Welfare milanese

Majorino: “Con il nuovo Piano Infanzia una città a misura di bambino”
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MILANO – Sono 11 i milioni di euro in arrivo dal nuovo Piano Infanzia che serviranno a disegnare il nuovo modello di welfare alla milanese: centrali le azioni destinate al sostegno alle famiglie e alla genitorialità, alla tutela dei minori e dei bambini ospedalizzati e all’impegno per creare una città che sia davvero a misura di bambino.

 Le azioni del Piano e i bandi sono stati presentati oggi nell’incontro “Il Piano dell’infanzia e dell’adolescenza. Si parte, finalmente”, all’interno del 4 Forum delle Politiche Sociali. Presentato anche il progetto “Una scuola a misura di bambino per scoprire il mondo in tutta sicurezza” realizzato da Lysoform in collaborazione con il Comune di Milano ed Energie Sociali Jesurum Lab che prevede la donazione di kit di pronto soccorso e materiale di cancelleria per 80.000 euro a 151 scuole primarie di Milano. Questo progetto è un esempio della sinergia tra pubblico e privato che ha permesso la realizzazione di numerose iniziative nel campo del sociale. 


“Con i fondi in arrivo dal nuovo Piano Infanzia ci muoviamo verso una nuova frontiera del welfare milanese che mette al centro la famiglia e i bambini puntando sul sostegno alla genitorialità e la tutela dei minori, soprattutto quelli più in difficoltà – ha dichiarato Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali e Cultura della Salute –. Dobbiamo agire con rapidità e decisione per affrontare con azioni concrete il tema dell’impoverimento delle famiglie che soffrono a causa della crisi, un problema che per troppo tempo è stato sottovalutato. E vogliamo coinvolgere nella nostra azione tutti i soggetti che operano sul territorio nella costruzione della rete di cura della persona”. 


“Il Piano Infanzia è un’occasione unica e importante per dare vita a una progettualità in grado di incidere concretamente sulla vita delle scuole milanesi – è intervenuto Francesco Cappelli, assessore all’Educazione e Istruzione -. Punteremo su una progettualità mirata a diminuire il fenomeno della dispersione scolastica e su iniziative in grado di creare una nuova cultura dei servizi per l’infanzia, basata sulla condivisione e il coinvolgimento attivo dei i soggetti del Terzo Settore che operano sul territorio”. 
“Aumentare l’utilizzo degli spazi scolastici, in particolare delle palestre, aprendoli alle iniziative sportive, sociali e culturali. Questo è il nostro obiettivo: far vivere tutti gli spazi della città - ha dichiarato l’assessora al Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero, Risorse umane, Tutela degli animali, Verde, Servizi generali -. Ci sono, inoltre, in questo piano due aspetti innovativi: il primo è il diritto allo sport come attività di base per l'infanzia. Il secondo è quello delle scuole aperte. Dobbiamo aprire le scuole sempre di più e valorizzare così il patrimonio esistente perché le scuole sono importanti presidi sul territorio e elementi di socialità”. 


“Nel piano infanzia è fondamentale dare centralità agli obiettivi, importanti per la realizzazione della città dei ragazzi e dei giovani. In questa logica è necessaria l'aggregazione dei soggetti partecipanti, e qui sta l'innovazione,  che consente di passare dalla parcellizzazione dei soggetti più piccoli alla partecipazione in processi più grandi come quelli che riguardano l'uso scuole e l'integrazione con la sicurezza”, ha dichiarato Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e coesione sociale, Polizia locale, Protezione civile, Volontariato. 
Con questo Piano l’Amministrazione interviene coralmente su una materia tanto delicata e dall’altra scommette molto più di prima sul tentativo di aiutare le famiglie. Inoltre, è la conferma di una rafforzata partnership con il Terzo Settore. I progetti, riguardano, infatti, la frequentazione delle attività sportive e culturali già presenti in città, l’utilizzo delle scuole in orario pomeridiano e l’esperienza assolutamente inedita per le grandi città italiane del ‘mutuo aiuto tra le famiglie’  come strumenti utili per le mamme e i papà in un periodo tanto difficile della nostra storia. Decidere di sostenere famiglie che aiutano altre famiglie per portare i bambini al cinema o a teatro, o per farli crescere insieme nell’utilizzo degli spazi pubblici, strutture aggregative, ludoteche ma anche cortili, piazze, parchi, significa decidere di puntare sul diritto alla crescita dei più piccoli come un diritto che cammina sulle spalle di un rapporto tra le famiglie e la città. 


Tra i tanti nuovi progetti previsti dal sesto Piano figurano in particolare: “Cultura e Sport per tutti” (assegnati 1.150.000 euro) per garantire a tutti i bambini e adolescenti le risorse necessarie per fare attività sportiva, andare a teatro, imparare a suonare uno strumento musicale; “Famiglie Solidali” (cui vanno 600.000 euro) , ovvero  il sostegno da parte di una famiglia a un’altra in difficoltà con la possibilità anche di ricevere un sostegno economico per attività condivise; “Scuole Aperte” (700.000 euro) per aprire le strutture anche il pomeriggio e il fine settimana con iniziative per tutta la cittadinanza; “Garante Infanzia e Adolescenza” con la costituzione e l’avvio del Garante cittadino dei diritti dell’Infanzia, del suo ambito di azione e della rete di soggetti che collaboreranno con lui; “Adolescenti e Sicurezza” (600.000 euro) per la prevenzione e il contrasto dei comportamenti a rischio (bullismo, baby gang e atti vandalici). 


Tra i progetti che proseguiranno sono compresi anche: “Spazio Agorà” (cui vanno 100.00 euro) per sviluppare l’intervento di coesione sociale con famiglie e bambini nel quartiere di Quarto Oggiaro; “ICAM” (200.000 euro) per dare continuità innovando al progetto di sostegno alle madri detenute con bambini da 0 a 6 anni. Le risorse messe disposizione dal piano saranno utilizzate per il progetto “Socialità di quartiere” (cui vanno 1.400.000 euro) per la riqualificazione sociale e per migliorare e incrementare i Centri di Aggregazione Giovanile e i Centri Diurni per i minori e per contrastare e porre rimedio alla dispersione scolastica. 

Maggio al Castello
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MILANO - Dal compleanno al Castello, ai percorsi alla scoperta di arte e storia: al via le attività dedicate a bambini 
Milano, 23 aprile 2014 – A maggio famiglie e bambini potranno festeggiare il compleanno a Sforzinda: questa la novità nel fitto calendario di attività in programma fino alla fine dell’anno scolastico, dedicate a bambini dai 4 agli 11 anni, accompagnati dai genitori, che si affiancano ai tradizionali appuntamenti per le scuole, dall’infanzia alle medie. 

"Sforzinda organizza tutto l’anno itinerari per la scuola e a maggio offre alle famiglie anche percorsi dedicati per il tempo libero. I bambini, insieme ai loro genitori, possono così vivere e conoscere il Castello, come luogo dove divertirsi ma anche conoscere e apprezzare il patrimonio storico e artistico della nostra città” ha detto Francesco Cappelli, assessore all’Educazione e Istruzione. 

Martedì 6 maggio, alle 17, è in programma l’appuntamento “Il libricino” di Leonardo (per i bambini dagli 8 agli 11 anni): dalla pancia del cavallo di Leonardo escono le pagine di un codice e i suoi segreti. I bambini imparano così a decifrare la scrittura, scrivere e disegnare con antichi strumenti e un “libricino” delle parole da scrivere e da conservare. Martedì 20 maggio, sempre alle 17, c’è “Movendo il piede nei cortili del Castello” (per i bambini dai 4 ai 7 anni): i bambini vanno alla scoperta del Castello Sforzesco con le sue porte, le torri, il ponte levatoio, la Corte Ducale, la Rocchetta… Ma per  scoprire il Castello in ogni luogo si guarda, si ascolta, si gioca. 

Quest’anno, inoltre, per la prima volta, nei pomeriggi di martedì 13 e 27 maggio, Sforzinda offre ai bambini la possibilità di festeggiare il compleanno con i propri amici e i genitori, prenotando un percorso dedicato. Invece, per le famiglie che desiderano visitare in autonomia le sale e i tesori del Castello è a disposizione, presso la segreteria di Sforzinda, la “Mappa delle meraviglie” con quattro percorsi che offrono informazioni e suggeriscono le attrazioni da non perdere. 

Sforzinda è uno “spazio di incontro e di gioco", un  “centro culturale" creato in un ambiente suggestivo all’interno del Castello Sforzesco che offre attività a tema, per permettere ai bambini  della scuola dell'Infanzia, primaria e secondaria di primo grado di conoscere il patrimonio artistico e culturale della città. Si trova nella piazza d’Armi, all’altezza del fossato interno. Lo spazio, caratterizzato dai soffitti bassi a volta e dalla presenza di alcuni elementi architettonici della struttura originaria, è allestito con arredi appositamente progettati che richiamano, nelle forme e nei colori, segni e simboli del Castello. 



Il programma completo delle attività didattiche per scuole e famiglie offerte da Sforzinda è consultabile su: www.comune.milano.it > Educazione e Istruzione > Sezioni didattiche > Sforzinda: il Castello di Milano per i bambini.

Per prenotare le iniziative si può chiamare lo 02.88463792 (dal lunedì al venerdì dalle ore 12,30 alle ore 14,30) o scrivere a: ED.ScuolaDidatticaSforzinda@comune.milano.it. 

Lotta agli sprechi
L'esempio può venire da Milano che ha una antica tradizione di solidarietà e accoglienza
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MILANO - Sono sempre stata sensibile al tema degli sprechi, soprattutto di cibo, perché in vita mia ne ho visti tanti e sono rimasta impotente. Credo che diventi sempre più necessario spostare gli avanzi ancora integri, per convogliarli a chi ha fame. Riporto la mia esperienza di una ventina d’anni fa quando facevo parte della Commissione Mensa nella Scuola elementare dei miei figli a Milano. I bambini rimanevano a pranzo, con orario continuato, permettendo a noi mamme di lavorare fuori casa, sollevandoci dal fare la spesa, cucinare ed essere presenti a metà giornata. Le maestre venivano invece afflitte da due ore di caos aggiuntivo, di cui avrebbero fatto volentieri a meno, nei refettori dal basso soffitto a volta dove l’effetto rimbombo raggiungeva livelli infernali e ognuna doveva tenere a bada decine di ragazzini tra urla e schizzi. I cibi più graditi tipo tortellini e budini finivano subito, mentre certe carni e la frutta restavano nei piatti e, a volte, sul pavimento.
Le cassette di mele impilate sul marciapiede fuori da scuola alle 8 di mattina destinate a 850 bambini, ritornavano uguali a se stesse alle 4 del pomeriggio, impregnate di “decibel”. Erano mele sonore. Chiedevo al Preside e agli addetti alla ristorazione dove andassero a finire e mi rispondevano che non si potevano riutilizzare per questioni igieniche, quindi andavano buttate. Non so se il giorno dopo rientrassero ancora le stesse. Mi auguro che fosse così, perché se si considerano 850 mele al giorno x circa 180 giorni scolastici fanno 153 000 all’anno, magari per i 5 anni di elementari, fanno 765 000 di mele. Le dietiste applicavano teorie giuste, ma purtroppo nessuno ne verificava gli esiti. Meglio qualche budino in più negli stomaci infantili e qualche mela in meno in pattumiera. Quelle mele, frutto del lavoro di tante persone, a partire dagli agricoltori, facevano poi molta strada: carico, scarico, viaggi andata e ritorno. O forse bisognava ricattare i bambini con “due gelati e un pelouche” omaggio - non c’erano ancora i-Pod e cellulari - contro il consumo di una mela?
Ho avuto poi esperienze in Ospedali, Cliniche, Residenze per Anziani, nei supermercati dove faccio la spesa, nei ristoranti e anche sugli aerei. Capita a tutti noi di osservare quanto cibo fresco venga gettato. Chiedevo se si potesse recuperare e riusare, ma mi rispondevano che c’era sempre un problema legale insuperabile. Per fortuna, da qualche anno, è stata approvata la Legge del “Buon Samaritano” e molte organizzazioni tipo Caritas, Banco Alimentare, Siticibo, City Angels e altre hanno compiuto il miracolo, quella svolta necessaria a concretizzare l’idea banale di far confluire ciò che è in eccesso dove c’è carenza. Fin troppo semplice. Ma questo non avviene ancora in modo strutturato.
In Germania, dove mi reco spesso per lavoro, è prassi consolidata il recupero degli avanzi nei Ristoranti, spesso gestiti da italiani. A fine pasto, ci si fa confezionare ciò che è rimasto nel piatto e si porta via anche la bottiglia di vino o birra non finita.
Riprendo l’articolo del 20 marzo sul Corriere, firmato Elisabetta Soglio, che evidenziava un dato impressionante: nel mondo vengono sprecati ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo (1/3 della produzione alimentare mondiale) contro 868 milioni di persone che soffrono la fame e che potrebbero essere nutrite x 4 anni con il cibo sprecato in un anno. In tutto ciò un miliardo e mezzo di persone sono obese o sovrappeso con conseguenti malattie cardiovascolari ecc., che vanno poi ad incidere sulla spesa sanitaria pubblica.
Le emissioni derivanti dagli sprechi di cibo corrispondono a 4 milioni di tonnellate di CO2, pari a ¼ dei tagli richiesti per rispettare gli accordi di Kyoto, per non parlare del cibo non utilizzato nell’industria alimentare e i prodotti lasciati nei campi. Si stima che quella quantità potrebbe riscaldare 122 000 appartamenti da 100 mq per un anno.
Si portava l’esempio dell’impatto ambientale di 1 kg di carne: 26 kg di emissioni di CO2, 15500 litri di acqua e 109 mq di terreno, mentre per 1 kg di pomodori sono 11kg le emissioni, 214 litri di acqua e 1,5 mq utilizzati. Anche questi dati fanno riflettere. Bisognerebbe limitare i consumi di carne e nutrirsi di più di verdura e frutta, anche più benefiche per la salute. La tradizione indiana ha sempre fatto suo questo sapere.
L’Expo di Milano dal 1-5 al 31-10- 2015 sarà un’occasione eccezionale in questo senso, dato che ha per tema: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. La Fondazione Barilla (Center for Food and Nutrition) sta quindi impostando un Protocollo Alimentare e ha inserito nel board tre persone importanti: Carlo Petrini fondatore e presidente di Slow Food, Paolo de Castro, presidente della Commissione agricoltura e sviluppo del Parlamento Europeo, e Alberto Grando, prorettore per lo sviluppo Sda Bocconi. Carlo Petrini ha realizzato progetti grandiosi a livello mondiale, ridando dignità e valore ai prodotti naturali e alla loro biodiversità, agli agricoltori come anello fondamentale della catena, che sono invece sottopagati e il cui apporto essenziale non viene riconosciuto e mettendo in rete tramite il sistema integrato “Terra Madre” i produttori, che si scambiano opinioni e conoscenze e vendono i loro prodotti. Ha creato l’Università di Scienze Gastronomiche conosciuta a livello internazionale per diffondere la cultura del cibo “buono, pulito e giusto”. Qualità e sostenibilità ambientale del sistema alimentare sono i temi principali portati avanti da Petrini in un trentennio.
La Fondazione Barilla si pone 3 obbiettivi: 1. Diminuire del 50% entro il 2020 il cibo sprecato nel mondo 2. Attuare riforme agrarie e combattere la speculazione finanziaria, dando un limite all’uso di biocarburanti a base alimentare (1/3 della produzione di cibo è destinato al bestiame). 3. Lottare contro l’obesità diffondendo le regole per stili di vita e alimentazione sani.
Carlo Petrini chiede alle Istituzioni di prendere atto del problema e di valutarne le conseguenze, dato che il produttivismo sfrenato ci ha portati a questa situazione disastrosa. Si parla tanto di mangiare con chef e ricette in televisione, si spreca tanto e poi abbiamo il paradosso di bambini obesi nei paesi ricchi, e sottonutriti in quelli poveri. Petrini si augura che Expo sia un’ occasione di analisi e soluzioni a questi contenuti e non si riduca ad una kermesse turistica.
Il tema della fame e degli sprechi si fa attuale e urgente, perché nel nostro paese sta crescendo in modo esponenziale il numero di nuovi poveri, persone che perdono il lavoro e non possono reinserirsi sul mercato per via della stagnazione del sistema, che ci auguriamo venga superata con riforme e provvedimenti per far ripartire il meccanismo.
Di fronte a questa situazione terribile lo spreco non è più tollerabile, non si può più gettar via ciò che può essere riutilizzato, distribuendolo a chi si trova in stato di necessità. Inoltre, anche i rifiuti andrebbero riciclati in modo più sistematico.
La recente pubblicità di un supermercato parla di “Spreco stupido”. Infatti, oltre ad essere moralmente offensivo, lo spreco è idiota, se si pensa che si parla di beni già esistenti, di grande valore umano e sociale, grandemente richiesti e che non devono essere creati dal nulla, ma solo spostati da dove sono troppi a dove mancano. E’ un paradigma semplice.
Mi domando chi abbia avuto interesse finora perché ciò non avvenisse o se si tratta solo di pigrizia mentale e coscienze in letargo.
Come i cambiamenti climatici stanno mettendo in discussione tutti i nostri vecchi parametri e ci chiamano direttamente in causa, così la crisi economica ci pone di fronte a grandi responsabilità individuali e abbiamo la fortuna di poter ancora agire prima che sia troppo tardi. Possiamo rimettere in circolo energie e risorse per una solidarietà concreta, perché là dove non si spreca, avviene un risparmio di fondi da mettere a disposizione per creare lavoro per giovani e meno giovani.
Noi tutti vorremmo che Milano, che ha una antica tradizione di solidarietà e accoglienza, potesse dare il buon esempio ad altre città italiane mettendo in moto un sistema integrato per creare condizioni migliori per tutti i cittadini, senza costringerli ad espatriare per trovare altrove un modello di società più equo.

di Emanuela Niada

 

Milano città con il cuore in mano, Milano città dell'accoglienza, Milano che dà un'occasione a tutti.
Quante volte sentiamo dire queste frasi o le pronunciamo noi stessi? La maggioranza dei cittadini spesso, visto che, chi prima, chi dopo, ha vissuto l'esperienza di arrivare a Milano e capire che è tutto vero, che una città descritta storicamente come fredda e frettolosa, ha invece un'anima calda, accogliente, composta, forse dall'insieme delle energie vitali di tutti coloro che ci vivono e che qui hanno trovato il futuro. Questa riflessione si può applicare a diversi aspetti della vita di questa città, uno in particolare, che Emanuela Niada ha indagato, si riferisce a due problemi in uno, meglio ad un problema che può trasformarsi in opportunità.
Avanzare cibo è un delitto, ma si può far qualcosa perché lo spreco sia ridotto sempre più e, magari, diventi risorsa per chi fatica a nutrirsi adeguatamente?
Milano dimostra che si può e gli esempi in questi ultimi tempi sono molti, in particolare tra chi sarà il nostro futuro, infatti, grazie agli Assessorati all'Educazione e alle Politiche Sociali e al contributo di Milano Ristorazione, la società che gestisce le mense scolastiche della città, sono già molte le buone pratiche messe in atto nelle scuole milanesi per ridurre gli avanzi e ridistribuire le risorse.-
Aldo Palaoro




 

Ristorazione infantile
Come migliorare la qualità e rispettare l'ambiente
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MILANO - Oggi 2 importanti quotidiani si sono occupati di cosa e come mangiano i nostri bambini. Di "cosa" si occupa il Fatto Quotidiano in questo articolo di Alez Cortizzoli:
“Maestro, tu la mangi questa minestra di riso? A me fa schifo”. E’ davvero difficile rispondere ai bambini quando in mensa ti pongono questi quesiti. Da una parte vorresti svolgere il tuo ruolo d’educatore e insegnare a Marco che quella minestra in brodo vegetale fa bene, è sana e giusta ma dall’altra è proprio difficile fingere.
Il piacere di mangiare nelle mense scolastiche non è contemplato. Mi son chiesto tante volte: nessuno delle società di ristorazione o dei Comuni che appaltano il servizio mensa si è mai chiesto perché si spreca un sacco di cibo sui banchi dei nostri plessi?
Basterebbe venire a pranzare con noi insegnanti per capire quanto allo stato attuale la mensa sia vissuta come una “costrizione” dai bambini che non sono nemmeno liberi di scegliere se mangiare la pasta alle verdure o il passato con i crostini.
Ad intuire questa esigenza è l’organizzazione internazionale Actionaid che ha lanciato in Italia la campagna mangiogiusto. Una necessità, quella di migliorare le mense scolastiche italiane, che dev’essere stata capita anche dai Ministeri della Salute e dell’Istruzione, tanto da avviare un monitoraggio destinato agli istituti scolastici.
Probabilmente si sono accorti (meglio tardi che mai!) che le Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica” sono disattese oltre a non essere lette dagli insegnanti costretti anch’essi alla mensa: entro il 15 maggio 2014 i Ministeri si sono posti l’obiettivo di avere in mano un’indagine conoscitiva.
La posta in gioco non è da poco: il 50% dei bambini con meno di 14 anni usufruisce della refezione scolastica e in media ogni alunno (secondo i dati della Federazione italiana pubblici esercizi), nel suo ciclo scolastico obbligatorio, consuma circa 2000 pasti a scuola. Secondo il rapporto annuale 2011 della Fipe, sono consumati 380 milioni di pasti all’anno per un fatturato di circa 1,3 miliardi di euro annui.
Actionaid punta, entro il 16 ottobre del prossimo anno, a cambiare le mense con alcune azioni indispensabili. Ne cito tre.
La prima: l’inserimento di prodotti a basso impatto ambientale, stagionali e provenienti dal territorio. Secondo la ricerca 2013 di Nomisma/Pentapolis le mense biologiche in cinque anni sarebbero aumentate del 50%. Ma non basta inserire nei capitolati la voce “prodotto biologico”: va spiegato ai bambini cosa stanno mangiando. Per fare questo vanno formati i docenti e va rivisto il loro contratto.
La seconda: una mensa in cui i bambini e i genitori sono protagonisti. Per la prima volta, finalmente, qualcuno parla di partecipazione dei bambini nelle scelte dei menù.
La terza: una mensa che riduca gli sprechi. Non esistono dati nazionali sugli sprechi alimentari nelle mense scolastiche ma secondo alcune rilevazioni, circa il 10% dei pasti serviti sono eccedenze delle quali l’85% è totalmente buttato.
Una campagna, cui Actionaid offre anche agli insegnanti l’opportunità di partecipare con un semplice lavoro di monitoraggio. Io lo farò. Spero che tanti altri maestri, non si limitino a “vigilare”, a fare i “guardiani” della mensa, a urlare più dei loro alunni ma provino a pensare che stare seduti a tavola per pranzare dev’essere un piacere, anche per i bambini.

Su La Repubblica Milano invece Tiziana De Giorgio ci racconta la sperimentazione in atto in una scuola elementare di Milano per evitare di usare le stoviglie di plastica:

Alla Casati i bambini si porteranno a casa le stoviglie e le riutilizzeranno. Niente più piatti usa e getta, ma un kit di stoviglie infrangibili e lavabili, da mettere nello zaino, portare a casa e da riutilizzare il giorno dopo. È la sfida ecologica “Zero plastica in mensa” dell’elementare Casati, un progetto pilota che parte nelle prossime settimane nelle classi di bambini di otto e dieci anni, per eliminare la plastica dai refettori scolastici. La proposta è arrivata dai genitori della primaria in zona Porta Venezia: «Ogni giorno circa 160mila piatti di plastica finiscono nella spazzatura —spiega Patrizia Bedori, mamma di una bambino e consigliera di zona Tre, che patrocina l’iniziativa — . In diversi paesi d’Europa, molto più avanti di noi sulle politiche verdi, gli alunni li portano a casa e le mamme li lavano senza troppi problemi. In Italia questa cultura non c’è ancora, ma noi vogliamo provarci». In tutte le classi dell’istituto è stato presentato un questionario per capire come la pensassero le famiglie, ma anche per sondare il terreno sugli insegnanti stessi. Il via libera su tutti e due i fronti, per il momento, è arrivato da tre sezioni, che fino alla fine dell’anno faranno da apripista. «Ne abbiamo discusso per mesi — spiega Massimiliano Falcone, uno dei maestri che hanno portatoavanti il progetto — le resistenze non sono state poche: c’è chi teme che i piatti possano puzzare in classe, ci sono insegnanti che non se la sentono di dover stare dietro a classi di bambini che devono ripulire le stoviglie, magari unte, dagli avanzi prima di conservarli. Buttare nella spazzatura un piatto è molto più semplice, ma è una questione di mentalità». Il passo successivo è stato un tavolo di discussione con Milano Ristorazione e Asl, che ha dato il nulla osta alla sperimentazione e che nei prossimi mesi controllerà che contenitori, posate e piatti vengano lavati a dovere a casa: perché il progetto possa essere esteso in futuro anche ad altri istituti, l’Azienda sanitaria dovrà valutare che ci siano i presupposti igienico sanitari. Prisema dell’avvio del tutto, ora resta solo da scegliere il kit di piatti — che potrebbero essere pagati dal consiglio di Zona 3 o dall’associazione dei genitori della scuola — da consegnare a bambini e famiglie. L’idea sono leggerissime lunch box, con tutto l’occorrente per il pranzo al loro interno.

Nel frattempo, Milano Ristorazione, che segue con interesse  il progetto della Casati, sonda un altro terreno per eliminare completamente la plastica, una delle priorità dell’azienda che serve 80mila pasti al giorno, che dal 2012 ha avviato un percorso di sostenibilità nella lotta allo spreco. Ogni anno le mense scolastiche milanesi producono, fra piatti e bicchieri, 444,5 tonnellate di plastica che solo da un anno vengono riciclate e non buttate nell’indifferenziata. L’idea, però, è fare un altro passo avanti, introducendo forse già dall’inizio dell’anno scolastico stoviglie fatte con materiali biodegradabili — come per esempio l’amido di mais — che finirebbero direttamente nella raccolta dell’umido.

Oltre la scuola
È la prima volta che succede. Vicesindaco Guida: “Abbiamo pensato alle famiglie che rimangono in città"

MILANO - Un’opportunità per le famiglie alle prese con la chiusura delle scuole durante il periodo delle feste. Per la prima volta l’Amministrazione comunale offre ai bambini delle scuole primarie la possibilità di frequentare i Campus invernali, sei giorni dedicati ad attività socio-educative, culturali e ricreative, che si terranno nelle scuole o presso le sedi delle associazioni coinvolte. Le date dei Campus invernali sono: giovedì 27, venerdì 28 e lunedì 31 dicembre; mercoledì 2, giovedì 3, venerdì 4 gennaio.
“Con i Campus invernali – ha detto Maria Grazia Guida, vicesindaco e assessore all’Educazione e Istruzione – abbiamo pensato a chi rimane a Milano durante il periodo delle vacanze di fine anno quando la gestione dei figli diventa più complicata. Abbiamo strutturato 22 Campus nelle varie Zone della città, con un’attenzione particolare rivolta alle periferie. Prevediamo di accogliere circa mille bambini. È un intervento che va nella direzione di costruire quella città amica dei più piccoli e vicina alle famiglie che è uno degli obiettivi fondamentali della nostra Amministrazione”.
Le iscrizioni vengono raccolte direttamente presso le sedi dei Campus secondo le modalità indicate dal gestore stesso del Campus. L’elenco degli enti e tutte le informazioni sulle attività sono pubblicate sul portale istituzionale del Comune di Milano, www.comune.milano.it
La quota di partecipazione è gratuita per le famiglie con indicatore Isee pari o inferiore a 6.500 euro. Per le fasce superiori i contributi sono di 9, 13 o 17 euro al giorno a seconda della fascia Isee di appartenenza, rispettivamente 6.500-12.500, 12.500-27.000, oltre 27.000. 

Primo giorno di scuola alla Primaria Giovanni Lombardo Radice in via Paravia
La scuola elementare lo scorso anno era rimasta chiusa perché gli iscritti erano 17 bimbi stranieri su 19

MILANO - Un anno senza la prima elementare perché i bambini iscritti erano in ampia maggioranza figli di stranieri. La scuola Giovanni Lombardo Radice in via Paravia 83, zona popolare e a forte immigrazione a San Siro (considerata una delle più multietniche d'Italia) torna a funzionare a pieno ritmo. 

Mercoledì hanno potuto cominciare il loro primo anno di scuola una ventina di bimbi abitanti nel quartiere, la stramaggioranza figlia di stranieri, provenienti da 7 nazioni. «Grazie all'impegno del sindaco Pisapia e del vicesindaco Guida che hanno sostenuto con convinzione la nostra richiesta di aprire la prima classe della scuola Radice di via Paravia - ha detto Diana De Marchi, consigliera provinciale del Pd, che oggi era presente in via Paravia - Oggi (mercoledì, 12 settembre, ndr) abbiamo potuto festeggiare l'inizio dell'anno scolastico con bambini provenienti da sette nazioni diverse e nati in Italia, che rappresentano uno spaccato dei nuovi cittadini del nostro Paese».

La scuola di via Paravia, frequentata anche dal direttore della «Stampa», Mario Calabresi, che alla vicenda aveva dedicato lo scorso anno una puntata del suo programma «Hotel PatriA», è stata al centro di numerose polemiche. Nell'estate del 2011 dal ministero dell'Istruzione non era arrivata l'autorizzazione alla formazione della prima, perché gli iscritti erano 17 bimbi stranieri su 19.

Scuole

Che la scuola italiana sia a pezzi è, credo, un dato di fatto. Anche letteralmente. La mancanza di fondi porta lo Stato a lasciare gli studenti in strutture se non sempre pericolanti, quanto meno arcaiche e non funzionali. Ho ancora ben presente il mio liceo che, sebbene fosse messo meglio di altre scuole, tuttavia era costretto a spostare a pian terreno le classi con ragazzi temporaneamente o permanentemente disabili. Se poi si va in un istituto periferico, magari con una succursale mal gestita, con meno fondi e meno esigenze di apparire, abbiamo fatto bingo. Per prenderne uno a caso, l’istituto I.P.S.S.A.R. (in gergo comune, l’alberghiero) Amerigo Vespucci, in Valvassori Peroni.

Strutture pericolanti, scale scivolose, piani non accessibili al pubblico se non previa ristrutturazione. E rimbalzi reciproci fra Comune e Provincia da anni, trasparenti alle diverse giunte. Il progetto di riqualificazione strutturale dovrebbe prevedere un istituto, costruito ex novo, per cui però mancano i soldi. E quindi tutto congelato per il momento. 

“Mancano i soldi non dico per rifare i laboratori, che pur sarebbe molto utile, ma anche per mettere in sicurezza la scala di ferro esterna, unico modo per arrivare al primo piano” commenta William Macchi, rappresentante di istituto “Quando piove diventa scivolosa e più di uno studente ha rischiato di farsi male. Abbiamo mandato una lettera di sollecito alla provincia, abbiamo manifestato il nostro disagio in provveditorato, ma non è pervenuta alcuna risposta. Non è più una questione solo di sicurezza, ma di rispetto per la scuola e l’educazione”.
Piccoli interventi strutturali dunque, di messa in sicurezza e di restauro di cornicioni pericolanti, la richiesta degli studenti. Ma intanto tutto continua a tacere.

Alessandro Generali

Tutti in Piazza della Scala a Milano l’8 maggio
Segnaliamo e diffondiamo una lodevole iniziativa
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L’8 maggio 2012 in tante piazze italiane, con grandi feste, si avrà modo di partecipare alla campagna “I libri? Spediamoli a scuola!”.

L’iniziativa popolare, promossa da SINNOS Editrice, cerca di istituire un circolo virtuoso tra librerie indipendenti, scuole e quei cittadini che pensano che investire nella scuola e nei più giovani sia importante per costruire una società migliore, aperta e pensante.

L’anno scorso il fulcro dell’iniziativa era stato a Roma, in piazza di Montecitorio, il 4 maggio 2011.

Quest’anno è la volta di Milano di farsi piazza promotrice.

A MILANO infatti, martedì 8 maggio 2012 dalle ore 14 alle ore 19, in Piazza della Scala sarà possibile diventare “azionisti” di una biblioteca scolastica, acquistando uno o più libri presso un banco allestito in piazza, per l’occasione, da La Libreria dei Ragazzi. I libri acquistati, saranno donati alle scuole selezionate per questa occasione, scelte come rappresentanti di un bisogno di libri diffuso in tutto il Paese:

Istituto Comprensivo «ILARIA ALPI» – Milano

Circolo Didattico «G.L. RADICE» – Milano

Durante il pomeriggio, in Piazza della Scala saranno presenti autori, illustratori, editori, insegnanti, bibliotecari che incontreranno adulti e bambini e svolgeranno delle letture. L’Associazione “Quattro x 4″ curerà l’animazione per i bambini.

Hanno aderito all’iniziativa personalità della cultura e dello spettacolo (tra cui Lella Costa, Renate Eco, Rosellina Archinto, Giovanni Storti del trio Aldo Giovanni e Giacomo e altre adesioni in arrivo).
L’iniziativa “I libri? Spediamoli a scuola!” in Piazza della Scala a Milano è organizzata da Francesca Archinto della casa editrice Babalibri, con il Patrocinio del Comune di Milano e il Sostegno di: Vice Sindaco Maria Grazia Guida - Assessorato all’Educazione e Istruzione; Elisabetta Strada - Presidente Commissione Educazione e Istruzione; Paola Bocci - Presidente Commissione Cultura Moda e Design; Movimento Milano Civica.

 

Sul sito www.ilibrispediamoliascuola.it tutti gli eventi nel dettaglio e gli aggiornamenti su adesioni e iniziative a livello nazionale.

Dal blog di Elisabetta Strada
Il problema è il solito, trovare le risorse

E’ un po’ che non scrivo ma solo per mancanza di tempo.

La Giunta va avanti come un treno. Stanno sbloccando un sacco di temi fermi nei cassetti da secoli. Vedi il piano dei parcheggi. Finalmente si stanno risolvendo cancrene iniziate fin dai tempi di Albertini se non prima. Parcheggi fermi, bloccati, parcheggi in ritardo, parcheggi che non si dovevano fare e non verranno fatti, parcheggi che era meglio non progettare ma che ahimé costa troppo tornare indietro come Sant’AMbrogio ecc. Ma avete letto sui quotidiani tutta la storia.

Cosa abbiamo fatto dietro le quinte.

Scuola: sono aperte le iscrizioni ai nidi e alle materne, è stato fatto un lavoro per definire le nuove modalità di iscrizione. Sono stati ridotti i tempi. Fino all’anno scorso ci si pre-iscriveva, poi si confermava e poi eventualmente si chiedevano i trasferimenti o si trovavano soluzioni alternative in estate. Ora le nuove procedure vedono una sola iscrizione a febbraio, iscrizioni che verranno fatte sapendo già quanti posti sono disponibili nelle varie scuole, per permettere ai genitori di fare richieste consapevoli anche sapendo quanti pochi/tanti posti sono disponibili per singola scuola. Le conferme dei posti verranno fatte entro maggio, per permettere a chi non contento, a chi preferirà trovare altre soluzioni, di fare il tutto nel mese di giugno e non oltre. C’è stato un gran dibattito sulle modalità di scelta della scuola. Si è voluto dare una libertà totale, non solo legata alla vicinanza a casa ma al bisogno della famiglia. Infatti negli anni si sono evoluti i casi, soprattutto per i nidi, di bisogno di vicinanza al lavoro o ai nonni ecc. Scuola: stiamo lavorando sulla revisione dei regolamenti degli organi collegiali che risalgono al 1975 e ai regolamenti e modalità di fruizione per le scuole aperte.

Asili nido
Polemiche dopo l'apertura incondizionata anche ai figli dei clandestini

“La nostra - spiega ora il vicesindaco Maria Grazia Guida - è un’apertura incondizionata, vogliamo l’accoglienza per tutti i bambini che vivono a Milano”. Ma se per i bambini può essere un nobile gesto, per l’Amministrazione gli effetti si faranno sentire, a partire dal costo che graverà sulle casse già vuote dell’Assessorato ai servizi educativi.

“Secondo le mie fonti il provvedimento riguarda un centinaio di bambini - spiega Salvini - Tanti o pochi è questione di punti di vista. Per me anche uno solo sarebbe troppo, è il principio che è sbagliato, nei confronti di chi vive nella legalità. Senza contare le centinaia di mamme e papà che hanno scritto infuriati sulla mia bacheca di Facebook, perchè hanno visto esclusi i propri figli dagli asili nido comunali, perchè non c’era posto, e sono stati costretti a rivolgersi ai privati o a baby sitter pagati a caro prezzo. I più fortunati hanno potuto contare sui nonni”.

Ma facciamo due conti. Le rette dei nidi comunali a Milano, come si legge sul sito, vanno da 103 euro (con ISEE da 6.500 a 12.500 euro) fino a 465 euro (con ISEE oltre i 27 mila euro). Questo significa che con una media di 284 euro di retta mensile, un centinaio di bambini accolti gratuitamente costeranno ogni mese al Comune 28.400 euro in più, ovvero 284.000 euro in più all’anno, considerando una frequenza di 10 mesi da settembre a luglio. A questo costo si aggiunge quello per i nidi privati convenzionati, che sono in parte pagati sempre dall’Amministrazione comunale: “Da qualche tempo, per azzerare le liste d’attesa dei nidi comunali sono state aperte convenzioni con quelli privati: i bambini che non trovano posto nei pubblici, possono andare nei privati di zona e la differenza di costo tra i due viene pagata dal Comune” spiega l’educatrice che lavora nei nidi comunali da oltre 30 anni. In questo lasso di tempo sono cambiate molte cose.

Ad esempio sui criteri di gratuità: “Una volta - racconta la maestra - non c’era nessuno che frequentasse gratis. I pochi casi venivano vagliati uno per uno, dopo un’apposita domanda all’Assessore, che era l’unico titolato a concedere di non pagare le rette; decisione che arrivava dopo l’esame anche da parte dei servizi sociali”.

I costi per la collettività sono aumentati anche perchè in molti usufruiscono del servizio estivo indiscriminatamente, anche quando non ne hanno reale necessità: “Prima per poter mandare i bambini al nido a luglio, dopo la fine dell’anno scolastico, occorreva la certificazione del datore di lavoro dei genitori, che attestava che non usufruivano di ferie - spiega ancora l’educatrice - adesso invece la maggior parte, pur non lavorando, “parcheggia” i figli al nido per comodità”. Per questo e per sopperire le mancanze di personale anche durante l’anno, dal momento che non si assume più, si ricorre alle cooperative. Che comunque hanno un costo per l’Amministrazione e per i cittadini”.
 

Ma tornando ai clandestini, secondo lei, l’apertura a tutti, potrebbe ridurre il numero di posti per i figli dei “regolari”? “Certo, di fatto potrà accadere, perchè i redditi contano. Una volta aveva più punteggio chi aveva entrambi i genitori che lavoravano. Ma se il reddito sale, si viene considerati “più ricchi”, mentre viene favorito chi guadagna meno”.  “Comunque - conclude la maestra - oltre ai costi (consideriamo che non si fanno ormai corsi di aggiornamento per il personale docente da 4/5 anni per mancanza di fondi), esiste un grosso problema culturale. Se è vero che per i figli di clandestini la frequenza al nido è molto importante, perchè favorisce l’integrazione e li aiuta ad imparare la nostra lingua, è anche vero che noi ci troviamo a volte di fronte a problemi seri nella loro gestione. Come quando la madre di un bimbo musulmano ci ha avvertito che per loro i figli maschi fino ai 7 anni hanno totale libewrtà e non possono essere sgridati!”. Il primo a reagire alla circolare del Comune del Milano che di fatto accetta negli asili nido anche i bambini figli di clandestini è Matteo Salvini, consigliere comunale della Lega Nord, che parladi “un segnale grave contro la legalità, la correttezza e il buon senso nei confronti di quei cittadini, milanesi e stranieri regolari, che rispettano la legge”. Non solo: “Molti li useranno come escamotage per restare qui, nel nostro Paese e non essere espulsi“. Ma ad insorgere sono anche centinaia di mamme e papà, che hanno visto esclusi i propri figli dai nidi comunali, in fondo alle liste d’attesa, preceduti da bambini i cui genitori hanno reddito zero, proprio perchè senza lavoro e senza permesso di soggiorno; genitori che si sono dovuti attrezzare con baby sitter, asili nido privati o, per chi li ha, appoggiandosi ai nonni. E poi ci sono le maestre degli asili nido, coloro che tutti i giorni accudiscono i bambini di chiunque e che ora lanciano un allarme: “Il nostro lavoro è sempre più dequalificato, siamo diventate un parcheggio per bambini, per di più gratis!” si sfoga una insegnante in servizio dagli anni ‘70, che aggiunge: “Oltre al costo per la collettività e per il Comune, che già non ha fondi per le attività e i corsi di aggiornamento, per me è incredibile pensare che solo pochi anni fa sarei stata accusata di complicità in raeato (immigrazione clandestina) e in evasione fiscale, visto che in molti si presentano da noi dicendo che lavorano, ma in nero! “Il Comune di Milano, infatti, con la nuova giunta Pisapia ha deciso di modificare le regole di accesso agli asili nido e alle scuole dell’infanzia, modificando le norme previste dalla precedente amministrazione Moratti, che accettava i figli dei clandestini con riserva: la domanda di iscrizione veniva accettata, ma entro l’inizio dell’anno scolastico dovevano essere portati i documenti che attestavano che i genitori si erano messi in regola con il permesso di soggiorno.

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