i quartieri. Anche così costruiamo coesione sociale”.
“È una grande gioia – ha dichiarato l’assessore Castellano – poter consegnare le chiavi di casa a famiglie che erano in lista d’attesa per un alloggio popolare. In un momento di crisi economica e di emergenza abitativa, è un nuovo segnale di attenzione da parte della Giunta, dopo l’inaugurazione dei 48 alloggi di via Gonin consegnati a dicembre. Lo stabile di via Magolfa era pronto da due anni, ma è rimasto chiuso e inutilizzato senza che la precedente Amministrazione ne decidesse la destinazione. Siamo riusciti a preservarlo dalla vendita e a destinarlo esclusivamente all’edilizia popolare. Così che a partire da oggi queste famiglie abiteranno in una zona semi-centrale della città e in alloggi nuovi di zecca”.

Gli alloggi sono assegnati per la maggior parte a famiglie con minori (una sola coppia senza figli), mentre gli altri sono destinati a persone sole (anziani e o soggetti con disabilità).

Il nuovo edificio di edilizia residenziale pubblica rientra in un Piano di Recupero urbano realizzato da un privato in un’area un tempo in forti condizioni di degrado. Complessivamente il progetto prevede la costruzione di stabili a destinazione residenziale nell’area compresa tra le vie Magolfa, Pichi, Gola e l’Alzaia Naviglio Pavese. E comprende come opere a scomputo oneri, oltre alla realizzazione di uno stabile da cedere gratuitamente al Comune di Milano, anche la ristrutturazione di un fabbricato esistente e la realizzazione di un livello interrato destinato a parcheggi.

Responsabile del Piano di recupero urbano è l’Immobiliare ‘Fabrica’, già operativa sul fronte sociale con la realizzazione di residenze per anziani, centri di ricerche, campus universitari. Per questo intervento particolare attenzione è stata posta al rispetto di un’area storica milanese, come quella di Magolfa, e delle architetture esistenti.

 

Indagine Ipsos
Un cambio di mentalità che recupera l'etica dei singoli individui

Iniziamo con il fornire una definizione lessicale il più semplice possibile di “civismo”, base dello statuto del Movimento Milano Civica e termine che si sente sempre più spesso, quale alternativa al sistema politico dei tempi passati.
Si definisce civismo, l’origine è evidentemente romana, quell’insieme delle virtù proprie di un buon cittadino.
Il civismo è una visione della vita politica alternativa al sistema dei partiti che si propone di unire gli abitanti di una collettività intorno ai valori positivi della vita associata, aggregando individui che, provenienti da diversi ambiti sociali, collaborano per raggiungere un obiettivo comune legato alla tutela ed alla gestione dei beni appartenenti alla stessa comunità.
Logicamente connesso al concetto, quello di “senso civico”.
Una recente indagine della Ipsos, denominata “Il senso civico dei milanesi 2012”, presentata nei giorni scorsi dalla Giunta Comunale e da alcune tra le più note associazioni cittadine in tema di sicurezza, edilizia, ambiente e territorio, ha fornito alcuni esiti davvero sorprendenti che affronteremo insieme.
Tra i comportamenti che i cittadini sentono come maggiormente riprovevoli per la collettività si colloca nettamente al primo posto l’evasione fiscale (34%), seguita dall’offerta di denaro per ottenere favori (29%), dall’assenza del lavoro per falsa malattia (9%), dalla mancata restituzione di oggetti di valore trovati per strada (8%), dall’abbandono di rifiuti in luoghi pubblici (5%) e dal mancato acquisto del titolo di viaggio sui mezzi pubblici (3%).
Ora, tali dati sono a mio avviso da leggere in una duplice chiave interpretativa.
Anzitutto, paradossalmente, il comportamento ritenuto “meno civico”, quale l’evasione fiscale, è anche quello potenzialmente più frequente ed a maggior tasso di commissione.
Ciò può voler dire due cose: o che il singolo cittadino, quando risponde a ad un sondaggio, pur qualificato come quello di Ipsos, vede “la pagliuzza negli occhi degli altri e non la trave nei propri”, additando pubbliche evasioni, ma evadendo a sua volta; ovvero che il comportamento di chi non dichiara tutti i propri redditi si sta davvero insinuando nell’opinione pubblica come danno per la collettività intera, sia con riferimento ad un peggioramento dei servizi comuni sia per quanto riguarda l’aumento dell’imposizione fiscale per chi le tasse le paga.
Chi scrive è convinto che la seconda chiave di lettura sia un elemento di indubbia speranza, soprattutto in un contesto socio-politico come quello attuale, con le difficoltà economiche e sociali davanti agli occhi di tutti.
E’ proprio in un momento quale quello che stiamo vivendo che, oltre al civismo delle comunità locali si deve davvero recuperare quei concetti, tralaltro strettamente connessi, di “trasparenza nella Pubblica Amministrazione” ed “etica del singolo individuo” che sono stati un po’ accantonati negli scorsi decenni di “boom economico”.
Non devono essere concetti vuoti e retorici, confinati nei dibattiti politici, nelle conferenze universitarie o nei pulpiti delle chiese, ma devono entrare a far parte del bagaglio personale di ciascuno di noi, esempio virtuoso per la comunità cittadina.
La vera scommessa è che questa “virtù” - fatta di pagare le tasse, pagare il biglietto del tram, chiedere la ricevuta al ristorante, rispettare gli iter pubblici senza favoritismi, ma anche di guidare con prudenza, non passare con il rosso e cedere il posto sul tram…in ordine sparso!- non è da vedersi come comportamento minoritario, debole, vituperato e quindi svantaggioso, ma come miglioramento per la vita di tutti i cittadini.
Facciamo sì, insomma, che questo sondaggio che vede i milanesi così “critici” nei confronti di determinati comportamenti non sia un esempio, molto all’italiana, di “vizi privati e pubbliche virtù”, ma davvero un punto di partenza per il miglioramento della sensibilità civica della nostra città e di coloro che in essa vi abitano.

di Ilaria Li Vigni
 

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