Elezioni comunali 2016
Partecipazione attiva di MMC alla campagna per il nuovo Sindaco
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MILANO - Il consiglio direttivo di MMC, riunitosi in data 17 febbraio 2016, ha così deliberato: Il Movimento Milano Civica, espressione della lista arancione Milano Civica X Pisapia Sindaco, rappresentato nelle istituzioni milanesi e lombarde dalla propria vice presidente Elisabetta Strada Capogruppo in Consiglio Comunale, dalla propria presidente Lucia Castellano, capogruppo del Patto Civico in Consiglio Regionale e, nello stesso, anche dalla Consigliera Regionale Silvia Fossati, riconferma senza se e senza ma la sua partecipazione attiva nella coalizione di centro-sinistra milanese e, in coerenza con quanto fatto nel 2011 per Giuliano Pisapia, sosterrà in modo compatto e lealmente il candidato sindaco espresso dalle Primarie del centro-sinistra milanese, Beppe Sala.

MMC assicura a Beppe Sala il sostegno del civismo milanese presente nelle istituzioni, forte del consenso ottenuto dalle proprie iniziative e dalle proposte agli elettori; nel contempo conferma la propria disponibilità a concorrere per il successo di Sala con iniziative e proposte diversificate, finalizzate alla continuità in un progetto di innovazione e inclusione indispensabile alla città. Il tema della condivisione civica, priorità e caratteristica del civismo milanese, si è espresso in questi anni con iniziative a supporto e a fianco dell’amministrazione comunale quali, per es.:

- Bilancio in Arancio, precursore del Bilancio Partecipativo, per favorire comprensione e partecipazione,

- manifestazioni degli assessori e consiglieri in piazza per un confronto diretto con la cittadinanza,

- progetto accolto dall’Amministrazione comunale di riconfigurazione della funzione di Energy Manager per una politica strategica sul risparmio energetico ed economico per la riduzione di emissioni,

- proposta accolta dalla Società Expo di creare una ”AGENZIA X IL RIUSO” di arredi e verde di proprietà della soc. EXPO da destinare a enti pubblici e associazioni della grande Milano.

L’ottimismo e le speranze indotte dal successo di Milano con EXPO, la continuità con un’amministrazione credibile, l’esigenza di un ridisegno organizzativo della governance per dare funzionalità alla città metropolitana, la complessità di gestione dei flussi migratori in un contesto di difficoltà ed emarginazione crescenti, la sicurezza, l’esigenza di creare nuova occupazione e la necessità di modernizzare la “macchina” comunale evidenziano una complessità che deve essere affrontata col più ampio coinvolgimento delle qualità e delle eccellenze della società civile per il quale MMC caratterizzerà il proprio impegno.

Il civismo che abbiamo rappresentato e che continueremo a rappresentare, insieme con le altre espressioni civiche e sociali attive a Milano e nella Città Metropolitana, riconferma il proprio ruolo di fattore propositivo e arricchente nella dinamica politica del centro sinistra.

Milano - Primarie vere, primarie aperte, primarie rodeo. Vari aggettivi per qualificare il metodo di scelta dei candidati a sindaco di Milano. Un ruolo il cui peso è andato crescendo da quando il sindaco eletto a Milano diviene anche, di diritto, sindaco della Città Metropolitana, almeno fino a quando non se ne arriverà all’elezione diretta da parte di tutti i cittadini. Elezione diretta per la quale vanno compiuti ancora una serie di passi legislativi a livello nazionale, regionale e anche comunale, passi che i politici milanesi e lombardi non hanno voluto accelerare (come invece raccomandava Valerio Onida).
E non c’era bisogno di quello “statuto speciale” per Milano evocato recentemente da Giuseppe Sala e che non ci sembra trovi una solida giustificazione istituzionale. La “specialità” di Milano si sarebbe potuta affermare nei fatti per essere l’unica città metropolitana italiana pronta a diventare veramente tale con l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano e con politiche pensate e attuate nella giusta scala dimensionale e qualitativa. Così non è stato.
Dunque, il primo aggettivo qualificativo dovrà essere “milanesi”: primarie milanesi. Il secondo sarà di “centro-sinistra”, a indicare sia sia si tratti di primarie di una coalizione e non di un singolo partito sia che il perimetro della coalizione sia il centro-sinistra che, per definizione, non contiene il Nuovo centro-destra e, per auto-esclusione, non comprende Rifondazione Comunista, mentre comprende a pieno titolo i centristi che, come disse De Gasperi, guardano a sinistra e ovviamente il civismo politico cresciuto e maturato in questi anni.
Si tratta (Rifondazione Comunista a parte) della medesima coalizione che aveva sorretto con successo Pisapia nel 2011 e poi, a un passo dal successo, Ambrosoli alle elezioni regionali del 2013. Le primarie non servono a ratificare scelte compiute a Roma, né a combattere piccole battaglie di posizionamento personale a Milano, all’interno di un partito o tra i partiti della coalizione.
In questa cornice, ci pare normale che l’attuale sindaco, avendo deciso di non ricandidarsi, si preoccupi che partecipi alle primarie (e magari che le vinca) la candidata o il candidato che egli ritenga più capace di proseguire ma anche rinnovare l’azione di governo iniziata nel 2011. Appare pretestuoso voler relegare Pisapia al ruolo di arbitro, per di più dopo aver molto insistito per una sua ricandidatura. L’arbitro già c’è: sono tutti gli elettori milanesi di centro-sinistra che vorranno partecipare al voto delle primarie per indicare chi meglio li rappresenti e, naturalmente, chi (ritengono) abbia le maggiori probabilità di vincere le elezioni di giugno.
Detto tutto questo sul “dover essere” delle primarie, resta poco spazio per parlare dei contenuti della campagna elettorale. L’ha già fatto Beppe Merlo la scorsa settimana; ci torneremo in un prossimo articolo. Ci preme chiudere raccomandando che i partiti e i movimenti che fanno parte della coalizione diano vita a “tavoli programmatici” aperti a tutti i cittadini di centro-sinistra di buona volontà, non quando le primarie saranno concluse e una candidata o un candidato scelta (o), ma nel corso della campagna per le primarie, chiamando i candidati a confrontarsi sulle politiche via via elaborate dai “tavoli”.
Tavoli a partire dai municipi, dalle esigenze delle zone che dovranno diventare protagoniste amministrative e politiche della città metropolitana. Dibattiti e contenuti programmatici dovrebbero essere resi noti attraverso un sito internet dedicato, in modo da permettere un voto informato per il candidato o la candidata che meglio e più credibilmente si impegnerà a promuovere e poi, se vincesse, attuare quel programma. Così si potrà finalmente dare attuazione, per la prima volta a Milano, a qualche elemento concreto e fondamentale – quale è il voto consapevole e informato – della democrazia deliberativa, una tipologia di governo che il civismo politico da sempre sostiene con convinzione.

di Nanni Anselmi e Andrea Boitani

Lavori Pubblici
Rozza: “Dopo 30 anni cambiamo, subito in tutta la città i nuovi prodotti sperimentati con successo nel 2013”
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MILANO – Nuovi materiali per colmare le buche e risistemare il pavé in città. Per il 2014 l’Amministrazione comunale ha deciso di adottare un nuovo tipo asfalto, sperimentato lo scorso anno, che sta dando risultati positivi. Novità anche per le vie in pietra, con l’utilizzo di nuovi materiali per la posa e la sigillatura della carreggiata che assicureranno una maggiore tenuta delle strade. Prosegue, inoltre, l’attento controllo sui lavori degli enti pubblici e privati per garantire i ripristini delle strade in tempi rapidi.

“Conosciamo i disagi che in questo periodo, a causa delle cattive condizioni del tempo, ci sono stati per la viabilità cittadina – ha detto l’assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza -. I cittadini devono sapere che negli ultimi 30 anni sono stati utilizzati materiali non adeguati per affrontare la manutenzione delle strade: da questa settimana, per rendere più sicura la circolazione, abbiamo deciso di adottare nuovi materiali, sperimentati lo scorso anno, che hanno dato ottimi risultati: stiamo valutando di adottarli anche a fianco degli armamenti tranviari”.

Negli ultimi 3 decenni per la colmatura delle buche è stato utilizzato un materiale in conglomerato bituminoso che produce una reazione chimica: il risultato è che l’asfalto si indurisce solo dopo sette giorni e non è in grado di reggere in caso di precipitazioni. I nuovi materiali testati dal Comune, invece, producono una reazione meccanica e si compattano subito rafforzandosi con il passaggio dei mezzi. Si tratta di prodotti già in uso nei paesi del Nord Europa, che hanno offerto prestazioni notevoli nelle località in cui lo scorso anno sono stati sperimentati per la prima volta: le buche colmate con questi materiali non si sono più riformate, facendo così calare i dati complessivi: nel gennaio di quest’anno, infatti, le buche riparate dal terzo reparto Strade che opera nelle zone 2, 3 e 9 (quelle interessate dalla sperimentazione dei nuovi prodotti) sono state 600 contro le 965 del gennaio 2013.

Per quanto riguarda la situazione complessiva delle strade, il Comune ha elaborato un piano di manutenzioni straordinarie per 70 milioni di euro: per i primi 15 milioni è già stata bandita la gara di appalto e le opere partiranno in primavera non appena le condizioni climatiche lo consentiranno. Sempre in questo periodo saranno riasfaltate, a costo zero per il Comune, le 32 strade contestate che sono state realizzate in modo non corretto lo scorso anno.

“La città non è abbandonata a se stessa – prosegue Carmela Rozza –. Il Reparto Strade del Comune è lavora tutti i giorni e, con le squadre delle imprese appaltatrici, anche di notte per questioni di traffico sulle strade in asfalto e in pietra. In supporto degli uomini dislocati in ogni zona è previsto l’intervento del Nuir. Ai cittadini ricordiamo che possono continuare a collaborare con l’Amministrazione segnalando allo Sportello Reclami - che si trova sul link “Calendario lavori stradali” collocato a destra dell’homepage sito del Comune - situazioni di ammaloramento delle strade in cui verrà predisposto un intervento nelle successive 48-72 ore ”.

Il Comune di Milano ha intensificato i controlli anche su tutti gli interventi ad opera di enti pubblici e privati, effettuando controlli capillari e comminando penali in caso di ritardato completamento dei lavori o difformità o ancora inadeguata realizzazione dei ripristini delle pavimentazioni. A tal proposito è stato istituito un procedimento secondo il quale tutti i direttori dei lavori o responsabili degli interventi dovranno rilasciare un’apposita dichiarazione, al pari di un certificato di collaudo provvisorio, che attesta la corretta esecuzione dei lavori.

I controlli sui lavori effettuati dagli enti hanno comportato l’applicazione di penali, dalle quali il Comune ha riscosso circa 104 mila euro rispetto agli 85 mila del 2011.

Cambia anche la manutenzione delle strade in pietra. Gli interventi verranno effettuati con nuovi prodotti sia per la formazione del sottofondo di preparazione alla posa delle pietre, sia per la sigillatura dei giunti dei masselli, operazione questa indispensabile per evitare infiltrazioni che sono la causa principale del ribaltamento dei masselli.

“Anche sulla pietra naturale scontiamo un grave ritardo – conclude l’assessore Rozza -, in quanto la posa viene fatta allo stesso modo di un secolo fa pur essendo cambiata in modo radicale la circolazione. In questi giorni, in considerazione dell’alta pericolosità rappresentata dai masselli, il Comune ha dato vita a interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sia di giorno sia di notte. Per il 2014 confermiamo la volontà di tutelare la parte storica della città e, in accordo con la Sovrintendenza, cambiare la pietra dove non è più compatibile con il trasporto pesante continuo dei mezzi e con le nuove esigenze rappresentate dalla circolazione a due ruote”.

Questi gli interventi già effettuati e in corso sulle strade in pietra

ZONA 1
Via Torino (tutta)- ripristino dell'intera pavimentazione in masselli;
Via Cesare Correnti - ripristino dell'intera pavimentazione in masselli;
Via Meravigli (tutta) - ripristino dell'intera pavimentazione in masselli;
Piazza Duomo - ripristino pavimentazione in lastre (in lavorazione);
Corso Magenta - ripristino pavimentazione in masselli e cubetti (in lavorazione);
Via Mazzini - ripristino pavimentazione in masselli (in lavorazione);
Via Spadari - ripristino pavimentazione in masselli (in lavorazione);
Viale San Michele del Carso - ripristino tratti pavimentazione in masselli (lavori notturni);
Corso Genova - ripristino tratti pavimentazione in masselli (lavori notturni);
Via Mercato - ripristino tratti pavimentazione in masselli (in corso);
Via Ponte Vetero - ripristino tratti pavimentazione in masselli (in corso);
Via Tivoli - ripristino tratti pavimentazione in masselli (in corso);
Via Broletto - ripristino tratti pavimentazione in masselli (in corso);
Via Manzoni - ripristino tratti pavimentazione in masselli (lavori notturni in corso);
Via Turati - ripristino tratti pavimentazione in masselli (lavori notturni terminati);

ZONA 6 – 7 – 8
via Procaccini riassetto di circa n. 20 masselli;
Ripa di Porta Ticinese riassetto di circa mq 30 di masselli;
via Ludovico il Moro riassetto di circa mq 80 di masselli e colmatura di 15 buche;
viale Gorizia riassetto di circa 35 mq di masselli;
via Giambellino riassetto circa mq 10 di masselli;
via Rubens riassetto di circa mq 50 di masselli;

ZONE 2 – 3 – 9
Via Settembrini ripristino masselli
Via Venini ripristino masselli
Via Amadeo ripristino masselli

ZONE 4 – 5
Viale Sabotino sede tram tratti ripristino masselli
Via Montegani sede tram tratti ripristino masselli
Piazza XXIV Maggio sede tram tratti ripristino masselli
Via Col Di Lana sede tram tratti ripristino masselli

Franco D'Alfonso intervistato da Affari Italiani

MILANO - "Non siamo morti. Gli arancioni non si sono sciolti. Anzi, siamo più solidi che mai". Franco D'Alfonso, assessore al Commercio della giunta milanese e "ideologo arancione" (anche se la definizione non gli piace), ad Affaritaliani.it spiega l'uscita della capogruppo Anna Scavuzzo e la sua entrata tra i democratici: "E' una scelta individuale. Lei crede al cambiamento di Renzi, io no. Boeri parla di scioglimenti? A forza di fare così finisce che si aspetta solo qualcuno che tiri l'acqua". E infine, Pisapia: "Sarà il nostro candidato alla rielezione, questo è certo".

Assessore D'Alfonso, che senso ha l'abbandono della capogruppo di Milano Civica Anna Scavuzzo?
E’ una scelta individuale di Anna, che in virtù del legame generazionale e del legame politico che ha con Renzi ha pensato di giocare quella partita. E’ una sua scelta. Io e molti altri, pur essendo attenti osservatori e non disinteressati di quello che accade all’interno del Pd, non siamo iscritti e non lo saremo. Io resto convinto di una cosa: il problema è quello di dare una rappresentatività e un luogo di dibattito politico al vasto popolo che vota il centrosinistra. E per farlo bisogna convincersi che le forme tradizionali di partito non funzionano più. Il partito onnipresente, autosufficiente di Veltroni, mi sembra che già abbia abbondantemente fallito. Credo che ci sia necessità di dare seguito a quello che è successo a Milano: intorno ad un obiettivo politico si forma una sorta di competizione collaborativa tra partito e movimenti e associazioni.

Non crede nel cambiamento rappresentato da Renzi?
Io credo che la crisi che viviamo è una crisi prima di tutto istituzionale. Come dimostra il pasticcio sulla legge elettorale ma anche quello clamorso sull’Imu. E’ un problema più profondo, qui è saltato l’assetto istituzionale. Bisogna pensare a una nuova struttura. Anche i partiti che stavano in quel sistema non hanno più senso. Ecco perché si stanno spaccando. Mettersi all’interno dei vecchi gusci e rinnovare, è molto difficile. E non ho mai visto riuscire qualcuno in questa impresa. Per questo non credo che Renzi riuscirà a cambiare il Pd. Se ci riuscirà, anche con l’aiuto di quelli come Anna, ne sarò solo felice. Detto questo, ho talmente rispetto di questi tentativi che non più tardi di venerdì scorso, al circolo De Amicis abbiamo fatto il dibattito-confronto più affollato del Pd che non avesse un legame preciso con la competizione interna.

Stefano Boeri dice che dopo due anni sono gli arancioni a sciogliersi nel Pd e non viceversa.

A furia di parlare di scioglimenti mi sa che si finisce ad aspettare che qualcuno tiri l’acqua. Sapere chi si scioglie da che parte mi sembra una cosa fuorviante e inutile. I movimenti civici non sono un partito. Sono movimenti di scopo che funzionano finché li tiene assieme uno fine politico il più possibile alto. Nel caso milanese siamo talmente sciolti che siamo passati dai 22mila voti del 2011 ai 89mila voti del 2013. Lucia Castellano è la consigliera regionale eletta che ha il maggior numero di preferenze di tutte le liste in città. Per essere sciolti, siamo abbastanza messi bene, siamo abbastanza solidi.

Il partito arancione non c’è. Non esiste.
Non abbiamo trovato nessuna forma, per adesso. Però il Pd che perde iscritti e voti non mi sembra che sia un magnete inarrestabile. La mia tesi è questa: un Pd rinnovato sarà un’altra cosa e se fosse un’altra cosa saremmo interessati tutti. Ad oggi questo non c’è. Il segnale di ingresso per adesso non è stato acceso.

Pisapia è ancora il vostro alfiere, è lui il candidato per il secondo mandato?
E’ il sindaco di Milano ed è il nostro candidato alla rielezione. Su questo non c’è alcun dubbio in proposito per quanto ci riguarda. L’attivismo di Pisapia è dettato da una fase nuova, di profonda crisi. Io penso che questa vicenda Imu sia davvero clamorosa così come la sentenza della Consulta (a questo proposito vorrei ricordare che tutta la causa è stata sollevata in assoluta solitudine da Felice Besostri, che ne ha sollevata una analoga in Regione Lombardia, che è iscritto a Milano Civica). In questa fase troverei naturale che il sindaco fosse consultato dal primo ministro per fare il programma 2014 del proprio governo. In questa situazione la contrattazione non può essere fatta con i parlamentari, ma con i capi delle comunità.

Sul pasticcio Imu i parlamentari milanesi hanno colpa?
Non saprei. Individualmente credo che si siano dati da fare. Quel che è certo è che non esiste una comunità di parlamentari milanesi. Non hanno preso una posizione globale e comune, e per i meccanismi attuali che ci sono al parlamento italiano non penso che abbiano alcun peso. Una lobby milanese o lombarda non esiste. Mentre le lobby delle altre regioni e delle altre zone d’Italia funzionano molto meglio. Ma questa è la conferma della debolezza del sistema dei partiti. Non riescono neanche a mettersi d’accordo sulle previsioni del tempo. Ma mi preme dire una cosa...

Prego...
Non credo che sia colpa o merito di alcuno. Nelle condizioni date tutti più o meno pensano di fare il proprio compito al meglio. Ma molto spesso l’etichetta che si ha addosso o del luogo o di se stessi non corrisponde al contenuto. Non si esce da questa situazione se non con uno scatto di reni o un ripensamento profondo e collettivo. Che non può non partire da Milano.

di Fabio Massa

Riportiamo l'intervento di Franco D'Alfonso su Arcipelago Milano
O la Giunta assumerà una posizione politica chiara rispetto all'autogoverno o ....

MILANO - Marco Vitale il 17 maggio su RESET ha pubblicato un articolo (*) dal titolo “Il silenzio di Milano”. Tengo troppo al suo parere per non rispondergli subito. Vitale dice: ”manca il progetto, non c’è la visione”. Tutto giusto, in teoria. Vorrei peraltro far notare che lo sfarinamento dei partiti, il conservatorismo e l’immobilismo dei sindacati, la scarsità d’idee e di generosità dell’imprenditoria per la città, (chiede solamente l’uso di Duomo e Castello per le manifestazioni, sai che ideona !) non aiutano. Il fervore dei comitati di quartiere è centrato sull’avere il posto e l’accesso auto nell’isola pedonale, la sindrome nimby sulle piccole cose dilaga: non c’è da lamentarsi, è la città che emerge quando le grandi pulsioni ideali si ritirano. 

La Giunta è sola, politicamente parlando. Il Consiglio comunale è dominato dalla presenza di almeno 20-22 su 29 consiglieri di maggioranza che non sanno bene cosa fare o che riferimento politico avere e, come sempre succede in questi casi, si fanno dare agenda e linea dal quotidiano Libero o dalle dichiarazioni prestampate (ormai nemmeno le agenzie di stampa le leggono prima di rilanciarle, sono sempre le stesse anche con gli errori di ortografia …) dei consiglieri di opposizione. In città l’attività delle forze politiche, associazioni, club, circoli etc. è marginale e priva di una guida o di uno sbocco univoco.

Non sono giudizi di merito, sono constatazioni. E non ho difficoltà ad ammettere prima di ogni altra cosa alcuni veri e propri fallimenti della giunta-movimento-partito: si è scelto di non strutturare il movimento arancione in movimento-partito non solo di appoggio ma anche di proposta e guida politica all’indomani delle elezioni per puntare tutto su una strategia di accordo con il Pd prima locale e poi con Bersani. È stata una scelta di realpolitik che ci ha portato a estenuanti trattative d’aula con i gruppi di maggioranza prima che con la minoranza passando per una tradizionalissima gestione partitica di assemblea, così come a fare campagna elettorale per Bersani che non esprimeva un’idea che fosse una, puntando tutto sull’accordo sul “dopo”.

L’effetto di questa scelta, rivelatasi a posteriori perdente, è stato aver fatto poco o nulla per stimolare, incanalare, permettere lo sviluppo del modello partecipativo di cui si parla: come sempre, nemmeno il “movimento” può dirsi esente da colpe, anche perché, spiace constatarlo, non c’è stata una sostituzione dei “quadri” della campagna elettorale che sono entrati nell’amministrazione.

La macchina comunale si è rivelata essere un imbarazzante trabiccolo e in due anni siamo riusciti a cambiare poco o nulla: abbiamo moltiplicato le ore di lavoro individuali, risolto le situazioni che ci venivano sottoposte – per lo più bene – ma abbiamo lasciato sostanzialmente inalterato il sistema, che non funziona oggi come non funzionava con la Moratti. Questi due fattori, uno politico uno “organizzativo”, pesano come macigni oggi che siamo in una situazione finanziaria drammatica e in una situazione politica disgregata: il bilancio è il “cartone” di tornasole di questa difficoltà.

Ciò detto, penso che nemmeno noi riusciamo a evitare il solito tic catastrofista della sinistra e non vediamo le critiche come uno stimolo ma come una sentenza: molto è da fare, molto abbiamo sbagliato, ma qualcosa abbiamo fatto, no?

Vorrei ricordarvi che abbiamo ereditato un Pgt che prevedeva alcuni milioni di metri cubi, per di più virtuali e destinati a essere semplicemente usati come garanzia bancaria per immobiliaristi da usare come “Valium” per i banchieri, virtualmente approvato con anche dalla minoranza dello scorso consiglio e con una consistente componente di “calce e martello” presente nello stesso partito diventato maggioranza, in meno di 18 mesi, rispettando, prima volta nella storia, tutti i tempi annunciati ne abbiamo varato uno nuovo con radicali cambiamenti. Ricordo che la schiera delle Giunte di sinistra cadute sui piani regolatori o su varianti urbanistiche è nobile e infinita.

Una sorta di “understatement” collettivo ha impedito i toni trionfalistici ma anche semplicemente i toni: pochi, pochissimi commenti, per lo più incentrati su quello che non si è fatto (penso agli articoli di Gardella su Repubblica e ArcipelagoMilano, per esempio) e niente, quasi niente di valutazione politica minimamente positiva, non dico riconoscente, per l’incredibile lavoro fatto da Lucia De Cesaris (lavoro politico di grande equilibrio e competenza, non solo tecnico) o, vivaddio, per chi ha tenuto la maggioranza in ordine per una battaglia che tutti consideravano essere la prima e forse fatale sconfitta di Pisapia. Capisco che le masse popolari non si entusiasmino con i Pgt ma proprio quel mondo che con più di una ragione oggi si lamenta è stato meno che tiepido nell’occasione precedente. Ancora una volta non giudico, constato.

Tralascio la “buona amministrazione” e il “settimo non rubare” realizzato in questi due anni, partendo da condizioni che, vi assicuro, non consideravo nemmeno possibili, la chiusura di decine di vere e proprie “piaghe” del piano parcheggi o dei cantieri o delle case popolari e via dicendo (fra l’altro queste ultime sono realizzazioni che hanno avuto riscontro concreto, con i voti presi da Lucia Castellano), so bene che dovrebbero essere scontate e sono condizione minime per giocare ma un mini-riconoscimento (sempre politico, ovviamente) per il fatto che si è passati da una situazione dove il direttore del servizio ambiente del Comune affidava il controllo delle bonifiche di Santa Giulia al marito con i risultati che conoscete, non sarebbe utile per il morale collettivo, ogni tanto, farlo?

Si dice che non c’è visione. Può essere, ma non è che la visione venga mangiando le radici di peyote. La visione è spesso la sistematizzazione a posteriori di una serie erratica di piccoli fatti che si muovono in una stessa direzione che costituiscono la base per elaborare una teoria valida per il futuro. Anche qui non siamo proprio a zero: l’Area C banalizzata da alcuni a confronto fra grassi commercianti e mamme antismog, è un provvedimento che ha cambiato le abitudini, i percorsi e, nel giro di poco tempo, anche il volto stesso della città. Ne è prova il fatto che non passa settimana senza che arrivino delegazioni dalla Cina al Brasile passando per i paesi del Nord a studiare il provvedimento del Comune. Se penso al cinema che andò in onda da noi per l’adozione della congestion charge da parte del sindaco Livingston a Londra rispetto a come in pochi mesi dalle nostre file si sia passati a chiedere “altro” senza praticamente valorizzare come risultato politico l’aver preso una decisione così difficile dopo venti anni di assolute chiacchiere a destra, a sinistra e al centro, mi devo consolare pensando che si fa così per stimolarci ….

Dietro e dopo Area C si sono sviluppate le discutibili e da sistemare “domeniche a spasso”, che sono un provvedimento coerente con l’idea di città a mobilità “dolce” e con la riappropriazione del territorio e che mobilitano, spendendo esattamente un quarto di quanto si spendeva negli anni ottanta per le prime manifestazioni di grande successo, decine di migliaia di cittadini a domenica. Casuale o forse solo coerente con un’impostazione politico culturale di fondo di quest’Amministrazione, è un altro “segno” di cui in altre epoche si sarebbe strologato e magnificato per anni (ancora adesso incontro gente che rimpiange il “Carnevale” dei tempi Tognoli-Pillitteri). E ancora: piste ciclabili, bikeMi, moltiplicarsi delle manifestazioni, ritorno delle regole nelle zone della movida (dove, per chi non lo sapesse, le proteste si sono ridotte a un decimo, i reati al 30% e i visitatori/utenti complessivi sono aumentati di un 20-25 %), chiusura dei campi Rom senza spostamento di due chilometri per poterli rispostare, come faceva De Corato, e senza annunciare inutili “deportazioni” (Granelli ne ha bonificati cinque, alcuni dei quali stavano lì da trenta anni come Dione Cassio), tutti segnali che vanno nella direzione di una città aperta, vivibile e che permette la convivenza nella legalità per tutti.

Poco? Mah, forse: certamente molto, molto, molto di più di quanto sia stato fatto negli ultimi dieci anni, dove se non era un danno non piaceva. Un piccolo “ questa è ok ” prima di dire che “tutto è come prima” come fa Marco Vitale non varrebbe la pena di pronunciarlo?

Proprio in queste ore comunque i nodi stanno venendo al pettine e tutto quanto è stato fatto non basterà. O la Giunta assumerà una posizione politica chiara in merito all’autogoverno e al federalismo fiscale guidando e non subendo il confronto con il Governo; idem dicasi per Expo e Città metropolitana; o non arriviamo politicamente vivi alla fine dell’anno. Non sarà semplice, non so nemmeno se siamo capaci di assumere una posizione politica di questo tipo e soprattutto di sostenerla, ma non vedo alternative. Da due settimane, con un’intensità finora mancata su questo tema, la Giunta è assolutamente concentrata sull’elaborazione di una posizione chiara che possa dare il via a un dibattito e speriamo a una condivisione molto ampia. È del resto chiaro che questa iniziativa di Milano avrà un rilievo politico nazionale o non avrà nessun rilievo, soprattutto in una situazione come questa dove i provvedimenti che il Governo può adottare sono solo del tipo “dopo vedum”…

Come forse si capisce, sono un po’ caldo e infervorato perché vengo da lunghe ore di confronto sul tema, servite soprattutto a condividere con tutti i colleghi di Giunta questa posizione. Forse, e sottolineo forse, siamo vicini a riuscirci, fatto questo che darebbe forza all’iniziativa anche nel campo di Agramante che è la sinistra oggi. Il rischio che sia un’operazione illuminista e nemmeno troppo illuminante e illuminata diventerà altissimo se dovessimo constatare che lo stato d’animo di Vitale fosse effettivamente diventato quello di tutti o della maggioranza dei nostri sostenitori potenziali.

Ma come dice spesso un mio caro amico sapere se il budino è buono è impossibile senza averlo assaggiato: non abbiamo altro sul tavolo se non questo e quindi faremo la prova budino. Ma, per favore, proviamo a non sputarlo al primo assaggio: bisogna pensare di avere a che fare con la mamma o la nonna come cuoche, non sarebbe carino…

 

Franco D’Alfonso

Decentramento e partecipazione

 MILANO - Con i tavoli del verde nati dalla rete dei Comitati X Milano e da Comitati locali, Milano progetta i suoi parchi e i giardini del futuro puntando sulla collaborazione dei cittadini per la gestione degli spazi aperti. Una scelta che potrà cambiare il paesaggio della città e che punta a responsabilizzare i cittadini nella gestione e nella cura del verde urbano. 

“Ringrazio tutte le persone che hanno dato vita a questo bellissimo progetto – ha dichiarato Chiara Bisconti, assessora al Verde e Arredo Urbano - un lavoro importante e completamente nuovo. Il Tavolo del Verde è il miglior incipit possibile per il nuovo capitolo del verde pubblico che vogliamo scrivere a Milano. 

“Oggi Milano ha più verde per ogni abitante – ha aggiunto Bisconti - rispetto a qualche anno fa. È un buon dato di partenza su cui aprire una nuova stagione. Penso a due temi chiave: decentramento, e partecipazione. E per farlo dovremmo rivedere i regolamenti, la gestione delle risorse, gli appalti. Discutiamone insieme, ma un punto di partenza potrebbe essere questo: il Comune faccia regia generale con particolare attenzione ai grandi parchi e deleghi alle zone la cura delle altre aree, ‘aprendo’ ai cittadini per la gestione diretta delle piccole aree, degli orti sottocasa, delle aiuole nei piccoli giardini”. 

Oggi a Milano ci sono 22.148 m2 di verde pubblico, 17,79 m2 per abitante. Rispetto a dieci anni fa ogni milanese può contare su quattro metri quadri di verde in più. Un metro quadro si è guadagnato negli ultimi due anni. Anche in termini assoluti, si passa da una situazione di 21.563mila m2 del 2010 ai 22.148.100 attuali. Dal 2010  il verde pubblico a Milano è cresciuto del 2,71%. 

“Il verde è un bene comune da tutelare e condividere -  ha concluso l’assessora - , in questi anni è cresciuto in modo esponenziale il numero di cittadine e cittadini che vogliono potersi occupare in prima persona del giardino sotto casa e chiedono rispetto e attenzione. Dobbiamo saper ascoltare queste richieste e tradurle in pratica favorendo questa domanda di partecipazione diretta andando a modificare, nel nuovo regolamento del verde, norme specifiche. Oggi iniziamo insieme questo cammino”. 

Il principio ispiratore del ‘Tavolo del Verde’ è una mappatura della risorsa verde cittadina in diverse pezzature, replicando le taglie delle t-shirt. Si va così da una misura ‘small’ (piccoli appezzamenti condominiali) fino all’extralarge (i grandi parchi). Proprio questa diversa ‘inquadratura’ permette di ragionare in maniera differente sui diversi tipi di intervento e di gestione, aprendo la possibilità di affidare alla gestione diretta dei cittadini le aree più ridotte e più di prossimità. H

L'Opinione di Franco D'Alfonso

MILANO - Giovanni Cominelli ha espresso un giudizio che ritengo sbagliato e liquidatorio, sull’esperienza “arancione” milanese, che voglio riportare perché confutandolo forse possiamo chiarire qualche equivoco. Scrive Cominelli: “il candidato (Ambrosoli) non ha visto la Lombardia reale. A questa miopia ha contribuito indubbiamente l’arancionismo, plasticamente rappresentato sul palco del Dal Verme il 12 gennaio da Gherardo Colombo, Lella Costa, Vecchioni, Eco, Gad Lerner… L’arancionismo è la fase suprema e senile della sinistra radical-chic, rinserrata tra le mura spagnole, che eccita e diverte le platee con le facili battute antiberlusconiane e antileghiste, ma che non ha mai avuto il collegamento intellettuale con il tessuto economico-sociale e culturale lombardo.

Un po’ di società civile, un po’ di trasparenza, un po’ di legalità e tanto doveva bastare“. (da ArcipelagoMilano del 6 marzo)La tesi espressa può avere qualche fondamento se riferita a quel gruppo di sostenitori del candidato, in realtà incline più ai severi sermoni che alle facili battute, che hanno infaustamente spinto Umberto Ambrosoli a essere “selettivo” e non “inclusivo” nella proposta politica. Ma questa posizione nemmeno velatamente giustizialista, non molto lontana da quella dei tempi della campagna di Nando Dalla Chiesa del 1994, non ha molto, per non dire nulla, a che vedere con il movimento arancione che ha accompagnato Giuliano Pisapia prima, durante e dopo la sua elezione a Sindaco di Milano.Pisapia sussume la proposta politica nella sua personale immagine e storia, costituendo un unicum, un caso irripetibile, a prescindere dal giudizio che ciascuno può dare sulla persona e sulla sua esperienza. Ma la vittoria a Milano, avuta alla Camera, al Senato alle Regionali, in proporzioni uniche in tutto il Nord, è li a dimostrare che il consenso non solo è rimasto ma si consolida fortemente intorno al modello politico rappresentato dall’amministrazione Pisapia. Ne sono ulteriore prova le dimensioni del successo personale della capolista Lucia Castellano, dichiaratamente “rappresentante” della Giunta milanese, ottenuto alla prima esperienza di ricerca di consenso.

È il modello politico che va oltre le appartenenze originarie e partitiche e fa ritrovare tutti in un progetto nuovo che va “oltre” e non “contro”, che interpreta meglio la realtà di un mondo del centro sinistra che esiste, che non si riconosce nei partiti e soprattutto non riconosce ai partiti, Pd in testa, una rappresentanza esclusiva, ma che si mobilita per le primarie o per le campagne elettorali quando si trova davanti a una proposta convincente ovvero alla possibilità di scegliere fra diverse opzioni e non per ratificare scelte di oligarchie ormai screditate.
Certo, a Milano adesso in qualche modo il progetto è “facile”, perché si tratta “solo” di amministrare la città, utilizzando più il buonsenso che l’inventiva politica. I limiti dell’esperienza arancione sono evidenti: il modello di partecipazione promesso nella campagna 2011 nella pratica amministrativa è ancora troppo “top-down”, tutto incentrato sulle proposte della Giunta e non sulla valutazione e raccolta delle energie dei cittadini. L’esperienza dell’introduzione di Area C, una proposta della Giunta vagliata da decine di assemblee cittadine e passata per un dibattito di dimensioni che non si vedeva da molti anni a Milano, è certamente un esempio molto positivo, ma non vi è dubbio che si possa e si debba fare di più.
Il modello Milano, con tutti i limiti politici e personali che vogliamo trovare, ha comunque già sfidato Grillo – come esorta a fare Renzi – e lo ha tenuto sotto il 10 % proprio per quello che ha fatto e rappresentato, risultato decisamente migliore rispetto ai corteggiamenti ai parlamentari di M5S o ai tentativi di rimozione del problema.
Il modello sciaguratamente evocato con la riesumazione di Prodi in piazza Duomo nella chiusura di campagna elettorale, quello dell’Ulivo e dei cespugli, è definitivamente defunto con il voto del 24 febbraio. Sarebbe cosa buona e giusta che si seppellissero rapidamente le sigle un tempo gloriose e grottescamente portate ancora in processione, come quella del Psi o perfino del Pri, così come quelle che non sono mai andate oltre il ruolo di mezzo di trasporto verso qualche seggio per cariatidi politicamente nate vecchie, come è stata Sel, senza considerare operazioni nate politicamente morte anche se in grado di “infettare” e danneggiare l’intero corpo del centrosinistra come i cartelli tipo Ingroia presidente. In tempi di crisi così profonda non ci si può più permettere che la sinistra oziosa continui a dibattere, nel disinteresse generale, sulla misurazione del tasso di sinistra e i vari professori firmaioli, opinionisti, magistrati ansiosi di pubblicità, rifondaroli vedovi e sindacalisti di passaggio si occupino della costruzione di un sistema metrico sinistrese, cosa di cui secondo loro tutto il mondo sente un enorme bisogno e che darà il solito risultato: disperdere i voti, far perdere tempo a un numero fortunatamente decrescente di giovani e mettersi di traverso ogni volta che si vuole costruire qualcosa
È necessario invece che tutti gli uomini e le donne che hanno creduto e credono in queste esperienze, che non si riconoscono nel Pd ma che continuano a sentirsi parte del “partito che c’è”, che è il popolo del centrosinistra, si ritrovino anche nella ricerca di una forma stabile di organizzazione politica. Il futuro è quello di un partito unico, ma questo futuro sarà possibile solo quando egemonismi, rendite di posizione, poteri oligarchici di ristretti circoli saranno usciti definitivamente di scena. Non credo che questo momento sia molto lontano, anche se sappiamo che la resistenza degli apparati o supposti tali è sempre simile a quella del prode che continuava a combattere senza accorgersi di esser morto.
Organizzazioni e associazioni come il Movimento Civico o la Federazione regionale delle liste civiche sono a questo punto veicoli necessari per mantenere la tensione e il rapporto fra militanti e persone che intendono fare politica: devono però rifuggire come la peste ogni tentazione di burocratizzazione, autoreferenzialità e desiderio di insostituibilità tipico di quegli stessi partiti che hanno rifiutato come modello e sbocco.
L’art 49 della Costituzione recita che i cittadini sono liberi di associarsi in partiti, non che i partiti sono liberi di associare i cittadini: quando anche a sinistra si capirà questa fondamentale differenza forse si cesserà di andare in giro a chiedere conversioni e pentimenti per tornare a guadagnarsi il consenso con la forza delle proprie idee. Sarà un bel giorno per noi tutti e per la nostra democrazia.

di Franco D’Alfonso

MILANO - Che la revoca delle deleghe all’assessore alla cultura del Comune di Milano non sia un fatto eccezionale molti l’hanno detto ma che fosse parte di un sostanzioso rimescolamento in Giunta è una novità così com’è una novità che un gruppo di cittadini, per la maggior parte intellettuali,prendano posizione in maniera formale contro questa revoca. Forse il sindaco allargando l’operazione, ha cercato di mescolare un po’ le carte nella speranza che questa revoca facesse meno rumore di quanto ne ha fatto ma, mese più mese meno, tutti se lo aspettavano.

Eppure questa revoca è diventata l’occasione perché si manifestassero con maggior evidenza una serie di disagi nella maggioranza di Palazzo Marino, anch’essi in parte noti ma non nel loro insieme.
Troppi nodi e tutti al pettine. Da un lato il coro greco continua la sua litania sull’inadeguatezza del Pd che per alcuni, in maniera molto trasversale, fa dire che il Pd con la sua inerzia, la stanchezza dei suoi quadri, la sua incapacità di fare proposte sia il vero ostacolo a una rigenerazione della politica italiana.
Sarà anche vero ma siccome non lo si può accompagnare al cimitero e comunque se anche ci andasse, sarebbe dopo una lunghissima agonia – sua e nostra-, tanto vale che ci si dia da fare dall’interno e dall’esterno a promuoverne una rigenerazione.Il popolo della sinistra lo deve incalzare.

Ma questo è il connotato nazionale del Pd, quello locale sembra essere il punto più basso della sua capacità di rappresentanza. Restringendo dunque lo sguardo al nostro Comune, la cosa più sbagliata sarebbe di accodarsi all’opinione espressa da Sergio Romano sul Corriere che parla di una sorta di sindrome balcanica del tutto contro tutti. A Milano non è così. A Milano invece tutti nella maggioranza vogliono qualcosa dagli altri.
I consiglieri eletti nella lista del Pd vorrebbero essere interpellati e non scavalcati dal sindaco che tratta direttamente con i segretari della federazione ma anche lamentano che la federazione non senta le loro opinioni;la consigliera Anita Sonego di Sinistra per Pisapia sventola il programma elettorale del sindaco in nome della partecipazione, tutta la maggioranza vuole essere interpellata e non trovarsi solo a votare le delibere proposte dalla Giunta. Insomma il “vogliamo contare di più” è il vento che agita le acque.
Il sindaco in Consiglio comunale, dopo aver ringraziato Boeri per il lavoro svolto, ringraziamenti ripetuti anche dagli altri consiglieri della maggioranza intervenuti nel dibattito – tanto da far polemicamente dire all’opposizione “ma allora perché lo mandate via” – ha dichiarato che questa nuova squadra, più coesa, più concorde e ben equilibrata avrebbe dato maggior impulso all’attività amministrativa.
Non dubitiamo delle buone intenzioni ma da tempo andiamo chiedendo che Giunta e sindaco presentino alla città un bilancio intermedio del loro mandato e che indichino quali siano concretamente gli obiettivi che ritengono perseguibili da qui a fine mandato in questi tempi di crisi ma che spieghino anche ai cittadini cosa intendano fare rispetto a una macchina burocratica che non sembra assolutamente aver avvertito il cambiamento dei tempi.

Si continua a parlare di costi della politica ma mai dei costi della burocrazia, si continua a parlare della “casta” dei politici: quando, sindacati permettendo, potremo parlare della “casta” della burocrazia? Come direbbe Bersani, la burocrazia è una pelle di leopardo con le sue belle macchie nere, vogliamo smacchiarla prima che la sua inefficienza sia il lenzuolo funebre della politica? Costo zero.

di Luca Beltrami Gadola

Donne
Obiettivo: valorizzare la comunicazione che veicola messaggi positivi

MILANO  - Domani, venerdì 1 marzo, alle ore 17, nella Sala Alessi di Palazzo Marino, si svolgerà la terza edizione del ‘Premio Immagini Amiche’, dedicato a pubblicità, programmi, Tv e siti web che non utilizzano stereotipi di genere. Il Premio ha l’obiettivo di valorizzare la comunicazione che veicola messaggi positivi, promuovendo una creatività innovativa in grado di diffondere immagini ‘amiche’ delle donne.

Nell’edizione 2013 sono state curate in modo particolare le sezioni speciali dedicate alle scuole comprese quelle di design, arte e pubblicità e ai Comuni che hanno tenuto comportamenti virtuosi sulle politiche di genere e rappresentazioni delle immagini femminili. 

Interverranno alla premiazione il Sindaco Giuliano Pisapia e la Delegata alle Pari Opportunità Francesca Zajczyk.


Parteciperanno la presidente del ‘Premio Immagini Amiche’ Daniela Brancati, la vicedirettrice del Corriere della Sera Barbara Stefanelli, la scrittrice Eva Cantarella e l’attrice Lella Costa. 
Le categorie dei premi sono: programmi televisivi (finalisti Premio Giuria:Invasioni Barbariche, Otto e Mezzo, Tg2); pubblicità televisiva (finalisti Premio Giuria: Continental, Enel, Geox); pubblicità su affissioni (finalisti Premio Giuria: Coop, Femminile Reale, Leroy Merlin); web (finalisti Premio Giuria: A casa non si torna, Nuovo e utile, Calendario “Donne Italiane”); menzione speciale scuola (finalisti Premio Giuria: Scuola Elementare Galileo Galilei di Pistoia, Liceo Scientifico G.B. Benedetti di Venezia, Istituto Vaccarini di Catania); menzione speciale Comune (finalisti Premio Giuria: Enna, Milano, Reggio Emilia). 


Il Comune di Milano a gennaio ha aderito alla campagna “Città libere dalla pubblicità offensiva” promossa dall’Unione Donne in Italia (Udi) a favore della moratoria delle pubblicità lesive della dignità della donna. Con l'adesione alla campagna il Comune chiede l’attuazione nel nostro Paese della risoluzione comunitaria che indica come inammissibile il modello pubblicitario lesivo verso il genere femminile. 




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MILANO - Acqua frizzante o naturale, refrigerata e filtrata, da spillare dal distributore aperto 24 ore su 24, gratis. Dopo anni di annunci e rinvii e il boom degli oltre cento erogatori nell’hinterland, apre anche in città la prima rete di case dell’acqua. Cinque impianti in cinque aree verdi milanesi. Il primo, al Parco Formentano di largo Marinai d’Italia, sarà inaugurato venerdìpomeriggio, gli altri quattro nel weekend. Per usufruirne bisognerà identificarsi. Come? Con la tessera regionale dei servizi: una misura anti spreco, dice Palazzo Marino, per non superare il prelievo di sei litri a testa al giorno.
Il senso dell’operazione è «promuovere l’acqua pubblica e la sua ottima qualità come bene comune». Venerdì al Formentano l’inaugurazione del primo impianto alle 16 sarà accompagnata da una piccola festa con “sommelier” a distribuire “Milano blu”, il nuovo marchio creato da Comune e Mm per l’acqua pubblica. Poi sabato via ad altre tre fonti: la più centrale in via Morgagni, nella striscia di verde diventata un frequentatissimo ritrovo dei bocciofili del quartiere, quella al parco Bassi di via Livigno, in zona 9 e un’altra al parco Chiesa Rossa di via San Domenico Savio. Domenica mattina sarà il turno dell’impianto nel giardino Cassina de’ Pomm, tra le vie Zuretti e Gioia.
Di case dell’acqua si discute da anni, a Milano. La giunta Moratti era piuttosto scettica, temeva potessero diventare luoghi di aggregazione, anche notturna, poco sicuri. Ora il cambio di marcia. Gli impianti sono stati realizzati da Metropolitana milanese, che li gestirà. Il costo dell’operazione è di circa 189mila euro, a carico del Comune e con un contributo regionale. Per usarle bisognerà inserire il tesserino sanitario per farsi identificare. E — se in un primo momento si era ipotizzato di far pagare 10 centesimi al litro, proprio in un’ottica antispreco — si è alla fine optato per la gratuità. Dovunque, si potranno prelevare solo sei litri al giorno a testa: una restrizione per evitare che si usi l’acqua per scopi diversi dal bere. Ogni struttura è a norma di legge per i disabili, con un monitor per le informazioni agli utenti e illuminazione notturna a basso consumo. Quattro telecamere sorveglieranno l’area e registreranno eventuali atti vandalici. «È l’inizio di un piano — commenta l’assessore all’Ambiente, Pierfrancesco Maran — destinato a crescere nel futuro».

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Comunicati stampa
25/03/2015 23:31 - LAVORO AGILE. UNA GIORNATA SPECIALE IN 300 UFFICI DA MILANO A CATANIA
25/03/2015 23:30 - SALUTE. FARMACIE COMUNALI APERTE PER ESAMI GRATUITI AI MILANESI
25/03/2015 23:30 - AMBIENTE. IL COMUNE ADERISCE ALL’INIZIATIVA “EARTH HOUR”
23/03/2015 21:30 - CONSIGLIO COMUNALE. DIMEZZATO IL NUMERO DELLE BENEMERENZE CIVICHE
23/03/2015 21:29 - MILANO. PISAPIA: "GRAZIE A CHI MI HA ESPRESSO STIMA E APPREZZAMENTO"
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