Comincia una traversata
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... altro commento by Paola Colombini  all'editoriale sui "Civici desparecidos" tratto da "Arcipelaago Milano"

 

L’editoriale sui “Civici” milanesi “desaparecidos” del numero scorso di ArcipelagoMilano mi chiama in causa in quanto ex dirigente, e vorrei dire la mia. Iniziando da una necessaria cronistoria toccando temi sollevati.

09colombini18FBDiversi cittadini sono rientrati nella politica attiva proprio grazie alla Lista Milano CivicaXPisapia (poi Movimento Milano Civica), esperienza entusiasmante dopo tanti anni di assenza dalla militanza. Pisapia fu allora stimolatore di speranze, di impegno e – perché no? – anche di riscatto dopo un’epoca interminabile di soffocamento da intossicazione da destra affaristica e xenofoba. “Siamo liberi!” questa fu la sensazione più diffusa in quella magica giornata della vittoria.

L’attivismo con i Civici milanesi è stato una ventata di aria buona per riprendere antichi impegni recuperando valori e obiettivi frequentati, maturati e poi dismessi in passato man mano che si aggrovigliava lo scenario politico e istituzionale.

Figura centrale, fulcro e promotore di idee del Movimento Milano Civica è stato il nostro Presidente Nanni Anselmi. Ho avuto il privilegio di affiancarlo e di esercitare per sua delega funzioni progettuali e decisionali.

L’obiettivo è stato, da subito, quello di trasformare la lista civica “di scopo” in una forza strutturata e riconosciuta, con capacità politiche nell’ambito milanese. Era manifesta la straordinaria occasione che ci si offriva per costruire un dialogo con gli altri gruppi del centrosinistra, suggerendo a essi i valori e le istanze del Civismo come opportunità e arricchimento.

L’altra azione che ci parve fondamentale fu di portare il Civismo dentro al processo di fondazione di Città Metropolitana. La strategicità istituzionale e politica di Città Metropolitana, che i Civici compresero ante litteram, fu la chiave di volta per allargare il nostro campo di conoscenza e di azione, tanto che il Movimento divenne motore di un processo, allora importante e ora dismesso, di costruzione di un Coordinamento dei Civici metropolitani (di centrosinistra) di cui fui coordinatrice.

Per conto del Movimento, e per delega di Nanni, partecipai caparbiamente a tutte le assise della Commissione Statutaria di Città Metropolitana e ai tavoli, di Milano e della Grande Milano, nei quali la coalizione discuteva i temi cruciali e cogenti delle fasi politiche in atto. Il tessuto di tutto questo lavoro del Movimento civico, milanese e metropolitano, credo – spero – sia stato utile a tutti.

Di sicuro posso dire che il nostro obiettivo (di Nanni, mio e di tanti amici e compagni) di creare ponti e di contaminare virtuosamente – con valori, idee, progetti comuni, relazioni tra tutte le componenti del centrosinistra – fu raggiunto. I Civici divennero forza politica da rispettare e da consultare, una voce piccola tra colossi di ben altra tradizione e solidità, ma capace di proporre mediazioni anche nei conflitti, di supportare la straordinaria esperienza milanese e il suo perno politico, di posizionarci dentro ai valori a noi propri del bene comune.

Finalmente eravamo diventati, grazie a Nanni Anselmi e a chi gli è stato sempre accanto con lealtà, una forza politica ascoltata e addirittura ricercata, apprezzata per l’immenso sforzo fatto senza soldi, senza struttura, senza nemmeno un’organizzazione come si intende comunemente in politica. Unica nostra ambizione: costruire unitariamente e sostenere le buone pratiche di governo valorizzando e amplificando i valori condivisivi.

Siamo le formichine della democrazia”, Nanni amava e ripeteva questa definizione del nostro Civismo che inventai per lui a significare la potenza delle idee se ben indirizzate e disciplinate, senza egoismi o protagonismi, e senza mai perdere il timone delle alleanze. Diversi, forse, ma insieme sempre con i nostri compagni di strada. Le formiche sono, si sa, creature intelligenti, sociali, cooperative, capaci di collaborare per il bene comune con indefessa volontà.

Siamo un laboratorio del Civismo politico e di governo”, così lo definì Nanni Anselmi. Una realtà che abbiamo fabbricato con sforzo unitario assieme ai partiti di coalizione. E ne siamo orgogliosi.

Poco prima che il Presidente ci lasciasse, il Civismo milanese ha fatto altre scelte politiche che hanno indirizzato altrove la barca. Anche questo è esercizio civico di democrazia. Le traversate possono essere lunghe, l’importante è non perdersi nelle nebbie.

 

Paola Colombini

Milano è ancora laboratorio politico
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... le risposte non si fanno attendere!!!

 

da "Arcipelago Milano" l'analisi di Stefano Rolando: limiti, congiunture, sforzi e considerazioni che coinvolgono Milano.

 

Accolgo il lapidario giudizio di Luca Beltrami sul fatto di essere ormai “poco ascoltato” nelle vicende del civismo milanese (supposto che il civismo milanese sia “in ascolto”). E capisco l’inventario che lo stesso Luca Beltrami Gadola fa di un quadro stimato come “desaparecido”. Lo capisco perché quell’esperienza si è rarefatta, in alcuni casi ha raffreddato slanci, in altri ha condotto a fare, congiunturalmente o stabilmente, scelte diverse. Per molti è continuato impegno e fervore, non lo nego. Ma non c’è salto di qualità, non sono in campo figure nuove significative.

08rolando18FBQuesta testata che ha ospitato buona parte dell’animazione tematica promossa dal nuovo civismo tra la campagna Pisapia e la campagna Ambrosoli ha il diritto e il dovere – proprio in un momento di evidente richiamata in causa, regionale, nazionale ed europea, di questo “soggetto” – di porre domande.

Per riepilogare quella intensa esperienza (dal 2010 al 2013), avevo scritto un libro (Civismo politico. Percorsi, conquiste, limiti. Un diario, Milano: Rubbettino 2015), che nel sottotitolo ricordava conquiste e limiti della vicenda. Tra gli aspetti inascoltati annovero anche quello di una modesta interlocuzione, soprattutto a Milano, proprio nella fase in cui si trattava di capire meglio perché grazie a quei limiti le conquiste si sarebbero fatte più difficoltose.

Limiti e congiunture – Provo a ricordare qui i limiti (milanesi e non milanesi) apparsi evidenti negli ultimi anni: (1) localismo (e quindi tema dell’insufficiente raccordo locale/nazionale); (2) post-partitismo (e quindi tema, da trattare in modo non superficiale, del “modello di far politica”); (3) fragilità organizzativa (e quindi tema di una alternativa funzionale al “leaderismo”) e la qualità del coordinamento (come rapporto tra funzioni organizzative e competenze, che deve restare tema importante perché la politica senza competenza è pura agitazione); (4) professionismo (delicato crinale tra l’importanza del “non professionismo politico” e l’importanza del “capire cos’è e come si fa politica”); (5) radici (nel senso del “civismo stesso” e della sua grande, importante storia, come espressione della formazione della cultura della civitas).

Dal punto di vista delle congiunture che hanno sopito l’esperienza ambrosiana ricordo qui i punti principali: (1) la crisi di progetto del “Patto civico” lombardo (che non è riuscito a varare il suo coordinamento reale, dopo la formazione a Lecco di un coordinamento formale nel 2013); (2) la crisi della “domanda” da parte del centrosinistra milanese dopo Pisapia; in una sostanziale staticità del dibattito pubblico e politico nella città; (3) la conflittualità interna di varie componenti di quel movimento (con una componente riassorbita dal renzismo e altre in frammentazione per ragioni che non sono apparse evidenti); (4) il mancato sviluppo politico di una lista civica a Palazzo Marino che non ha avuto, nella sostanza, intenti diversi rispetto a quello elettorale; (5) la moderata voglia di molti di studiare, approfondire, capire e proporre.

Lo sforzo – fatto insieme ad Andrea Boitani – di costituire una rete di esponenti qualificati, anche civilmente, di tutti gli atenei della Lombardia per dare seguito al Programma 2013-2018 (mi riferisco ad Aspel con autorevole presidenza di Valerio Onida) non ha avuto nessuna interlocuzione interessata, dopo la scomparsa di Nanni Anselmi, unico a comprenderne l’importanza e a sollecitarne la funzione; ciò che avrebbe portato a ragionare meglio sulla riforma del regionalismo, sui caratteri reali della crisi dei partiti tradizionali, sulle opportunità partecipative dei sistemi urbani, etc.

Non tanto desaparecido – Mi limito a questo quadro schematico. Che completo con qualche informazione personale e spunti di indirizzo. Il mio legame con Milano non è deperibile. Soprattutto perché in tempi diversi della vita qui ho esercitato spesso un prezioso “diritto di parola”.

Dalle battaglie studentesche per il diritto all’informazione e contro la censura, alle prime esperienze nella gioventù repubblicana post-azionista, al giornalismo riformista perché non si esaurisse la spinta alle riforme sui bisogni sociali primari. Poi, al ritorno, dopo molti anni a Roma al servizio dello Stato (che dal 1985 ha obbligato ad accantonare l’appartenenza socialista avvenuta in anni diciamo così “di riscossa”), con impegni a Milano ancora istituzionali e poi universitari.

E qui la ripresa in anni recenti di quel diritto di parola, alla scoperta del cittadino che si fa “offerta politica” e non solo “domanda”. E anche alla ricerca delle trasformazioni identitarie della città e della sua comunità. In questa esperienza – con attenzione al sud, all’Europa e con un certo patimento per il declino nazionale – c’è stata nel 2010 una candidatura di capolista indipendente con i radicali in Lombardia e poi l’impegno civico nelle campagne di Pisapia e Ambrosoli. Un’idea bassettianamente fissa: Milano senza entropie.

Tre convincimenti – Per i limiti accennati ho considerato esaurita una stagione a Milano, ma con qualche riattivazione che mi scagionerebbe dalla condizione di “desaparecido”:

1 – se Milano è considerata “motore dell’Italia” (Mattarella dopo Expo), anche nel campo del civismo politico sarebbe ora di connettere esperienze di municipalismi competitivi e non assecondare municipalismi incartati; questo lo spirito di un’esperienza tra il 2016 e oggi dedicata al civismo professionale e di impresa che, in tanti luoghi da nord a sud, ha ascoltato esperienze di critica alla politica dei partiti che scappano dal dialogo con l’innovazione sociale (l’esperienza si chiama “Il cantiere delle ragioni” e tra poco sarà in emersione come proposta politica generale);

2 – se Milano viene considerata laboratorio politico (lo diciamo da sempre), adesso – Macron o non Macron – la revisione delle categorie di sinistra e destra non deve avvenire per opportunismo tattico, ma mirata a capire come entrare nella pancia dell’astensione riportando a casa elettorati sganciati e comunque critici dell’offerta dei partiti radicati, con chiarezza di posizionamento e novità nell’offerta di competenza politica e amministrativa (un articolo non sviluppa il concetto, ma garantisco che c’è materia);

3 – se Milano vuole stare al centro non solo geografico ma con nuova governance della famosa fotografia dal satellite della maggiore concentrazione urbana d’Europa (insieme a quella attorno ad Amsterdam) non può trattare la costruzione della città metropolitana come progetto burocratico ma nemmeno accreditare rischi di fughe con l’illusione della città-stato (salvo capire meglio il disegno); qui Franco D’Alfonso, consigliere delegato al bilancio per la Città Metropolitana, ha fatto un buon lavoro progettuale, credo a sua volta (e per ora) poco ascoltato.

I sindaci hanno il compito di creare relazioni stabili e di rete con città che si scelgono per confrontarsi; i “cittadini organizzati” hanno il compito di costruire relazioni sociali e civili orientate a sprovincializzare l’esperienza; in questa direzione ho utilizzato parte del mio lavoro da anni dedicato all’Europa per costruire premesse che entro questo 2017 potranno maturare.

Milano sta rigenerando solitudini. Anche se mitigate dall’energia del fare che sprona chi ha voglia e competenza. Ma la comparazione con città in sviluppo ci dice che è urgente ricomporre una socialità creativa, inclusiva, progettuale che dipende ora da analisi non compiaciute della realtà e da nuovi obiettivi almeno a medio termine per coinvolgere nuovamente la comunità nel miglioramento di una qualità sociale sempre insidiata.

 

Stefano Rolando

Anche il “civismo” non se la passa bene
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Da "ArcipelagoMilano", settimanale milanese di politica e cultura, un provocante editoriale di Luca Beltrami Gadola.

 

Il 30 maggio 2011, prima davanti ai suoi fan al teatro Elfo Puccini e poi in Piazza del Duomo, Pisapia disse: «Non lasciatemi solo perché abbiamo scoperto che insieme siamo fortissimi. Sarò il vostro sindaco, sarò il nostro sindaco». Era finita una campagna elettorale carica di entusiasmo e di attese, aveva vinto un candidato sostenuto da una coalizione con una fortissima componente “civica”, un sentimento trasversale che non si limitava alla lista civica Milano civica, gli arancioni, ma che connotava un po’ tutte le liste.

01editoriale17FBI cittadini milanesi non lo lasciarono solo, almeno per molti mesi, poi cominciarono le perplessità: la “partecipazione” balbettava, la Giunta non era quella squadra compatta che aveva promesso. La convivenza con il suo antagonista interno, Stefano Boeri, diventa impossibile e Boeri deve lasciare; più avanti, in occasione delle elezioni regionali del 2013, Lucia Castellano, assessore ai Lavori pubblici e alla casa, lascia insalutato ospite e la Giunta perde un civico della prima ora.

Ada Lucia De Cesaris assessore all’Urbanistica, diventa vicesindaco e alla fine, nel luglio del 2015, si dimette ed è l’ultimo episodio di rotazione di assessori e di “uscite”: siamo al “liberi tutti” perché in marzo, qualche mese prima, Pisapia aveva annunciato di non volersi ricandidare. Aveva chiesto ai milanesi di non lasciarlo, loro forse l’hanno deluso ma alla fine è lui che lascia i milanesi e, nonostante le dichiarazioni contrarie, affossa e smentisce il cosiddetto “modello Milano”. Dal Pd nessun tentativo di dissuaderlo, era scomodo. Gli “arancioni” restano a piedi. I milanesi un po’ traditi.

Pisapia è stato il primo, in buona sostanza, a prendere la strada per Roma, la grande fascinatrice del potere centrale: oggi il drappello milanese dei migranti della politica si ingrossa e Milano prende amaramente coscienza di essere alla fine una sorta di sgabello per il potere.

La storia si ripeterà? Che cosa farà Beppe Sala? Per certi versi è un uomo imperscrutabile: alla presentazione dei progetti sugli scali ferroviari nel tendone allo scalo di Porta Genova ha accennato a un suo secondo.

Comunque Sala non ha certo detto “non lasciatemi solo”, anzi, a giudicare dalle ultime uscite, è piuttosto del genere “non parlare al manovratore”. Prende le distanze dal Pd? Da tutti? Sembrerebbe. Se lo farà, l’amaro in bocca lo avranno gli arancioni che lo hanno sostenuto nella sua campagna elettorale e molti della sinistra che pure lo hanno sostenuto e che oggi sono in uscita o che corrono sotto l’ombrello del Pd, magari solo per uno strapuntino in assemblea o in direzione. Partendo da Milano. Allora cosa farà Sala a fine mandato? Si ricandiderà? Quale sarà la maggioranza in grado di sostenerlo a quel momento? Accetterà una maggioranza qualunque?

Il civismo milanese è morto e sepolto? Probabilmente sì nella dissennatezza politica che non ha saputo coglierne i valori, valori che avrebbero intercettato molti dei voti che oggi finiranno a Grillo, il nemico pubblico n°1.

Il civismo non è un partito, il civismo è altro rispetto alle liste civiche, quelle che Cacciari in una sua intervista del giugno del 2012 definisce una “cretinata” ma anche lui equivocando tra civismo e liste civiche. Per chi è attento alle parole e al loro significato civismo non è sinonimo di “cittadino”. Molte liste cosiddette civiche meglio sarebbe meglio chiamarle cittadine.

Il civismo è un insieme di valori che portano ad un “modo “ di fare politica, è un tipo di educazione alla politica, tanto importante da esserne oggetto anche nel Pon Scuola che lo definisce tra l’altro come “rispetto delle diversità e cittadinanza attiva”: ne parla con chiarezza in un suo intervento su Linkiesta Stefano Rolando, uno dei supporter della campagna di Pisapia, poco ascoltato allora e poi per nulla.

Forse una ragione di tanta ostilità nei confronti del civismo c’è: è nella definizione che ne danno i dizionari della lingua italiana: ”Nobiltà di sentimenti civili, alto senso dei proprî doveri di cittadino e di concittadino, che spinge a trascurare o sacrificare il benessere proprio per l’utilità comune” (Dizionario Treccani). È il trascurare o sacrificare il benessere proprio ciò che lo rende ostico perché il “benessere” per molti è anche l’appagamento del proprio istinto al potere e all’ansia di comparire.

Milano sta facendo un passo indietro, abbagliata e distratta da Expo, post Expo, saloni e fuori salone e la politica, quella buona, quella che non si ferma in superficie, resta al palo: come per la moneta, la politica cattiva scaccia la buona.

Luca Beltrami Gadola

LE RAGIONI DEL SI – LE RAGIONI DEL NO
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Il 4 dicembre é la data fissata per il referendum sulla modifiche della costituzione.
Una scelta importante che ci vedrà tutti direttamente coinvolti e che, qualunque sia il risultato, influenzerà in maniera significativa il futuro del paese.

Come Movimento Civico ci sembra importante organizzare un dibattito civico ed aperto di approfondimento sulla riforma proposta: saranno proposte le ragioni del SI e le ragioni del NO per una migliore conoscenza ed un voto più consapevole.

Vi aspettiamo il 7 Ottobre (ore 18, sala del Grechetto Palazzo Sormani Via F.Sforza, 7) a discuterne insieme a 2 rappresentanti del SI e 2 del NO.


Intervengono:

  • Luciano Belli Paci esponente del Circolo Rosselli, promotore Comitati del NO,
  • Felice Besostri già Senatore e docente universitario, promotore Comitati del NO
  • Roberto Cociancich Senatore, Coordinatore nazionale dei Comitati del SI
  • Giulio Enea Vigevani Professore di Diritto Costituzionale Milano Bicocca, ha sottoscritto appello dei costituzionalisti favorevoli alla riforma

Modera:
Elisabetta Strada Presidente del Movimento Milano Civica, Consigliera comunale

 

Link al testo comparato: http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/AC0500N.Pdf

Elezioni
Parità di ruoli tra esponenti dei partiti e civici per un civismo politico

MILANO - Cominciano a convergere alcune opinioni di metodo. Il che significa che c'è voglia di discutere sul percorso di avvicinamento alle elezioni amministrative non dando per scontato ciò che alcuni "addetti ai lavori" fanno (sempre più) intendere che sia scontato. Sabato 24 ottobre è stata una giornata articolata al riguardo. Al mattino alle Stelline affollata assemblea, promossa dall'assessore Franco D'Alfonso, attorno a come evolve il sentimento sul cosiddetto partito della città. Alla sera, nel quadro di BookCity, per parlare - pretesto il mio libro Civismo politico (edito in questi giorni da Rubbettino) - dell'aggiornamento di una alleanza complessa tra partiti (PD in testa) e civici con il sindaco Giuliano Pisapia e due esponenti di primo piano della "società civile". Per parlare cioè di un interesse per gli affari generali della città espresso da punti di vista fuori dai partiti, Ferruccio De Bortoli, il rettore della Statale Gianluca Vago e lo stesso Pisapia.

Il metodo delle affinità

"Partito della città", comincia ad essere tema inteso non solo come il contrapposto politico al "partito della nazione" (che a Milano suonerebbe in discontinuità con l’esperienza incarnata dalla giunta Pisapia). Quindi come la conferma di una ampia alleanza di centrosinistra con parità di ruoli per esponenti di partiti ed esponenti civici. Un modello che Franco D'Alfonso ha indicato come "metodo delle affinità non delle egemonie". "Partito della città" è anche e soprattutto un modo di intendere la responsabilità a gestire il cambiamento in atto sui tempi medio-lunghi. Non immaginando dunque, questo cambiamento solo in capo a una persona, come poteva essere nel 2011. Ma in capo al consolidamento di quella che si chiama "classe dirigente". Una volta la scuola sociologica italiana (Mosca, Pareto, Michels, eccetera) usava l'espressione "élite", che poi è stata osteggiata come anti-democratica. In realtà quell'espressione significava la declinazione meritocratica (valutabile) e non di filiera politico-fiduciaristica della costruzione della classe dirigente.

Perché questo fattore sia forte nella prospettiva, esso va ancorato a tre temi della città: essere consapevole del proprio ruolo trainante la dimensione nazionale; formare una identità metropolitana e non di borgo; esprimere una vocazione globale e non provincialistica. Ma perché esso sia forte vi è chi dice che si devono rimettere in carreggiata argomenti irrisolti (tema toccato da Ada Lucia De Cesaris, che ha ripreso la parola in pubblico dopo un certo silenzio): la qualità dell'apparto amministrativo e dell’organizzazione; la capacità di raccontare e comunicare processi (tema su cui sono ancora deboli i luoghi del dibattito pubblico e insufficiente il ruolo dei media di opinione). Aggiungo io: anche agire su una leva abbandonata, cioè la ricerca interpretativa dei fenomeni e delle tendenze e avviare legami più importanti con il sistema universitario e di impresa.

Smarrimenti e decisioni

Questi rafforzamenti presuppongono che la città non torni alle culture egemoniche espresse da partiti politici (che a volte non percepiscono che il dato di reputazione, nel paese, che li riguarda resta inchiodato al 3%) - argomento su cui Pietro Bussolati e Lia Quartapelle all'assemblea della mattina hanno dato qualche assenso - ma dando appunto prospettiva alle alleanze attorno alle affinità. Ecco quindi annunciato il rilancio di un "civismo politico", che non si limita a valorizzare le buone maniere, l'educazione e il rispetto degli altri. Civismo oggi è altro. E' responsabilità non solo di chiedere ma anche di assumere - dimostrando le competenze - una parte importante del processo di indirizzo e gestione. E' stata vista (anch'io ne ho scritto) una certa titubanza nell'avvio della campagna elettorale, una sorta di smarrimento del tessuto partecipativo cittadino attorno all'improvvisa necessità di sostituire la guida della città per indisponibilità di Pisapia di dare un "tempo 2" al suo mandato. La titubanza sembra superata, nel senso di affermare ora la necessità di discutere del progetto politico per la città e quindi di disegnare meglio il profilo che deve avere il più adeguato prossimo interprete di quel processo.

Programmi e profili

La giornata di sabato 24 ottobre ha fatto capire che una certa Milano apprezza poco il processo opposto: inventare candidati funzionali a certi interessi e poi tentare di far coincidere quelle candidature con una lettura approssimativa del sentimento collettivo. Ma si è anche posto il tema (Piero Bassetti in apertura) che l’esito delle elezioni non è scontato e che l’ipotesi di “perdere” va presa in considerazione. La domanda risorge come qualche tempo fa. I diversi segmenti del “civismo politico milanese” (che non stanno tutti nella lista civica che si è manifestata nel 2011) riescono allora a scegliere punti programmatici comuni e a disegnare il profilo di un candidato idoneo ad incarnare quei punti? Le cose sentite nell’assemblea (e altrove) porterebbero lì.

Nel corso della serata, poi, Giuliano Pisapia ha ricordato che l’esperienza civica milanese si è posta criticamente rispetto ai partiti ma accettando un’alleanza a scopo migliorativo della politica. Ferruccio De Bortoli ha colto nel libro accenti di delusione circa l’evoluzione politica del civismo. Gianluca Vago ha inteso un punto di forza nel civismo come ambito di formazione di nuova classe dirigente (il tema del “merito” nei processi gestionali resta un nodo della crisi della politica). Ho replicato attorno al ruolo di Milano di servizio ad un paese debole di civismo (come dimostrarono anni fa le ricerche in Italia di Robert Putnam), ma a condizione che il rifiuto della verticalizzazione di associazioni e movimenti (altrimenti diventati “grillini” o “leghisti”) non può ora nemmeno diventare pura orizzontalità. E in questo lo stesso Pisapia – che lasciando un “potere” indossa culturalmente una casacca civica - ha la responsabilità di sollecitare una riflessione collettiva e quindi anche una proposta nelle diverse anime del civismo milanese.

di Stefano Rolando

Elezioni Consiglio della Città Metropolitana di Milano
Elisabetta Strada, spiega i criteri di scelta delle candidature del Civismo
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MILANO - Il civismo politico guarda con grande attenzione e fiducia all’appuntamento del prossimo 28 settembre, quando verrà eletto il primo Consiglio della Città Metropolitana di Milano.

Partendo dalla bellissima esperienza di Milano, che vede la grande squadra del centro sinistra unita a sostegno del nostro Sindaco Giuliano Pisapia, lunedì 8 settembre, la coalizione del centrosinistra (composta da PD, Movimento Civico, Sel e Rifondazione Comunista) ha presentato la lista unitaria con i candidati alle elezioni della Città Metropolitana che si terranno il 28 settembre.

Abbiamo lavorato alla formazione della lista perché il nostro contributo portasse un valore aggiunto alla coalizione. Non é stato semplice, la rete civica metropolitana non é ancora consolidata e l'organizzazione non così strutturata come in un partito. Questo percorso, cominciato con il sostegno alle candidature delle amministrative del 2013, ci ha portato a conoscere e incontrare anche altre liste civiche e a recepire esigenze, bisogni, desideri, anche paure, nella costruzione del nuovo scenario metropolitano.

Siamo partiti con la suddivisione dell’area metropolitana in 4 aree omogenee. All’interno di queste si è cominciato con l’ascoltare proposte di persone che si sono candidate perché il territorio glielo chiedeva. Non solo. Consapevoli della vastità dell'area che rappresentano (sono quattro i nostri candidati) questi cittadini attivi hanno costituito comitati, avvalendosi di altri rappresentanti del territorio che li supporteranno nella loro attività di consiglieri. Quello della cittadinanza attiva è un valore in cui crediamo e arriviamo a questa cruciale scadenza di legge consapevoli del ruolo innovativo e sempre più decisivo che rappresentiamo nell’ambito dell’offerta politica del centrosinistra. Vogliamo essere il ponte tra i partiti tradizionali e i cittadini indipendenti che desiderano partecipare attivamente alla vita pubblica della comunità in cui vivono.

Nel dibattito politico, sul futuro della Città Metropolitana, il leit motiv costante tra le liste è l'esigenza di fugare ogni pericolo di "milanocentrismo". Per questo abbiamo deciso di fare una scelta coraggiosa. Milano sarà già molto ben rappresentata dai partiti della coalizione. Il Movimento Civico ha deciso quindi di sostenere i candidati della provincia, con una visione politica centrifuga, rispetto a Milano non candidando il consigliere comunale di Milano per favorire i comuni più piccoli. Il voto "pesante" di Milano (il voto della Città Metropolitana è un voto ponderato che pesa in base al numero degli abitanti del Comune di riferimento) può fare la differenza per un candidato del territorio, quindi aiuterà i nostri candidati a diventare consiglieri, non viceversa.E’ un’opportunità che vogliamo mettere sul tavolo per dare più forza al territorio rispetto a Milano.

È proprio il fortissimo legame con il territorio che ha costituito il principio guida nella scelta dei candidati per queste elezioni metropolitane, manifestandosi con una strategia precisa:

1) la decisione di sostenere quattro candidati, sindaci e consiglieri di realtà provinciali, dimostrando una visione politica centrifuga rispetto al capoluogo.

2) la scelta dei quattro candidati nata dal territorio, avendo recepito le indicazioni arrivate dalle liste civiche del nord/ovest, nord/est e sud milanese. Che sono state tradotte in candidature.

3) la creazione di reti civiche territoriali (i comitati), che ha dato inizio a un’operazione politica collegiale, condivisa e di cittadinanza attiva civica, che ha consentito di dare un forte valore aggiunto alla coalizione del centrosinistra.

La creazione di reti civiche territoriali ha dato anche inizio a un'operazione politica collegiale, condivisa e di cittadinanza attiva civica. Abbiamo la presunzione di pensare di aver fornito un forte valore aggiunto alla coalizione del centrosinistra. Non é che l'inizio: ci auguriamo di avere quattro consiglieri metropolitani civici. Ma un risultato lo abbiamo già ottenuto: la grande partita di squadra che stiamo giocando, con un numero sempre maggiore di adesioni ai comitati e di lavoro congiunto con l’unico obiettivo del bene comune.
Creare la nuova Città Metropolitana insieme agli eletti del centro sinistra sarà un’opportunità fantastica atta a creare una nuova città per tutti. Una città che offrirà a tutti i cittadini + Opportunità, + Territorio, + Semplicità e +Servizi.
Partendo dalle esigenze del territorio sarà un’occasione per fare scelte e strategie che dovranno ricadere su un miglioramento effettivo della vita quotidiana dei cittadini. Altrimenti sarà un'occasione persa.

La Città Metropolitana ci permetterà di avere ad esempio +servizi. Si potrà pensare a come sviluppare un nuovo livello di cittadinanza/residenzialità metropolitana. Che vada ad aggiungersi a quella comunale. Una formula che permetta ai singoli cittadini residenti di un Comune di poter usufruire dei servizi di un altro Comune alle medesime tariffe di quest’ultimo e senza essere considerati non residenti, ma residenti della Città Metropolitana. Un caso molto frequente e specifico: un residente di Arese che lavora a Milano che per motivi lavorativi desidera iscrivere il proprio figlio ad un nido in Milano oggi può farlo ma deve sostenere la tariffa da non residente.

Si dovranno sviluppare tre livelli di residenza, come avviene ad esempio per i cittadini Italiani verso quelli della Comunità Europea o verso quelli non Comunità Europea.

1) residente del Comune di provenienza

2) residenza/cittadino della Città Metropolitana

3) non residente.

I candidati che il territorio ha scelto sono :
· area nord ovest : Michela Palestra Sindaco di Arese.
· area nord est : Roberto Maviglia - Sindaco di Cassano d'Adda e Ilaria Scaccabarozzi - Consigliera Comunale di Gorgonzola
· area sud: Roberto Masiero - Consigliere Comunale di Corsico.

Partendo dall’esperienza di Milano che vede le forze di centro sinistra unite, arriviamo a questa cruciale scadenza di legge consapevoli del ruolo innovativo e sempre più decisivo che rappresentiamo nell’ambito dell’offerta politica del centrosinistra, quale ponte tra i partiti tradizionali e i cittadini indipendenti che vogliono partecipare attivamente alla vita pubblica della comunità in cui vivono.

di Elisabetta Strada Presidente del Gruppo Consiliare di Milano Civica

Tutto si riduce a un nome altisonante dato al territorio della provincia preesistente
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MILANO - Sulla carta la Città Metropolitana doveva essere una delle riforme caratterizzanti un nuovo sistema di governare i territori, cioè un superamento effettivo delle Province, ma anche del neo-centralismo regionale. Per le Città Metropolitane, parafrasando il detto celebre dei repubblicani francesi “ Quanto era bella la Repubblica sotto la Monarchia!, si potrà dire quanto fossero meravigliose quando erano soltanto immaginate. Del resto i riformatori istituzionali italiani dovrebbero averci fatto il callo: basta pensare cosa si diceva e scriveva alla vigilia della riforma regionale del 1970. Ora le Regioni sono ricordate principalmente per le inchieste sugli abusi dei consiglieri regionali per farsi rimborsare di tutto e di più o per non essere capaci di utilizzare i finanziamenti europei.
La città metropolitana era prevista dalla legge 142/1990, come organo di governo dell’area metropolitana dall’art. 17 della richiamata legge :”. Aree metropolitane. - 1. Sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali. “. Tali aree andavano individuate dalle Regioni sentiti i Comuni interessati. Era chiaro che si trattava di un superamento dei territori provinciali, che richiedeva un processo difficile e complesso. Ora le Città Metropolitane sono un’altra ben povera cosa, cioè un nome altisonante dato al territorio della provincia preesistente. Anche se in concreto l’estensione di un’area metropolitana poteva non trovare unanimità tra sociologi urbani, pianificatori territoriali ed economisti, quel che è sicuro che l’area metropolitana milanese non può limitarsi al territorio della Provincia di Milano, per di più amputato, successivamente al 1990, dei territori lodigiani (1992) e brianzoli (2004).
L’istituzione della Città Metropolitana, sull’esempio per esempio della Francia, richiede non solo il trasferimento di compiti e funzioni dei comuni, per essere esercitati al livello sovracomunale, ma anche delle Regioni. In paesi, con sistemi costituzionali simili al nostro, gli enti intermedi tra Comune, da un lato, e Regione, Comunità autonoma o Land dall’altro, sono di norma retti organi rappresentativi eletti dalla generalità dei cittadini: n una scelta imposta o dalle proprie costituzioni o leggi organiche ovvero dalla ratifica della Carta Europea dell’Autonomia Locale, convenzione firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985 , nell’ambito del Consiglio d’Europa, che prevede all’art. 3 l’elezione diretta degli organi delle autonomie locali, che rientrano nell’ambito di applicazione della convenzione. La CEAL è entrata in vigore il 23 settembre 1987 è stata ratificata dall’Italia con L. 30 dicembre 1989, n. 439, senza riserve ed l?italia è stata uno dei pochi Stati, che l’ha recepita nella sua integralità. Ebbene con le modifiche costituzionali del 2001 gli obblighi internazionali sono vincolanti per il legislatore statale e ragionale ai sensi dell’art. 117, c. 12 Cost.: la legge 56/2014 se ne è dimenticata prevedendo come per le Province un’elezione di secondo grado.
L’esigenza era di fare in fretta dopo che la Corte costituzionale aveva annullato la legge sull’accorpamento delle province, che nel caso di Milano avrebbe posto un termine all’anomalia dell’esclusione dalla sua area metropolitana di Monza e Brianza. Invece di abolizione delle Provincie, rimandata all’approvazione della riforma costituzionale approvata in prima lettura dal Senato, che non le prevede più all’art. 114 Cost., si è abolita la democrazia rappresentativa nelle province, purtroppo trascinando con sé anche la Città Metropolitana. L’ispirazione originale è stata quindi doppiamente tradita sia a livello territoriale che delle istituzioni. La Città metropolitana ha un senso se supera il particolarismo municipale, quindi se è retta da un Sindaco e da un consiglio Metropolitano di diretta elezione popolare. Teoricamente, a differenza delle Province, questa scelta è ancora possibile a livello statutario, ma con un corpo elettorale composto da sindaci e consiglieri comunali reso più difficile. Inoltre per disincentivare la scelta dell’elezione diretta si o esclusi dal futuro Senato i Sindaci metropolitani eletti direttamente: i futuri senatori infatti vanno scelti esclusivamente tra i consiglieri regionali e i sindaci di comuni. La scelta dell’elezione indiretta si spiega soltanto con esigenze politiche contingenti della maggioranza di governo e delle opposizioni di destra Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia: nei consigli comunali il M5S è poco rappresentato essendo un fenomeno recente esploso con le elezioni politiche del 2013. Inoltre le leggi con premi di maggioranza sono a rischio di in costituzionalità dopo la sentenza n. 1/2014 della Consulta sul porcellum. Una legge maggioritaria al massimo consente di sapere chi governerà la sera delle elezioni, con quelle di secondo grado, invece, si può sapere che vincerà già la sera prima delle elezioni. Nelle elezioni di secondo grado l’uguaglianza e la segretezza del voto ex art. 48 Cost., non sono garantiti, come non è garantito il riequilibrio della rappresentanza di genere previsto dall’art. 51 Cost.. Tutto bene anche se non mi è facile comprendere il ruolo dei sindaci o la mancanza di presenza nel dibattito pubblico dei Sindaci di grandi città capoluogo di future Città Metropolitane come Milano, Genova o Napoli, che pure avevano incarnato uno spirito di rinnovamento: Renzi se fosse rimasto soltanto sindaco di Firenze lo avremmo sentito

di Felice Besostri

Città metropolitana.
Un articolo di Lucia Castellano sul passaggio dalla Provincia alla Città Metropolitana
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MILANO - La Provincia di Milano non esiste più. La sera del 24 giugno la coalizione di centro sinistra si è riunita in assemblea, con gli amministratori e i politici del territorio che costruiranno insieme la Città Metropolitana. I sindaci che si sono succeduti, per cinque minuti, sul palco, avevano una “parola chiave” per ciascuno su cui costruire la propria visione metropolitana: libertà, semplicità, opportunità, democrazia, incisività, sicurezze, servizi, territorio.
Hanno saputo delineare uno scenario sicuramente affascinante. Gli interventi dei segretari di PD, Sel, Rifondazione Comunista e Movimento Milano Civica hanno poi rafforzato la visione e impostato la linea politica. Sarà un grande lavoro di coalizione. Milano farà la sua parte, senza “egocentrismi né milanocentrismi”. L’ha promesso Giuliano Pisapia nel suo intervento, molto concreto, in cui ha sottolineato la difficoltà dell’operazione e gli ostacoli dovuti, soprattutto, alla carenza di risorse. Senza mai perdere il sogno, però.
C’eravamo tutti, ognuno con la propria identità politica, che diventa valore aggiunto per il centrosinistra.
Cerco di esaminare, in sintesi, il passaggio dalla Provincia alla Città Metropolitana. “La nuova istituzione che nasce pone le basi nei Comuni che la costruiranno. Il suo governo è affidato alle stesse mani di chi governa i singoli territori” si legge nella relazione dell’ANCI. Credo sia questo il punto da cui partire: a differenza della Provincia, la Città Metropolitana nasce dalla capacità degli amministratori locali di saper andare oltre il proprio campanile e di realizzare funzioni e servizi di area vasta, riconducibili a interessi e bisogni di territori omogenei. Si crea così un interlocutore istituzionale nuovo, un nuovo motore di sviluppo economico del Paese, con una notevole tensione extra nazionale: il futuro dell’Europa dipende dal futuro delle nostre città. È ben evidente, tanto per fare un esempio, che la programmazione comunitaria 2014/20 sarà modulata in relazione alle esigenze delle grandi aree urbane del Paese.
Il percorso che la legge Del Rio ci impone è serrato: entro il 30 settembre andrà eletto il Consiglio Metropolitano, formato da 24 consiglieri/sindaci dei 134 Comuni che compongono la (ex) Provincia. Il Consiglio redige lo Statuto, strumento essenziale per gettare le reali fondamenta della Città Metropolitana, che verrà approvato entro il 31/12/14. Il primo gennaio 2015, finalmente, la Città Metropolitana subentrerà alla Provincia in tutte le funzioni.
È chiaro che un’operazione di ricostruzione del territorio metropolitano, operata dal basso, con le forze amministrative presenti, non possa prescindere da una potente conoscenza del territorio e da un’altrettanto solida capacità di ridisegnarlo per aree omogenee. Il decentramento di Milano, il superamento delle attuali Zone, la scomposizione della città in segmenti storici e identitari omogenei, riconducibili a uno o più elementi d’interesse precede dunque, obbligatoriamente, la costruzione della CM. I temi da affrontare sono, successivamente (in chiave metropolitana e non più comunale) quelli che tutti conosciamo: trasporti e mobilità, urbanistica e territorio, ambiente, sviluppo economico e servizi alla persona, per essere sintetici.
Se tutto questo è vero, l’operazione che ci accingiamo a mettere in campo è una gigantesca rivoluzione istituzionale, corale. O si vince tutti o si perde tutti. Primo requisito per vincere è la coesione tra i nuovi consiglieri metropolitani, chiamati al primo, grande passo: la redazione dello Statuto. Il fatto che il centrosinistra presenti un’unica lista unitaria di coalizione (allargata al movimento civico) è un ottimo segnale in questa direzione. Ma non basta. Occorre che i protagonisti, gli eletti, siano scelti per le loro competenze di amministratori e per il tempo che riusciranno a dedicare a questa fondamentale fase, che richiederà il massimo impegno (a questo proposito: sindaci o consiglieri? Riflettiamoci.). Inoltre, se la rivoluzione istituzionale è nelle mani degli amministratori locali, occorre che siano loro a scegliersi i rappresentanti, ma davvero. Senza la mano occulta della spartizione partitica, ma con l’attenzione a che il consiglio metropolitano sia davvero espressione dei territori. Dei quattro punti cardinali della Provincia di Milano, per intenderci, rappresentati in modo proporzionale. Dalle premesse che abbiamo gettato il 24 giugno tutto fa sperare che stavolta sia davvero nuova politica.
Per concludere: squadra coesa e fatica istituzionale nel declinare, in modo nuovo, i compiti che abbiamo elencato. L’assemblea del 24 giugno è servita a riconoscerci in un’unica squadra e a stringerci intorno al nostro Sindaco Metropolitano. Non può esistere crescita senza il comunicarsi fiducioso, senza conoscersi profondamente, diceva Danilo Dolci. Questa comunicazione del sogno, questa conoscenza reciproca il 24 l’abbiamo sentita. Ci vuole ben altro, adesso. Bisogna, prima di tutto, perché la CM non diventi la mera sommatoria di 134 comuni, creare un ottimo statuto. Inoltre, bisogna creare, adesso, un rapporto con la Regione Lombardia che favorisca il processo e delinei le funzioni attribuite alla CM e il loro finanziamento.
Cominciare con piccoli passi, individuando le priorità e realizzandole, una per una: trasporti, servizi, anagrafe metropolitana, tanto per fare degli esempi. Con questi passaggi favoriremo la nascita dell’identità metropolitana dei cittadini del nostro territorio, processo lento ma essenziale per migliorare la qualità della vita in un’area così vasta e così significativa. Ci vorrà tempo, lavoro infaticabile, pazienza e soprattutto coesione. Mi ripeto: vinciamo o perdiamo tutti insieme.

di Lucia Castellano

Città metropolitana e civismo
L'intervento di Elisabetta Strada al convegno "Europa delle città"
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MILANO - Saranno le città europee, dove vive la maggioranza della popolazione, con il PIL più elevato , dove si concentra la capacità di innovazione e sviluppo, che avranno maggior peso nella creazione dell'Europa.

In Italia stiamo andando verso le città Metropolitane. Soprattutto noi qui a Milano e provincia. Quindi quale l'Europa delle città? Quale città e come dovrà essere la nostra CM in questo sviluppo e processo?

La creazione della CM sarà una straordinaria opportunità per noi cittadini, amministrativi e non, di sviluppare e costruire una città nuova. La Città dei Comuni. La città dei cittadini. Una città metropolitana che diventerà un vero interlocutore in Europa. Una nuova opportunità per mettere in rete tutte le funzioni fondamentali degli enti interessati, per ottimizzare i soggetti intermedi coinvolti, per ridefinire i ruoli e i compiti degli stessi evitando sovrapposizioni di servizi e costi raddoppiati.

Un'occasione per ridisegnare i servizi che quotidianamente coinvolgono la vita dei cittadini, in un'ottica di ottimizzazione di miglioramento degli stessi. Pensiamo ad una politica che sviluppi strategie comuni, che individui un ragionamento per aree comuni e omogenee, che sviluppi strategie collettive, come ad es . per lo smaltimento dei rifiuti, che sviluppi un nuovo sistema e nuove tariffe dei trasporti , della tutela del territorio, dell'ambiente dei parchi.

Pensiamo ad un percorso di residenzialità metropolitana, oltre ai confini dei singoli comuni. Pensiamo al miglioramento della vita quotidiana dei singoli cittadini, basato sulla necessità di un servizio e di una politica degli orari e tempi metropolitani. Ma soprattutto é la chiave di volta per individuare un percorso congiunto in termini di legalità e strategie politiche sul bene comune, che non finisce laddove iniziano i confini della città limitrofa, ma che migliori il risultato in termini di efficacia, tempistiche e qualità.

Noi come MMC stiamo portando avanti un lavoro di rete. Una rete civica organizzata ma fuori dalle logiche dei partiti. Una forza politica fortemente proiettata sul bene comune e sul bene dei cittadini, con esigenze che partono dal basso e non calate dall'alto. Una rete che lavora insieme ai partiti, ma non come i partiti.

Il civismo metropolitano oggi é rappresentato dal 45% dei consiglieri attualmente eletti in tutti i comuni della provincia di MI. Siamo una forza metropolitana.
La rete civica è partita, si é messa in moto e vuole arrivare al momento della creazione della nuova conferenza statutaria del Consiglio Metropolitano, come una forza politica quanto più compatta e coesa possibile, ma libera di rappresentare la voce della città, i reali bisogni della città e soprattutto dei cittadini.

Lontana da demagogie e ideologie. Ma vicina al bene comune. Il cammino é incominciato. Il cammino verso la città metropolitana dei cittadini.

Faccio mie le parole di Don Primo Mazzolari:
 

“MI IMPEGNO” di Don Primo Mazzolari

Mi impegno: io e non gli altri,
né chi sta in alto, né chi sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.

Mi impegno: senza pretendere che altri
s’impegnino con noi o per loro conto,
come me o in altro modo.

Mi impegno: senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza cercare perché non s’impegna,
senza disimpegnarci perché altri non s’impegnano.

Mi impegno perché non potrei non impegnarmi.

C’è qualcuno o qualche cosa in noi
-un istinto, una ragione, una vocazione, una grazia-
più forte di me stesso.

Mi impegno: di portare un destino eterno nel tempo,
di sentirmi responsabile di tutto e di tutti,
di avviarmi, sia pure attraverso mille erramenti,
verso l’amore, che ha diffuso un sorriso di poesia
sopra ogni creatura.

Dal fiore al bimbo,
dalla stella alla fanciulla,
che ci fa pensosi davanti a una culla
e in attesa davanti a una bara.


MI INTERESSA
di perdermi per qualcosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che io sarò passato
e che costituisce la ragione
e il senso del mio esistere.

 

di Elisabetta Strada   (elisabettastradaxpisapia.over-blog.it)

Città metropolitana
Il come e il perché di questa nuova istituzione
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MILANO - Il percorso istitutivo della Città metropolitana di Milano è un processo di innovazione con potenzialità enormi non solo sul piano delle trasformazioni dell’architettura istituzionale ma anche su quello dello sviluppo economico e sociale.
Rappresentare una grande opportunità per :

  • Individuare un nuovo modello di sviluppo economico/territoriale coerente con la nuova centralità delle città riscontrata a livello mondiale (quella «rivoluzione metropolitana» evocata negli USA);
  • Definire la strategia di posizionamento della Città Metropolitana Milano all’interno delle «reti lunghe» europee (a questo dovrebbe servire il piano strategico metropolitano)
  • Rafforzare il un nucleo di nuova classe dirigente metropolitano milanese (politica, amministrativa, economica) legittimata a rapportarsi in modo diverso sia con il livello regionale che con il livello nazionale ed europeo
  • Mettere in atto strumenti operativi per l’integrazione politico/istituzionale e dei servizi locali di una comunità territoriale, sociale, economica e culturale che è già metropolitana
  • Rilanciare una rinnovata stagione democratica e partecipativa che parta dalla soggettività dei comuni e delle Zone della città riconfigurando un’idea e una pratica della cittadinanza attiva

Si tratta di un percorso di cui non possiamo sottovalutare la complessità come è noto infatti i la legge 56/2014:
- trasferisce alla Città metropolitana le funzioni delle Province così come riformate
- attribuisce nuove e funzioni fondamentali,
- contempla la possibilità, prevista dallo Statuto e regolata attraverso convenzioni, di ulteriori meccanismi di redistribuzione delle funzioni tra i diversi livelli istituzionali (dalla Città metropolitana verso i Comuni o le loro forme associative e viceversa), prevedendone il conferimento anche in forma territorialmente differenziata
- prevede la possibilità da parte dello stato e delle regioni di delegare alls città metropolitana ulteriori funzioni
- chiama in causa la necessità di rivedere la legislazione regionale e, per alcuni aspetti, di completare il percorso attuativo e legislativo di competenza statale.

Per attuare questo percorso dunque occorrerà non solo definire attraverso lo statuto le modalità di esercizio dei poteri amministrativi direttamente attribuiti dalla legge ma anche individuare e sperimentare nuove forme e modalità attraverso cui realizzare un modello di “governo per accordi”, tra una molteplicità di attori posizionati alle diverse scale, avente per oggettola condivisione delle decisioni su un ampia varietà di temi e progetti
Dietro a un processo del quale si mostra prevalentemente il lato ingegneristico/ istituzionale si cela in realtà un processo politico culturale che chiama in causa soggetti e livelli istituzionali numerosi e differenziati: i sindaci, le giunte e i consigli comunali, la giunta e il consiglio regionale, il governo e il parlamento , le rappresentane economiche e sociali; le associazioni espressione dei cittadini , altri enti e soggetti “forti” come le imprese private e le società partecipate che operano nel comparto dei servizi pubblici.
Si tratta di soggetti che in molti casi sono oggi sprovvisti di una piena consapevolezza delle poste in gioco, dei rischi e delle opportunità.
Per questo è fondamentale che il processo di costruzione della città metropolitana sia accompagnato da una visione che offra una rappresentazione della realtà milanese e dei suoi problemi pubblici in grado di informare un’agenda concreta di temi di lavoro

Quali i prossimi passi:
a) con la regione abbiamo alcune questioni importanti da definire che riguardano la definizione di azioni e contenuti per modificare alcune legge regionali:
- Trasporto pubblico locale e infrastrutture ferroviarie e autorità trasporti prevista da legge regionale 6/2012
- Rete viaria e demanio metropolitano
- Servizio idrico integrato e Gestione integrata rifiuti urbani per cui occorre definire uniche autorità d’ambito ottimale e relativi piano d’ambito e affrontare la questione dei soggetti gestori
- Energia
- Ambiente e parchi
- Pianificazione territoriale: modifica legge regionale 12 ( oggi 134 pgt, 134 regolamneti edili, 134 modalita oneri di urbanizzazione
Ricordo che il comma 144 della Legge prevede che entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore le regioni sono tenute ad adeguare la propria legislazione alle disposizioni della legge 56
b) Società partecipate
c) Altre ambiti di intervento per la cooperazione intercomunale non previsti nelle funzioni fondamentale attribuite ma che sono importanti per una visione di sistema dell’area metropolitana : cultura, turismo, riforma delle asl.

di Daniela Benelli Assessore all'Area metropolitana, Casa, Demanio del Comune di Milano
 

per saperne di più:

http://www.milanocittametropolitana.org/

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23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
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