Giuliano Pisapia piange don Gallo
immagine

MILANO – “Oggi è un giorno molto triste, il giorno in cui ho perso un caro amico. Don Andrea Gallo è stato per me un ottimo compagno di tanti  viaggi nella vita sociale e culturale del Paese. Una persona su cui ho  potuto contare sempre. Un prete che ha saputo parlare ai giovani senza tabù, con estrema semplicità, andando a scavare a fondo nei problemi di questa generazione.

Don Gallo mi disse che da Milano sarebbe partito il treno dei diritti. E’ stato proprio così e sono felice che almeno in parte abbia potuto  constatare di aver visto giusto, di aver saputo guardare lontano, oltre, come solo lui era capace, senza fermarsi alla superficie.

 

Mi  mancherà lui, mi mancheranno i suoi occhi birichini, mi mancheranno le sue  battute. Quello di cui però sono orgoglioso è che potrò portare con me
i suoi preziosi insegnamenti”.

 

Queste le parole del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia dopo aver appreso della scomparsa di Don Andrea Gallo.


Riportiamo l'intervento di Franco D'Alfonso su Arcipelago Milano
O la Giunta assumerà una posizione politica chiara rispetto all'autogoverno o ....

MILANO - Marco Vitale il 17 maggio su RESET ha pubblicato un articolo (*) dal titolo “Il silenzio di Milano”. Tengo troppo al suo parere per non rispondergli subito. Vitale dice: ”manca il progetto, non c’è la visione”. Tutto giusto, in teoria. Vorrei peraltro far notare che lo sfarinamento dei partiti, il conservatorismo e l’immobilismo dei sindacati, la scarsità d’idee e di generosità dell’imprenditoria per la città, (chiede solamente l’uso di Duomo e Castello per le manifestazioni, sai che ideona !) non aiutano. Il fervore dei comitati di quartiere è centrato sull’avere il posto e l’accesso auto nell’isola pedonale, la sindrome nimby sulle piccole cose dilaga: non c’è da lamentarsi, è la città che emerge quando le grandi pulsioni ideali si ritirano. 

La Giunta è sola, politicamente parlando. Il Consiglio comunale è dominato dalla presenza di almeno 20-22 su 29 consiglieri di maggioranza che non sanno bene cosa fare o che riferimento politico avere e, come sempre succede in questi casi, si fanno dare agenda e linea dal quotidiano Libero o dalle dichiarazioni prestampate (ormai nemmeno le agenzie di stampa le leggono prima di rilanciarle, sono sempre le stesse anche con gli errori di ortografia …) dei consiglieri di opposizione. In città l’attività delle forze politiche, associazioni, club, circoli etc. è marginale e priva di una guida o di uno sbocco univoco.

Non sono giudizi di merito, sono constatazioni. E non ho difficoltà ad ammettere prima di ogni altra cosa alcuni veri e propri fallimenti della giunta-movimento-partito: si è scelto di non strutturare il movimento arancione in movimento-partito non solo di appoggio ma anche di proposta e guida politica all’indomani delle elezioni per puntare tutto su una strategia di accordo con il Pd prima locale e poi con Bersani. È stata una scelta di realpolitik che ci ha portato a estenuanti trattative d’aula con i gruppi di maggioranza prima che con la minoranza passando per una tradizionalissima gestione partitica di assemblea, così come a fare campagna elettorale per Bersani che non esprimeva un’idea che fosse una, puntando tutto sull’accordo sul “dopo”.

L’effetto di questa scelta, rivelatasi a posteriori perdente, è stato aver fatto poco o nulla per stimolare, incanalare, permettere lo sviluppo del modello partecipativo di cui si parla: come sempre, nemmeno il “movimento” può dirsi esente da colpe, anche perché, spiace constatarlo, non c’è stata una sostituzione dei “quadri” della campagna elettorale che sono entrati nell’amministrazione.

La macchina comunale si è rivelata essere un imbarazzante trabiccolo e in due anni siamo riusciti a cambiare poco o nulla: abbiamo moltiplicato le ore di lavoro individuali, risolto le situazioni che ci venivano sottoposte – per lo più bene – ma abbiamo lasciato sostanzialmente inalterato il sistema, che non funziona oggi come non funzionava con la Moratti. Questi due fattori, uno politico uno “organizzativo”, pesano come macigni oggi che siamo in una situazione finanziaria drammatica e in una situazione politica disgregata: il bilancio è il “cartone” di tornasole di questa difficoltà.

Ciò detto, penso che nemmeno noi riusciamo a evitare il solito tic catastrofista della sinistra e non vediamo le critiche come uno stimolo ma come una sentenza: molto è da fare, molto abbiamo sbagliato, ma qualcosa abbiamo fatto, no?

Vorrei ricordarvi che abbiamo ereditato un Pgt che prevedeva alcuni milioni di metri cubi, per di più virtuali e destinati a essere semplicemente usati come garanzia bancaria per immobiliaristi da usare come “Valium” per i banchieri, virtualmente approvato con anche dalla minoranza dello scorso consiglio e con una consistente componente di “calce e martello” presente nello stesso partito diventato maggioranza, in meno di 18 mesi, rispettando, prima volta nella storia, tutti i tempi annunciati ne abbiamo varato uno nuovo con radicali cambiamenti. Ricordo che la schiera delle Giunte di sinistra cadute sui piani regolatori o su varianti urbanistiche è nobile e infinita.

Una sorta di “understatement” collettivo ha impedito i toni trionfalistici ma anche semplicemente i toni: pochi, pochissimi commenti, per lo più incentrati su quello che non si è fatto (penso agli articoli di Gardella su Repubblica e ArcipelagoMilano, per esempio) e niente, quasi niente di valutazione politica minimamente positiva, non dico riconoscente, per l’incredibile lavoro fatto da Lucia De Cesaris (lavoro politico di grande equilibrio e competenza, non solo tecnico) o, vivaddio, per chi ha tenuto la maggioranza in ordine per una battaglia che tutti consideravano essere la prima e forse fatale sconfitta di Pisapia. Capisco che le masse popolari non si entusiasmino con i Pgt ma proprio quel mondo che con più di una ragione oggi si lamenta è stato meno che tiepido nell’occasione precedente. Ancora una volta non giudico, constato.

Tralascio la “buona amministrazione” e il “settimo non rubare” realizzato in questi due anni, partendo da condizioni che, vi assicuro, non consideravo nemmeno possibili, la chiusura di decine di vere e proprie “piaghe” del piano parcheggi o dei cantieri o delle case popolari e via dicendo (fra l’altro queste ultime sono realizzazioni che hanno avuto riscontro concreto, con i voti presi da Lucia Castellano), so bene che dovrebbero essere scontate e sono condizione minime per giocare ma un mini-riconoscimento (sempre politico, ovviamente) per il fatto che si è passati da una situazione dove il direttore del servizio ambiente del Comune affidava il controllo delle bonifiche di Santa Giulia al marito con i risultati che conoscete, non sarebbe utile per il morale collettivo, ogni tanto, farlo?

Si dice che non c’è visione. Può essere, ma non è che la visione venga mangiando le radici di peyote. La visione è spesso la sistematizzazione a posteriori di una serie erratica di piccoli fatti che si muovono in una stessa direzione che costituiscono la base per elaborare una teoria valida per il futuro. Anche qui non siamo proprio a zero: l’Area C banalizzata da alcuni a confronto fra grassi commercianti e mamme antismog, è un provvedimento che ha cambiato le abitudini, i percorsi e, nel giro di poco tempo, anche il volto stesso della città. Ne è prova il fatto che non passa settimana senza che arrivino delegazioni dalla Cina al Brasile passando per i paesi del Nord a studiare il provvedimento del Comune. Se penso al cinema che andò in onda da noi per l’adozione della congestion charge da parte del sindaco Livingston a Londra rispetto a come in pochi mesi dalle nostre file si sia passati a chiedere “altro” senza praticamente valorizzare come risultato politico l’aver preso una decisione così difficile dopo venti anni di assolute chiacchiere a destra, a sinistra e al centro, mi devo consolare pensando che si fa così per stimolarci ….

Dietro e dopo Area C si sono sviluppate le discutibili e da sistemare “domeniche a spasso”, che sono un provvedimento coerente con l’idea di città a mobilità “dolce” e con la riappropriazione del territorio e che mobilitano, spendendo esattamente un quarto di quanto si spendeva negli anni ottanta per le prime manifestazioni di grande successo, decine di migliaia di cittadini a domenica. Casuale o forse solo coerente con un’impostazione politico culturale di fondo di quest’Amministrazione, è un altro “segno” di cui in altre epoche si sarebbe strologato e magnificato per anni (ancora adesso incontro gente che rimpiange il “Carnevale” dei tempi Tognoli-Pillitteri). E ancora: piste ciclabili, bikeMi, moltiplicarsi delle manifestazioni, ritorno delle regole nelle zone della movida (dove, per chi non lo sapesse, le proteste si sono ridotte a un decimo, i reati al 30% e i visitatori/utenti complessivi sono aumentati di un 20-25 %), chiusura dei campi Rom senza spostamento di due chilometri per poterli rispostare, come faceva De Corato, e senza annunciare inutili “deportazioni” (Granelli ne ha bonificati cinque, alcuni dei quali stavano lì da trenta anni come Dione Cassio), tutti segnali che vanno nella direzione di una città aperta, vivibile e che permette la convivenza nella legalità per tutti.

Poco? Mah, forse: certamente molto, molto, molto di più di quanto sia stato fatto negli ultimi dieci anni, dove se non era un danno non piaceva. Un piccolo “ questa è ok ” prima di dire che “tutto è come prima” come fa Marco Vitale non varrebbe la pena di pronunciarlo?

Proprio in queste ore comunque i nodi stanno venendo al pettine e tutto quanto è stato fatto non basterà. O la Giunta assumerà una posizione politica chiara in merito all’autogoverno e al federalismo fiscale guidando e non subendo il confronto con il Governo; idem dicasi per Expo e Città metropolitana; o non arriviamo politicamente vivi alla fine dell’anno. Non sarà semplice, non so nemmeno se siamo capaci di assumere una posizione politica di questo tipo e soprattutto di sostenerla, ma non vedo alternative. Da due settimane, con un’intensità finora mancata su questo tema, la Giunta è assolutamente concentrata sull’elaborazione di una posizione chiara che possa dare il via a un dibattito e speriamo a una condivisione molto ampia. È del resto chiaro che questa iniziativa di Milano avrà un rilievo politico nazionale o non avrà nessun rilievo, soprattutto in una situazione come questa dove i provvedimenti che il Governo può adottare sono solo del tipo “dopo vedum”…

Come forse si capisce, sono un po’ caldo e infervorato perché vengo da lunghe ore di confronto sul tema, servite soprattutto a condividere con tutti i colleghi di Giunta questa posizione. Forse, e sottolineo forse, siamo vicini a riuscirci, fatto questo che darebbe forza all’iniziativa anche nel campo di Agramante che è la sinistra oggi. Il rischio che sia un’operazione illuminista e nemmeno troppo illuminante e illuminata diventerà altissimo se dovessimo constatare che lo stato d’animo di Vitale fosse effettivamente diventato quello di tutti o della maggioranza dei nostri sostenitori potenziali.

Ma come dice spesso un mio caro amico sapere se il budino è buono è impossibile senza averlo assaggiato: non abbiamo altro sul tavolo se non questo e quindi faremo la prova budino. Ma, per favore, proviamo a non sputarlo al primo assaggio: bisogna pensare di avere a che fare con la mamma o la nonna come cuoche, non sarebbe carino…

 

Franco D’Alfonso

Recapitata al sindaco lettera con minacce di morte

MILANO - Una lettera contenente gravi minacce di morte è stata recapitata oggi al Sindaco di Milano Giuliano Pisapia. 
Nella missiva, scritta a mano in forma anonima, si fa anche riferimento al recente fatto di cronaca avvenuto a Niguarda. 
Il Sindaco trasmetterà la lettera all'autorità giudiziaria. 
Lo rende noto l'Ufficio stampa del Comune di Milano. 

"Il Movimento Milano Civica è al fianco del Sindaco Pisapia, esprimendogli solidarietà e respingendo anonime parole deliranti che fomentano l'odio e la tensione in città." 

Decentramento e partecipazione

 MILANO - Con i tavoli del verde nati dalla rete dei Comitati X Milano e da Comitati locali, Milano progetta i suoi parchi e i giardini del futuro puntando sulla collaborazione dei cittadini per la gestione degli spazi aperti. Una scelta che potrà cambiare il paesaggio della città e che punta a responsabilizzare i cittadini nella gestione e nella cura del verde urbano. 

“Ringrazio tutte le persone che hanno dato vita a questo bellissimo progetto – ha dichiarato Chiara Bisconti, assessora al Verde e Arredo Urbano - un lavoro importante e completamente nuovo. Il Tavolo del Verde è il miglior incipit possibile per il nuovo capitolo del verde pubblico che vogliamo scrivere a Milano. 

“Oggi Milano ha più verde per ogni abitante – ha aggiunto Bisconti - rispetto a qualche anno fa. È un buon dato di partenza su cui aprire una nuova stagione. Penso a due temi chiave: decentramento, e partecipazione. E per farlo dovremmo rivedere i regolamenti, la gestione delle risorse, gli appalti. Discutiamone insieme, ma un punto di partenza potrebbe essere questo: il Comune faccia regia generale con particolare attenzione ai grandi parchi e deleghi alle zone la cura delle altre aree, ‘aprendo’ ai cittadini per la gestione diretta delle piccole aree, degli orti sottocasa, delle aiuole nei piccoli giardini”. 

Oggi a Milano ci sono 22.148 m2 di verde pubblico, 17,79 m2 per abitante. Rispetto a dieci anni fa ogni milanese può contare su quattro metri quadri di verde in più. Un metro quadro si è guadagnato negli ultimi due anni. Anche in termini assoluti, si passa da una situazione di 21.563mila m2 del 2010 ai 22.148.100 attuali. Dal 2010  il verde pubblico a Milano è cresciuto del 2,71%. 

“Il verde è un bene comune da tutelare e condividere -  ha concluso l’assessora - , in questi anni è cresciuto in modo esponenziale il numero di cittadine e cittadini che vogliono potersi occupare in prima persona del giardino sotto casa e chiedono rispetto e attenzione. Dobbiamo saper ascoltare queste richieste e tradurle in pratica favorendo questa domanda di partecipazione diretta andando a modificare, nel nuovo regolamento del verde, norme specifiche. Oggi iniziamo insieme questo cammino”. 

Il principio ispiratore del ‘Tavolo del Verde’ è una mappatura della risorsa verde cittadina in diverse pezzature, replicando le taglie delle t-shirt. Si va così da una misura ‘small’ (piccoli appezzamenti condominiali) fino all’extralarge (i grandi parchi). Proprio questa diversa ‘inquadratura’ permette di ragionare in maniera differente sui diversi tipi di intervento e di gestione, aprendo la possibilità di affidare alla gestione diretta dei cittadini le aree più ridotte e più di prossimità. H

L'Opinione di Franco D'Alfonso

MILANO - Giovanni Cominelli ha espresso un giudizio che ritengo sbagliato e liquidatorio, sull’esperienza “arancione” milanese, che voglio riportare perché confutandolo forse possiamo chiarire qualche equivoco. Scrive Cominelli: “il candidato (Ambrosoli) non ha visto la Lombardia reale. A questa miopia ha contribuito indubbiamente l’arancionismo, plasticamente rappresentato sul palco del Dal Verme il 12 gennaio da Gherardo Colombo, Lella Costa, Vecchioni, Eco, Gad Lerner… L’arancionismo è la fase suprema e senile della sinistra radical-chic, rinserrata tra le mura spagnole, che eccita e diverte le platee con le facili battute antiberlusconiane e antileghiste, ma che non ha mai avuto il collegamento intellettuale con il tessuto economico-sociale e culturale lombardo.

Un po’ di società civile, un po’ di trasparenza, un po’ di legalità e tanto doveva bastare“. (da ArcipelagoMilano del 6 marzo)La tesi espressa può avere qualche fondamento se riferita a quel gruppo di sostenitori del candidato, in realtà incline più ai severi sermoni che alle facili battute, che hanno infaustamente spinto Umberto Ambrosoli a essere “selettivo” e non “inclusivo” nella proposta politica. Ma questa posizione nemmeno velatamente giustizialista, non molto lontana da quella dei tempi della campagna di Nando Dalla Chiesa del 1994, non ha molto, per non dire nulla, a che vedere con il movimento arancione che ha accompagnato Giuliano Pisapia prima, durante e dopo la sua elezione a Sindaco di Milano.Pisapia sussume la proposta politica nella sua personale immagine e storia, costituendo un unicum, un caso irripetibile, a prescindere dal giudizio che ciascuno può dare sulla persona e sulla sua esperienza. Ma la vittoria a Milano, avuta alla Camera, al Senato alle Regionali, in proporzioni uniche in tutto il Nord, è li a dimostrare che il consenso non solo è rimasto ma si consolida fortemente intorno al modello politico rappresentato dall’amministrazione Pisapia. Ne sono ulteriore prova le dimensioni del successo personale della capolista Lucia Castellano, dichiaratamente “rappresentante” della Giunta milanese, ottenuto alla prima esperienza di ricerca di consenso.

È il modello politico che va oltre le appartenenze originarie e partitiche e fa ritrovare tutti in un progetto nuovo che va “oltre” e non “contro”, che interpreta meglio la realtà di un mondo del centro sinistra che esiste, che non si riconosce nei partiti e soprattutto non riconosce ai partiti, Pd in testa, una rappresentanza esclusiva, ma che si mobilita per le primarie o per le campagne elettorali quando si trova davanti a una proposta convincente ovvero alla possibilità di scegliere fra diverse opzioni e non per ratificare scelte di oligarchie ormai screditate.
Certo, a Milano adesso in qualche modo il progetto è “facile”, perché si tratta “solo” di amministrare la città, utilizzando più il buonsenso che l’inventiva politica. I limiti dell’esperienza arancione sono evidenti: il modello di partecipazione promesso nella campagna 2011 nella pratica amministrativa è ancora troppo “top-down”, tutto incentrato sulle proposte della Giunta e non sulla valutazione e raccolta delle energie dei cittadini. L’esperienza dell’introduzione di Area C, una proposta della Giunta vagliata da decine di assemblee cittadine e passata per un dibattito di dimensioni che non si vedeva da molti anni a Milano, è certamente un esempio molto positivo, ma non vi è dubbio che si possa e si debba fare di più.
Il modello Milano, con tutti i limiti politici e personali che vogliamo trovare, ha comunque già sfidato Grillo – come esorta a fare Renzi – e lo ha tenuto sotto il 10 % proprio per quello che ha fatto e rappresentato, risultato decisamente migliore rispetto ai corteggiamenti ai parlamentari di M5S o ai tentativi di rimozione del problema.
Il modello sciaguratamente evocato con la riesumazione di Prodi in piazza Duomo nella chiusura di campagna elettorale, quello dell’Ulivo e dei cespugli, è definitivamente defunto con il voto del 24 febbraio. Sarebbe cosa buona e giusta che si seppellissero rapidamente le sigle un tempo gloriose e grottescamente portate ancora in processione, come quella del Psi o perfino del Pri, così come quelle che non sono mai andate oltre il ruolo di mezzo di trasporto verso qualche seggio per cariatidi politicamente nate vecchie, come è stata Sel, senza considerare operazioni nate politicamente morte anche se in grado di “infettare” e danneggiare l’intero corpo del centrosinistra come i cartelli tipo Ingroia presidente. In tempi di crisi così profonda non ci si può più permettere che la sinistra oziosa continui a dibattere, nel disinteresse generale, sulla misurazione del tasso di sinistra e i vari professori firmaioli, opinionisti, magistrati ansiosi di pubblicità, rifondaroli vedovi e sindacalisti di passaggio si occupino della costruzione di un sistema metrico sinistrese, cosa di cui secondo loro tutto il mondo sente un enorme bisogno e che darà il solito risultato: disperdere i voti, far perdere tempo a un numero fortunatamente decrescente di giovani e mettersi di traverso ogni volta che si vuole costruire qualcosa
È necessario invece che tutti gli uomini e le donne che hanno creduto e credono in queste esperienze, che non si riconoscono nel Pd ma che continuano a sentirsi parte del “partito che c’è”, che è il popolo del centrosinistra, si ritrovino anche nella ricerca di una forma stabile di organizzazione politica. Il futuro è quello di un partito unico, ma questo futuro sarà possibile solo quando egemonismi, rendite di posizione, poteri oligarchici di ristretti circoli saranno usciti definitivamente di scena. Non credo che questo momento sia molto lontano, anche se sappiamo che la resistenza degli apparati o supposti tali è sempre simile a quella del prode che continuava a combattere senza accorgersi di esser morto.
Organizzazioni e associazioni come il Movimento Civico o la Federazione regionale delle liste civiche sono a questo punto veicoli necessari per mantenere la tensione e il rapporto fra militanti e persone che intendono fare politica: devono però rifuggire come la peste ogni tentazione di burocratizzazione, autoreferenzialità e desiderio di insostituibilità tipico di quegli stessi partiti che hanno rifiutato come modello e sbocco.
L’art 49 della Costituzione recita che i cittadini sono liberi di associarsi in partiti, non che i partiti sono liberi di associare i cittadini: quando anche a sinistra si capirà questa fondamentale differenza forse si cesserà di andare in giro a chiedere conversioni e pentimenti per tornare a guadagnarsi il consenso con la forza delle proprie idee. Sarà un bel giorno per noi tutti e per la nostra democrazia.

di Franco D’Alfonso

MILANO - Che la revoca delle deleghe all’assessore alla cultura del Comune di Milano non sia un fatto eccezionale molti l’hanno detto ma che fosse parte di un sostanzioso rimescolamento in Giunta è una novità così com’è una novità che un gruppo di cittadini, per la maggior parte intellettuali,prendano posizione in maniera formale contro questa revoca. Forse il sindaco allargando l’operazione, ha cercato di mescolare un po’ le carte nella speranza che questa revoca facesse meno rumore di quanto ne ha fatto ma, mese più mese meno, tutti se lo aspettavano.

Eppure questa revoca è diventata l’occasione perché si manifestassero con maggior evidenza una serie di disagi nella maggioranza di Palazzo Marino, anch’essi in parte noti ma non nel loro insieme.
Troppi nodi e tutti al pettine. Da un lato il coro greco continua la sua litania sull’inadeguatezza del Pd che per alcuni, in maniera molto trasversale, fa dire che il Pd con la sua inerzia, la stanchezza dei suoi quadri, la sua incapacità di fare proposte sia il vero ostacolo a una rigenerazione della politica italiana.
Sarà anche vero ma siccome non lo si può accompagnare al cimitero e comunque se anche ci andasse, sarebbe dopo una lunghissima agonia – sua e nostra-, tanto vale che ci si dia da fare dall’interno e dall’esterno a promuoverne una rigenerazione.Il popolo della sinistra lo deve incalzare.

Ma questo è il connotato nazionale del Pd, quello locale sembra essere il punto più basso della sua capacità di rappresentanza. Restringendo dunque lo sguardo al nostro Comune, la cosa più sbagliata sarebbe di accodarsi all’opinione espressa da Sergio Romano sul Corriere che parla di una sorta di sindrome balcanica del tutto contro tutti. A Milano non è così. A Milano invece tutti nella maggioranza vogliono qualcosa dagli altri.
I consiglieri eletti nella lista del Pd vorrebbero essere interpellati e non scavalcati dal sindaco che tratta direttamente con i segretari della federazione ma anche lamentano che la federazione non senta le loro opinioni;la consigliera Anita Sonego di Sinistra per Pisapia sventola il programma elettorale del sindaco in nome della partecipazione, tutta la maggioranza vuole essere interpellata e non trovarsi solo a votare le delibere proposte dalla Giunta. Insomma il “vogliamo contare di più” è il vento che agita le acque.
Il sindaco in Consiglio comunale, dopo aver ringraziato Boeri per il lavoro svolto, ringraziamenti ripetuti anche dagli altri consiglieri della maggioranza intervenuti nel dibattito – tanto da far polemicamente dire all’opposizione “ma allora perché lo mandate via” – ha dichiarato che questa nuova squadra, più coesa, più concorde e ben equilibrata avrebbe dato maggior impulso all’attività amministrativa.
Non dubitiamo delle buone intenzioni ma da tempo andiamo chiedendo che Giunta e sindaco presentino alla città un bilancio intermedio del loro mandato e che indichino quali siano concretamente gli obiettivi che ritengono perseguibili da qui a fine mandato in questi tempi di crisi ma che spieghino anche ai cittadini cosa intendano fare rispetto a una macchina burocratica che non sembra assolutamente aver avvertito il cambiamento dei tempi.

Si continua a parlare di costi della politica ma mai dei costi della burocrazia, si continua a parlare della “casta” dei politici: quando, sindacati permettendo, potremo parlare della “casta” della burocrazia? Come direbbe Bersani, la burocrazia è una pelle di leopardo con le sue belle macchie nere, vogliamo smacchiarla prima che la sua inefficienza sia il lenzuolo funebre della politica? Costo zero.

di Luca Beltrami Gadola

Donne
Obiettivo: valorizzare la comunicazione che veicola messaggi positivi

MILANO  - Domani, venerdì 1 marzo, alle ore 17, nella Sala Alessi di Palazzo Marino, si svolgerà la terza edizione del ‘Premio Immagini Amiche’, dedicato a pubblicità, programmi, Tv e siti web che non utilizzano stereotipi di genere. Il Premio ha l’obiettivo di valorizzare la comunicazione che veicola messaggi positivi, promuovendo una creatività innovativa in grado di diffondere immagini ‘amiche’ delle donne.

Nell’edizione 2013 sono state curate in modo particolare le sezioni speciali dedicate alle scuole comprese quelle di design, arte e pubblicità e ai Comuni che hanno tenuto comportamenti virtuosi sulle politiche di genere e rappresentazioni delle immagini femminili. 

Interverranno alla premiazione il Sindaco Giuliano Pisapia e la Delegata alle Pari Opportunità Francesca Zajczyk.


Parteciperanno la presidente del ‘Premio Immagini Amiche’ Daniela Brancati, la vicedirettrice del Corriere della Sera Barbara Stefanelli, la scrittrice Eva Cantarella e l’attrice Lella Costa. 
Le categorie dei premi sono: programmi televisivi (finalisti Premio Giuria:Invasioni Barbariche, Otto e Mezzo, Tg2); pubblicità televisiva (finalisti Premio Giuria: Continental, Enel, Geox); pubblicità su affissioni (finalisti Premio Giuria: Coop, Femminile Reale, Leroy Merlin); web (finalisti Premio Giuria: A casa non si torna, Nuovo e utile, Calendario “Donne Italiane”); menzione speciale scuola (finalisti Premio Giuria: Scuola Elementare Galileo Galilei di Pistoia, Liceo Scientifico G.B. Benedetti di Venezia, Istituto Vaccarini di Catania); menzione speciale Comune (finalisti Premio Giuria: Enna, Milano, Reggio Emilia). 


Il Comune di Milano a gennaio ha aderito alla campagna “Città libere dalla pubblicità offensiva” promossa dall’Unione Donne in Italia (Udi) a favore della moratoria delle pubblicità lesive della dignità della donna. Con l'adesione alla campagna il Comune chiede l’attuazione nel nostro Paese della risoluzione comunitaria che indica come inammissibile il modello pubblicitario lesivo verso il genere femminile. 




immagine

MILANO - Acqua frizzante o naturale, refrigerata e filtrata, da spillare dal distributore aperto 24 ore su 24, gratis. Dopo anni di annunci e rinvii e il boom degli oltre cento erogatori nell’hinterland, apre anche in città la prima rete di case dell’acqua. Cinque impianti in cinque aree verdi milanesi. Il primo, al Parco Formentano di largo Marinai d’Italia, sarà inaugurato venerdìpomeriggio, gli altri quattro nel weekend. Per usufruirne bisognerà identificarsi. Come? Con la tessera regionale dei servizi: una misura anti spreco, dice Palazzo Marino, per non superare il prelievo di sei litri a testa al giorno.
Il senso dell’operazione è «promuovere l’acqua pubblica e la sua ottima qualità come bene comune». Venerdì al Formentano l’inaugurazione del primo impianto alle 16 sarà accompagnata da una piccola festa con “sommelier” a distribuire “Milano blu”, il nuovo marchio creato da Comune e Mm per l’acqua pubblica. Poi sabato via ad altre tre fonti: la più centrale in via Morgagni, nella striscia di verde diventata un frequentatissimo ritrovo dei bocciofili del quartiere, quella al parco Bassi di via Livigno, in zona 9 e un’altra al parco Chiesa Rossa di via San Domenico Savio. Domenica mattina sarà il turno dell’impianto nel giardino Cassina de’ Pomm, tra le vie Zuretti e Gioia.
Di case dell’acqua si discute da anni, a Milano. La giunta Moratti era piuttosto scettica, temeva potessero diventare luoghi di aggregazione, anche notturna, poco sicuri. Ora il cambio di marcia. Gli impianti sono stati realizzati da Metropolitana milanese, che li gestirà. Il costo dell’operazione è di circa 189mila euro, a carico del Comune e con un contributo regionale. Per usarle bisognerà inserire il tesserino sanitario per farsi identificare. E — se in un primo momento si era ipotizzato di far pagare 10 centesimi al litro, proprio in un’ottica antispreco — si è alla fine optato per la gratuità. Dovunque, si potranno prelevare solo sei litri al giorno a testa: una restrizione per evitare che si usi l’acqua per scopi diversi dal bere. Ogni struttura è a norma di legge per i disabili, con un monitor per le informazioni agli utenti e illuminazione notturna a basso consumo. Quattro telecamere sorveglieranno l’area e registreranno eventuali atti vandalici. «È l’inizio di un piano — commenta l’assessore all’Ambiente, Pierfrancesco Maran — destinato a crescere nel futuro».

Sostegno alla Cultura
Da via Dogana a viale Lombardia il piano per rilanciare un patrimonio culturale in difficoltà
immagine

MILANO - Affitti quasi dimezzati per le nuove librerie che apriranno, agevolazioni per quelle già presenti in uno stabile comunale. Sono i due aspetti del piano di Palazzo Marino per incentivare l’apertura di nuove rivendite di libri in città e, dall’altro lato, per tutelare quelle che esistono ma che faticano a tirare avanti in tempi di crisi.
La delibera approvata ieri dalla giunta incoraggia in primo luogo nuove aperture in città. Si prevede, infatti, la messa a bando di otto spazi commerciali di proprietà comunale con uno sconto del 40 per cento sulla base d’asta del canone per chi intenda destinare tali luoghi a libreria. Luoghi, alcuni, dagli indirizzi più centrali — via Bergamini 5, Dogana 2 e Scaldasole 1 — e altri, come viale Lombardia 65, via Faenza 25, Lessona 55, Livigno 20 e via degli Assereto 19 — più distribuiti in altre zone della città. Lo stesso provvedimento va incontro anche alle librerie già aperte a Milano in locali del Comune (oggi sono tre) introducendo agevolazioni come la rinegoziazione del canone in caso di rinnovo ma anche concontratti ancora in corso, attuabile per una sola volta nell’arco della durata del singolo contratto.
Non si tratta della prima azione della giunta Pisapia a tutela del patrimonio culturale rappresentato dalle librerie cittadine. Anche il bando che ha consentito di riaprire la storica Calusca andava in questa direzione. Così come i “canoni sostenibili” per le due realtà in Galleria, Rizzoli e Bocca: nel primo caso l’affitto è stato abbassato a 500mila euro anziché un milione all’anno, mentre la seconda, più storica, paga 30mila euro (sui 62mila previsti). In quest’ottica rientrano anche il bando da mezzo milione destinato alle piccole realtà commerciali da riqualificare e il sostegno alle fiere del libro grazie a canoni Cosap specifici. Il Comune spiega il senso dell’intervento: «In questo modo — commenta l’assessore al Commercio, Franco D’Alfonso — possiamo dare un sostegno concreto a queste particolari attività in un momento di profondo cambiamento e di congiuntura economica sfavorevole. Da sempre le librerie sono un punto d’incontro e di scambio per le opinioni e le esperienze di molti cittadini: vogliamo continuarea tutelarle e a sostenerle».

di Ilaria Carra

Nel Comune di Milano incarichi esterni diminuiti dell'80%


MILANO -  “La trasparenza e la correttezza nella gestione delle risorse pubbliche sono alla base di ogni attività del Comune di Milano. In questo senso la collaborazione con la Corte dei Conti è fondamentale. La magistratura contabile riveste un ruolo decisivo non solo per il controllo della regolarità e della legittimità della spesa pubblica, ma, attraverso la possibilità di esprimere pareri preventivi, anche nel momento delle scelte che siamo quotidianamente chiamati a fare. 
Lo ha affermato il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia che questa mattina ha partecipato all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2013 della Corte dei Conti della Lombardia. 
“L’Amministrazione Comunale sta operando  seguendo i principi di sobrietà e risparmio che sono necessari. Voglio ricordare che nei primi 18 mesi di mandato, dal giugno 2011-dicembre 2012, gli incarichi esterni (consulenze e contratti di collaborazione) si sono ridotti dell'80% rispetto ai primi 18 mesi dell'amministrazione precedente, con un risparmio netto di 15 milioni di euro”. 
“Le relazioni di oggi, in particolare quella del Procuratore Regionale Antonio Caruso, hanno evidenziato che il moltiplicarsi di comportamenti di particolare gravità all’interno delle amministrazioni pubbliche. Il comportamento del Comune di Milano si è dimostrato invece assolutamente corretto e questo conferma il nostro impegno per una gestione delle risorse che sia trasparente ed efficiente”, ha concluso il Sindaco Pisapia. 


Ebook_antonucci
Comunicati stampa
25/03/2015 23:31 - LAVORO AGILE. UNA GIORNATA SPECIALE IN 300 UFFICI DA MILANO A CATANIA
25/03/2015 23:30 - SALUTE. FARMACIE COMUNALI APERTE PER ESAMI GRATUITI AI MILANESI
25/03/2015 23:30 - AMBIENTE. IL COMUNE ADERISCE ALL’INIZIATIVA “EARTH HOUR”
23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
23/03/2015 21:29 - MILANO. PISAPIA: "GRAZIE A CHI MI HA ESPRESSO STIMA E APPREZZAMENTO"
Mostra tutti i comunicati
I nostri link
Tag cloud
Cerca negli articoli
Mailing list
Rss
Movimento Milano Civica
questo sito è stato realizzato con il CMS Journalist | About | Contact